Gazzetta n. 79 del 3 aprile 2012 (vai al sommario)
TESTO COORDINATO DEL DECRETO-LEGGE 24 gennaio 2012, n. 1
Ripubblicazione del testo del decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1 (in Supplemento ordinario n. 18/L alla Gazzetta Ufficiale - Serie generale - n. 19 del 24 gennaio 2012), convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2012, n. 27 (in Supplemento ordinario n. 53/L alla Gazzetta Ufficiale - Serie generale - n. 71 del 24 marzo 2012), recante: «Disposizioni urgenti per la concorrenza, lo sviluppo delle infrastrutture e la competitivita'.».

Avvertenza:
Si procede alla ripubblicazione del testo del decreto-legge citato in epigrafe corredato delle relative note, ai sensi dell'art. 8, comma 3, del regolamento di esecuzione del testo unico delle disposizioni sulla promulgazione delle leggi, sull'emanazione dei decreti del Presidente della Repubblica e sulle pubblicazioni ufficiali della Repubblica italiana, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 14 marzo 1986, n. 217.
Il testo delle note qui pubblicato e' stato redatto ai sensi dell'art. 10, commi 2 e 3, del testo unico delle disposizioni sulla promulgazione delle leggi, sull'emanazione dei decreti del Presidente della Repubblica e sulle pubblicazioni ufficiali della Repubblica italiana, approvato con D.P.R. 28 dicembre 1985, n. 1092, al solo fine di facilitare la lettura delle disposizioni di legge modificate o alle quali e' operato il rinvio.
Resta invariato il valore e l'efficacia dell'atto legislativo qui trascritto.

Art. 1

Liberalizzazione delle attivita' economiche e riduzione degli oneri
amministrativi sulle imprese

1. Fermo restando quanto previsto dall'articolo 3 del decreto-legge 13 agosto 2011 n. 138, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n. 148, in attuazione del principio di liberta' di iniziativa economica sancito dall'articolo 41 della Costituzione e del principio di concorrenza sancito dal Trattato dell'Unione europea, sono abrogate, dalla data di entrata in vigore dei decreti di cui al comma 3 del presente articolo e secondo le previsioni del presente articolo:
a) le norme che prevedono limiti numerici, autorizzazioni, licenze, nulla osta o preventivi atti di assenso dell'amministrazione comunque denominati per l'avvio di un'attivita' economica non giustificati da un interesse generale, costituzionalmente rilevante e compatibile con l'ordinamento comunitario nel rispetto del principio di proporzionalita';
b) le norme che pongono divieti e restrizioni alle attivita' economiche non adeguati o non proporzionati alle finalita' pubbliche perseguite, nonche' le disposizioni di pianificazione e programmazione territoriale o temporale autoritativa con prevalente finalita' economica o prevalente contenuto economico, che pongono limiti, programmi e controlli non ragionevoli, ovvero non adeguati ovvero non proporzionati rispetto alle finalita' pubbliche dichiarate e che in particolare impediscono, condizionano o ritardano l'avvio di nuove attivita' economiche o l'ingresso di nuovi operatori economici ponendo un trattamento differenziato rispetto agli operatori gia' presenti sul mercato, operanti in contesti e condizioni analoghi, ovvero impediscono, limitano o condizionano l'offerta di prodotti e servizi al consumatore, nel tempo nello spazio o nelle modalita', ovvero alterano le condizioni di piena concorrenza fra gli operatori economici oppure limitano o condizionano le tutele dei consumatori nei loro confronti.
2. Le disposizioni recanti divieti, restrizioni, oneri o condizioni all'accesso ed all'esercizio delle attivita' economiche sono in ogni caso interpretate ed applicate in senso tassativo, restrittivo e ragionevolmente proporzionato alle perseguite finalita' di interesse pubblico generale, alla stregua dei principi costituzionali per i quali l'iniziativa economica privata e' libera secondo condizioni di piena concorrenza e pari opportunita' tra tutti i soggetti, presenti e futuri, ed ammette solo i limiti, i programmi e i controlli necessari ad evitare possibili danni alla salute, all'ambiente, al paesaggio, al patrimonio artistico e culturale, alla sicurezza, alla liberta', alla dignita' umana e possibili contrasti con l'utilita' sociale, con l'ordine pubblico, con il sistema tributario e con gli obblighi comunitari ed internazionali della Repubblica.
3. Nel rispetto delle previsioni di cui ai commi 1 e 2 e secondo i criteri ed i principi direttivi di cui all'articolo 34 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, il Governo, previa approvazione da parte delle Camere di una sua relazione che specifichi, periodi ed ambiti di intervento degli atti regolamentari, e' autorizzato ad adottare entro il 31 dicembre 2012 uno o piu' regolamenti, ai sensi dell'articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, per individuare le attivita' per le quali permane l'atto preventivo di assenso dell'amministrazione, e disciplinare i requisiti per l'esercizio delle attivita' economiche, nonche' i termini e le modalita' per l'esercizio dei poteri di controllo dell'amministrazione, individuando le disposizioni di legge e regolamentari dello Stato che, ai sensi del comma 1, vengono abrogate a decorrere dalla data di entrata in vigore dei regolamenti stessi. L'Autorita' garante della concorrenza e del mercato rende parere obbligatorio, nel termine di trenta giorni decorrenti dalla ricezione degli schemi di regolamento, anche in merito al rispetto del principio di proporzionalita'. In mancanza del parere nel termine, lo stesso si intende rilasciato positivamente.
4. I Comuni, le Province, le Citta' metropolitane e le Regioni si adeguano ai principi e alle regole di cui ai commi 1, 2 e 3 entro il 31 dicembre 2012, fermi restando i poteri sostituitivi dello Stato ai sensi dell'articolo 120 della Costituzione. A decorrere dall'anno 2013, il predetto adeguamento costituisce elemento di valutazione della virtuosita' degli stessi enti ai sensi dell'articolo 20, comma 3, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111. A tal fine la Presidenza del Consiglio dei Ministri, nell'ambito dei compiti di cui all'articolo 4, comunica, entro il termine perentorio del 31 gennaio di ciascun anno, al Ministero dell'economia e delle finanze gli enti che hanno provveduto all'applicazione delle procedure previste dal presente articolo. In caso di mancata comunicazione entro il termine di cui al periodo precedente, si prescinde dal predetto elemento di valutazione della virtuosita'. Le Regioni a statuto speciale e le Provincie autonome di Trento e Bolzano procedono all'adeguamento secondo le previsioni dei rispettivi statuti.
4-bis. All'articolo 3, comma 1, alinea, del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n. 148, le parole: «entro un anno dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto» sono sostituite dalle seguenti: «entro il 30 settembre 2012».
4-ter. All'articolo 31, comma 2, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, le parole: «entro 90 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto» sono sostituite dalle seguenti: «entro il 30 settembre 2012».
5. Sono esclusi dall'ambito di applicazione del presente articolo i servizi di trasporto pubblico di persone e cose non di linea, i servizi finanziari come definiti dall'articolo 4 del decreto legislativo 26 marzo 2010, n. 59 e i servizi di comunicazione come definiti dall'articolo 5 del decreto legislativo 26 marzo 2010, n. 59, di attuazione della direttiva 2006/123/CE relativa ai servizi nel mercato interno, e le attivita' specificamente sottoposte a regolazione e vigilanza di apposita autorita' indipendente.



Riferimenti normativi
L'articolo 3 del decreto-legge 13 agosto 2011 n. 138,
convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre
2011, n. 148, reca : "Abrogazione delle indebite
restrizioni all'accesso e all'esercizio delle professioni e
delle attivita' economiche.".
Si riporta il testo dell'articolo 41 della
Costituzione:
"Art. 41. L'iniziativa economica privata e' libera.
Non puo' svolgersi in contrasto con la utilita' sociale
o in modo da recare danno alla sicurezza, alla liberta',
alla dignita' umana.
La legge determina i programmi e i controlli opportuni
perche' l'attivita' economica pubblica e privata possa
essere indirizzata e coordinata a fini sociali".
Si riporta il testo dell'articolo 34 del decreto-legge
6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni,
dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214:
"Art. 34 . Liberalizzazione delle attivita' economiche
ed eliminazione dei controlli ex-ante
1. Le disposizioni previste dal presente articolo sono
adottate ai sensi dell'articolo 117, comma 2, lettere e) ed
m), della Costituzione, al fine di garantire la liberta' di
concorrenza secondo condizioni di pari opportunita' e il
corretto ed uniforme funzionamento del mercato, nonche' per
assicurare ai consumatori finali un livello minimo e
uniforme di condizioni di accessibilita' ai beni e servizi
sul territorio nazionale.
2. La disciplina delle attivita' economiche e'
improntata al principio di liberta' di accesso, di
organizzazione e di svolgimento, fatte salve le esigenze
imperative di interesse generale, costituzionalmente
rilevanti e compatibili con l'ordinamento comunitario, che
possono giustificare l'introduzione di previ atti
amministrativi di assenso o autorizzazione o di controllo,
nel rispetto del principio di proporzionalita'.".
Si riporta il testo dell'articolo 17, comma 2, della
legge 23 agosto 1988, n. 400 (Disciplina dell'attivita' di
Governo e ordinamento della Presidenza del Consiglio dei
Ministri):
"Art. 17. Regolamenti.
(Omissis).
2. Con decreto del Presidente della Repubblica, previa
deliberazione del Consiglio dei ministri, sentito il
Consiglio di Stato e previo parere delle Commissioni
parlamentari competenti in materia, che si pronunciano
entro trenta giorni dalla richiesta, sono emanati i
regolamenti per la disciplina delle materie, non coperte da
riserva assoluta di legge prevista dalla Costituzione, per
le quali le leggi della Repubblica, autorizzando
l'esercizio della potesta' regolamentare del Governo,
determinano le norme generali regolatrici della materia e
dispongono l'abrogazione delle norme vigenti, con effetto
dall'entrata in vigore delle norme regolamentari .".
Si riporta il testo dell'articolo 20, comma 3, del
decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con
modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, recante
Disposizioni urgenti per la stabilizzazione finanziaria.
"Art. 20. Nuovo patto di stabilita' interno: parametri
di virtuosita'.
(Omissis).
3. Gli enti che, in esito a quanto previsto dal comma
2, risultano collocati nella classe piu' virtuosa, fermo
l'obiettivo del comparto, non concorrono alla realizzazione
degli obiettivi di finanza pubblica fissati, a decorrere
dall'anno 2012, dal comma 5, nonche' dall'articolo 14 del
decreto-legge n. 78 del 2010. Gli enti locali di cui al
primo periodo conseguono l'obiettivo strutturale
realizzando un saldo finanziario pari a zero. Le regioni di
cui al primo periodo conseguono un obiettivo pari a quello
risultante dall'applicazione alle spese finali medie
2007-2009 della percentuale annua di riduzione stabilita
per il calcolo dell'obiettivo 2011 dal decreto-legge 25
giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla
legge 6 agosto 2008, n. 133. Le spese finali medie di cui
al periodo precedente sono quelle definite dall'articolo 1
commi 128 e 129 della legge 13 dicembre 2010, n. 220. Il
contributo degli enti territoriali alla manovra per l'anno
2012 e' ridotto di 95 milioni di euro per le regioni a
statuto ordinario, di 20 milioni di euro per le province e
di 65 milioni di euro per i comuni con popolazione
superiore a 5.000 abitanti. E' ulteriormente ridotto, per
un importo di 20 milioni di euro, l'obiettivo degli enti
che partecipano alla sperimentazione di cui all'articolo 36
del decreto legislativo 23 giugno 2011, n. 118. Le predette
riduzioni sono attribuite ai singoli enti con il decreto di
cui al comma 2 del presente articolo.".
Si riporta il testo dell'articolo 3, comma 1, alinea,
del citato decreto-legge n. 138 del 2011, come modificato
dalla presente legge:
"Art. 3. Abrogazione delle indebite restrizioni
all'accesso e all'esercizio delle professioni e delle
attivita' economiche
1. Comuni, Province, Regioni e Stato, entro il 30
settembre 2012, adeguano i rispettivi ordinamenti al
principio secondo cui l'iniziativa e l'attivita' economica
privata sono libere ed e' permesso tutto cio' che non e'
espressamente vietato dalla legge nei soli casi di:
a) vincoli derivanti dall'ordinamento comunitario e
dagli obblighi internazionali;
b) contrasto con i principi fondamentali della
Costituzione;
c) danno alla sicurezza, alla liberta', alla dignita'
umana e contrasto con l'utilita' sociale;
d) disposizioni indispensabili per la protezione della
salute umana, la conservazione delle specie animali e
vegetali, dell'ambiente, del paesaggio e del patrimonio
culturale;
e) disposizioni relative alle attivita' di raccolta di
giochi pubblici ovvero che comunque comportano effetti
sulla finanza pubblica.".
Si riporta il testo dell'articolo 31, comma 2, del
citato decreto-legge n. 201 del 2011, come modificatodalla
presente legge:
"Art. 31. Esercizi commerciali
(Omissis).
2. Secondo la disciplina dell'Unione Europea e
nazionale in materia di concorrenza, liberta' di
stabilimento e libera prestazione di servizi, costituisce
principio generale dell'ordinamento nazionale la liberta'
di apertura di nuovi esercizi commerciali sul territorio
senza contingenti, limiti territoriali o altri vincoli di
qualsiasi altra natura, esclusi quelli connessi alla tutela
della salute, dei lavoratori, dell'ambiente, ivi incluso
l'ambiente urbano, e dei beni culturali. Le Regioni e gli
enti locali adeguano i propri ordinamenti alle prescrizioni
del presente comma entro il 30 settembre 2012.
Si riporta il testo degli articoli 4 e 5 del decreto
legislativo 26 marzo 2010, n. 59 (Attuazione della
direttiva 2006/123/CE relativa ai servizi nel mercato
interno):
"Art. 4. Servizi finanziari
1. Sono esclusi dall'ambito di applicazione del
presente decreto i servizi finanziari, ivi inclusi i
servizi bancari e nel settore del credito, i servizi
assicurativi e di riassicurazione, il servizio
pensionistico professionale o individuale, la negoziazione
dei titoli, la gestione dei fondi, i servizi di pagamento e
quelli di consulenza nel settore degli investimenti.
2. Le disposizioni del presente decreto non si
applicano, in particolare:
a) alle attivita' ammesse al mutuo riconoscimento di
cui all'articolo 1, comma 2, lettera f), del decreto
legislativo 1° settembre 1993, n. 385;
b) quando hanno ad oggetto gli strumenti finanziari di
cui alla sezione C dell'Allegato al decreto legislativo 24
febbraio 1998, n. 58, alle attivita', ai servizi di
investimento ed ai servizi accessori di cui alla sezione A
ed alla sezione B del medesimo Allegato.
Art. 5. Servizi di comunicazione
1. Ai servizi ed alle reti di comunicazione di cui
all'articolo 1 del decreto legislativo 1° agosto 2003, n.
259, si applicano esclusivamente le disposizioni di cui ai
titoli IV e V della parte prima del presente decreto.".
La direttiva del Parlamento Europeo e del Consiglio
relativa ai servizi nel mercato interno, e' pubblicata
nella G.U.U.E. 27 dicembre 2006, n. L 376.



 
Art. 2
Tribunale delle imprese

1. Al decreto legislativo 26 giugno 2003, n. 168 sono apportate le seguenti modificazioni:
a) all'articolo 1:
1) la rubrica e' sostituita dalla seguente: «Istituzione delle sezioni specializzate in materia di impresa»;
2) al comma 1, le parole: «proprieta' industriale ed intellettuale» sono sostituite dalla seguente: «impresa»;
3) e' aggiunto il seguente comma:
«1-bis. Sono altresi' istituite sezioni specializzate in materia di impresa presso i tribunali e le corti d'appello aventi sede nel capoluogo di ogni regione, ove non esistenti nelle citta' di cui al comma 1. Per il territorio compreso nella regione Valle d'Aosta/Valle' d'Aoste sono competenti le sezioni specializzate presso il tribunale e la corte d'appello di Torino. E' altresi' istituita la sezione specializzata in materia di impresa presso il tribunale e la corte d'appello di Brescia. L'istituzione delle sezioni specializzate non comporta incrementi di dotazioni organiche»;
b) all'articolo 2, il comma 1 e' sostituito dal seguente:
«1. I giudici che compongono le sezioni specializzate sono scelti tra i magistrati dotati di specifiche competenze»;
c) all'articolo 2, comma 2, le parole: «proprieta' industriale ed intellettuale» sono sostituite dalla seguente: «impresa»;
d) l'articolo 3 e' sostituito dal seguente:
«Art. 3. - (Competenza per materia delle sezioni specializzate) - 1. Le sezioni specializzate sono competenti in materia di:
a) controversie di cui all'articolo 134 del decreto legislativo 10 febbraio2005, n. 30, e successive modificazioni;
b) controversie in materia di diritto d'autore;
c) controversie di cui all'articolo 33, comma 2, della legge 10 ottobre 1990, n. 287;
d) controversie relative alla violazione della normativa antitrust dell'Unione europea.
2. Le sezioni specializzate sono altresi' competenti, relativamente alle societa' di cui al Libro V, Titolo V, Capi V, VI e VII, e Titolo VI, del codice civile, alle societa' di cui al regolamento (CE) n. 2157/2001 del Consiglio, dell'8 ottobre 2001, e di cui al regolamento (CE) n. 1435/2003 del Consiglio, del 22 luglio 2003, nonche' alle stabili organizzazioni nel territorio dello Stato delle societa' costituite all'estero, ovvero alle societa' che rispetto alle stesse esercitano o sono sottoposte a direzione e coordinamento, per le cause e i procedimenti:
a) relativi a rapporti societari ivi compresi quelli concernenti l'accertamento, la costituzione, la modificazione o l'estinzione di un rapporto societario, le azioni di responsabilita' da chiunque promosse contro i componenti degli organi amministrativi o di controllo, il liquidatore, il direttore generale ovvero il dirigente preposto alla redazione dei documenti contabili societari, nonche' contro il soggetto incaricato della revisione contabile per i danni derivanti da propri inadempimenti o da fatti illeciti commessi nei confronti della societa' che ha conferito l'incarico e nei confronti dei terzi danneggiati, le opposizioni di cui agli articoli 2445, terzo comma, 2482, secondo comma, 2447-quater, secondo comma, 2487-ter, secondo comma, 2503, secondo comma, 2503-bis, primo comma, e 2506-ter del codice civile;
b) relativi al trasferimento delle partecipazioni sociali o ad ogni altro negozio avente ad oggetto le partecipazioni sociali o i diritti inerenti;
c) in materia di patti parasociali, anche diversi da quelli regolati dall'articolo 2341-bis del codice civile;
d) aventi ad oggetto azioni di responsabilita' promosse dai creditori delle societa' controllate contro le societa' che le controllano;
e) relativi a rapporti di cui all'articolo 2359, primo comma, numero 3), all'articolo 2497-septies e all'articolo 2545-septies del codice civile;
f) relativi a contratti pubblici di appalto di lavori, servizi o forniture di rilevanza comunitaria dei quali sia parte una delle societa' di cui al presente comma, ovvero quando una delle stesse partecipa al consorzio o al raggruppamento temporaneo cui i contratti siano stati affidati, ove comunque sussista la giurisdizione del giudice ordinario.
3. Le sezioni specializzate sono altresi' competenti per le cause e i procedimenti che presentano ragioni di connessione con quelli di cui ai commi 1 e 2»;
e) l'articolo 4 e' sostituito dal seguente:
«Art. 4. - (Competenza territoriale delle sezioni). - 1. Le controversie di cui all'articolo 3 che, secondo gli ordinari criteri di ripartizione della competenza territoriale e nel rispetto delle normative speciali che le disciplinano, dovrebbero essere trattate dagli uffici giudiziari compresi nel territorio della regione sono assegnate alla sezione specializzata avente sede nel capoluogo di regione individuato ai sensi dell'articolo 1. Alle sezioni specializzate istituite presso i tribunali e le corti d'appello non aventi sede nei capoluoghi di regione sono assegnate le controversie che dovrebbero essere trattate dagli uffici giudiziari compresi nei rispettivi distretti di corte d'appello».
2. All'articolo 33, comma 2, della legge 10 ottobre 1990, n. 287, le parole: «alla corte d'appello competente per territorio» sono sostituite dalle seguenti: «al tribunale competente per territorio presso cui e' istituita la sezione specializzata di cui all'articolo 1 del decreto legislativo 26 giugno 2003, n. 168, e successive modificazioni».
3. Dopo il comma 1-bis dell'articolo 13 del testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115, e successive modificazioni, e' inserito il seguente:
«1-ter. Per i processi di competenza delle sezioni specializzate di cui al decreto legislativo 27 giugno 2003, n. 168, e successive modificazioni, il contributo unificato di cui al comma 1 e' raddoppiato. Si applica il comma 1-bis».
4. Il maggior gettito derivante dall'applicazione della disposizione di cui al comma 3 e' versato all'entrata del bilancio dello Stato per essere riassegnato, quanto ad euro 600.000 per ciascuno degli anni 2012 e 2013, alla copertura degli oneri derivanti dalla istituzione delle sezioni specializzate in materia di impresa presso gli uffici giudiziari diversi da quelli nei quali, per effetto dell'articolo 1 del decreto legislativo 27 giugno 2003, n. 168, sono state istituite le sezioni specializzate in materia di proprieta' industriale ed intellettuale e, per la restante parte, al fondo istituito ai sensi dell'articolo 37, comma 10, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111. A decorrere dall'anno 2014 l'intero ammontare del maggior gettito viene riassegnato al predetto fondo. Il Ministro dell'economia e delle finanze e' autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.
5. Al fine di semplificare ed accelerare le procedure relative alle nuove assunzioni di personale di magistratura nonche' di avvocati e procuratori dello Stato, la riassegnazione delle entrate prevista dall'articolo 37, commi 10 e 14, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, e' effettuata al netto della quota di risorse destinate alle predette assunzioni; la predetta quota e' stabilita con apposito decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, di concerto con i Ministri della giustizia e dell'economia e delle finanze. Le risorse da destinare alle assunzioni corrispondenti alla predetta quota sono iscritte nello stato di previsione dell'entrata e in quello dei Ministeri interessati. Il Ministro dell'economia e delle finanze e' autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.
6. Le disposizioni di cui al presente articolo si applicano ai giudizi instaurati dopo il centottantesimo giorno dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto.



Riferimenti normativi
Si riporta il testo del decreto legislativo 26 giugno
2003, n. 168 (Istituzione di Sezioni specializzate in
materia di proprieta' industriale ed intellettuale presso
tribunali e corti d'appello, a norma dell'articolo 16 della
L. 12 dicembre 2002, n. 273), come modificato dalla
presente legge:
"Art. 1. Istituzione delle sezioni specializzate in
materia di impresa
1. Sono istituite presso i tribunali e le corti
d'appello di Bari, Bologna, Catania, Firenze, Genova,
Milano, Napoli, Palermo, Roma, Torino, Trieste e Venezia
sezioni specializzate in materia di impresa senza oneri
aggiuntivi per il bilancio dello Stato ne' incrementi di
dotazioni organiche.
1-bis. Sono altresi' istituite sezioni specializzate in
materia di impresa presso i tribunali e le corti d'appello
aventi sede nel capoluogo di ogni regione, ove non
esistenti nelle citta' di cui al comma 1. Per il territorio
compreso nella regione Valle d'Aosta/Valle' d'Aoste sono
competenti le sezioni specializzate presso il tribunale e
la corte d'appello di Torino. E' altresi' istituita la
sezione specializzata in materia di impresa presso il
tribunale e la corte d'appello di Brescia. L'istituzione
delle sezioni specializzate non comporta incrementi di
dotazioni organiche.
2. Composizione delle sezioni e degli organi
giudicanti.
1. I giudici che compongono le sezioni specializzate
sono scelti tra i magistrati dotati di specifiche
competenze.
2. Ai giudici delle sezioni specializzate puo' essere
assegnata, rispettivamente dal Presidente del tribunale o
della corte d'appello, anche la trattazione di processi
diversi, purche' cio' non comporti ritardo nella
trattazione e decisione dei giudizi in materia di impresa.
3. Competenza per materia delle sezioni specializzate.
1. Le sezioni specializzate sono competenti in materia
di:
a) controversie di cui all'articolo 134 del decreto
legislativo 10 febbraio 2005, n. 30, e successive
modificazioni;
b) controversie in materia di diritto d'autore;
c) controversie di cui all'articolo 33, comma 2, della
legge 10 ottobre 1990, n. 287;
d) controversie relative alla violazione della
normativa antitrust dell'Unione europea.
2. Le sezioni specializzate sono altresi' competenti,
relativamente alle societa' di cui al Libro V, Titolo V,
Capi V, VI e VII, e Titolo VI, del codice civile, alle
societa' di cui al regolamento (CE) n. 2157/2001 del
Consiglio, dell'8 ottobre 2001, e di cui al regolamento
(CE) n. 1435/2003 del Consiglio, del 22 luglio 2003,
nonche' alle stabili organizzazioni nel territorio dello
Stato delle societa' costituite all'estero, ovvero alle
societa' che rispetto alle stesse esercitano o sono
sottoposte a direzione e coordinamento, per le cause e i
procedimenti:
a) relativi a rapporti societari ivi compresi quelli
concernenti l'accertamento, la costituzione, la
modificazione o l'estinzione di un rapporto societario, le
azioni di responsabilita' da chiunque promosse contro i
componenti degli organi amministrativi o di controllo, il
liquidatore, il direttore generale ovvero il dirigente
preposto alla redazione dei documenti contabili societari,
nonche' contro il soggetto incaricato della revisione
contabile per i danni derivanti da propri inadempimenti o
da fatti illeciti commessi nei confronti della societa' che
ha conferito l'incarico e nei confronti dei terzi
danneggiati, le opposizioni di cui agli articoli 2445,
terzo comma, 2482, secondo comma, 2447-quater, secondo
comma, 2487-ter, secondo comma, 2503, secondo comma,
2503-bis, primo comma, e 2506-ter del codice civile;
b) relativi al trasferimento delle partecipazioni
sociali o ad ogni altro negozio avente ad oggetto le
partecipazioni sociali o i diritti inerenti;
c) in materia di patti parasociali, anche diversi da
quelli regolati dall'articolo 2341-bis del codice civile;
d) identica; aventi ad oggetto azioni di
responsabilita' promosse dai creditori delle societa'
controllate contro le societa' che le controllano;
e) relativi a rapporti di cui all'articolo 2359, primo
comma, numero 3), all'articolo 2497-septies e all'articolo
2545-septies del codice civile;
f) relativi a contratti pubblici di appalto di lavori,
servizi o forniture di rilevanza comunitaria dei quali sia
parte una delle societa' di cui al presente comma, ovvero
quando una delle stesse partecipa al consorzio o al
raggruppamento temporaneo cui i contratti siano stati
affidati, ove comunque sussista la giurisdizione del
giudice ordinario.
3. Le sezioni specializzate sono altresi' competenti
per le cause e i procedimenti che presentano ragioni di
connessione con quelli di cui ai commi 1 e 2.
Art. 4. (Competenza territoriale delle sezioni). - 1.
Le controversie di cui all'articolo 3 che, secondo gli
ordinari criteri di ripartizione della competenza
territoriale e nel rispetto delle normative speciali che le
disciplinano, dovrebbero essere trattate dagli uffici
giudiziari compresi nel territorio della regione sono
assegnate alla sezione specializzata avente sede nel
capoluogo di regione individuato ai sensi dell'articolo 1.
Alle sezioni specializzate istituite presso i tribunali e
le corti d'appello non aventi sede nei capoluoghi di
regione sono assegnate le controversie che dovrebbero
essere trattate dagli uffici giudiziari compresi nei
rispettivi distretti di corte d'appello.
2. All'articolo 33, comma 2, della legge 10 ottobre
1990, n. 287, le parole: «alla corte d'appello competente
per territorio» sono sostituite dalle seguenti: «al
tribunale competente per territorio presso cui e' istituita
la sezione specializzata di cui all'articolo 1 del decreto
legislativo 26 giugno 2003, n. 168, e successive
modificazioni.
3. Dopo il comma 1-bis dell'articolo 13 del testo unico
delle disposizioni legislative e regolamentari in materia
di spese di giustizia di cui al decreto del Presidente
della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115, e successive
modificazioni, e' inserito il seguente:
«1-ter. Per i processi di competenza delle sezioni
specializzate di cui al decreto legislativo 27 giugno 2003,
n. 168, e successive modificazioni, il contributo unificato
di cui al comma 1 e' raddoppiato.
Si applica il comma 1-bis.
4. Il maggior gettito derivante dall'applicazione della
disposizione di cui al comma 3 e' versato all'entrata del
bilancio dello Stato per essere riassegnato, quanto ad euro
600.000 per ciascunodegli anni 2012 e 2013, alla copertura
degli oneri derivanti dalla istituzione delle sezioni
specializzate in materia di impresa presso gli uffici
giudiziari diversi da quelli nei quali, per effetto
dell'articolo 1 del decreto legislativo 27 giugno 2003, n.
168, sono state istituite le sezioni specializzate in
materia di proprieta' industriale ed intellettuale e, per
la restante parte, al fondo istituito ai sensi
dell'articolo 37, comma 10, del decreto-legge 6 luglio
2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15
luglio 2011, n. 111. A decorrere dall'anno 2014 l'intero
ammontare del maggior gettito viene riassegnato al predetto
fondo. Il Ministro dell'economia e delle finanze e'
autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti
variazioni di bilancio.
5. Al fine di semplificare ed accelerare le procedure
relative alle nuove assunzioni di personale di magistratura
nonche' di avvocati e procuratori dello Stato, la
riassegnazione delle entrate prevista dall'articolo 37,
commi 10 e 14, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98,
convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011,
n. 111, e' effettuata al netto della quota di risorse
destinate alle predette assunzioni; la predetta quota e'
stabilita con apposito decreto del Presidente del Consiglio
dei ministri, di concerto con i Ministri della giustizia e
dell'economia e delle finanze. Le risorse da destinare alle
assunzioni corrispondenti alla predetta quota sono iscritte
nello stato di previsione dell'entrata e in quello dei
Ministeri interessati. Il Ministro dell'economia e delle
finanze e' autorizzato ad apportare, con propri decreti, le
occorrenti variazioni di bilancio.
6. Le disposizioni di cui al presente articolo si
applicano ai giudizi instaurati dopo il centottantesimo
giorno dalla data di entrata in vigore della legge di
conversione del presente decreto.".
Si riporta il testo dell'articolo 134 del decreto
legislativo 10 febbraio 2005, n. 30, (Codice della
proprieta' industriale, a norma dell'articolo 15 della L.
12 dicembre 2002, n. 273), pubblicato nella Gazz. Uff. 4
marzo 2005, n. 52, S.O.
"Art. 134. Norme in materia di competenza.
1. Sono devoluti alla cognizione delle sezioni
specializzate previste dal decreto legislativo 27 giugno
2003, n. 168:
a) i procedimenti giudiziari in materia di proprieta'
industriale e di concorrenza sleale, con esclusione delle
sole fattispecie che non interferiscono, neppure
indirettamente, con l'esercizio dei diritti di proprieta'
industriale, nonche' in materia di illeciti afferenti
all'esercizio dei diritti di proprieta' industriale ai
sensi della legge 10 ottobre 1990, n. 287, e degli articoli
81 e 82 del Trattato che istituisce la Comunita' europea,
la cui cognizione e' del giudice ordinario, e in generale
in materie che presentano ragioni di connessione, anche
impropria, con quelle di competenza delle sezioni
specializzate;
b) le controversie nelle materie disciplinate dagli
articoli 64, 65, 98 e 99 del presente codice;
c) le controversie in materia di indennita' di
espropriazione dei diritti di proprieta' industriale, di
cui conosce il giudice ordinario;
d) le controversie che abbiano ad oggetto i
provvedimenti del Consiglio dell'ordine di cui al capo VI
di cui conosce il giudice ordinario.".
Si riporta il testo dell'articolo 33, comma 2, della
legge 10 ottobre 1990, n. 287 (Norme per la tutela della
concorrenza e del mercato), pubblicato nella Gazz. Uff. 13
ottobre 1990, n. 240:
"Art. 33. Competenza giurisdizionale.
1. La tutela giurisdizionale davanti al giudice
amministrativo e' disciplinata dal codice del processo
amministrativo.
2. Le azioni di nullita' e di risarcimento del danno,
nonche' i ricorsi intesi ad ottenere provvedimenti di
urgenza in relazione alla violazione delle disposizioni di
cui ai titoli dal I al IV sono promossi davanti alla corte
d'appello competente per territorio.".
Il regolamento (CE) n.2157/2001 del Consiglio, dell'8
ottobre 2001, e il regolamento (CE) n. 1435/2003 del
Consiglio, del 22 luglio 2003, sono pubblicati
rispettivamente nella G.U.C.E. 10 novembre 2001, n. L 294 e
nella G.U.U.E. 18 agosto 2003, n. L 207. Entrata in vigore
il 21 agosto 2003.
Il decreto legislativo 26 giugno 2003, n. 168
(Istituzione di Sezioni specializzate in materia di
proprieta' industriale ed intellettuale presso tribunali e
corti d'appello, a norma dell'articolo 16 della L. 12
dicembre 2002, n. 273), e' pubblicato nella Gazz. Uff. 11
luglio 2003, n. 159.
il comma 1-bis dell'articolo 13 del testo unico delle
disposizioni legislative e regolamentari in materia di
spese di giustizia di cui al decreto del Presidente della
Repubblica 30 maggio 2002, n. 115, e' Pubblicato nella
Gazz. Uff. 15 giugno 2002, n. 139, S.O.
Si riporta l'articolo 1 del citato decreto legislativo,
n. 168 del 2003:
"Art. 1. Istituzione delle sezioni.
1. Sono istituite presso i tribunali e le corti
d'appello di Bari, Bologna, Catania, Firenze, Genova,
Milano, Napoli, Palermo, Roma, Torino, Trieste e Venezia
sezioni specializzate in materia di impresa senza oneri
aggiuntivi per il bilancio dello Stato ne' incrementi di
dotazioni organiche.".
Si riporta l'articolo 37, commi 10 e 14 del
decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con
modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111 che reca
Disposizioni urgenti per la stabilizzazione finanziaria,
pubblicato nella Gazz. Uff. 6 luglio 2011, n. 155:
"Art. 37. Disposizioni per l'efficienza del sistema
giudiziario e la celere definizione delle controversie
(Omissis).
10. Il maggior gettito derivante dall'applicazione
delle disposizioni di cui ai commi 6, 7, 8 e 9, e' versato
all'entrata del bilancio dello Stato per essere riassegnato
ad apposito fondo istituito nello stato di previsione del
Ministero dell'economia e delle finanze, per la
realizzazione di interventi urgenti in materia di giustizia
civile, amministrative e tributaria.
(Omissis).
14. A decorrere dal 1° gennaio 2012, il maggior gettito
derivante dall'applicazione dell'articolo 13, comma 6-bis,
del decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002,
n. 115, confluisce nel fondo di cui al comma 10.
Conseguentemente, il comma 6-ter dell'articolo 13 del
predetto decreto del Presidente della Repubblica n. 115 del
2002 e' abrogato.".



 
Art. 3

Accesso dei giovani alla costituzione di societa' a responsabilita'
limitata

1. Nel libro V, titolo V, capo VII, sezione I, del codice civile, dopo l'articolo 2463 e' aggiunto il seguente:

«Articolo 2463-bis.
(Societa' a responsabilita' limitata semplificata).

La societa' a responsabilita' limitata semplificata puo' essere costituita con contratto o atto unilaterale da persone fisiche che non abbiano compiuto i trentacinque anni di eta' alla data della costituzione.
L'atto costitutivo deve essere redatto per atto pubblico in conformita' al modello standard tipizzato con decreto del Ministro della giustizia, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze e con il Ministro dello sviluppo economico, e deve indicare:
1) il cognome, il nome, la data, il luogo di nascita, il domicilio, la cittadinanza di ciascun socio;
2) la denominazione sociale contenente l'indicazione di societa' a responsabilita' limitata semplificata e il comune ove sono poste la sede della societa' e le eventuali sedi secondarie;
3) l'ammontare del capitale sociale, pari almeno ad 1 euro e inferiore all'importo di 10.000 euro previsto all'articolo 2463, secondo comma, numero 4), sottoscritto e interamente versato alla data della costituzione. Il conferimento deve farsi in denaro ed essere versato all'organo amministrativo;
4) i requisiti previsti dai numeri 3), 6), 7) e 8) del secondo comma dell'articolo 2463;
5) luogo e data di sottoscrizione.
6) gli amministratori, i quali devono essere scelti tra i soci.
La denominazione di societa' a responsabilita' limitata semplificata, l'ammontare del capitale sottoscritto e versato, la sede della societa' e l'ufficio del registro delle imprese presso cui questa e' iscritta devono essere indicati negli atti, nella corrispondenza della societa' e nello spazio elettronico destinato alla comunicazione collegato con la rete telematica ad accesso pubblico.
E' fatto divieto di cessione delle quote a soci non aventi i requisiti di eta' di cui al primo comma e l'eventuale atto e' conseguentemente nullo.
Salvo quanto previsto dal presente articolo, si applicano alla societa' a responsabilita' limitata semplificata le disposizioni del presente capo in quanto compatibili».
2. Con decreto del Ministro della giustizia, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze e con il Ministro dello sviluppo economico, entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, viene tipizzato lo statuto standard della societa' e sono individuati i criteri di accertamento delle qualita' soggettive dei soci.
3.L'atto costitutivo e l'iscrizione nel registro delle imprese sono esenti da diritto di bollo e di segreteria e non sono dovuti onorari notarili.
4. Il Consiglio nazionale del notariato vigila sulla corretta e tempestiva applicazione delle disposizioni del presente articolo da parte dei singoli notai e pubblica ogni anno i relativi dati sul proprio sito istituzionale.



Riferimenti normativi
Si riporta il testo dell'articolo 2463-bis del codice
civile come introdotto dalla presente legge:
"Art. 2463-bis. Societa' a responsabilita' limitata
semplificata.
La societa' a responsabilita' limitata semplificata
puo' essere costituita con contratto o atto unilaterale da
persone fisiche che non abbiano compiuto i trentacinque
anni di eta' alla data della costituzione.
L'atto costitutivo deve essere redatto per atto
pubblico in conformita' al modello standard tipizzato con
decreto del Ministro della giustizia, di concerto con il
Ministro dell'economia e delle finanze e con il Ministro
dello sviluppo economico, e deve indicare:
1) il cognome, il nome, la data, il luogo di nascita,
il domicilio, la cittadinanza di ciascun socio;
2) la denominazione sociale contenente l'indicazione di
societa' a responsabilita' limitata semplificata e il
comune ove sono poste la sede della societa' e le eventuali
sedi secondarie;
3) l'ammontare del capitale sociale, pari almeno ad 1
euro e inferiore all'importo di 10.000 euro
previsto all'articolo 2463, secondo comma, numero 4),
sottoscritto e interamente versato alla data della
costituzione. Il conferimento deve farsi in denaro ed
essere versato all'organo amministrativo;
4) i requisiti previsti dai numeri 3), 6), 7) e 8) del
secondo comma dell'articolo 2463;
5) luogo e data di sottoscrizione.
6) gli amministratori, i quali devono essere scelti tra
i soci.
La denominazione di societa' a responsabilita' limitata
semplificata, l'ammontare del capitale sottoscritto e
versato, la sede della societa' e l'ufficio del registro
delle imprese presso cui questa e' iscritta devono essere
indicati negli atti, nella corrispondenza della societa' e
nello spazio elettronico destinato alla comunicazione
collegato con la rete telematica ad accesso pubblico.
E' fatto divieto di cessione delle quote a soci non
aventi i requisiti di eta' di cui al primo comma e
l'eventuale atto e' conseguentemente nullo.
Salvo quanto previsto dal presente articolo, si
applicano alla societa a responsabilita' semplificata le
disposizioni del presente capo in quanto compatibili.
2. Con decreto del Ministro della giustizia, di
concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze e
con il Ministro dello sviluppo economico, entro sessanta
giorni dalla data di entrata in vigore della legge di
conversione del presente decreto, viene tipizzato lo
statuto standard della societa' e sono individuati i
criteri di accertamento delle qualita' soggettive dei soci.
3. L'atto costitutivo e l'iscrizione nel registro delle
imprese sono esenti da diritto di bollo e di segreteria e
non sono dovuti onorari notarili.
4. Il Consiglio nazionale del notariato vigila sulla
corretta e tempestiva applicazione delle disposizioni del
presente articolo da parte dei singoli notai e pubblica
ogni anno i relativi dati sul proprio sito istituzionale.".
Si riporta l'articolo 2463 del codice civile
" Art. 2463. Costituzione.
La societa' puo' essere costituita con contratto o con
atto unilaterale.
L'atto costitutivo deve essere redatto per atto
pubblico e deve indicare:
1) il cognome e il nome o la denominazione, la data e
il luogo di nascita o lo Stato di costituzione, il
domicilio o la sede, la cittadinanza di ciascun socio;
2) la denominazione, contenente l'indicazione di
societa' a responsabilita' limitata, e il comune ove sono
poste la sede della societa'] e le eventuali sedi
secondarie;
3) l'attivita' che costituisce l'oggetto sociale;
4) l'ammontare del capitale, non inferiore a diecimila
euro, sottoscritto e di quello versato;
5) i conferimenti di ciascun socio e il valore
attribuito ai crediti e ai beni conferiti in natura;
6) la quota di partecipazione di ciascun socio;
7) le norme relative al funzionamento della societa',
indicando quelle concernenti l'amministrazione, la
rappresentanza;
8) le persone cui e' affidata l'amministrazione e
l'eventuale soggetto incaricato di effettuare la revisione
legale dei conti;
9) l'importo globale, almeno approssimativo, delle
spese per la costituzione poste a carico della societa'.
Si applicano alla societa' a responsabilita' limitata
le disposizioni degli articoli 2329, 2330, 2331, 2332 e
2341.".



 
Art. 4

Norme a tutela e promozione della concorrenza nelle amministrazioni
pubbliche

1. La Presidenza del Consiglio dei ministri raccoglie le segnalazioni delle autorita' indipendenti aventi ad oggetto restrizioni alla concorrenza e impedimenti al corretto funzionamento dei mercati al fine di predisporre le opportune iniziative di coordinamento amministrativo dell'azione dei Ministeri e normative in attuazione degli articoli 41, 117, 120 e 127 della Costituzione.
2. Le attivita' di cui al presente articolo sono svolte con le risorse umane, strumentali e finanziarie gia' disponibili a legislazione vigente.



Riferimenti normativi
Si riporta il testo gli articoli 41, 117, 120 e 127
della Costituzione:
"Art. 41. L'iniziativa economica privata e' libera.
Non puo' svolgersi in contrasto con la utilita' sociale
o in modo da recare danno alla sicurezza, alla liberta',
alla dignita' umana.
La legge determina i programmi e i controlli opportuni
perche' l'attivita' economica pubblica e privata possa
essere indirizzata e coordinata a fini sociali."
"Art. 117. La potesta' legislativa e' esercitata dallo
Stato e dalle Regioni nel rispetto della Costituzione,
nonche' dei vincoli derivanti dall'ordinamento comunitario
e dagli obblighi internazionali.
Lo Stato ha legislazione esclusiva nelle seguenti
materie:
a) politica estera e rapporti internazionali dello
Stato; rapporti dello Stato con l'Unione europea; diritto
di asilo e condizione giuridica dei cittadini di Stati non
appartenenti all'Unione europea;
b) immigrazione;
c) rapporti tra la Repubblica e le confessioni
religiose;
d) difesa e Forze armate; sicurezza dello Stato; armi,
munizioni ed esplosivi;
e) moneta, tutela del risparmio e mercati finanziari;
tutela della concorrenza; sistema valutario; sistema
tributario e contabile dello Stato; perequazione delle
risorse finanziarie;
f) organi dello Stato e relative leggi elettorali;
referendum statali; elezione del Parlamento europeo;
g) ordinamento e organizzazione amministrativa dello
Stato e degli enti pubblici nazionali;
h) ordine pubblico e sicurezza, ad esclusione della
polizia amministrativa locale;
i) cittadinanza, stato civile e anagrafi;
l) giurisdizione e norme processuali; ordinamento
civile e penale; giustizia amministrativa;
m) determinazione dei livelli essenziali delle
prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che
devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale;
n) norme generali sull'istruzione;
o) previdenza sociale;
p) legislazione elettorale, organi di governo e
funzioni fondamentali di Comuni, Province e Citta'
metropolitane;
q) dogane, protezione dei confini nazionali e
profilassi internazionale;
r) pesi, misure e determinazione del tempo;
coordinamento informativo statistico e informatico dei dati
dell'amministrazione statale, regionale e locale; opere
dell'ingegno;
s) tutela dell'ambiente, dell'ecosistema e dei beni
culturali.
Sono materie di legislazione concorrente quelle
relative a: rapporti internazionali e con l'Unione europea
delle Regioni; commercio con l'estero; tutela e sicurezza
del lavoro; istruzione, salva l'autonomia delle istituzioni
scolastiche e con esclusione della istruzione e della
formazione professionale; professioni; ricerca scientifica
e tecnologica e sostegno all'innovazione per i settori
produttivi; tutela della salute; alimentazione; ordinamento
sportivo; protezione civile; governo del territorio; porti
e aeroporti civili; grandi reti di trasporto e di
navigazione; ordinamento della comunicazione; produzione,
trasporto e distribuzione nazionale dell'energia;
previdenza complementare e integrativa; armonizzazione dei
bilanci pubblici e coordinamento della finanza pubblica e
del sistema tributario; valorizzazione dei beni culturali e
ambientali e promozione e organizzazione di attivita'
culturali; casse di risparmio, casse rurali, aziende di
credito a carattere regionale; enti di credito fondiario e
agrario a carattere regionale. Nelle materie di
legislazione concorrente spetta alle Regioni la potesta'
legislativa, salvo che per la determinazione dei principi
fondamentali, riservata alla legislazione dello Stato.
Spetta alle Regioni la potesta' legislativa in
riferimento ad ogni materia non espressamente riservata
alla legislazione dello Stato.
Le Regioni e le Province autonome di Trento e di
Bolzano, nelle materie di loro competenza, partecipano alle
decisioni dirette alla formazione degli atti normativi
comunitari e provvedono all'attuazione e all'esecuzione
degli accordi internazionali e degli atti dell'Unione
europea, nel rispetto delle norme di procedura stabilite da
legge dello Stato, che disciplina le modalita' di esercizio
del potere sostitutivo in caso di inadempienza.
La potesta' regolamentare spetta allo Stato nelle
materie di legislazione esclusiva, salva delega alle
Regioni.
La potesta' regolamentare spetta alle Regioni in ogni
altra materia. I Comuni, le Province e le Citta'
metropolitane hanno potesta' regolamentare in ordine alla
disciplina dell'organizzazione e dello svolgimento delle
funzioni loro attribuite.
Le leggi regionali rimuovono ogni ostacolo che
impedisce la piena parita' degli uomini e delle donne nella
vita sociale, culturale ed economica e promuovono la
parita' di accesso tra donne e uomini alle cariche
elettive.
La legge regionale ratifica le intese della Regione con
altre Regioni per il migliore esercizio delle proprie
funzioni, anche con individuazione di organi comuni.
Nelle materie di sua competenza la Regione puo'
concludere accordi con Stati e intese con enti territoriali
interni ad altro Stato, nei casi e con le forme
disciplinati da leggi dello Stato."
"Art. 120. La Regione non puo' istituire dazi di
importazione o esportazione o transito tra le Regioni, ne'
adottare provvedimenti che ostacolino in qualsiasi modo la
libera circolazione delle persone e delle cose tra le
Regioni [Cost. 16], ne' limitare l'esercizio del diritto al
lavoro in qualunque parte del territorio nazionale.
Il Governo puo' sostituirsi a organi delle Regioni,
delle Citta' metropolitane, delle Province e dei Comuni nel
caso di mancato rispetto di norme e trattati internazionali
o della normativa comunitaria oppure di pericolo grave per
l'incolumita' e la sicurezza pubblica, ovvero quando lo
richiedono la tutela dell'unita' giuridica o dell'unita'
economica e in particolare la tutela dei livelli essenziali
delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali,
prescindendo dai confini territoriali dei governi locali.
La legge definisce le procedure atte a garantire che i
poteri sostitutivi siano esercitati nel rispetto del
principio di sussidiarieta' e del principio di leale
collaborazione."
"Art. 127. Il Governo, quando ritenga che una legge
regionale ecceda la competenza della Regione, puo'
promuovere la questione di legittimita' costituzionale
dinanzi alla Corte costituzionale entro sessanta giorni
dalla sua pubblicazione.
La Regione, quando ritenga che una legge o un atto
avente valore di legge dello Stato o di un'altra Regione
leda la sua sfera di competenza, puo' promuovere la
questione di legittimita' costituzionale dinanzi alla Corte
costituzionale entro sessanta giorni dalla pubblicazione
della legge o dell'atto avente valore di legge.".



 
Art. 5
Tutela amministrativa contro le clausole vessatorie

1. Al codice del consumo di cui al decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206, dopo l'articolo 37 e' inserito il seguente:
«Art. 37-bis. - (Tutela amministrativa contro le clausole vessatorie). - 1. L'Autorita' garante della concorrenza e del mercato, sentite le associazioni di categoria rappresentative a livello nazionale e le camere di commercio interessate o loro unioni, d'ufficio o su denuncia, ai soli fini di cui ai commi successivi, dichiara la vessatorieta' delle clausole inserite nei contratti tra professionisti e consumatori che si concludono mediante adesione a condizioni generali di contratto o con la sottoscrizione di moduli, modelli o formulari. Si applicano le disposizioni previste dall'articolo 14, commi 2, 3 e 4, della legge 10 ottobre 1990, n. 287, secondo le modalita' previste dal regolamento di cui al comma 5. In caso di inottemperanza, a quanto disposto dall'Autorita' ai sensi dell'articolo 14, comma 2, della legge 10 ottobre 1990, n. 287, l'Autorita' applica una sanzione amministrativa pecuniaria da 2.000 euro a 20.000 euro. Qualora le informazioni o la documentazione fornite non siano veritiere, l'Autorita' applica una sanzione amministrativa pecuniaria da 4.000 euro a 40.000 euro.
2. Il provvedimento che accerta la vessatorieta' della clausola e' diffuso anche per estratto mediante pubblicazione su apposita sezione del sito internet istituzionale dell'Autorita', sul sito dell'operatore che adotta la clausola ritenuta vessatoria e mediante ogni altro mezzo ritenuto opportuno in relazione all'esigenza di informare compiutamente i consumatori a cura e spese dell'operatore. In caso di inottemperanza alle disposizioni di cui al presente comma, l'Autorita' applica una sanzione amministrativa pecuniaria da 5.000 euro a 50.000 euro.
3. L'imprese interessate hanno facolta' di interpellare preventivamente l'Autorita' in merito alla vessatorieta' delle clausole che intendono utilizzare nei rapporti commerciali con i consumatori secondo le modalita' previste dal regolamento di cui al comma 5. L'Autorita' si pronuncia sull'interpello entro il termine di centoventi giorni dalla richiesta, salvo che le informazioni fornite risultino gravemente inesatte, incomplete o non veritiere. Le clausole non ritenute vessatorie a seguito di interpello non possono essere successivamente valutate dall'Autorita' per gli effetti di cui al comma 2. Resta in ogni caso ferma la responsabilita' dei professionisti nei confronti dei consumatori.
4. In materia di tutela giurisdizionale, contro gli atti dell'Autorita', adottati in applicazione del presente articolo, e' competente il giudice amministrativo. E' fatta salva la giurisdizione del giudice ordinario sulla validita' delle clausole vessatorie e sul risarcimento del danno.
5. L'Autorita', con proprio regolamento, disciplina la procedura istruttoria in modo da garantire il contraddittorio e l'accesso agli atti, nei rispetto dei legittimi motivi di riservatezza. Con lo stesso regolamento l'Autorita' disciplina le modalita' di consultazione con le associazioni di categoria rappresentative a livello nazionale e con le camere di commercio interessate o loro unioni attraverso l'apposita sezione del sito internet di cui al comma 2 nonche' la procedura di interpello. Nell'esercizio delle competenze di cui al presente articolo, l'Autorita' puo' sentire le autorita' di regolazione o vigilanza dei settori in cui i professionisti interessati operano, nonche' le camere di commercio interessate o le loro unioni.
6. Le attivita' di cui al presente articolo sono svolte con le risorse umane, strumentali e finanziarie gia' disponibili a legislazione vigente.»



Riferimenti normativi
Si riporta il testo dell'articolo 37-bis del codice del
consumo di cui al decreto legislativo 6 settembre 2005, n.
206, come introdotto dalla presente legge:
«Art. 37-bis. - (Tutela amministrativa contro le
clausole vessatorie). - 1. L'Autorita' garante della
concorrenza e del mercato, sentite le associazioni di
categoria rappresentative a livello nazionale e le camere
di commercio interessate o loro unioni, d'ufficio o su
denuncia, ai soli fini di cui ai commi successivi, dichiara
la vessatorieta' delle clausole inserite nei contratti tra
professionisti e consumatori che si concludono mediante
adesione a condizioni generali di contratto o con la
sottoscrizione di moduli, modelli o formulari. Si applicano
le disposizioni previste dall'articolo 14, commi 2, 3 e 4,
della legge 10 ottobre 1990, n. 287, secondo le modalita'
previste dal regolamento di cui al comma 5. In caso di
inottemperanza, a quanto disposto dall'Autorita' ai sensi
dell'articolo 14, comma 2, della legge 10 ottobre 1990, n.
287, l'Autorita' applica una sanzione amministrativa
pecuniaria da 2.000 euro a 20.000 euro. Qualora le
informazioni o la documentazione fornite non siano
veritiere, l'Autorita' applica una sanzione amministrativa
pecuniaria da 4.000 euro a 40.000 euro.
2. Il provvedimento che accerta la vessatorieta' della
clausola e' diffuso anche per estratto mediante
pubblicazione su apposita sezione del sito internet
istituzionale dell'Autorita', sul sito dell'operatore che
adotta la clausola ritenuta vessatoria e mediante ogni
altro mezzo ritenuto opportuno in relazione all'esigenza di
informare compiutamente i consumatori a cura e spese
dell'operatore. In caso di inottemperanza alle disposizioni
di cui al presente comma, l'Autorita' applica una sanzione
amministrativa pecuniaria da 5.000 euro a 50.000 euro.
3. L'imprese interessate hanno facolta' di
vessatorieta' delle clausole che intendono utilizzare nei
rapporti commerciali con i consumatori secondo le modalita'
previste dal regolamento di cui al comma 5. L'Autorita' si
pronuncia sull'interpello entro il termine di centoventi
giorni dalla richiesta, salvo che le informazioni fornite
risultino gravemente inesatte, incomplete o non veritiere.
Le clausole non ritenute vessatorie a seguito di interpello
non possono essere successivamente valutate dall'Autorita'
per gli effetti di cui al comma 2. Resta in ogni caso ferma
la responsabilita' dei professionisti nei confronti dei
consumatori.
4. In materia di tutela giurisdizionale, contro gli
atti dell'Autorita', adottati in applicazione del presente
articolo, e' competente il giudice amministrativo. E' fatta
salva la giurisdizione del giudice ordinario sulla
validita' delle clausole vessatorie e sul risarcimento del
danno».
5. L'Autorita', con proprio regolamento, disciplina la
procedura istruttoria in modo da garantire il
contraddittorio e l'accesso agli atti, nei rispetto dei
legittimi motivi di riservatezza. Con lo stesso regolamento
l'Autorita' disciplina le modalita' di consultazione con le
associazioni di categoria rappresentative a livello
nazionale e con le camere di commercio interessate o loro
unioni attraverso l'apposita sezione del sito internet di
cui al comma 2 nonche' la procedura di interpello.
Nell'esercizio delle competenze di cui al presente
articolo, l'Autorita' puo' sentire le autorita' di
regolazione o vigilanza dei settori in cui i professionisti
interessati operano, nonche' le camere di commercio
interessate o le loro unioni.
6. Le attivita' di cui al presente articolo sono svolte
con le risorse umane, strumentali e finanziarie gia'
disponibili a legislazione vigente.».
Si riporta il testo dell'articolo 14, commi 2, 3, 4 e 5
della legge 10 ottobre 1990, n. 287 (Norme per la tutela
della concorrenza e del mercato):
"Art. 14. Istruttoria. - 1. L'Autorita', nei casi di
presunta infrazione agli articoli 2 o 3, notifica
l'apertura dell'istruttoria alle imprese e agli enti
interessati. I titolari o legali rappresentanti delle
imprese ed enti hanno diritto di essere sentiti,
personalmente o a mezzo di procuratore speciale, nel
termine fissato contestualmente alla notifica ed hanno
facolta' di presentare deduzioni e pareri in ogni stadio
dell'istruttoria, nonche' di essere nuovamente sentiti
prima della chiusura di questa.
2. L'Autorita' puo' in ogni momento dell'istruttoria
richiedere alle imprese, enti o persone che ne siano in
possesso, di fornire informazioni e di esibire documenti
utili ai fini dell'istruttoria; disporre ispezioni al fine
di controllare i documenti aziendali e di prenderne copia,
anche avvalendosi della collaborazione di altri organi
dello Stato; disporre perizie e analisi economiche e
statistiche nonche' la consultazione di esperti in ordine a
qualsiasi elemento rilevante ai fini dell'istruttoria.
3. Tutte le notizie, le informazioni o i dati
riguardanti le imprese oggetto di istruttoria da parte
dell'Autorita' sono tutelati dal segreto d'ufficio anche
nei riguardi delle pubbliche amministrazioni.
4. I funzionari dell'Autorita' nell'esercizio delle
loro funzioni sono pubblici ufficiali. Essi sono vincolati
dal segreto d'ufficio.
5. Con provvedimento dell'Autorita', i soggetti
richiesti di fornire gli elementi di cui al comma 2 sono
sottoposti alla sanzione amministrativa pecuniaria fino a
cinquanta milioni di lire se rifiutano od omettono, senza
giustificato motivo, di fornire le informazioni o di
esibire i documenti ovvero alla sanzione amministrativa
pecuniaria fino a cento milioni di lire se forniscono
informazioni od esibiscono documenti non veritieri. Sono
salve le diverse sanzioni previste dall'ordinamento
vigente.".



 
Art. 5-bis

Finanziamento e risorse dell'Autorita' garante della concorrenza e
del mercato

1. All'articolo 10 della legge 10 ottobre 1990, n. 287, dopo il comma 7-bis sono inseriti seguenti:
«7-ter. All'onere derivante dal funzionamento dell'Autorita' garante della concorrenza e del mercato si provvede mediante un contributo di importo pari allo 0,08 per mille del fatturato risultante dall'ultimo bilancio approvato dalle societa' di capitale, con ricavi totali superiori a 50 milioni di euro, fermi restando i criteri stabiliti dal comma 2 dell'articolo 16 della presente legge. La soglia massima di contribuzione a carico di ciascuna impresa non puo' essere superiore a cento volte la misura minima.
7-quater. Ferme restando, per l'anno 2012, tutte le attuali forme di finanziamento, ivi compresa l'applicazione dell'articolo 2, comma 241, della legge 23 dicembre 2009, n. 191, in sede di prima applicazione, per l'anno 2013, il contributo di cui al comma 7-ter e' versato direttamente all'Autorita' con le modalita' determinate dall'Autorita' medesima con propria deliberazione, entro il 30 ottobre 2012. Per gli anni successivi, a decorrere dall'anno 2014, il contributo e' versato, entro il 31 luglio di ogni anno, direttamente all'Autorita' con le modalita' determinate dall'Autorita' medesima con propria deliberazione. Eventuali variazioni della misura e delle modalita' di contribuzione possono essere adottate dall'Autorita' medesima con propria deliberazione, nel limite massimo dello 0,5 per mille del fatturato risultante dal bilancio approvato precedentemente all'adozione della delibera, ferma restando la soglia massima di contribuzione di cui al comma 7-ter».
2. A far data dal 1° gennaio 2013:
a) all'articolo 10, comma 7, primo periodo, della legge 10 ottobre 1990, n. 287, le parole da: «nei limiti del fondo» fino a: «e dell'artigianato» sono sostituite dalle seguenti: «nei limiti del contributo di cui al comma 7-ter»;
b) il comma 7-bis dell'articolo 10 della legge 10 ottobre 1990, n. 287, e' abrogato;
c) all'articolo 16, comma 1, della legge 10 ottobre 1990, n. 287, la parola: «ovvero» e' sostituita dalla seguente: «e»;
d) all'articolo 9, comma 1, del decreto-legge 30 dicembre 2008, n. 207, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 2009, n. 14, le parole da: «Gli importi da» fino a: «specifiche esigenze dell'Autorita'» sono soppresse.
3. In ragione delle nuove competenze attribuite all'Autorita' garante della concorrenza e del mercato in base agli articoli 1, 5, 25, 62 e 86 del presente decreto, la pianta organica dell'Autorita' e' incrementata di venti posti. Ai relativi oneri si provvede con le risorse di cui al comma 7-ter dell'articolo 10 della legge 10 ottobre 1990, n. 287, introdotto dal comma 1 del presente articolo.
4. Nel caso in cui disposizioni di legge o regolamentari dispongano l'utilizzazione presso l'Autorita' garante della concorrenza e del mercato di un contingente di personale in posizione di comando o di distacco, le amministrazioni di appartenenza sono tenute ad adottare il provvedimento di comando o di distacco entro quindici giorni dalla richiesta, anche in deroga alle norme dei rispettivi ordinamenti.



Riferimenti normativi
Si riporta il testo dell'articolo 2, comma 241, della
legge 23 dicembre 2009, n. 191 (legge finanziaria 2010):
"241. Per gli anni 2010, 2011 e 2012 e' attribuita, per
ogni anno, all'autorita' di cui alla legge 10 ottobre 1990,
n. 287, una quota pari: a 2,2 milioni di euro, per ciascun
anno, delle entrate di cui all' articolo 23 della legge 12
agosto 1982, n. 576, e successive modificazioni; a 8,4
milioni di euro, per ciascun anno, delle entrate di cui
all' articolo 2, comma 38, della legge 14 novembre 1995, n.
481; a 6 milioni di euro, per l'anno 2010, e a 5,9 milioni
di euro, per ciascuno degli anni 2011 e 2012, delle entrate
di cui all'articolo 1, comma 6, lettera c), numero 5),
della legge 31 luglio 1997, n. 249; a 7 milioni di euro,
per l'anno 2010, e a 7,7 milioni di euro, per ciascuno
degli anni 2011 e 2012, delle entrate di cui all'articolo
1, comma 67, della legge 23 dicembre 2005, n. 266, e
successive modificazioni. Per gli anni 2011 e 2012 e'
attribuita all'autorita' di cui al codice in materia di
protezione dei dati personali, di cui al decreto
legislativo 30 giugno 2003, n. 196, una quota pari: a 1,6
milioni di euro, per ciascun anno, delle entrate di cui al
citato articolo 23 della legge n. 576 del 1982, e
successive modificazioni; a 3,2 milioni di euro, per
ciascun anno, delle entrate di cui al citato articolo 2,
comma 38, della legge n. 481 del 1995; a 3,6 milioni di
euro, per ciascun anno, delle entrate di cui al citato
articolo 1, comma 6, lettera c), numero 5), della legge n.
249 del 1997;
a 3,6 milioni di euro, per ciascun anno, delle entrate
di cui al citato articolo 1, comma 67, della legge n. 266
del 2005, e successive modificazioni. Per gli anni 2010,
2011 e 2012 e' attribuita, per ogni anno, all'autorita' di
cui alla legge 12 giugno 1990, n. 146, una quota pari: a
0,1 milioni di euro, per ciascun anno, delle entrate di cui
al citato articolo 23 della legge n. 576 del 1982, e
successive modificazioni; a 0,3 milioni di euro, per
ciascun anno, delle entrate di cui al citato articolo 2,
comma 38, della legge n. 481 del 1995; a 0,3 milioni di
euro, per ciascun anno, delle entrate di cui al citato
articolo 1, comma 6, lettera c), numero 5), della legge n.
249 del 1997; a 0,3 milioni di euro, per ciascun anno,
delle entrate di cui al citato articolo 1, comma 67, della
legge n. 266 del 2005, e successive modificazioni; a 1
milione di euro, per ciascun anno, delle entrate di cui
all' articolo 13 della legge 8 agosto 1995, n. 335, e
successive modificazioni, e di cui all'articolo 59, comma
39, della legge 27 dicembre 1997, n. 449. Le somme di cui
ai precedenti periodi sono trasferite dall'autorita'
contribuente all'autorita' beneficiaria entro il 31 gennaio
di ciascun anno. A fini di perequazione, con decreto del
Presidente della Repubblica, su proposta del Ministro
dell'economia e delle finanze, sentite le autorita'
interessate, sono stabilite, senza maggiori oneri per la
finanza pubblica, misure reintegrative in favore delle
autorita' contribuenti, nei limiti del contributo versato,
a partire dal decimo anno successivo all'erogazione del
contributo, a carico delle autorita' indipendenti
percipienti che a tale data presentino un avanzo di
amministrazione.".
Si riporta il testo degli articoli 10, comma 7, primo
periodo, 7-bis e 16 della legge 10 ottobre 1990, n. 287,
come modificato dalla presente legge a far data dal 1°
gennaio 2013:
"Art. 10. Autorita' garante della concorrenza e del
mercato. (Omissis).
7. L'Autorita' provvede all'autonoma gestione delle
spese per il proprio funzionamento nei limiti del
contributo di cui al comma 7-ter. La gestione finanziaria
si svolge in base al bilancio di previsione approvato
dall'Autorita' entro il 31 dicembre dell'anno precedente a
quello cui il bilancio si riferisce. Il contenuto e la
struttura del bilancio di previsione, il quale deve
comunque contenere le spese indicate entro i limiti delle
entrate previste, sono stabiliti dal regolamento di cui al
comma 6, che disciplina anche le modalita' per le eventuali
variazioni. Il rendiconto della gestione finanziaria,
approvato entro il 30 aprile dell'anno successivo, e'
soggetto al controllo della Corte dei conti. Il bilancio
preventivo e il rendiconto della gestione finanziaria sono
pubblicati nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana.
7-bis. (abrogato)."
"Art. 16. Comunicazione delle concentrazioni. - 1. Le
operazioni di concentrazione di cui all'articolo 5 devono
essere preventivamente comunicate all'Autorita' qualora il
fatturato totale realizzato a livello nazionale
dall'insieme delle imprese interessate sia superiore a
cinquecento miliardi di lire, e qualora il fatturato totale
realizzato a livello nazionale dall'impresa di cui e'
prevista l'acquisizione sia superiore a cinquanta miliardi
di lire. Tali valori sono incrementati ogni anno di un
ammontare equivalente all'aumento dell'indice del
deflattore dei prezzi del prodotto interno lordo.".
Si riporta il testo dell'articolo 9, comma 1, del
decreto-legge 30 dicembre 2008, n. 207, convertito, con
modificazioni, dalla legge 27 febbraio 2009, n. 14, come
modificato dalla presente legge:
"Art. 9. Versamento delle sanzioni e comandi di
personale - 1. Il termine per il pagamento delle sanzioni
amministrative pecuniarie previste dai decreti legislativi
2 agosto 2007, n. 145, e 2 agosto 2007, n. 146, irrogate
nell'anno 2008 dall'Autorita' garante della concorrenza e
del mercato, e' prorogato di trenta giorni.".



 
Art. 5-ter
Rating di legalita' delle imprese

1. Al fine di promuovere l'introduzione di principi etici nei comportamenti aziendali, all'Autorita' garante della concorrenza e del mercato e' attribuito il compito di segnalare al Parlamento le modifiche normative necessarie al perseguimento del sopraindicato scopo anche in rapporto alla tutela dei consumatori, nonche' di procedere, in raccordo con i Ministeri della giustizia e dell'interno, alla elaborazione di un rating di legalita' per le imprese operanti nel territorio nazionale; del rating attribuito si tiene conto in sede di concessione di finanziamenti pubblici da parte delle pubbliche amministrazioni, nonche' in sede di accesso al credito bancario.
 
Art. 6
Norme per rendere efficace l'azione di classe

1. All'articolo 140-bis del codice del consumo di cui al decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al comma 1, dopo le parole: «di cui al comma 2» sono inserite le seguenti: «nonche' gli interessi collettivi»;
b) al comma 2, alinea, sono premesse le seguenti parole: «L'azione di classe ha per oggetto l'accertamento della responsabilita' e la condanna al risarcimento del danno e alle restituzioni in favore degli utenti consumatori.»;
c) al comma 2, lettera a), la parola: «identica» e' sostituita dalla seguente: «omogenea»;
d) al comma 2, lettera b), la parola: «identici» e' sostituita dalla seguente: «omogenei» e dopo la parola: «prodotto» sono inserite le seguenti: «o servizio»;
e) al comma 2, lettera c), la parola: «identici» e' sostituita dalla seguente: «omogenei»;
f) al comma 3, primo periodo, dopo le parole: «di difensore» sono inserite le seguenti: «anche tramite posta elettronica certificata e fax»;
g) al comma 6, secondo periodo, le parole: «l'identita' dei diritti individuali» sono sostituite dalle seguenti: «l'omogeneita' dei diritti individuali»;
h) al comma 12, dopo il primo periodo sono inseriti i seguenti: «In questo ultimo caso il giudice assegna alle parti un termine, non superiore a novanta giorni, per addivenire ad un accordo sulla liquidazione del danno. Il processo verbale dell'accordo, sottoscritto dalle parti e dal giudice, costituisce titolo esecutivo. Scaduto il termine senza che l'accordo sia stato raggiunto, il giudice, su istanza di almeno una delle parti, liquida le somme dovute ai singoli aderenti».



Riferimenti normativi
Si riporta il testo dell'articolo 140-bis del codice
del consumo di cui al decreto legislativo 6 settembre 2005,
n. 206, come modificato dalla presente legge:
"Art. 140-bis. Azione di classe. 1. I diritti
individuali omogenei dei consumatori e degli utenti di cui
al comma 2 nonche' gli interessi collettivi; sono
tutelabili anche attraverso l'azione di classe, secondo le
previsioni del presente articolo. A tal fine ciascun
componente della classe, anche mediante associazioni cui
da' mandato o comitati cui partecipa, puo' agire per
l'accertamento della responsabilita' e
per la condanna al risarcimento del danno e alle
restituzioni.
2. L'azione tutela:
L'azione di classe ha per oggetto l'accertamento della
responsabilita' e la condanna al risarcimento del danno e
alle restituzioni in favore degli utenti consumatori.;
a) i diritti contrattuali di una pluralita' di
consumatori e utenti che versano nei confronti di una
stessa impresa in situazione omogenea, inclusi i diritti
relativi a contratti stipulati ai sensi degli articoli 1341
e 1342 del codice civile;
b) i diritti omogenei spettanti ai consumatori finali
di un determinato prodotto o servizio nei confronti del
relativo produttore, anche a prescindere da un diretto
rapporto contrattuale;
c) i diritti omogenei> al ristoro del pregiudizio
derivante agli stessi consumatori e utenti da pratiche
commerciali scorrette o da comportamenti
anticoncorrenziali.
3. I consumatori e utenti che intendono avvalersi della
tutela di cui al presente articolo aderiscono all'azione di
classe, senza ministero di difensore anche tramite posta
elettronica certificata e fax.
L'adesione comporta rinuncia a ogni azione restitutoria
o risarcitoria individuale fondata sul medesimo titolo,
salvo quanto previsto dal comma 15. L'atto di adesione,
contenente, oltre all'elezione di domicilio, l'indicazione
degli elementi costitutivi del diritto fatto valere con la
relativa documentazione probatoria, e' depositato in
cancelleria, anche tramite l'attore, nel termine di cui al
comma 9, lettera b). Gli effetti sulla prescrizione ai
sensi degli articoli 2943 e 2945 del codice civile
decorrono dalla notificazione della domanda e, per coloro
che hanno aderito successivamente, dal deposito dell'atto
di adesione.
4. La domanda e' proposta al tribunale presso cui e'
istituita la sezione specializzata di cui all'articolo 1
del decreto legislativo 27 giugno 2003, n. 168, e
successive modificazioni (169).
5. La domanda si propone con atto di citazione
notificato anche all'ufficio del pubblico ministero presso
il tribunale adito, il quale puo' intervenire limitatamente
al giudizio di ammissibilita'.
6. All'esito della prima udienza il tribunale decide
con ordinanza sull'ammissibilita' della domanda, ma puo'
sospendere il giudizio quando sui fatti rilevanti ai fini
del decidere e' in corso un'istruttoria davanti a
un'autorita' indipendente ovvero un giudizio davanti al
giudice amministrativo. La domanda e' dichiarata
inammissibile quando e' manifestamente infondata, quando
sussiste un conflitto di interessi ovvero quando il giudice
non ravvisa l'omogeneita' dei diritti individuali
tutelabili ai sensi del comma 2, nonche' quando il
proponente non appare in grado di curare adeguatamente
l'interesse della classe.
7. L'ordinanza che decide sulla ammissibilita' e'
reclamabile davanti alla corte d'appello nel termine
perentorio di trenta giorni dalla sua comunicazione o
notificazione se anteriore. Sul reclamo la corte
d'appello decide con ordinanza in camera di consiglio
non oltre quaranta giorni dal deposito del ricorso. Il
reclamo dell'ordinanza ammissiva non sospende il
procedimento davanti al tribunale.
8. Con l'ordinanza di inammissibilita', il giudice
regola le spese, anche ai sensi dell'articolo 96 del codice
di procedura civile, e ordina la piu' opportuna pubblicita'
a cura e spese del soccombente.
9. Con l'ordinanza con cui ammette l'azione il
tribunale fissa termini e modalita' della piu' opportuna
pubblicita', ai fini della tempestiva adesione degli
appartenenti alla classe. L'esecuzione della pubblicita' e'
condizione di procedibilita' della domanda. Con la stessa
ordinanza il tribunale:
a) definisce i caratteri dei diritti individuali
oggetto del giudizio, specificando i criteri in base ai
quali i soggetti che chiedono di aderire sono inclusi nella
classe o devono ritenersi esclusi dall'azione;
b) fissa un termine perentorio, non superiore a
centoventi giorni dalla scadenza di quello per l'esecuzione
della pubblicita', entro il quale gli atti di adesione,
anche a mezzo dell'attore, sono depositati in cancelleria.
Copia dell'ordinanza e' trasmessa, a cura della
cancelleria, al Ministero dello sviluppo economico che ne
cura ulteriori forme di pubblicita', anche mediante la
pubblicazione sul relativo sito internet.
10. E' escluso l'intervento di terzi ai sensi
dell'articolo 105 del codice di procedura civile.
11. Con l'ordinanza con cui ammette l'azione il
tribunale determina altresi' il corso della procedura
assicurando, nel rispetto del contraddittorio, l'equa,
efficace e sollecita gestione del processo. Con la stessa o
con successiva ordinanza, modificabile o revocabile in ogni
tempo, il tribunale prescrive le misure atte a evitare
indebite ripetizioni o complicazioni nella presentazione di
prove o argomenti; onera le parti della pubblicita'
ritenuta necessaria a tutela degli aderenti; regola nel
modo che ritiene piu' opportuno l'istruzione probatoria e
disciplina ogni altra questione di rito, omessa ogni
formalita' non essenziale al contraddittorio.
12. Se accoglie la domanda, il tribunale pronuncia
sentenza di condanna con cui liquida, ai sensi
dell'articolo 1226 del codice civile, le somme definitive
dovute a coloro che hanno aderito all'azione o stabilisce
il criterio omogeneo di calcolo per la liquidazione di
dette somme. In questo ultimo caso il giudice assegna alle
parti un termine, non superiore a novanta giorni, per
addivenire ad un accordo sulla liquidazione del danno. Il
processo verbale dell'accordo, sottoscritto dalle parti e
dal giudice, costituisce titolo esecutivo. Scaduto il
termine senza che l'accordo sia stato raggiunto, il
giudice, su istanza di almeno una delle parti, liquida le
somme dovute ai singoli aderenti. In caso di accoglimento
di un'azione di classe proposta nei confronti di gestori di
servizi pubblici o di pubblica utilita', il tribunale tiene
conto di quanto riconosciuto in favore degli utenti e dei
consumatori danneggiati nelle relative carte dei servizi
eventualmente emanate. La sentenza diviene esecutiva
decorsi centottanta giorni dalla pubblicazione. I pagamenti
delle somme dovute effettuati durante tale periodo sono
esenti da ogni diritto e incremento, anche per gli
accessori di legge maturati dopo la pubblicazione della
sentenza.
13. La corte d'appello, richiesta dei provvedimenti di
cui all'articolo 283 del codice di procedura civile, tiene
altresi' conto dell'entita' complessiva della somma
gravante sul debitore, del numero dei creditori, nonche'
delle connesse difficolta' di ripetizione in caso di
accoglimento del gravame. La corte puo' comunque disporre
che, fino al passaggio in giudicato della sentenza, la
somma complessivamente dovuta dal debitore sia depositata e
resti vincolata nelle forme ritenute piu' opportune.
14. La sentenza che definisce il giudizio fa' stato
anche nei confronti degli aderenti. E' fatta salva l'azione
individuale dei soggetti che non aderiscono all'azione
collettiva. Non sono proponibili ulteriori azioni di classe
per i medesimi fatti e nei confronti della stessa impresa
dopo la scadenza del termine per l'adesione assegnato dal
giudice ai sensi del comma 9. Quelle proposte entro detto
termine sono riunite d'ufficio se pendenti davanti allo
stesso tribunale; altrimenti il giudice successivamente
adito ordina la cancellazione della causa dal ruolo,
assegnando un termine perentorio non superiore a sessanta
giorni per la riassunzione davanti al primo giudice.
15. Le rinunce e le transazioni intervenute tra le
parti non pregiudicano i diritti degli aderenti che non vi
hanno espressamente consentito. Gli stessi diritti sono
fatti salvi anche nei casi di estinzione del giudizio o di
chiusura anticipata del processo.



 
Art. 7

Tutela delle microimprese da pratiche commerciali ingannevoli e
aggressive

1. All'articolo 18, comma 1, del codice di cui al decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206, dopo la lettera d) e' inserita la seguente:
«d-bis) "microimprese": entita', societa' o associazioni, che, a prescindere dalla forma giuridica, esercitano un'attivita' economica, anche a titolo individuale o familiare, occupando meno di dieci persone e realizzando un fatturato annuo oppure un totale di bilancio annuo non superiori a due milioni di euro, ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 3, dell'allegato alla raccomandazione n. 2003/361/CE della Commissione, del 6 maggio 2003».
2. All'articolo 19, comma 1, del decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206, dopo le parole: «relativa a un prodotto» sono aggiunte, infine, le seguenti: «, nonche' alle pratiche commerciali scorrette tra professionisti e microimprese. Per le microimprese la tutela in materia di pubblicita' ingannevole e di pubblicita' comparativa illecita e' assicurata in via esclusiva dal decreto legislativo 2 agosto 2007, n. 145.».



Riferimenti normativi
Si riporta il testo dell'articolo 18, comma 1, del
codice di cui al decreto legislativo n. 206 del 2005,
come modificato dalla presente legge.
"Art. 18. Definizioni. - 1. Ai fini del presente
titolo, si intende per:
a) «consumatore»: qualsiasi persona fisica che, nelle
pratiche commerciali oggetto del presente titolo, agisce
per fini che non rientrano nel quadro della sua attivita'
commerciale, industriale, artigianale o professionale;
b) «professionista»: qualsiasi persona fisica o
giuridica che, nelle pratiche commerciali oggetto
del presente titolo, agisce nel quadro della sua attivita'
commerciale, industriale, artigianale o professionale e
chiunque agisce in nome o per conto di un professionista;
c) «prodotto»: qualsiasi bene o servizio, compresi i
beni immobili, i diritti e le obbligazioni;
d) «pratiche commerciali tra professionisti e
consumatori» (di seguito denominate: «pratiche
commerciali»): qualsiasi azione, omissione, condotta o
dichiarazione, comunicazione commerciale ivi compresa la
pubblicita' e la commercializzazione del prodotto, posta in
essere da un professionista, in relazione alla promozione,
vendita o fornitura di un prodotto ai consumatori;
d-bis) «microimprese»: entita', societa' o
associazioni, che, a prescindere dalla forma giuridica,
esercitano un'attivita' economica, anche a titolo
individuale o familiare, occupando meno di dieci persone e
realizzando un fatturato annuo oppure un totale di bilancio
annuo non superiori a due milioni di euro, ai sensi
dell'articolo 2, paragrafo 3, dell'allegato alla
raccomandazione n. 2003/361/CE della Commissione, del 6
maggio 2003;
e) «falsare in misura rilevante il comportamento
economico dei consumatori»: l'impiego di una pratica
commerciale idonea ad alterare sensibilmente la capacita'
del consumatore di prendere una decisione consapevole,
inducendolo pertanto ad assumere una decisione di natura
commerciale che non avrebbe altrimenti preso;
f) «codice di condotta»: un accordo o una normativa che
non e' imposta dalle disposizioni legislative,
regolamentari o amministrative di uno Stato membro e che
definisce il comportamento dei professionisti che si
impegnano a rispettare tale codice in relazione a una o
piu' pratiche commerciali o ad uno o piu' settori
imprenditoriali specifici;
g) «responsabile del codice»: qualsiasi soggetto,
compresi un professionista o un gruppo di professionisti,
responsabile della formulazione e revisione di un codice di
condotta ovvero del controllo del rispetto del codice da
parte di coloro che si sono impegnati a rispettarlo;
h) «diligenza professionale»: il normale grado della
specifica competenza ed attenzione che ragionevolmente i
consumatori attendono da un professionista nei loro
confronti rispetto ai principi generali di correttezza e di
buona fede nel settore di attivita' del professionista;
i) «invito all'acquisto»: una comunicazione commerciale
indicante le caratteristiche e il prezzo del prodotto in
forme appropriate rispetto al mezzo impiegato per la
comunicazione commerciale e pertanto tale da consentire al
consumatore di effettuare un acquisto;
l) «indebito condizionamento»: lo sfruttamento di una
posizione di potere rispetto al consumatore per esercitare
una pressione, anche senza il ricorso alla forza fisica o
la minaccia di tale ricorso, in modo da limitare
notevolmente la capacita' del consumatore di prendere una
decisione consapevole;
m) «decisione di natura commerciale»: la decisione
presa da un consumatore relativa a se acquistare o meno un
prodotto, in che modo farlo e a quali condizioni, se pagare
integralmente o parzialmente, se tenere un prodotto o
disfarsene o se esercitare un diritto contrattuale in
relazione al prodotto; tale decisione puo' portare il
consumatore a compiere un'azione o all'astenersi dal
compierla;
n) «professione regolamentata»: attivita'
professionale, o insieme di attivita' professionali,
l'accesso alle quali e il cui esercizio, o una delle cui
modalita' di esercizio, e' subordinata direttamente o
indirettamente, in base a disposizioni legislative,
regolamentari o amministrative, al possesso di determinate
qualifiche professionali.
La raccomandazione della Commissione relativa alla
definizione delle microimprese, piccole e medie imprese, e'
pubblicata nella G.U.U.E. 20 maggio 2003, n. L 124.
Si riporta il testo dell'articolo 19, comma 1, del
citato decreto legislativo n. 206 del 2005, come modificato
dalla presente legge:
"Art. 19. Ambito di applicazione. - 1. Il presente
titolo si applica alle pratiche commerciali scorrette tra
professionisti e consumatori poste in essere prima, durante
e dopo un'operazione commerciale relativa a un prodotto,
nonche' alle pratiche commerciali scorrette tra
professionisti e microimprese. Per le microimprese la
tutela in materia di pubblicita' ingannevole e di
pubblicita' comparativa illecita e' assicurata in via
esclusiva dal decreto legislativo 2 agosto 2007, n. 145.
Il decreto legislativo 2 agosto 2007, n. 145 (
Attuazione dell'articolo 14 della direttiva 2005/29/CE che
modifica la direttiva 84/450/CEE sulla pubblicita'
ingannevole) e' pubblicato nella Gazz. Uff. 6 settembre
2007, n. 207.



 
Art. 8
Contenuto delle carte di servizio

1. Le carte di servizio, nel definire gli obblighi cui sono tenuti i gestori dei servizi pubblici, anche locali, o di un'infrastruttura necessaria per l'esercizio di attivita' di impresa o per l'esercizio di un diritto della persona costituzionalmente garantito, indicano in modo specifico i diritti, anche di natura risarcitoria, che gli utenti possono esigere nei confronti dei gestori del servizio e dell'infrastruttura.
2. Al fine di tutelare i diritti dei consumatori e degli utenti dei servizi pubblici locali e di garantire la qualita', l'universalita' e l'economicita' delle relative prestazioni, le Autorita' indipendenti di regolazione e ogni altro ente pubblico, anche territoriale, dotato di competenze di regolazione sui servizi pubblici, anche locali, definiscono gli specifici diritti di cui al comma 1. Sono fatte salve ulteriori garanzie che le imprese che gestiscono il servizio o l'infrastruttura definiscono autonomamente.
 
Art. 9
Disposizioni sulle professioni regolamentate

1. Sono abrogate le tariffe delle professioni regolamentate nel sistema ordinistico.
2. Ferma restando l'abrogazione di cui al comma 1, nel caso di liquidazione da parte di un organo giurisdizionale, il compenso del professionista e' determinato con riferimento a parametri stabiliti con decreto del Ministro vigilante, da adottare nel termine di centoventi giorni successivi alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto. Entro lo stesso termine, con decreto del Ministro della giustizia, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, sono anche stabiliti i parametri per oneri e contribuzioni alle casse professionali e agli archivi precedentemente basati sulle tariffe. Il decreto deve salvaguardare l'equilibrio finanziario, anche di lungo periodo, delle casse previdenziali professionali.
3. Le tariffe vigenti alla data di entrata in vigore del presente decreto continuano ad applicarsi, limitatamente alla liquidazione delle spese giudiziali, fino alla data di entrata in vigore dei decreti ministeriali di cui al comma 2 e, comunque, non oltre il centoventesimo giorno dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto.
4. Il compenso per le prestazioni professionali e' pattuito, nelle forme previste dall'ordinamento, al momento del conferimento dell'incarico professionale. Il professionista deve rendere noto al cliente il grado di complessita' dell'incarico, fornendo tutte le informazioni utili circa gli oneri ipotizzabili dal momento del conferimento fino alla conclusione dell'incarico e deve altresi' indicare i dati della polizza assicurativa per i danni provocati nell'esercizio dell'attivita' professionale. In ogni caso la misura del compenso e' previamente resa nota al cliente con in preventivo di massima, deve essere adeguata all'importanza dell'opera e va pattuita indicando per le singole prestazioni tutte le voci di costo, comprensive di spese, oneri e contributi. Al tirocinante e' riconosciuto un rimborso spese forfettariamente concordato dopo i primi sei mesi di tirocinio.
5. Sono abrogate le disposizioni vigenti che, per la determinazione del compenso del professionista, rinviano alle tariffe di cui al comma 1.
6. La durata del tirocinio previsto per l'accesso alle professioni regolamentate non puo' essere superiore a diciotto mesi; per i primi sei mesi, il tirocinio puo' essere svolto, in presenza di un'apposita convenzione quadro stipulata tra i consigli nazionali degli ordini e il Ministro dell'istruzione, dell'universita' e della ricerca, in concomitanza con il corso di studio per il conseguimento della laurea di primo livello o della laurea magistrale o specialistica. Analoghe convenzioni possono essere stipulate tra i consigli nazionali degli ordini e il Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione per lo svolgimento del tirocinio presso pubbliche amministrazioni, all'esito del corso di laurea. Le disposizioni del presente comma non si applicano alle professioni sanitarie, per le quali resta confermata la normativa vigente.
7. All'articolo 3, comma 5, del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n. 148, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) all'alinea, nel primo periodo, dopo la parola: «regolamentate» sono inserite le seguenti: «secondo i principi della riduzione e dell'accorpamento, su base volontaria, fra professioni che svolgono attivita' similari»;
b) alla lettera c), il secondo, terzo e quarto periodo sono soppressi;
c) la lettera d) e' abrogata.
8. Dall'attuazione del presente articolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.



Riferimenti normativi
Si riporta il testo dell'articolo 3, comma 5, del
citato decreto-legge n. 138 del 2011, come modificato dalla
presente legge:
"Art. 3. Abrogazione delle indebite restrizioni
all'accesso e all'esercizio delle professioni e delle
attivita' economiche.
(Omissis).
5. Fermo restando l'esame di Stato di cui all'articolo
33, quinto comma, della Costituzione per l'accesso alle
professioni regolamentate secondo i principi della
riduzione e dell'accorpamento, su base volontaria, fra
professioni che svolgono attivita' similari, gli
ordinamenti professionali devono garantire che l'esercizio
dell'attivita' risponda senza eccezioni ai principi di
libera concorrenza, alla presenza diffusa dei
professionisti su tutto il territorio nazionale, alla
differenziazione e pluralita' di offerta che garantisca
l'effettiva possibilita' di scelta degli utenti nell'ambito
della piu' ampia informazione relativamente ai servizi
offerti. Con decreto del Presidente della Repubblica
emanato ai sensi dell'articolo 17, comma 2, della legge 23
agosto 1988, n. 400, gli ordinamenti professionali dovranno
essere riformati entro 12 mesi dalla data di entrata in
vigore del presente decreto per recepire i seguenti
principi:
a) l'accesso alla professione e' libero e il suo
esercizio e' fondato e ordinato sull'autonomia e
sull'indipendenza di giudizio, intellettuale e tecnica, del
professionista. La limitazione, in forza di una
disposizione di legge, del numero di persone che sono
titolate ad esercitare una certa professione in tutto il
territorio dello Stato o in una certa area geografica, e'
consentita unicamente laddove essa risponda a ragioni di
interesse pubblico, tra cui in particolare quelle connesse
alla tutela della salute umana, e non introduca una
discriminazione diretta o indiretta basata sulla
nazionalita' o, in caso di esercizio dell'attivita' in
forma societaria, della sede legale della societa'
professionale;
b) previsione dell'obbligo per il professionista di
seguire percorsi di formazione continua permanente
predisposti sulla base di appositi regolamenti emanati dai
consigli nazionali, fermo restando quanto previsto dalla
normativa vigente in materia di educazione continua in
medicina (ECM). La violazione dell'obbligo di formazione
continua determina un illecito disciplinare e come tale e'
sanzionato sulla base di quanto stabilito dall'ordinamento
professionale che dovra' integrare tale previsione;
c) la disciplina del tirocinio per l'accesso alla
professione deve conformarsi a criteri che garantiscano
l'effettivo svolgimento dell'attivita' formativa e il suo
adeguamento costante all'esigenza di assicurare il miglior
esercizio della professione;
d) (abrogata);
e) a tutela del cliente, il professionista e' tenuto a
stipulare idonea assicurazione per i rischi derivanti
dall'esercizio dell'attivita' professionale. Il
professionista deve rendere noti al cliente, al momento
dell'assunzione dell'incarico, gli estremi della polizza
stipulata per la responsabilita' professionale e il
relativo massimale. Le condizioni generali delle polizze
assicurative di cui al presente comma possono essere
negoziate, in convenzione con i propri iscritti, dai
Consigli Nazionali e dagli enti previdenziali dei
professionisti;
f) gli ordinamenti professionali dovranno prevedere
l'istituzione di organi a livello territoriale, diversi da
quelli aventi funzioni amministrative, ai quali sono
specificamente affidate l'istruzione e la decisione delle
questioni disciplinari e di un organo nazionale di
disciplina. La carica di consigliere dell'Ordine
territoriale o di consigliere nazionale e' incompatibile
con quella di membro dei consigli di disciplina nazionali e
territoriali. Le disposizioni della presente lettera non si
applicano alle professioni sanitarie per le quali resta
confermata la normativa vigente;
g) la pubblicita' informativa, con ogni mezzo, avente
ad oggetto l'attivita' professionale, le specializzazioni
ed i titoli professionali posseduti, la struttura dello
studio ed i compensi delle prestazioni, e' libera. Le
informazioni devono essere trasparenti, veritiere, corrette
e non devono essere equivoche, ingannevoli, denigratorie.



 
Art. 9-bis
Societa' tra professionisti

1. All'articolo 10 della legge 12 novembre 2011, n. 183, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al comma 3 e' aggiunto, in fine, il seguente periodo: «Le societa' cooperative di professionisti sono costituite da un numero di soci non inferiore a tre»;
b) al comma 4, lettera b), e' aggiunto, in fine, il seguente periodo: «In ogni caso il numero dei soci professionisti e la partecipazione al capitale sociale dei professionisti deve essere tale da determinare la maggioranza di due terzi nelle deliberazioni o decisioni dei soci; il venir meno di tale condizione costituisce causa di scioglimento della societa' e il consiglio dell'ordine o collegio professionale presso il quale e' iscritta la societa' procede alla cancellazione della stessa dall'albo, salvo che la societa' non abbia provveduto a ristabilire la prevalenza dei soci professionisti nel termine perentorio di sei mesi»;
c) al comma 4, dopo la lettera c), e' inserita la seguente:
«c-bis) la stipula di polizza di assicurazione per la copertura dei rischi derivanti dalla responsabilita' civile per i danni causati ai clienti dai singoli soci professionisti nell'esercizio dell'attivita' professionale»;
d) al comma 7, e' aggiunto, in fine, il seguente periodo: «Il socio professionista puo' opporre agli altri soci il segreto concernente le attivita' professionali a lui affidate»;
e) al comma 9, le parole: «salvi i diversi modelli societari ed associativi» sono sostituite dalle seguenti: «salve le associazioni professionali, nonche' i diversi modelli societari».



Riferimenti normativi
Si riporta il testo dell'articolo 10 della legge 12
novembre 2011, n. 183, come modificato dalla presente
legge:
"Art. 10. Riforma degli ordini professionali e societa'
tra professionisti
1. All'articolo 3, comma 5, alinea, del decreto-legge
13 agosto 2011, n. 138, convertito, con modificazioni,
dalla legge 14 settembre 2011, n. 148, le parole: «Gli
ordinamenti professionali dovranno essere riformati entro
12 mesi dalla data di entrata in vigore del presente
decreto per recepire i seguenti principi:» sono sostituite
dalle seguenti: «Con decreto del Presidente della
Repubblica emanato ai sensi dell'articolo 17, comma 2,
della legge 23 agosto 1988, n. 400, gli ordinamenti
professionali dovranno essere riformati entro 12 mesi dalla
data di entrata in vigore del presente decreto per recepire
i seguenti principi:».
2. All'articolo 3 del decreto-legge 13 agosto 2011, n.
138, convertito, con modificazioni, dalla legge 14
settembre 2011, n. 148, dopo il comma 5 sono inseriti i
seguenti:
«5-bis. Le norme vigenti sugli ordinamenti
professionali in contrasto con i principi di cui al comma
5, lettere da a) a g), sono abrogate con effetto dalla data
di entrata in vigore del regolamento governativo di cui al
comma 5 e, in ogni caso, dalla data del 13 agosto 2012.
5-ter. Il Governo, entro il 31 dicembre 2012, provvede
a raccogliere le disposizioni aventi forza di legge che non
risultano abrogate per effetto del comma 5-bis in un testo
unico da emanare ai sensi dell' articolo 17-bis della legge
23 agosto 1988, n. 400».
3. E' consentita la costituzione di societa' per
l'esercizio di attivita' professionali regolamentate nel
sistema ordinistico secondo i modelli societari regolati
dai titoli V e VI del libro V del codice civile. Le
societa' cooperative di professionisti sono costituite da
un numero di soci non inferiore a tre.
4. Possono assumere la qualifica di societa' tra
professionisti le societa' il cui atto costitutivo preveda:
a) l'esercizio in via esclusiva dell'attivita'
professionale da parte dei soci;
b) l'ammissione in qualita' di soci dei soli
professionisti iscritti ad ordini, albi e collegi, anche in
differenti sezioni, nonche' dei cittadini degli Stati
membri dell'Unione europea, purche' in possesso del titolo
di studio abilitante, ovvero soggetti non professionisti
soltanto per prestazioni tecniche, o per finalita' di
investimento. In ogni caso il numero dei soci
professionisti o la partecipazione al capitale sociale dei
professionisti deve essere tale da determinare la
maggioranza di due terzi nelle deliberazioni o decisioni
dei soci; il venir meno di tale condizione costituisce
causa di scioglimento della societa' e il consiglio
dell'ordine o collegio professionale presso il quale e'
iscritta la societa' procede alla cancellazione della
stessa dall'albo, salvo che la societa' non abbia
provveduto a ristabilire la prevalenza dei soci
professionisti nel termine perentorio di sei mesi;
c) criteri e modalita' affinche' l'esecuzione
dell'incarico professionale conferito alla societa' sia
eseguito solo dai soci in possesso dei requisiti per
l'esercizio della prestazione professionale richiesta; la
designazione del socio professionista sia compiuta
dall'utente e, in mancanza di tale designazione, il
nominativo debba essere previamente comunicato per iscritto
all'utente;
c-bis) la stipula di polizza di assicurazione per la
copertura dei rischi derivanti dalla responsabilita' civile
per i danni causati ai clienti dai singoli soci
professionisti nell'esercizio dell'attivita' professionale;
d) le modalita' di esclusione dalla societa' del socio
che sia stato cancellato dal rispettivo albo con
provvedimento definitivo.
5. La denominazione sociale, in qualunque modo formata,
deve contenere l'indicazione di societa' tra
professionisti.
6. La partecipazione ad una societa' e' incompatibile
con la partecipazione ad altra societa' tra professionisti.
7. I professionisti soci sono tenuti all'osservanza del
codice deontologico del proprio ordine, cosi' come la
societa' e' soggetta al regime disciplinare dell'ordine al
quale risulti iscritta. Il socio professionista puo'
opporre agli altri soci il segreto concernente le attivita'
professionali a lui affidate.
8. La societa' tra professionisti puo' essere
costituita anche per l'esercizio di piu' attivita'
professionali.
9. Restano salve le associazioni professionali, nonche'
i diversi modelli societari gia' vigenti alla data di
entrata in vigore della presente legge.
10. Ai sensi dell'articolo 17, comma 3, della legge 23
agosto 1988, n. 400, il Ministro della giustizia, di
concerto con il Ministro dello sviluppo economico, entro
sei mesi dalla data di pubblicazione della presente legge,
adotta un regolamento allo scopo di disciplinare le materie
di cui ai precedenti commi 4, lettera c), 6 e 7.
11. La legge 23 novembre 1939, n. 1815, e successive
modificazioni, e' abrogata.
12. All'articolo 3, comma 5, lettera d), del
decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138, convertito, con
modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n. 148, le
parole: «prendendo come riferimento le tariffe
professionali. E' ammessa la pattuizione dei compensi anche
in deroga alle tariffe» sono soppresse.



 
Art. 10

Estensione ai liberi professionisti della possibilita' di partecipare
al patrimonio dei confidi

1. All'articolo 39, comma 7, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, e' aggiunto, in fine, il seguente periodo: «Tale disposizione si applica anche ai confidi costituiti tra liberi professionisti ai sensi del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 326, e successive modificazioni».



Riferimenti normativi
Si riporta il testo dell'articolo 39, comma 7, del
decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con
modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, come
modificato dalla presente legge.
"Art. 39. Misure per le micro, piccole e medie imprese
(Omissis).
7. In materia di patrimonializzazione dei Confidi, al
capitale sociale dei confidi e delle banche di cui ai commi
29 e 32 dell'articolo 13 del D.L. 30 settembre 2003, n.
269, convertito nella legge 24 novembre 2003, n. 326
possono partecipare, anche in deroga alle disposizioni di
legge che prevedono divieti o limiti di partecipazione,
imprese non finanziarie di grandi dimensioni ed enti
pubblici e privati, purche' le piccole e medie imprese
socie e i liberi professionisti soci dispongano almeno
della meta' piu' uno dei voti esercitabili nell'assemblea e
la nomina dei componenti degli organi che esercitano
funzioni di gestione e di supervisione strategica sia
riservata all'assemblea. Tale disposizione si applica anche
ai confidi costituiti tra liberi professionisti ai sensi
del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, convertito,
con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 326, e
successive modificazioni.".
Il decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, convertito,
con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 326
(Disposizioni urgenti per favorire lo sviluppo e per la
correzione dell'andamento dei conti pubblici) e' pubblicato
nella Gazz. Uff. 2 ottobre 2003, n. 229, S.O.



 
Art. 11

Potenziamento del servizio di distribuzione farmaceutica, accesso alla titolarita' delle farmacie, modifica alla disciplina della somministrazione dei farmaci e altre disposizioni in materia
sanitaria

1. Al fine di favorire l'accesso alla titolarita' delle farmacie da parte di un piu' ampio numero di aspiranti, aventi i requisiti di legge, nonche' di favorire le procedure per l'apertura di nuove sedi farmaceutiche garantendo al contempo una piu' capillare presenza sul territorio del servizio farmaceutico, alla legge 2 aprile 1968, n. 475, e successive modificazioni, sono apportare le seguenti modificazioni:
a) all'articolo 1, il secondo e il terzo comma sono sostituiti dai seguenti:
«Il numero delle autorizzazioni e' stabilito in modo che vi sia una farmacia ogni 3.300 abitanti.
La popolazione eccedente, rispetto al parametro di cui al secondo comma, consente l'apertura di una ulteriore farmacia, qualora sia superiore al 50 per cento del parametro stesso»;
b) dopo l'articolo 1 e' inserito il seguente:
«Art. 1-bis. - 1. In aggiunta alle sedi farmaceutiche spettanti in base al criterio di cui all'articolo 1 ed entro il limite del 5 per cento delle sedi, comprese le nuove, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, sentita l'azienda sanitaria locale competente per territorio, possono istituire una farmacia:
a) nelle stazioni ferroviarie, negli aeroporti civili a traffico internazionale, nelle stazioni marittime e nelle aree di servizio autostradali ad alta intensita' di traffico, dotate di servizi alberghieri o di ristorazione, purche' non sia gia' aperta una farmacia a una distanza inferiore a 400 metri;
b) nei centri commerciali e nelle grandi strutture con superficie di vendita superiore a 10.000 metri quadrati, purche' non sia gia' aperta una farmacia, a una distanza inferiore a 1.500 metri»
c) l'articolo 2 e' sostituito dal seguente:
«Art. 2. - 1. Ogni comune deve avere un numero di farmacie in rapporto a quanto disposto dall'articolo 1. Al fine di assicurare una maggiore accessibilita' al servizio farmaceutico, il comune, sentiti l'azienda sanitaria e l'Ordine provinciale dei farmacisti competente per territorio, identifica le zone nelle quali collocare le nuove farmacie, al fine di assicurare un'equa distribuzione sul territorio, tenendo altresi' conto dell'esigenza di garantire l'accessibilita' del servizio farmaceutico anche a quei cittadini residenti in aree scarsamente abitate.
2. Il numero di farmacie spettanti a ciascun comune e' sottoposto a revisione entro il mese di dicembre di ogni anno pari, in base alle rilevazioni della popolazione residente nel comune, pubblicate dall'Istituto nazionale di statistica».
2. Ciascun comune, sulla base dei dati ISTAT sulla popolazione residente al 31 dicembre 2010 e dei parametri di cui al comma 1, individua le nuove sedi farmaceutiche disponibili nel proprio territorio e invia i dati alla regione entro e non oltre trenta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto.
3. Le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano provvedono ad assicurare, entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, la conclusione del concorso straordinario e l'assegnazione delle sedi farmaceutiche disponibili di cui al comma 2 e di quelle vacanti. In deroga a quanto previsto dall'articolo 9 della legge 2 aprile 1968, n. 475, sulle sedi farmaceutiche istituite in attuazione del comma 1 o comunque vacanti non puo' essere esercitato il diritto di prelazione da parte del comune. Entro sessanta giorni dall'invio dei dati di cui al comma 2, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano bandiscono il concorso straordinario per soli titoli per la copertura delle sedi farmaceutiche di nuova istituzione e per quelle vacanti, fatte salve quelle per la cui assegnazione, alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, la procedura concorsuale sia stata gia' espletata o siano state gia' fissate le date delle prove. Al concorso straordinario possono partecipare i farmacisti, cittadini di uno Stato membro dell'Unione europea, iscritti all'albo professionale: a) non titolari di farmacia, in qualunque condizione professionale si trovino; b) titolari di farmacia rurale sussidiata; c) titolari di farmacia soprannumeraria; d) titolari di esercizio di cui all'articolo 5, comma 1, del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248. Non possono partecipare al concorso straordinario i farmacisti titolari, compresi i soci di societa' titolari, di farmacia diversa da quelle di cui alle lettere b) e c).
4. Ai fini dell'assegnazione delle nuove sedi farmaceutiche messe a concorso ciascuna regione e le province autonome di Trento e di Bolzano istituiscono, entro trenta giorni dalla data di pubblicazione del relativo bando di concorso, una commissione esaminatrice regionale o provinciale per le province autonome di Trento e di Bolzano. Al concorso straordinario si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni vigenti sui concorsi per la copertura delle sedi farmaceutiche di nuova istituzione o vacanti, nonche' le disposizioni del presente articolo.
5. Ciascun candidato puo' partecipare al concorso per l'assegnazione di farmacia in non piu' di due regioni o province autonome, e non deve aver compiuto i 65 anni di eta' alla data di scadenza del termine per la partecipazione al concorso prevista dal bando. Ai fini della valutazione dell'esercizio professionale nel concorso straordinario per il conferimento di nuove sedi farmaceutiche di cui al comma 3, in deroga al regolamento di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 30 marzo 1994, n. 298: a) l'attivita' svolta dal farmacista titolare di farmacia rurale sussidiata, dal farmacista titolare di farmacia soprannumeraria e dal farmacista titolare di esercizio di cui all'articolo 5, comma 1, del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248, e' equiparata, ivi comprese le maggiorazioni; b) l'attivita' svolta da farmacisti collaboratori di farmacia e da farmacisti collaboratori negli esercizi di cui all'articolo 5, comma 1, del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248, e' equiparata, ivi comprese le maggiorazioni.
6. In ciascuna regione e nelle province autonome di Trento e di Bolzano, la commissione esaminatrice, sulla base della valutazione dei titoli in possesso dei candidati, determina una graduatoria unica. A parita' di punteggio, prevale il candidato piu' giovane. Le regioni o le province autonome di Trento e di Bolzano, approvata la graduatoria, convocano i vincitori del concorso i quali entro quindici giorni devono dichiarare se accettano o meno la sede, pena la decadenza della stessa. Tale graduatoria, valida per due anni dalla data della sua pubblicazione, deve essere utilizzata con il criterio dello scorrimento per la copertura delle sedi farmaceutiche eventualmente resesi vacanti a seguito delle scelte effettuate dai vincitori di concorso.
7. Ai concorsi per il conferimento di sedi farmaceutiche gli interessati, di eta' non superiore ai 40 anni, in possesso dei requisiti di legge possono concorrere per la gestione associata, sommando i titoli posseduti. In tale caso, ai soli fini della preferenza a parita' di punteggio, si considera la media dell'eta' dei candidati che concorrono per la gestione associata. Ove i candidati che concorrono per la gestione associata risultino vincitori, la titolarita' della farmacia assegnata e' condizionata al mantenimento della gestione associata da parte degli stessi vincitori, su base paritaria, per un periodo di dieci anni, fatta salva la premorienza o sopravvenuta incapacita'.
8. I turni e gli orari di farmacia stabiliti dalle autorita' competenti in base alle vigente normativa non impediscono l'apertura della farmacia in orari diversi da quelli obbligatori. Le farmacie possono praticare sconti sui prezzi di tutti i tipi di farmaci e prodotti venduti pagati direttamente dai clienti, dandone adeguata informazione alla clientela.
9. Qualora il comune non provveda a comunicare alla regione o alla provincia autonoma di Trento e di Bolzano l'individuazione delle nuove sedi disponibili entro il termine di cui al comma 2 del presente articolo, la regione provvede con proprio atto a tale individuazione entro i successivi sessanta giorni. Nel caso in cui le regioni o le province autonome di Trento e di Bolzano non provvedano nel senso indicato ovvero non provvedano a bandire il concorso straordinario e a concluderlo entro i termini di cui al comma 3, il Consiglio dei ministri esercita i poteri sostitutivi di cui all'articolo 120 della Costituzione con la nomina di un apposito commissario che provvede in sostituzione dell'amministrazione inadempiente anche espletando le procedure concorsuali ai sensi del presente articolo.
10. Fino al 2022, tutte le farmacie istituite ai sensi del comma 1, lettera b), sono offerte in prelazione ai comuni in cui le stesse hanno sede. I comuni non possono cedere la titolarita' o la gestione delle farmacie per le quali hanno esercitato il diritto di prelazione ai sensi del presente comma. In caso di rinuncia alla titolarita' di una di dette farmacie da parte del comune, la sede farmaceutica e' dichiarata vacante.
11. Al comma 9 dell'articolo 7 della legge 8 novembre 1991, n. 362, e successive modificazioni, le parole: «due anni dall'acquisto medesimo » sono sostituite dalle seguenti: «sei mesi dalla presentazione della dichiarazione di successione ».
12. Il medico, nel prescrivere un farmaco, e' tenuto, sulla base della sua specifica competenza professionale, ad informare il paziente dell'eventuale presenza in commercio di medicinali aventi uguale composizione in principi attivi, nonche' forma farmaceutica, via di somministrazione, modalita' di rilascio e dosaggio unitario uguali. Il farmacista, qualora sulla ricetta non risulti apposta dal medico l'indicazione della non sostituibilita' del farmaco prescritto, dopo aver informato il cliente e salvo diversa richiesta di quest'ultimo, e' tenuto a fornire il medicinale prescritto quando nessun medicinale fra quelli indicati nel primo periodo del presente comma abbia prezzo piu' basso ovvero, in caso di esistenza in commercio di medicinali a minor prezzo rispetto a quello del medicinale prescritto, a fornire il medicinale avente prezzo piu' basso. All'articolo 11, comma 9, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, nel secondo periodo, dopo le parole: «e' possibile» sono inserite le seguenti: «solo su espressa richiesta dell'assistito e».
Al fine di razionalizzare il sistema distributivo del farmaco, anche a tutela della persona, nonche' al fine di rendere maggiormente efficiente la spesa farmaceutica pubblica, l'AIFA, con propria delibera da adottare entro il 31 dicembre 2012 e pubblicizzare adeguatamente anche sul sito istituzionale del Ministero della salute, revisiona le attuali modalita' di confezionamento dei farmaci a dispensazione territoriale per identificare confezioni ottimali, anche di tipo monodose, in funzione delle patologie da trattare. Conseguentemente, il medico nella propria prescrizione tiene conto delle diverse tipologie di confezione.
13. Al comma 1 dell'articolo 32 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, le parole: «che ricadono nel territorio di comuni aventi popolazione superiore a 12.500 abitanti e, comunque, al di fuori delle aree rurali come individuate dai piani sanitari regionali,» sono soppresse.
14. Il comma 1 dell'articolo 70 del decreto legislativo 6 aprile 2006, n. 193, e' sostituito dal seguente:
«1. La vendita al dettaglio dei medicinali veterinari e' effettuata soltanto dal farmacista in farmacia e negli esercizi commerciali di cui all'articolo 5, comma 1, del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248, ancorche' dietro presentazione di ricetta medica, se prevista come obbligatoria. La vendita nei predetti esercizi commerciali e' esclusa per i medicinali richiamati dall'articolo 45 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, e successive modificazioni».
15. Gli esercizi commerciali di cui all'articolo 5, comma 1, del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248, in possesso dei requisiti vigenti, sono autorizzati, sulla base dei requisiti prescritti dal decreto del Ministro della salute previsto dall'articolo 32, comma 1, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, ad allestire preparazioni galeniche officinali che non prevedono la presentazione di ricetta medica, anche in multipli, in base a quanto previsto nella farmacopea ufficiale italiana o nella farmacopea europea.
16. In sede di rinnovo dell'accordo collettivo nazionale con le organizzazioni sindacali di categoria maggiormente rappresentative, ai sensi dell'articolo 4, comma 9, della legge 30 dicembre 1991, n. 412, e successive modificazioni, e' stabilita, in relazione al fatturato della farmacia a carico del Servizio sanitario nazionale, nonche' ai nuovi servizi che la farmacia assicura ai sensi del decreto legislativo 3 ottobre 2009, n. 153, la dotazione minima di personale di cui la farmacia deve disporre ai fini del mantenimento della convenzione con il Servizio sanitario nazionale.
17. La direzione della farmacia privata, ai sensi dell'articolo 7 della legge 8 novembre 1991, n. 362, e dell'articolo 11 della legge 2 aprile 1968, n. 475, puo' essere mantenuta fino al raggiungimento del requisito di eta' pensionabile da parte del farmacista iscritto all'albo professionale.



Riferimenti normativi
Si riporta il testo degli articoli 1 e 2 della legge 2
aprile 1968, n. 475 (Norme concernenti il servizio
farmaceutico) come modificato dalla presente legge:
1. L'autorizzazione ad aprire ed esercitare una
farmacia e' rilasciata con provvedimento definitivo
dall'autorita' competente per territorio.
Il numero delle autorizzazioni e' stabilito in modo che
vi sia una farmacia ogni 3.300 abitanti.
La popolazione eccedente, rispetto al parametro di cui
al secondo comma, consente l'apertura di una ulteriore
farmacia, qualora sia superiore al 50 per cento del
parametro stesso.
Chi intende trasferire una farmacia in un altro locale
nell'ambito della sede per la quale fu concessa
l'autorizzazione deve farne domanda all'autorita' sanitaria
competente per territorio. Tale locale, indicato
nell'ambito della stessa sede ricompresa nel territorio
comunale, deve essere situato ad una distanza dagli altri
esercizi non inferiore a 200 metri. La distanza e' misurata
per la via pedonale piu' breve tra soglia e soglia delle
famacie.
La domanda di cui al quarto comma deve essere
pubblicata per quindici giorni consecutivi nell'albo
dell'unita' sanitaria locale ed in quello del comune ove ha
sede la farmacia.
Il provvedimento di trasferimento indica il nuovo
locale in cui sara' ubicato l'esercizio farmaceutico.
Ogni nuovo esercizio di farmacia deve essere situato ad
una distanza dagli altri non inferiore a 200 metri e
comunque in modo da soddisfare le esigenze degli abitanti
della zona.
La distanza e' misurata per la via pedonale piu' breve
tra soglia e soglia delle farmacie
Art. 1-bis. - 1. In aggiunta alle sedi farmaceutiche
spettanti in base al criterio di cui all'articolo 1 ed
entro il limite del 5 per cento delle sedi, comprese le
nuove, le regioni e le province autonome di Trento e di
Bolzano, sentita l'azienda sanitaria locale competente per
territorio, possono istituire una farmacia:
a) nelle stazioni ferroviarie, negli aeroporti civili a
traffico internazionale, nelle stazioni
marittime e nelle aree di servizio autostradali ad alta
intensita' di traffico, dotate di servizi alberghieri o di
ristorazione, purche' non sia gia' aperta una farmacia a
una distanza inferiore a 400 metri;
«Art. 2. - 1. Ogni comune deve avere un numero di
farmacie in rapporto a quanto disposto
dall'articolo 1. Al fine di assicurare una maggiore
accessibilita' al servizio farmaceutico, il comune, sentiti
l'azienda sanitaria e l'Ordine provinciale dei farmacisti
competente per territorio, identifica le zone nelle quali
collocare le nuove farmacie, al fine di assicurare un'equa
distribuzione sul territorio, tenendo altresi' conto
dell'esigenza di garantire l'accessibilita' del servizio
farmaceutico anche a quei cittadini residenti in aree
scarsamente abitate.
2. Il numero di farmacie spettanti a ciascun comune e'
sottoposto a revisione entro il mese di dicembre di ogni
anno pari, in base alle rilevazioni della popolazione
residente nel comune, pubblicate dall'Istituto nazionale di
statistica».
Si riporta il testo dell'articolo 9 della citata legge
n. 475 del 1968:
"Art. 9. La titolarita' delle farmacie che si rendono
vacanti e di quelle di nuova istituzione a seguito della
revisione della pianta organica puo' essere assunta per la
meta' dal comune. Le farmacie di cui sono titolari i comuni
possono essere gestite, ai sensi della legge 8 giugno 1990,
n. 142, nelle seguenti forme:
a) in economia;
b) a mezzo di azienda speciale;
c) a mezzo di consorzi tra comuni per la gestione delle
farmacie di cui sono unici titolari;
d) a mezzo di societa' di capitali costituite tra il
comune e i farmacisti che, al momento della costituzione
della societa', prestino servizio presso farmacie di cui il
comune abbia la titolarita'. All'atto della costituzione
della societa' cessa di diritto il rapporto di lavoro
dipendente tra il comune e gli anzidetti farmacisti.
Nel caso che la sede della farmacia resasi vacante o di
nuova istituzione accolga uno o piu' ospedali civili, il
diritto alla prelazione per l'assunzione della gestione
spetta rispettivamente all'amministrazione dell'unico
ospedale o di quello avente il maggior numero di
posti-letto.
Quando la farmacia vacante o di nuova istituzione sia
unica, la prelazione prevista ai commi precedenti si
esercita alternativamente al concorso previsto al
precedente articolo 3, tenendo presenti le prelazioni
previste nei due commi precedenti per determinare l'inizio
dell'alternanza.
Quando il numero delle farmacie vacanti e di nuova
istituzione risulti dispari la preferenza spetta, per
l'unita' eccedente, al comune.
Sono escluse dalla prelazione e sono messe a concorso
le farmacie il cui precedente titolare abbia il figlio o,
in difetto di figli, il coniuge farmacista purche' iscritti
all'albo.
Nei casi di prelazione previsti dal presente articolo
restano salvi gli obblighi contemplati dall'art. 110 del
testo unico delle leggi sanitarie approvato con R.D. 27
luglio 1934, n. 1265.".
Si riporta il testo dell'articolo 5, comma 1, del
decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con
modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248
(Disposizioni urgenti per il rilancio economico e sociale,
per il contenimento e la razionalizzazione della spesa
pubblica, nonche' interventi in materia di entrate e di
contrasto all'evasione fiscale):
"Art. 5. Interventi urgenti nel campo della
distribuzione di farmaci.
1. Gli esercizi commerciali di cui all'articolo 4,
comma 1, lettere d), e) e f), del decreto legislativo 31
marzo 1998, n. 114, possono effettuare attivita' di vendita
al pubblico dei farmaci da banco o di automedicazione, di
cui all'articolo 9-bis del decreto-legge 18 settembre 2001,
n. 347, convertito, con modificazioni, dalla legge 16
novembre 2001, n. 405, e di tutti i farmaci o prodotti non
soggetti a prescrizione medica, previa comunicazione al
Ministero della salute e alla regione in cui ha sede
l'esercizio e secondo le modalita' previste dal presente
articolo. E' abrogata ogni norma incompatibile.".
Il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 30
marzo 1994, n. 298 (Regolamento di attuazione dell'art. 4,
comma 9, della legge 8 novembre 1991, n. 362, concernente
norme di riordino del settore farmaceutico) e' pubblicato
nella Gazz. Uff. 19 maggio 1994, n. 115.
Si riporta il testo dell'articolo 7, comma 9, della
legge 8 novembre 1991, n. 362, e successive modificazioni (
Norme di riordino del settore farmaceutico) come modificato
dalla presente legge:
"Art. 7. Titolarita' e gestione della farmacia.
(Omissis).
9. A seguito di acquisto a titolo di successione di una
partecipazione in una societa' di cui al comma 1, qualora
vengano meno i requisiti di cui al secondo periodo del
comma 2, l'avente causa cede la quota di partecipazione nel
termine di sei mesi dalla presentazione della dichiarazione
di successione.".
Si riporta il testo dell'articolo 11, comma 9, del
decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con
modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, come
modificato dalla presente legge.
"Art. 11. Controllo della spesa sanitaria
(Omissis).
9. A decorrere dall'anno 2011, per l'erogazione a
carico del Servizio sanitario nazionale dei medicinali
equivalenti di cui all'articolo 7, comma 1, del
decreto-legge 18 settembre 2001, n. 347, convertito, con
modificazioni, dalla legge 16 novembre 2001, n. 405, e
successive modificazioni, collocati in classe A ai fini
della rimborsabilita', l'AIFA, sulla base di una
ricognizione dei prezzi vigenti nei paesi dell'Unione
europea, fissa un prezzo massimo di rimborso per
confezione, a parita' di principio attivo, di dosaggio, di
forma farmaceutica, di modalita' di rilascio e di unita'
posologiche. La dispensazione, da parte dei farmacisti, di
medicinali aventi le medesime caratteristiche e prezzo di
vendita al pubblico piu' alto di quello di rimborso e'
possibile solo su espressa richiesta dell'assistito e
previa corresponsione da parte dell'assistito della
differenza tra il prezzo di vendita e quello di rimborso. I
prezzi massimi di rimborso sono stabiliti in misura idonea
a realizzare un risparmio di spesa non inferiore a 600
milioni di euro annui che restano nelle disponibilita'
regionali.".
Si riporta il testo dell'articolo 32, comma 1, del
citato decreto-legge n. 201 del 2011, come modificato dalla
presente legge:
"Art. 32. Farmacie
1. In materia di vendita dei farmaci, negli esercizi
commerciali di cui all'articolo 5, comma 1, del
decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con
modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248, in
possesso dei requisiti strutturali, tecnologici e
organizzativi fissati con decreto del Ministro della
salute, previa intesa con la Conferenza permanente per i
rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di
Trento e di Bolzano, adottato entro sessanta giorni dalla
data di entrata in vigore della legge di conversione del
presente decreto, possono, esperita la procedura di cui al
comma 1-bis, essere venduti senza ricetta medica anche i
medicinali di cui all'articolo 8, comma 10, lettera c),
della legge 24 dicembre 1993, n. 537, e successive
modificazioni, ad eccezione dei medicinali di cui all'
articolo 45 del testo unico di cui al decreto del
Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, e
successive modificazioni, e di cui all' articolo 89 del
decreto legislativo 24 aprile 2006, n. 219, nonche' dei
farmaci del sistema endocrino e di quelli somministrabili
per via parenterale. Con il medesimo decreto, sentita
l'Agenzia italiana del farmaco, sono definiti gli ambiti di
attivita' sui quali sono assicurate le funzioni di
farmacovigilanza da parte del Servizio sanitario
nazionale.".
Si riporta il testo dell'articolo 70, comma 1, del
decreto legislativo 6 aprile 2006, n. 193, come modificato
dalla presente legge:
"Art. 70. Condizioni per il rilascio
dell'autorizzazione all'esercizio dell'attivita' di vendita
diretta.
1. La vendita al dettaglio dei medicinali veterinari e'
effettuata soltanto dal farmacista in farmacia e negli
esercizi commerciali di cui all'articolo 5, comma 1, del
decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con
modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248, ancorche'
dietro presentazione di ricetta medica, se prevista come
obbligatoria. La vendita nei predetti esercizi commerciali
e' esclusa per i medicinali richiamati dall'articolo 45 del
testo unico di cui al decreto del Presidente della
Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, e successive
modificazioni.".
Si riporta il testo dell'articolo 4, comma 9, della
legge 30 dicembre 1991, n. 412, e successive modificazioni
(Disposizioni in materia di finanza pubblica):
"Art. 4. Assistenza sanitaria.
(Omissis).
9. E' istituita la struttura tecnica interregionale per
la disciplina dei rapporti con il personale convenzionato
con il Servizio sanitario nazionale. Tale struttura, che
rappresenta la delegazione di parte pubblica per il rinnovo
degli accordi riguardanti il personale sanitario a rapporto
convenzionale, e' costituita da rappresentanti regionali
nominati dalla Conferenza dei presidenti delle regioni e
delle province autonome di Trento e di Bolzano. Della
predetta delegazione fanno parte, limitatamente alle
materie di rispettiva competenza, i rappresentanti dei
Ministeri dell'economia e delle finanze, del lavoro e delle
politiche sociali, e della salute, designati dai rispettivi
Ministri. Con accordo in sede di Conferenza permanente per
i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome
di Trento e di Bolzano, e' disciplinato il procedimento di
contrattazione collettiva relativo ai predetti accordi
tenendo conto di quanto previsto dagli articoli 40, 41, 42,
46, 47, 48 e 49 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n.
165. A tale fine e' autorizzata la spesa annua nel limite
massimo di 2 milioni di euro a decorrere dall'anno 2003.
Il decreto legislativo 3 ottobre 2009, n. 153
(Individuazione di nuovi servizi erogati dalle farmacie
nell'ambito del Servizio sanitario nazionale, nonche'
disposizioni in materia di indennita' di residenza per i
titolari di farmacie rurali, a norma dell'articolo 11 della
legge 18 giugno 2009, n. 69) e' pubblicato nella Gazz. Uff.
4 novembre 2009, n. 257.
Si riporta il testo dell'articolo 7 della citatab legge
n. 362 del 1991:
"Art. 7. Titolarita' e gestione della farmacia.
1. La titolarita' dell'esercizio della farmacia privata
e' riservata a persone fisiche, in conformita' alle
disposizioni vigenti, a societa' di persone ed a societa'
cooperative a responsabilita' limitata.
2. Le societa' di cui al comma 1 hanno come oggetto
esclusivo la gestione di una farmacia. Sono soci della
societa' farmacisti iscritti all'albo in possesso del
requisito dell'idoneita' previsto dall'articolo 12 della
legge 2 aprile 1968, n. 475 e successive modificazioni.
3. La direzione della farmacia gestita dalla societa'
e' affidata ad uno dei soci che ne e' responsabile.
4. Il direttore, qualora si verifichino a suo carico le
condizioni previste dal comma 2 dell'articolo 11 della
legge 2 aprile 1968, n. 475, come sostituito dall'articolo
11 della presente legge, e' sostituito temporaneamente da
un altro socio.
4-bis. Ciascuna delle societa' di cui al comma 1 puo'
essere titolare dell'esercizio di non piu' di quattro
farmacie ubicate nella provincia dove ha sede legale.
5.
6.
7.
8. Il trasferimento della titolarita' dell'esercizio di
farmacia privata e' consentito dopo che siano decorsi tre
anni dal rilascio dell'autorizzazione da parte
dell'autorita' competente, salvo quanto previsto ai commi 9
e 10.
9. A seguito di acquisto a titolo di successione di una
partecipazione in una societa' di cui al comma 1, qualora
vengano meno i requisiti di cui al secondo periodo del
comma 2, l'avente causa cede la quota di partecipazione nel
termine di sei mesi dall'acquisto medesimo.
10. Il termine di cui al comma 9 si applica anche alla
vendita della farmacia privata da parte degli aventi causa
ai sensi del dodicesimo comma dell'articolo 12 della legge
2 aprile 1968, n. 475.
11. Decorsi i termini di cui al comma 9, in mancanza di
soci o di aventi causa, la gestione della farmacia privata
viene assegnata secondo le procedure di cui all'articolo 4.
12. Qualora venga meno la pluralita' dei soci, il socio
superstite ha facolta' di associare nuovi soci nel rispetto
delle condizioni di cui al presente articolo, nel termine
perentorio di sei mesi.
13. Il primo comma dell'articolo 13 del regolamento
approvato con regio decreto 3 marzo 1927, n. 478 , come
sostituito dall'articolo 1 del decreto del Presidente della
Repubblica 23 ottobre 1963, n. 1730, si applica a tutte le
farmacie private anche se di esse sia titolare una
societa'.
14. Ferme restando le disposizioni di cui all'articolo
17 della legge 29 dicembre 1990, n. 408 , agli atti
soggetti ad imposta di registro delle societa' aventi come
oggetto l'esercizio di una farmacia privata, costituite
entro due anni dalla data di entrata in vigore della
presente legge, ed al relativo conferimento dell'azienda,
l'imposta si applica in misura fissa.".
Si riporta il testo dell'articolo 11 della citata legge
n. 475 del 1968:
"Art. 11. 1. Il titolare della farmacia ha la
responsabilita' del regolare esercizio e della gestione dei
beni patrimoniali della farmacia.
2. L'unita' sanitaria locale competente per territorio
autorizza, a seguito di motivata domanda del titolare della
farmacia, la sostituzione temporanea con altro farmacista
iscritto all'ordine dei farmacisti nella conduzione
professionale della farmacia:
a) per infermita';
b) per gravi motivi di famiglia;
c) per gravidanza, parto ed allattamento, nei termini e
con le condizioni di cui alle norme sulla tutela della
maternita';
d) a seguito di adozione di minori e di affidamento
familiare per i nove mesi successivi all'effettivo ingresso
del minore nella famiglia;
e) per servizio militare;
f) per chiamata a funzioni pubbliche elettive o per
incarichi sindacali elettivi a livello nazionale;
g) per ferie;
3. Nel caso previsto dalla lettera a) del comma 2
l'unita' sanitaria locale competente per territorio,
trascorsi tre mesi di malattia, ha facolta' di sottoporre
il farmacista a visita medica, a seguito della quale viene
fissata la data di riassunzione della gestione della
farmacia.
4. La durata complessiva della sostituzione per
infermita' non puo' superare un periodo continuativo di
cinque anni, ovvero di sei anni per un decennio.
5. Due periodi di sostituzione temporanea agli effetti
del periodo massimo previsto dal comma 4 non si sommano
quando tra essi intercorre un periodo di gestione personale
superiore ad un mese.
6. La durata della sostituzione per gravi motivi di
famiglia non puo' superare un periodo di tre mesi in un
anno.
7. E' in facolta' del titolare della farmacia conferire
al sostituto la conduzione economica.".



 
Art. 12
Incremento del numero dei notai e concorrenza nei distretti

1. La tabella notarile che determina il numero e la residenza dei notai, di cui all'articolo 4, comma 2, della legge 16 febbraio 1913, n. 89, come revisionata da ultimo con i decreti del Ministro della giustizia in data 23 dicembre 2009, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 28 dicembre 2009, n. 300, e in data 10 novembre 2011, pubblicato nel supplemento ordinario n. 262 alla Gazzetta Ufficiale n. 292 del 16 dicembre 2011, e' aumentata di cinquecento posti.
2. Con successivo decreto del Ministro della giustizia, da adottare entro 120 giorni dall'entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto-legge, i posti di cui al comma 1 sono distribuiti nei distretti e nei singoli comuni in essi compresi, secondo i parametri di cui all'articolo 4, comma 1, della legge 16 febbraio 1913, n. 89.
3. Entro il 31 dicembre 2012 sono espletate le procedure del concorso per la nomina a 200 posti di notaio bandito con decreto direttoriale del 28 dicembre 2009, nonche' dei concorsi per la nomina a 200 e 150 posti di notaio banditi, rispettivamente, con decreti del 27 dicembre 2010 e del 27 dicembre 2011, per complessivi 550 nuovi posti da notaio. Entro il 31 dicembre 2013 e' bandito un ulteriore concorso pubblico per la nomina fino a 500 posti di notaio. Tale concorso deve concludersi con la nomina dei notai entro un anno dalla data di pubblicazione del bando. Entro il 31 dicembre 2014 e' bandito un ulteriore concorso pubblico per la nomina fino a 500 posti di notaio. Tale concorso deve concludersi con la nomina dei notai entro un anno dalla data di pubblicazione del bando. All'esito della copertura dei posti di cui al presente articolo, la tabella notarile che determina il numero e la residenza dei notai, udite le Corti d'appello e i Consigli notarili, viene rivista ogni tre anni. A decorrere dall'anno 2015, e' comunque bandito un concorso annuale, da concludere con la nomina dei notai entro l'anno successivo alla data di pubblicazione del relativo bando, per la copertura di tutti i posti che si rendono disponibili.
4. I commi 1 e 2 dell'articolo 26 della legge 16 febbraio 1913, n. 89, sono sostituiti dai seguenti:
«Per assicurare il funzionamento regolare e continuo dell'ufficio, il notaro deve tenere nel Comune o nella frazione di Comune assegnatagli studio aperto con il deposito degli atti, registri e repertori notarili, e deve assistere personalmente allo studio stesso almeno tre giorni a settimana e almeno uno ogni quindici giorni per ciascun Comune o frazione di Comune aggregati.
Il notaro puo' recarsi, per ragione delle sue funzioni, in tutto il territorio del distretto della Corte d'Appello in cui trovasi la sua sede notarile, ed aprire un ufficio secondario nel territorio del distretto notarile in cui trovasi la sede stessa».
5. Il comma 2 dell'articolo 27 della legge 16 febbraio 1913, n. 89, e' sostituito dal seguente:
«Egli non puo' esercitarlo fuori del territorio della Corte d'Appello nel cui distretto e' ubicata la sua sede.».
6. All'articolo 82 della legge 16 febbraio 1913, n. 89, dopo le parole «stesso distretto» aggiungere: «di Corte d'Appello».
7. Le lettere a) e b) del comma 1 dell'articolo 153 della legge 16 febbraio 1913, n. 89, come modificato dall'articolo 39 del decreto legislativo 1° agosto 2006, n. 249, sono sostituite dalle seguenti:
«a) al procuratore della Repubblica presso il Tribunale nel cui circondario ha sede il notaio ovvero nel cui circondario il fatto per il quale si procede e' stato commesso;
b) al presidente del Consiglio notarile del distretto nel cui ruolo e' iscritto il notaio ovvero del distretto nel quale il fatto per il quale si procede e' stato commesso. Se l'infrazione e' addebitata allo stesso presidente, l'iniziativa spetta al consigliere che ne fa le veci, previa delibera dello stesso consiglio. La stessa delibera e' necessaria in caso di intervento ai sensi dell'articolo 156 bis, comma 5.».
8. Al comma 1 dell'articolo 155 della legge 16 febbraio 1913, n. 89, come modificato dall'articolo 41 del decreto legislativo 1° agosto 2006, n. 249, le parole «di cui all'articolo 153, comma 1, lettera b)» sono sostituite dalle seguenti: «in cui il notaio ha sede».
9. Dall'attuazione del presente articolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri per il bilancio dello Stato.



Riferimenti normativi
Si riporta il testo degli articoli 4, commi 1 e 2, 26,
commi 1 e 2 , 27, 82, 153 e 155 della legge 16 febbraio
1913, n. 89 (Ordinamento del notariato e degli archivi
notarili), come modificati dalla presente legge:
"Art. 4. 1. Il numero e la residenza dei notai per
ciascun distretto e' determinato con decreto del Ministro
della giustizia emanato, uditi i Consigli notarili e le
Corti d'appello, tenendo conto della popolazione, della
quantita' degli affari, della estensione del territorio e
dei mezzi di comunicazione, e procurando che di regola ad
ogni posto notarile corrispondano una popolazione di almeno
7.000 abitanti ed un reddito annuo, determinato sulla media
degli ultimi tre anni, di almeno 50.000 euro di onorari
professionali repertoriali.
2. La tabella che determina il numero e la residenza
dei notai dovra', udite le Corti d'appello e i Consigli
notarili, essere rivista ogni sette anni, e potra' essere
modificata parzialmente anche entro un termine piu' breve,
quando ne sia dimostrata l'opportunita'."
"Art. 26. Per assicurare il funzionamento regolare e
continuo dell'ufficio, il notaro deve tenere nel Comune o
nella frazione di Comune assegnatagli studio aperto con il
deposito degli atti, registri e repertori notarili, e deve
assistere personalmente allo studio stesso almeno tre
giorni a settimana e almeno uno ogni quindici giorni per
ciascun Comune o frazione di Comune aggregati.
Il notaro puo' recarsi, per ragione delle sue funzioni,
in tutto il territorio del distretto della Corte d'Appello
in cui trovasi la sua sede notarile, ed aprire un ufficio
secondario nel territorio del distretto notarile in cui
trovasi la sede stessa."
"Art. 27. Il notaro e' obbligato a prestare il suo
ministero ogni volta che ne e' richiesto.
Egli non puo' esercitarlo fuori del territorio della
Corte d'Appello nel cui distretto e' ubicata la sua sede."
"Art. 82. Sono permesse associazioni di notari, purche'
appartenenti allo stesso distretto di Corte d'Appello per
mettere in comune, in tutto o in parte, i proventi delle
loro funzioni e ripartirli poi in tutto o in parte, per
quote uguali o disuguali.
"Art. 153. 1. L'iniziativa del procedimento
disciplinare spetta:
a) al procuratore della Repubblica presso il Tribunale
nel cui circondario ha sede il notaio ovvero nel cui
circondario il fatto per il quale si procede e' stato
commesso;
b) al presidente del Consiglio notarile del distretto
nel cui ruolo e' iscritto il notaio ovvero del distretto
nel quale il fatto per il quale si procede e' stato
commesso. Se l'infrazione e' addebitata allo stesso
presidente, l'iniziativa spetta al consigliere che ne fa le
veci, previa delibera dello stesso consiglio. La stessa
delibera e' necessaria in caso di intervento ai sensi
dell'articolo 156 bis, comma 5."
"Art. 155. 1. Nei cinque giorni successivi al
ricevimento della richiesta, il presidente della
Commissione assegna il procedimento al collegio, designa il
relatore e da' immediato avviso dell'inizio del
procedimento all'organo richiedente e, se diverso, al
consiglio notarile del distretto in cui il notaio ha sede,
nonche' al notaio incolpato, trasmettendo agli stessi copia
degli atti, salvo che la trasmissione risulti
oggettivamente difficoltosa. In tale ultimo caso, gli atti
sono posti a disposizione dei medesimi soggetti presso la
Commissione e nell'avviso e' fatta menzione del deposito e
della facolta' di consultare gli atti depositati e di
estrarne copia.".



 
Art. 13

Misure per la riduzione del prezzo del gas naturale per i clienti
vulnerabili

1. A decorrere dal primo trimestre successivo all'entrata in vigore del presente decreto, l'Autorita' per l'energia elettrica e il gas, al fine di adeguare i prezzi di riferimento del gas naturale per i clienti vulnerabili di cui all'articolo 22 del decreto legislativo 23 maggio 2000, n. 164, e successive modificazioni, ai valori europei, nella determinazione dei corrispettivi variabili a copertura dei costi di approvvigionamento di gas naturale, introduce progressivamente tra i parametri in base ai quali e' disposto l'aggiornamento anche il riferimento per una quota gradualmente crescente ai prezzi del gas rilevati sul mercato. In attesa dell'avvio del mercato del gas naturale di cui all'articolo 30, comma 1, della legge 23 luglio 2009, n. 99, i mercati di riferimento da considerare sono i mercati europei individuati ai sensi dell'articolo 9, comma 6, del decreto legislativo 13 agosto 2010, n. 130.



Riferimenti normativi
Si riporta il testo cui dell'articolo 22 del decreto
legislativo 23 maggio 2000, n. 164 (Attuazione della
direttiva 98/30/CE recante norme comuni per il mercato
interno del gas naturale), a norma dell'articolo 41 della
L. 17 maggio 1999, n. 144:
"Art. 22. Obblighi relativi al servizio pubblico e
tutela dei consumatori.
1. Tutti i clienti sono idonei.
2. Sono considerati clienti vulnerabili i clienti
domestici, le utenze relative ad attivita' di servizio
pubblico, tra cui ospedali, case di cura e di riposo,
carceri, scuole, e altre strutture pubbliche e private che
svolgono un'attivita' riconosciuta di assistenza nonche' i
clienti civili e non civili con consumo non superiore a
50.000 metri cubi annui. Per essi vige l'obbligo di
assicurare, col piu' alto livello di sicurezza possibile,
le forniture di gas naturale anche in momenti critici o in
situazioni di emergenza del sistema del gas naturale. Per
gli stessi clienti vulnerabili, nell'ambito degli obblighi
di servizio pubblico, l'Autorita' per l'energia elettrica e
il gas continua transitoriamente a determinare i prezzi di
riferimento, ai sensi delle disposizioni di cui al
decreto-legge 18 giugno 2007, n. 73, convertito, con
modificazioni, dalla legge 3 agosto 2007, n. 125.
3. Tutti i clienti hanno il diritto di essere riforniti
di gas naturale da un fornitore, ove questi lo accetti, a
prescindere dallo Stato membro in cui il fornitore e'
registrato, a condizione che il fornitore rispetti le norme
applicabili in materia di scambi e bilanciamento e fatti
salvi i requisiti in materia di sicurezza degli
approvvigionamenti.
4. L'Autorita' per l'energia elettrica e il gas
provvede affinche':
a) qualora un cliente, nel rispetto delle condizioni
contrattuali, intenda cambiare fornitore, l'operatore o gli
operatori interessati effettuino tale cambiamento entro tre
settimane assicurando comunque che l'inizio della fornitura
coincida con il primo giorno del mese
b) i clienti ricevano tutti i pertinenti dati di
consumo e a tal fine siano obbligate le societa' di
distribuzione a rendere disponibili i dati di consumo dei
clienti alle societa' di vendita, garantendo la qualita' e
la tempestivita' dell'informazione fornita;
c) qualora un cliente finale connesso alla rete di
distribuzione si trovi senza un fornitore di gas naturale e
non sussistano i requisiti per l'attivazione del fornitore
di ultima istanza, l'impresa di distribuzione
territorialmente competente garantisca il bilanciamento
della propria rete in relazione al prelievo presso tale
punto per il periodo in cui non sia possibile la sua
disalimentazione fisica, secondo modalita' e condizioni
definite dall'Autorita' per l'energia elettrica e il gas
che deve altresi' garantire all'impresa di distribuzione
una adeguata remunerazione dell'attivita' svolta e la
copertura dei costi sostenuti.
5. Allo scopo di promuovere l'efficienza energetica
l'Autorita' per l'energia elettrica e il gas stabilisce
criteri in base ai quali le imprese di gas naturale
ottimizzino l'utilizzo del gas naturale, anche fornendo
servizi di gestione dell'energia, sviluppando formule
tariffarie innovative, introducendo sistemi di misurazione
intelligenti o, se del caso, reti intelligenti.
6. L'Autorita' per l'energia elettrica e il gas, anche
avvalendosi dell'Acquirente unico Spa, ai sensi
dell'articolo 27, comma 2, della legge 23 luglio 2009, n.
99, provvede affinche' siano istituiti sportelli unici al
fine di mettere a disposizione dei clienti tutte le
informazioni necessarie concernenti i loro diritti, la
normativa in vigore e le modalita' di risoluzione delle
controversie di cui dispongono.
7. Con decreto del Ministero dello sviluppo economico,
anche in base a quanto previsto all'articolo 30, commi 5 e
8, della legge 23 luglio 2009, n. 99, sono individuati e
aggiornati i criteri e le modalita' per la fornitura di gas
naturale nell'ambito del servizio di ultima istanza, a
condizioni che incentivino la ricerca di un nuovo fornitore
sul mercato, per tutti i clienti civili e i clienti non
civili con consumi pari o inferiori a 50.000 metri cubi
all'anno nonche' per le utenze relative ad attivita' di
servizio pubblico, tra cui ospedali, case di cura e di
riposo, carceri, scuole, e altre strutture pubbliche e
private che svolgono un'attivita' riconosciuta di
assistenza, nonche' nelle aree geografiche nelle quali non
si e' ancora sviluppato un mercato concorrenziale
nell'offerta di gas naturale, ai sensi dell'articolo 1,
comma 46, della legge 23 agosto 2004, n. 239.".
Si riporta il testo dell'articolo 30, comma 1, della
legge 23 luglio 2009, n. 99 (Disposizioni per lo sviluppo e
l'internazionalizzazione delle imprese, nonche' in materia
di energia):
"Art. 30. (Misure per l'efficienza del settore
energetico)
1. La gestione economica del mercato del gas naturale
e' affidata in esclusiva al Gestore del mercato elettrico
di cui all' articolo 5 del decreto legislativo 16 marzo
1999, n. 79. Il Gestore organizza il mercato del gas
naturale secondo criteri di neutralita', trasparenza,
obiettivita', nonche' di concorrenza. La disciplina del
mercato del gas naturale, predisposta dal Gestore, e'
approvata con decreto del Ministro dello sviluppo
economico, sentite le competenti Commissioni parlamentari e
l'Autorita' per l'energia elettrica e il gas.".
Si riporta il testo dell'articolo 9, comma 6, del
decreto legislativo 13 agosto 2010, n. 130 ( Misure per la
maggiore concorrenzialita' nel mercato del gas naturale ed
il trasferimento dei benefici risultanti ai clienti finali,
ai sensi dell'articolo 30, commi 6 e 7, della legge 23
luglio 2009, n. 99):
"Art. 9. Anticipazione degli effetti nel mercato dello
sviluppo degli stoccaggi
(Omissis).
6. Le misure di cui al comma 1 prevedono, altresi', la
possibilita' per i soggetti investitori di cui all'articolo
5, comma 1, lettera b), numeri 1) e 3), relativamente alla
quota di capacita' di stoccaggio loro assegnata e non
ancora entrata in esercizio, di consegnare il gas naturale
in mercati europei individuati dall'Autorita' di
regolazione ovvero di riconoscere al Gestore dei servizi
energetici corrispettivi corrispondenti a costi da
sostenere per approvvigionare il gas naturale nei medesimi
mercati. In tal caso i soggetti investitori sono tenuti a
riconoscere al Gestore dei servizi energetici anche
corrispettivi specifici appositamente determinati
dall'Autorita' di regolazione che riflettono i costi di
trasporto da detti mercati.".



 
Art. 14

Misure per ridurre i costi di approvvigionamento di gas naturale per
le imprese

1. Le capacita' di stoccaggio di gas naturale che si rendono disponibili a seguito delle rideterminazioni del volume di stoccaggio strategico di cui all'articolo 12, comma 11-ter, del decreto legislativo 23 maggio 2000, n. 164, nonche' delle nuove modalita' di calcolo degli obblighi di modulazione stabilite in base ai criteri determinati dal Ministero dello sviluppo economico ai sensi dell'articolo 18, comma 2, del decreto legislativo 23 maggio 2000, n. 164, come modificato dal decreto legislativo 1° giugno 2011, n. 93, sono assegnate, per uno spazio stabilito e aggiornato con decreto del Ministero dello sviluppo economico, per l'offerta alle imprese industriali, di servizi integrati di trasporto a mezzo gasdotti esteri e di rigassificazione, comprensivi dello stoccaggio di gas naturale, finalizzati a consentire il loro approvvigionamento diretto di gas naturale dall'estero, secondo criteri di sicurezza degli approvvigionamenti stabiliti nello stesso decreto, nonche' alle imprese di rigassificazione, a garanzia del rispetto dei programmi di rigassificazione dei propri utenti in presenza di eventi imprevedibili.
2. I servizi di cui al comma 1 sono offerti dalle imprese di rigassificazione e di trasporto in regime regolato, in base a modalita' definite dall'Autorita' per l'energia elettrica e il gas, tenuto conto dei criteri stabiliti nel decreto di cui al comma 1.
3. Le eventuali ulteriori capacita' di stoccaggio di gas naturale disponibili non assegnate ai sensi del comma 1 sono assegnate secondo le modalita' di cui all'articolo 12, comma 7, lettera a), ultimo periodo, del decreto legislativo 23 maggio 2000, n. 164, come modificato dal decreto legislativo 1° giugno 2011, n. 93.
4. Il volume di gas naturale attualmente contenuto nel volume di stoccaggio strategico che si rende disponibile a seguito delle rideterminazioni di cui al comma 1 e' ceduto dalle imprese di stoccaggio, anche per l'avvio transitorio dei servizi di cui al comma 1, secondo criteri stabiliti con decreto del Ministero dello sviluppo economico.
5. Al fine di promuovere la sicurezza degli approvvigionamenti e la riduzione dei costi di approvvigionamento di gas naturale, il Ministero dello sviluppo economico e l'Autorita' per l'energia elettrica e il gas, anche attraverso l'impresa maggiore di trasporto, monitorano il grado di utilizzo dei gasdotti esteri di importazione di gas naturale, al fine di promuovere il loro ottimale utilizzo e la allocazione coordinata delle capacita' lungo tali gasdotti e ai loro punti di interconnessione, in coordinamento con le competenti autorita' dell'Unione europea e dei Paesi terzi interessati.
6. All'attuazione del presente articolo le amministrazioni provvedono nell'ambito delle risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente.



Riferimenti normativi
Si riporta il testo cui degli articoli 12, comma
11-ter, e 18, comma 2, del decreto legislativo 23 maggio
2000, n. 164:
"Art. 12. Disciplina delle attivita' di stoccaggio.
(Omissis).
11-ter. Il volume complessivo relativo allo stoccaggio
strategico e' stabilito annualmente dal Ministero dello
sviluppo economico, sentito il Comitato di emergenza e
monitoraggio del sistema del gas naturale, in misura non
inferiore al maggiore dei seguenti volumi:
a) volume necessario al fine di poter erogare per
almeno 30 giorni continuativi, nel corso di tutto il
periodo di punta stagionale, una portata fino al 100 per
cento della maggiore delle importazioni provenienti dalla
infrastruttura di importazione maggiormente utilizzata;
b) volume necessario per le necessita' di modulazione
in caso di inverno rigido, calcolato per l'inverno piu'
rigido verificatosi negli ultimi 20 anni."
"Art. 18. Disciplina dell'attivita' di vendita.
(Omissis).
2. A decorrere dal 30 giugno 2003 il servizio di cui al
comma 1 e' fornito dai soggetti che svolgono l'attivita' di
vendita. Il Ministero dello sviluppo economico determina i
criteri per il calcolo degli obblighi di modulazione per il
periodo di punta stagionale per aree di prelievo omogenee
in funzione dei valori climatici, tenendo conto degli
obblighi di garanzia delle forniture di gas naturale ai
clienti vulnerabili di cui all'articolo 8 del regolamento
(CE) n. 994/2010 del Parlamento europeo e del Consiglio del
20 ottobre 2010."
Si riporta il testo cui dell'articolo 12, comma 7,
lettera a), del citato decreto legislativo n. 164 del 2000:
" Art. 12. Disciplina delle attivita' di stoccaggio.
(Omissis).
7. L'Autorita' per l'energia elettrica e il gas fissa
le modalita' atte a garantire a tutti gli utenti la
liberta' di accesso a parita' di condizioni, la massima
imparzialita' e la neutralita' del servizio di stoccaggio
in condizioni di normale esercizio e gli obblighi dei
soggetti che svolgono le attivita' di stoccaggio, sulla
base dei seguenti criteri:
a) le capacita' di stoccaggio di modulazione, fatto
salvo quanto disposto al comma 5, sono assegnate
prioritariamente per le esigenze di fornitura ai clienti
civili, ivi comprese le utenze relative ad attivita' di
servizio pubblico, tra cui ospedali, case di cura e di
riposo, carceri, scuole, e altre strutture pubbliche o
private che svolgono un'attivita' riconosciuta di
assistenza, nonche' a clienti non civili con consumi non
superiori a 50.000 metri cubi annui, per un volume
calcolato annualmente e pari al fabbisogno di modulazione
stagionale degli stessi clienti in ipotesi di inverno
rigido, in base ai criteri di cui all'articolo 18, comma 2.
Il rimanente stoccaggio e' assegnato, secondo modalita'
stabilite dall'Autorita' per l'energia elettrica e il gas,
anche per servizi diversi da quelli di modulazione.".



 
Art. 15
Disposizioni in materia di separazione proprietaria

1. Al fine di introdurre la piena terzieta' dei servizi regolati di trasporto, di stoccaggio, di rigassificazione e di distribuzione dalle altre attivita' della relativa filiera svolte in concorrenza, con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, sentita l'Autorita' per l'energia elettrica e il gas, da emanare entro il 31 maggio 2012, sono disciplinati i criteri, le condizioni e le modalita', cui si conforma la societa' SNAM S.p.a. per adottare, entro diciotto mesi dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, il modello di separazione proprietaria di cui all'articolo 19 del decreto legislativo 1° giugno 2011, n. 93, emanato in attuazione della direttiva 2009/73/CE.
2. Con il decreto di cui al comma 1 e' assicurata la piena terzieta' della societa' SNAM S.p.a. nei confronti della maggiore impresa di produzione e vendita di gas, nonche' delle imprese verticalmente integrate di produzione e fornitura di gas naturale e di energia elettrica.
3. L'Autorita' per l'energia elettrica e il gas adegua la regolazione al nuovo assetto societario, anche al fine di effettuare le notifiche per le certificazioni di cui all'articolo 9 del decreto legislativo 1° giugno 2011, n. 93.



Riferimenti normativi
Si riporta il testo dell'articolo 19 del citato decreto
legislativo n. 93 del 2011, emanato in attuazione della
direttiva 2009/73/CE:
"Art. 19. Separazione dei proprietari dei sistemi di
trasporto e dei gestori dei sistemi di trasporto
1. Le imprese verticalmente integrate che intendono
conformarsi a quanto previsto dall'articolo 9, della
direttiva 2009/73/CE, procedendo alla separazione
proprietaria dei Gestori sono tenute al rispetto delle
seguenti disposizioni:
a) una impresa proprietaria di un sistema di trasporto
deve svolgere le funzioni di Gestore del sistema di
trasporto;
b) la stessa persona o le stesse persone, fisiche o
giuridiche, non possono esercitare, direttamente o
indirettamente, un controllo su un'impresa che svolge
l'attivita' di produzione o di fornitura di gas naturale o
di elettricita' e allo stesso tempo, direttamente o
indirettamente, un controllo o dei diritti su un gestore di
un sistema di trasporto di gas naturale o di trasmissione
di elettricita' o su un sistema di trasporto di gas
naturale o di trasmissione di energia elettrica;
c) la stessa persona o le stesse persone, fisiche o
giuridiche, non possono nominare membri del consiglio di
vigilanza, del consiglio di amministrazione o degli organi
che rappresentano legalmente l'impresa all'interno di un
gestore di sistemi di trasporto o di un sistema di
trasporto, ne' esercitare direttamente o indirettamente un
controllo o diritti sull'attivita' di produzione o di
fornitura di gas naturale;
d) la stessa persona non puo' essere membro del
consiglio di vigilanza, del consiglio di amministrazione o
degli organi che rappresentano legalmente un'impresa, sia
all'interno di un'impresa che svolge l'attivita' di
produzione o di fornitura di gas naturale, sia all'interno
di un gestore di sistemi di trasporto o di un sistema di
trasporto;
e) le informazioni commercialmente sensibili di cui
all'articolo 20 del decreto legislativo n. 164 del 2000
acquisite dal gestore del sistema di trasporto prima della
separazione dall'impresa verticalmente integrata, ne' il
personale di tale gestore possono essere trasferiti a
imprese che esercitano l'attivita' di produzione o
fornitura di gas naturale.
2. I diritti di cui al comma 1, lettere b) e c),
comprendono, in particolare, il potere di esercitare
diritti di voto, di nominare membri del consiglio di
vigilanza, del consiglio di amministrazione o degli organi
che rappresentano legalmente l'impresa, nonche' la
detenzione di una quota di maggioranza.
3. Ai fini dell'applicazione delle disposizioni di cui
al comma 1, qualora le persone giuridiche siano costituite
dallo Stato o da un ente pubblico, due enti pubblici
separati i quali, rispettivamente, esercitino un controllo
su un gestore di sistemi di trasporto di gas naturale o di
trasmissione di energia elettrica o su un sistema di
trasporto di gas naturale o di trasmissione di energia
elettrica e un controllo su un'impresa che svolge le
funzioni di produzione o di fornitura di gas naturale o di
energia elettrica, non sono ritenuti la stessa persona
giuridica.".
La direttiva 2009/73/CE del Parlamento europeo e del
Consiglio relativa a norme comuni per il mercato interno
del gas naturale e che abroga la direttiva 2003/55/CE
(Testo rilevante ai fini del SEE), e' Pubblicata nella
G.U.U.E. 14 agosto 2009, n. L 211.
Si riporta l'articolo 9 del citato decreto legislativo
n. 93 del 2011:
"Art. 9. Attivita' di trasporto e certificazione dei
gestori dei sistemi di trasporto
1. Entro il 3 marzo 2012 i gestori dei sistemi di
trasporto devono essere certificati dall'Autorita' per
l'energia elettrica e il gas che, secondo la procedura di
cui al presente articolo, vigila sull'osservanza da parte
dei gestori medesimi delle prescrizioni di cui all'articolo
9 della direttiva 2009/73/CE.
2. L'Autorita' per l'energia elettrica e il gas avvia,
entro un mese dalla data di entrata in vigore del presente
decreto, la procedura di certificazione di ciascuna impresa
proprietaria della rete di trasporto del gas naturale che
alla medesima data agisce in qualita' di gestore di un
sistema di trasporto del gas naturale.
3. Successivamente e ove necessario l'Autorita' per
l'energia elettrica e il gas avvia le procedure di
certificazione:
a) nei confronti dei gestori dei sistemi di trasporto
che ne facciano richiesta;
b) di propria iniziativa quando venga a conoscenza del
fatto che la prevista modifica dei diritti o dell'influenza
nei confronti dei proprietari o dei gestori dei sistemi di
trasporto rischia di determinare una violazione
dell'articolo 9 della direttiva 2009/73/CE ovvero quando ha
motivo di ritenere che tale violazione si sia gia'
verificata;
c) su motivata richiesta della Commissione europea.
4. L'Autorita' per l'energia elettrica e il gas deve
concludere la procedura di cui al presente articolo con la
propria decisione di certificazione, entro un termine di
quattro mesi decorrenti dalla data della notificazione
effettuata dal gestore del sistema di trasporto o dalla
data della richiesta della Commissione europea. Decorso
tale termine, la certificazione si intende accordata.
5. L'Autorita' per l'energia elettrica e il gas
notifica senza indugio alla Commissione europea la
decisione, espressa o intervenuta per silenzio-assenso, di
certificazione del gestore del sistema di trasporto,
unitamente alle informazioni rilevanti ai fini della
decisione stessa. Tale decisione acquista efficacia dopo
l'espressione del prescritto parere della Commissione
europea. La Commissione esprime parere, secondo la
procedura di cui all'articolo 3 del regolamento (CE) n.
715/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio del 13
luglio 2009, entro due mesi dal ricevimento della notifica.
6. Entro due mesi dal ricevimento del parere della
Commissione europea l'Autorita' per l'energia elettrica e
il gas assume la decisione finale di certificazione tenendo
conto del parere stesso.
7. Le imprese proprietarie di un sistema di trasporto
certificate dall'Autorita' per l'energia elettrica e il gas
sono autorizzate all'attivita' di trasporto e designate dal
Ministero dello sviluppo economico quali gestori dei
sistemi di trasporto. Tale designazione e' notificata alla
Commissione europea e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale
dell'Unione europea.
8. I gestori di sistemi di trasporto notificano
all'Autorita' per l'energia elettrica e il gas tutte le
transazioni previste che possano richiedere un riesame
della loro osservanza delle prescrizioni di cui
all'articolo 9 della direttiva 2009/73/CE.
9. L'Autorita' per l'energia elettrica e il gas e la
Commissione europea, garantendo la segretezza delle
informazioni commercialmente sensibili, possono chiedere ai
gestori dei sistemi di trasporto ed alle imprese che
esercitano attivita' di produzione o di fornitura le
informazioni pertinenti ai fini dell'esercizio dei poteri
ad esse conferiti dal presente articolo.
10. Con decreto del Ministro dello sviluppo economico
sono stabiliti i criteri per la certificazione del gestore
di un sistema di trasporto nel caso in cui un soggetto di
un Paese non appartenente all'Unione europea ne acquisisca
il controllo, in base ai quali l'Autorita' per l'energia
elettrica e il gas e' tenuta ad adottare una decisione di
certificazione. Il predetto decreto deve garantire che il
rilascio della certificazione non metta a rischio la
sicurezza dell'approvvigionamento energetico dell'Italia e
dell'Unione europea e che siano rispettati i diritti e gli
obblighi derivanti dal diritto internazionale e da accordi
con il Paese terzo interessato purche' conformi al diritto
comunitario.



 
Art. 16
Sviluppo di risorse energetiche e minerarie nazionali strategiche

1. Al fine di favorire nuovi investimenti di ricerca e sviluppo delle risorse energetiche nazionali strategiche di idrocarburi nel rispetto del dettato dell'articolo 117 della Costituzione, dei principi di precauzione, di sicurezza per la salute dei cittadini e di tutela della qualita' ambientale e paesistica, di rispetto degli equilibri naturali terrestri e acquatici, secondo i migliori e piu' avanzati standard internazionali di qualita' e sicurezza e con l'impiego delle migliori tecnologie disponibili, garantendo maggiori entrate erariali per lo Stato, con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico, da emanare entro sei mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto, sono stabilite le modalita' per individuare le maggiori entrate effettivamente realizzate e le modalita' di destinazione di una quota di tali maggiori entrate per lo sviluppo di progetti infrastrutturali e occupazionali di crescita dei territori di insediamento degli impianti produttivi e dei territori limitrofi nonche' ogni altra disposizione attuativa occorrente all'attuazione del presente articolo.
2. Le attivita' di cui all'articolo 53 del decreto del Presidente della Repubblica 24 maggio 1979, n. 886, sono svolte secondo le norme vigenti e le regole di buona tecnica di cui alla norma UNI 11366.



Riferimenti normativi
Si riporta l'articolo 117 della Costituzione:
"Art. 117. La potesta' legislativa e' esercitata dallo
Stato e dalle Regioni nel rispetto della Costituzione,
nonche' dei vincoli derivanti dall'ordinamento comunitario
e dagli obblighi internazionali.
Lo Stato ha legislazione esclusiva nelle seguenti
materie:
a) politica estera e rapporti internazionali dello
Stato; rapporti dello Stato con l'Unione europea; diritto
di asilo e condizione giuridica dei cittadini di Stati non
appartenenti all'Unione europea;
b) immigrazione;
c) rapporti tra la Repubblica e le confessioni
religiose;
d) difesa e Forze armate; sicurezza dello Stato; armi,
munizioni ed esplosivi;
e) moneta, tutela del risparmio e mercati finanziari;
tutela della concorrenza; sistema valutario; sistema
tributario e contabile dello Stato; perequazione delle
risorse finanziarie;
f) organi dello Stato e relative leggi elettorali;
referendum statali; elezione del Parlamento europeo;
g) ordinamento e organizzazione amministrativa dello
Stato e degli enti pubblici nazionali;
h) ordine pubblico e sicurezza, ad esclusione della
polizia amministrativa locale;
i) cittadinanza, stato civile e anagrafi;
l) giurisdizione e norme processuali; ordinamento
civile e penale; giustizia amministrativa;
m) determinazione dei livelli essenziali delle
prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che
devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale;
n) norme generali sull'istruzione;
o) previdenza sociale;
p) legislazione elettorale, organi di governo e
funzioni fondamentali di Comuni, Province e Citta'
metropolitane;
q) dogane, protezione dei confini nazionali e
profilassi internazionale;
r) pesi, misure e determinazione del tempo;
coordinamento informativo statistico e informatico dei dati
dell'amministrazione statale, regionale e locale; opere
dell'ingegno;
s) tutela dell'ambiente, dell'ecosistema e dei beni
culturali.
Sono materie di legislazione concorrente quelle
relative a: rapporti internazionali e con l'Unione europea
delle Regioni; commercio con l'estero; tutela e sicurezza
del lavoro; istruzione, salva l'autonomia delle istituzioni
scolastiche e con esclusione della istruzione e della
formazione professionale; professioni; ricerca scientifica
e tecnologica e sostegno all'innovazione per i settori
produttivi; tutela della salute; alimentazione; ordinamento
sportivo; protezione civile; governo del territorio; porti
e aeroporti civili; grandi reti di trasporto e di
navigazione; ordinamento della comunicazione; produzione,
trasporto e distribuzione nazionale dell'energia;
previdenza complementare e integrativa; armonizzazione dei
bilanci pubblici e coordinamento della finanza pubblica e
del sistema tributario; valorizzazione dei beni culturali e
ambientali e promozione e organizzazione di attivita'
culturali; casse di risparmio, casse rurali, aziende di
credito a carattere regionale; enti di credito fondiario e
agrario a carattere regionale. Nelle materie di
legislazione concorrente spetta alle Regioni la potesta'
legislativa, salvo che per la determinazione dei principi
fondamentali, riservata alla legislazione dello Stato.
Spetta alle Regioni la potesta' legislativa in
riferimento ad ogni materia non espressamente riservata
alla legislazione dello Stato.
Le Regioni e le Province autonome di Trento e di
Bolzano, nelle materie di loro competenza, partecipano alle
decisioni dirette alla formazione degli atti normativi
comunitari e provvedono all'attuazione e all'esecuzione
degli accordi internazionali e degli atti dell'Unione
europea, nel rispetto delle norme di procedura stabilite da
legge dello Stato, che disciplina le modalita' di esercizio
del potere sostitutivo in caso di inadempienza.
La potesta' regolamentare spetta allo Stato nelle
materie di legislazione esclusiva, salva delega alle
Regioni. La potesta' regolamentare spetta alle Regioni in
ogni altra materia. I Comuni, le Province e le Citta'
metropolitane hanno potesta' regolamentare in ordine alla
disciplina dell'organizzazione e dello svolgimento delle
funzioni loro attribuite.
Le leggi regionali rimuovono ogni ostacolo che
impedisce la piena parita' degli uomini e delle donne nella
vita sociale, culturale ed economica e promuovono la
parita' di accesso tra donne e uomini alle cariche
elettive.
La legge regionale ratifica le intese della Regione con
altre Regioni per il migliore esercizio delle proprie
funzioni, anche con individuazione di organi comuni.
Nelle materie di sua competenza la Regione puo'
concludere accordi con Stati e intese con enti territoriali
interni ad altro Stato, nei casi e con le forme
disciplinati da leggi dello Stato.".
Si riporta il testo dell'articolo 53 del decreto del
Presidente della Repubblica 24 maggio 1979, n. 886
(Integrazione ed adeguamento delle norme di polizia delle
miniere e delle cave, contenute nel D.P.R. 9 aprile 1959,
n. 128, al fine di regolare le attivita' di prospezione, di
ricerca e di coltivazione degli idrocarburi nel mare
territoriale e nella piattaforma continentale):
"Art. 53. Prescrizioni generali.
Le prestazioni lavorative in immersione per il
posizionamento della piattaforma, per l'ispezione e la
manutenzione delle attrezzature sommerse o per lavori
assimilabili, devono essere effettuate solamente da
personale esperto e fisicamente idoneo, diretto da un
responsabile di comprovata capacita', nel rispetto delle
norme specifiche in materia e delle regole della buona
tecnica.
Tutte le immersioni devono essere autorizzate dal
predetto responsabile.
Non e' consentito l'impiego di operatori subacquei
quando non siano presenti a bordo gli equipaggiamenti, le
attrezzature ed i mezzi di salvataggio necessari per
rendere sicure le immersioni, o quando vi siano dubbi sulle
condizioni psico-fisiche degli operatori stessi.
Il datore di lavoro deve prevedere la disponibilita', a
seconda delle situazioni, di una camera iperbarica a bordo
o di un rapido collegamento con un centro di emergenza
dotato di tale attrezzatura.".



 
Art. 17
Liberalizzazione della distribuzione dei carburanti

1. I gestori degli impianti di distribuzione dei carburanti che siano anche titolari della relativa autorizzazione petrolifera possono liberamente rifornirsi da qualsiasi produttore o rivenditore nel rispetto della vigente normativa nazionale ed europea. A decorrere dal 30 giugno 2012 eventuali clausole contrattuali che prevedano per gli stessi gestori titolari forme di esclusiva nell'approvvigionamento cessano di avere effetto per la parte eccedente il 50 per cento della fornitura complessivamente pattuita e comunque per la parte eccedente il 50 per cento di quanto erogato nel precedente anno dal singolo punto vendita. Nei casi previsti dal presente comma le parti possono rinegoziare le condizioni economiche e l'uso del marchio.
2. Al fine di incrementare la concorrenzialita' e l'efficienza del mercato anche attraverso una diversificazione nelle relazioni contrattuali tra i titolari di autorizzazioni o concessioni e i gestori degli impianti di distribuzione carburanti, i commi da 12 a 14 dell'articolo 28 del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, sono sostituiti dai seguenti:
«12. Fermo restando quanto disposto dal decreto legislativo 11 febbraio 1998, n. 32, e successive modificazioni, e dalla legge 5 marzo 2001, n. 57, in aggiunta agli attuali contratti di comodato e fornitura ovvero somministrazione possono essere adottate, alla scadenza dei contratti esistenti, o in qualunque momento con assenso delle parti, differenti tipologie contrattuali per l'affidamento e l'approvvigionamento degli impianti di distribuzione carburanti, nel rispetto delle normative nazionale e europea, e previa definizione negoziale di ciascuna tipologia mediante accordi sottoscritti tra organizzazioni di rappresentanza dei titolari di autorizzazione o concessione e dei gestori maggiormente rappresentative, depositati inizialmente presso il Ministero dello sviluppo economico entro il termine del 31 agosto 2012 e in caso di variazioni successive entro trenta giorni dalla loro sottoscrizione. Nel caso in cui entro il termine sopra richiamato non siano stati stipulati gli accordi di cui al precedente periodo, ciascuna delle parti puo' chiedere al Ministero dello sviluppo economico, che provvede nei successivi novanta giorni, la definizione delle suddette tipologie contrattuali. Tra le forme contrattuali di cui sopra potra' essere inclusa anche quella relativa a condizioni di vendita non in esclusiva relative ai gestori degli impianti per la distribuzione carburanti titolari della sola licenza di esercizio, purche' comprendano adeguate condizioni economiche per la remunerazione degli investimenti e dell'uso del marchio.
12-bis. Nel rispetto delle normative nazionale e europea e delle clausole contrattuali conformi alle tipologie di cui al comma 12, sono consentite le aggregazioni di gestori di impianti di distribuzione di carburante finalizzate allo sviluppo della capacita' di acquisto all'ingrosso di carburanti, di servizi di stoccaggio e di trasporto dei medesimi.
12-ter. Nell'ambito del decreto legislativo da emanare, ai sensi dell'articolo 17 della legge 4 giugno 2010, n. 96, per l'attuazione della direttiva 2009/119/CE del Consiglio, del 14 settembre 2009, che stabilisce l'obbligo per gli Stati membri di mantenere un livello minimo di scorte di petrolio greggio e/o di prodotti petroliferi, sono altresi' stabiliti i criteri per la costituzione di un mercato all'ingrosso dei carburanti.
13. In ogni momento i titolari degli impianti e i gestori degli stessi, da soli o in societa' o cooperative, possono accordarsi per l'effettuazione del riscatto degli impianti da parte del gestore stesso, stabilendo un indennizzo che tenga conto degli investimenti fatti, degli ammortamenti in relazione agli eventuali canoni gia' pagati, dell'avviamento e degli andamenti del fatturato, secondo criteri stabiliti con decreto del Ministero dello sviluppo economico.
14. I nuovi contratti di cui al comma 12 devono assicurare al gestore condizioni contrattuali eque e non discriminatorie per competere nel mercato di riferimento».
3. I comportamenti posti in essere dai titolari degli impianti ovvero dai fornitori allo scopo di ostacolare, impedire o limitare, in via di fatto o tramite previsioni contrattuali, le facolta' attribuite dal presente articolo al gestore integrano abuso di dipendenza economica, ai sensi e per gli effetti dell'articolo 9 della legge 18 giugno 1998, n. 192.
4. All'articolo 28 del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) il comma 8 e' sostituito dal seguente:
«8. Al fine di incrementare la concorrenzialita', l'efficienza del mercato e la qualita' dei servizi nel settore degli impianti di distribuzione dei carburanti, e' sempre consentito in tali impianti:
a) l'esercizio dell'attivita' di somministrazione di alimenti e bevande di cui all'articolo 5, comma 1, lettera b), della legge 25 agosto 1991, n. 287, fermo restando il rispetto delle prescrizioni di cui all'articolo 64, commi 5 e 6, e il possesso dei requisiti di onorabilita' e professionali di cui all'articolo 71 del decreto legislativo 26 marzo 2010, n. 59;
b) l'esercizio dell'attivita' di un punto di vendita non esclusivo di quotidiani e periodici senza limiti di ampiezza della superficie dell'impianto e l'esercizio della rivendita di tabacchi, nel rispetto delle norme e delle prescrizioni tecniche che disciplinano lo svolgimento delle attivita' di cui alla presente lettera, presso gli impianti di distribuzione carburanti con una superficie minima di 500 mq;
c) la vendita di ogni bene e servizio, nel rispetto della vigente normativa relativa al bene e al servizio posto in vendita, a condizione che l'ente proprietario o gestore della strada verifichi il rispetto delle condizioni di sicurezza stradale»;
b) il comma 10 e' sostituito dal seguente:
«10. Le attivita' di cui al comma 8, lettere a), b) e c), di nuova realizzazione, anche se installate su impianti esistenti, sono esercitate dai soggetti titolari della licenza di esercizio dell'impianto di distribuzione di carburanti rilasciata dall'ufficio tecnico di finanza, salvo rinuncia del titolare della licenza dell'esercizio medesimo, che puo' consentire a terzi lo svolgimento delle predette attivita'. Limitatamente alle aree di servizio autostradali possono essere gestite anche da altri soggetti, nel caso in cui tali attivita' si svolgano in locali diversi da quelli affidati al titolare della licenza di esercizio. In ogni caso sono fatti salvi gli effetti delle convenzioni di subconcessione in corso alla data del 31 gennaio 2012, nonche' i vincoli connessi con procedure competitive in aree autostradali in concessione espletate secondo gli schemi stabiliti dall'Autorita' di regolazione dei trasporti di cui all'articolo 37 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214 »;
c) al comma 4 e' aggiunto, in fine, il seguente periodo: «I comuni non rilasciano ulteriori autorizzazioni o proroghe di autorizzazioni relativamente agli impianti incompatibili»;
d) il comma 6 e' sostituito dal seguente:
«6. L'adeguamento di cui al comma 5 e' consentito a condizione che l'impianto sia compatibile sulla base dei criteri di cui al comma 3. Per gli impianti esistenti l'adeguamento ha luogo entro il 31 dicembre 2012. Il mancato adeguamento entro tale termine comporta una sanzione amministrativa pecuniaria da determinare in rapporto all'erogato dell'anno precedente, da un minimo di 1.000 euro a un massimo di 5.000 euro per ogni mese di ritardo nell'adeguamento e, per gli impianti incompatibili, costituisce causa di decadenza dell'autorizzazione amministrativa di cui all'articolo 1 del decreto legislativo 11 febbraio 1998, n. 32, dichiarata dal comune competente».
5. All'articolo 83-bis, comma 17, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, sono aggiunte, in fine le seguenti parole: «o che prevedano obbligatoriamente la presenza contestuale di piu' tipologie di carburanti, ivi incluso il metano per autotrazione, se tale ultimo obbligo comporta ostacoli tecnici o oneri economici eccessivi e non proporzionali alle finalita' dell'obbligo».
6. Al metano per autotrazione e' riconosciuta la caratteristica merceologica di carburante.
7. Agli impianti di distribuzione del metano per autotrazione si applicano le disposizioni dell'articolo 1 del decreto legislativo 11 febbraio 1998, n. 32, e successive modificazioni, e dell'articolo 83-bis, commi 17 e 18, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133.
8. Il Ministro dello sviluppo economico, sentita la Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e successive modificazioni, con decreto da emanare entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, stabilisce i principi generali per l'attuazione dei piani regionali di sviluppo della rete degli impianti di distribuzione del metano, nel rispetto dell'autonomia delle regioni e degli enti locali. I piani, tenuto conto dello sviluppo del mercato di tale carburante e dell'esistenza di adeguate reti di gasdotti, devono prevedere la semplificazione delle procedure di autorizzazione per la realizzazione di nuovi impianti di distribuzione del metano e per l'adeguamento di quelli esistenti.
9. Al fine di favorire e promuovere la produzione e l'uso di biometano come carburante per autotrazione, come previsto dal decreto legislativo 3 marzo 2011, n. 28, anche in realta' geografiche dove la rete del metano non e' presente, i piani regionali sul sistema distributivo dei carburanti prevedono per i comuni la possibilita' di autorizzare con iter semplificato la realizzazione di impianti di distribuzione e di rifornimento di biometano anche presso gli impianti di produzione di biogas, purche' sia garantita la qualita' del biometano.
10. Il Ministro dell'interno, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico, con decreto da adottare entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, nel rispetto degli standard di sicurezza e della normativa tecnica in vigore a livello dell'Unione europea nonche' nel rispetto dell'autonomia delle regioni e degli enti locali, individua criteri e modalita' per:
a) l'erogazione self-service negli impianti di distribuzione del metano e del GPL e presso gli impianti di compressione domestici di metano;
b) l'erogazione contemporanea di carburanti liquidi e gassosi (metano e GPL) negli impianti di rifornimento multiprodotto.
11. L'Autorita' per l'energia elettrica e il gas, coerentemente con gli indirizzi del Ministro dello sviluppo economico stabiliti per la diffusione del metano per autotrazione, entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto adotta misure affinche' nei codici di rete e di distribuzione di cui al decreto legislativo 23 maggio 2000, n. 164, siano previste modalita' per accelerare i tempi di allacciamento dei nuovi impianti di distribuzione di metano per uso autotrazione alla rete di trasporto o di distribuzione di gas, per ridurre gli stessi oneri di allacciamento, in particolare per le aree dove tali impianti siano presenti in misura limitata, nonche' per la riduzione delle penali per i superi di capacita' impegnata previste per gli stessi impianti.
12. All'articolo 167 del codice della strada di cui al decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) dopo il comma 2 e' inserito il seguente:
«2-bis. I veicoli di cui al comma 2, se ad alimentazione esclusiva o doppia a metano, GPL, elettrica e ibrida e dotati di controllo elettronico della stabilita', possono circolare con una massa complessiva a pieno carico che non superi del 15 per cento quella indicata nella carta di circolazione, purche' tale eccedenza non superi il limite del 5 per cento della predetta massa indicata nella carta di circolazione piu' una tonnellata. Si applicano le sanzioni di cui al comma 2»;
b) dopo il comma 3 e' inserito il seguente:
«3-bis. I veicoli di cui al comma 3, se ad alimentazione esclusiva o doppia a metano, GPL, elettrica e ibrida e dotati di controllo elettronico della stabilita', possono circolare con una massa complessiva a pieno carico che non superi del 15 per cento quella indicata nella carta di circolazione. Si applicano le sanzioni di cui al comma 3»;
c) al comma 5 e' aggiunto, in fine, il seguente periodo: «La medesima sanzione si applica anche nel caso in cui un autotreno o un articolato sia costituito da un veicolo trainante di cui al comma 2-bis: in tal caso l'eccedenza di massa e' calcolata separatamente tra i veicoli del complesso applicando le tolleranze di cui al comma 2-bis per il veicolo trattore e il 5 per cento per il veicolo rimorchiato.»;
d) dopo il comma 10 e' inserito il seguente:
«10-bis. Per i veicoli di cui al comma 2-bis l'eccedenza di massa ai fini dell'applicazione delle disposizioni di cui al comma 10 e' pari al valore minimo fra il 20 per cento e 10 per cento piu' una tonnellata della massa complessiva a pieno carico indicata sulla carta di circolazione».
13. All'articolo 62 del codice della strada di cui al decreto legislativo n. 285 del 1992 il comma 7-bis e' abrogato.
14. Le pubbliche amministrazioni centrali, gli enti e istituzioni da esse dipendenti o controllati e i gestori di servizi di pubblica utilita', al momento della sostituzione del rispettivo parco autoveicoli prevedono due lotti merceologici specifici distinti per i veicoli alimentati a metano e per i veicoli a GPL. Dall'attuazione del presente articolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.



Riferimenti normativi
Si riporta il testo dei commi da 12 a 14 dell'articolo
28 del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con
modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n.
111(Disposizioni urgenti per la stabilizzazione
finanziaria), come modificati dalla presente legge:
"Art. 28. Razionalizzazione della rete distributiva dei
carburanti
«12. Fermo restando quanto disposto dal decreto
legislativo 11 febbraio 1998, n. 32, e successive
modificazioni, e dalla legge 5 marzo 2001, n. 57, in
aggiunta agli attuali contratti di comodato e fornitura
ovvero somministrazione possono essere adottate, alla
scadenza dei contratti esistenti, o in qualunque momento
con assenso delle parti, differenti tipologie contrattuali
per l'affidamento e l'approvvigionamento degli impianti di
distribuzione carburanti, nel rispetto delle normative
nazionale e europea, e previa definizione negoziale di
ciascuna tipologia mediante accordi sottoscritti tra
organizzazioni di rappresentanza dei titolari di
autorizzazione o concessione e dei gestori maggiormente
rappresentative, depositati inizialmente presso il
Ministero dello sviluppo economico entro il termine del 31
agosto 2012 e in caso di variazioni successive entro trenta
giorni dalla loro sottoscrizione. Nel caso in cui entro il
termine sopra richiamato non siano stati stipulati gli
accordi di cui al precedente periodo, ciascuna delle parti
puo' chiedere al Ministero dello sviluppo economico, che
provvede nei successivi novanta giorni, la definizione
delle suddette tipologie contrattuali. Tra le forme
contrattuali di cui sopra potra' essere inclusa anche
quella relativa a condizioni di vendita non in esclusiva
relative ai gestori degli impianti per la distribuzione
carburanti titolari della sola licenza di esercizio,
purche' comprendano adeguate condizioni economiche per la
remunerazione degli investimenti e dell'uso del marchio.
12-bis. Nel rispetto delle normative nazionale e
europea e delle clausole contrattuali conformi alle
tipologie di cui al comma 12, sono consentite le
aggregazioni di gestori di impianti di distribuzione di
carburante finalizzate allo sviluppo della capacita' di
acquisto all'ingrosso di carburanti, di servizi di
stoccaggio e di trasporto dei medesimi.
12-ter. Nell'ambito del decreto legislativo da emanare,
ai sensi dell'articolo 17 della legge 4 giugno 2010, n. 96,
per l'attuazione della direttiva 2009/119/CE del Consiglio,
del 14 settembre 2009, che stabilisce l'obbligo per gli
Stati membri di mantenere un livello minimo di scorte di
petrolio greggio e/o di prodotti petroliferi, sono altresi'
stabiliti i criteri per la costituzione di un mercato
all'ingrosso dei carburanti.
13. In ogni momento i titolari degli impianti e i
gestori degli stessi, da soli o in societa' o cooperative,
possono accordarsi per l'effettuazione del riscatto degli
impianti da parte del gestore stesso, stabilendo un
indennizzo che tenga conto degli investimenti fatti, degli
ammortamenti in relazione agli eventuali canoni gia'
pagati, dell'avviamento e degli andamenti del fatturato,
secondo criteri stabiliti con decreto del Ministero dello
sviluppo economico.
14. I nuovi contratti di cui al comma 12 devono
assicurare al gestore condizioni contrattuali eque e non
discriminatorie per competere nel mercato di riferimento.".
Il decreto legislativo 11 febbraio 1998, n. 32
(Razionalizzazione del sistema di distribuzione dei
carburanti, a norma dell'articolo 4, comma 4, lettera c),
della L. 15 marzo 1997, n. 59) e' pubblicato nella Gazz.
Uff. 5 marzo 1998, n. 53.
La legge 5 marzo 2001, n. 57 (Disposizioni in materia
di apertura e regolazione dei mercati), e' pubblicata nella
Gazz. Uff. 20 marzo 2001, n. 66.
Si riporta il testo dell'articolo 17 della legge 4
giugno 2010, n. 96 (Disposizioni per l'adempimento di
obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia alle
Comunita' europee - Legge comunitaria 2009):
"Art. 17. (Principi e criteri direttivi per
l'attuazione delle direttive 2009/28/CE, 2009/72/CE,
2009/73/CE e 2009/119/CE. Misure per l'adeguamento
dell'ordinamento nazionale alla normativa comunitaria in
materia di energia, nonche' in materia di recupero di
rifiuti)
1. Nella predisposizione del decreto legislativo di
attuazione della direttiva 2009/28/CE del Parlamento
europeo e del Consiglio, del 23 aprile 2009, sulla
promozione dell'uso dell'energia da fonti rinnovabili,
recante modifica e successiva abrogazione delle direttive
2001/77/CE e 2003/30/CE, il Governo e' tenuto a seguire,
oltre ai principi e criteri direttivi di cui all' articolo
2 della presente legge, in quanto compatibili, anche i
seguenti principi e criteri direttivi:
a) garantire il conseguimento degli obiettivi posti in
capo allo Stato mediante la promozione congiunta di
efficienza energetica e di utilizzo delle fonti rinnovabili
per la produzione e il consumo di energia elettrica, calore
e biocarburanti, tenuto conto di quanto previsto alla
lettera c), anche attraverso la regolazione da parte
dell'Autorita' per l'energia elettrica e il gas, sulla base
di specifici indirizzi del Ministro dello sviluppo
economico;
b) nel definire il Piano di azione nazionale, da
adottare entro il 30 giugno 2010, che fissa gli obiettivi
nazionali per la quota di energia da fonti rinnovabili
consumata nel settore dei trasporti, dell'elettricita' e
del riscaldamento e raffreddamento nel 2020, avere riguardo
all'esigenza di garantire uno sviluppo equilibrato dei vari
settori che concorrono al raggiungimento di detti obiettivi
in base a criteri che tengano conto del rapporto
costi-benefici;
c) favorire le iniziative di cooperazione per
trasferimenti statistici e progetti comuni con Stati membri
e Paesi terzi anche mediante il coinvolgimento delle
regioni e di operatori privati, secondo criteri di
efficienza e al fine del pieno raggiungimento degli
obiettivi nazionali;
d) semplificare, anche con riguardo alle procedure di
autorizzazione, di certificazione e di concessione di
licenze, compresa la pianificazione del territorio, i
procedimenti di autorizzazione alla costruzione e
all'esercizio degli impianti alimentati da fonti
rinnovabili e alle necessarie infrastrutture di rete, anche
sulla base delle specificita' di ciascuna tipologia di
impianto e dei siti di installazione, prevedendo
l'assoggettamento alla disciplina della denuncia di inizio
attivita' di cui agli articoli 22 e 23 del testo unico
delle disposizioni legislative e regolamentari in materia
edilizia, di cui al decreto del Presidente della Repubblica
6 giugno 2001, n. 380, e successive modificazioni, per gli
impianti per la produzione di energia elettrica con
capacita' di generazione non superiore ad un MW elettrico
di cui all' articolo 2, comma 1, lettera e), del decreto
legislativo 29 dicembre 2003, n. 387, alimentati dalle
fonti di cui alla lettera a), prevedendo inoltre che, in
sede di pianificazione, progettazione, costruzione e
ristrutturazione di aree residenziali industriali o
commerciali e nella pianificazione delle infrastrutture
urbane, siano inseriti, ove possibile, apparecchiature e
sistemi di produzione di elettricita', calore e freddo da
fonti energetiche rinnovabili e apparecchiature e sistemi
di teleriscaldamento o di teleraffrescamento;
e) promuovere l'integrazione delle fonti rinnovabili
nelle reti di trasporto e distribuzione dell'energia, anche
mediante il sostegno, senza nuovi o maggiori oneri per la
finanza pubblica, alla realizzazione di sistemi di accumulo
dell'energia e di reti intelligenti, al fine di assicurare
la dispacciabilita' di tutta l'energia producibile dagli
impianti alimentati da fonti rinnovabili e di ridurre gli
oneri di gestione in sicurezza delle reti di trasporto e
distribuzione dell'energia;
f) definire le certificazioni e le specifiche tecniche
da rispettare affinche' le apparecchiature e i sistemi per
l'utilizzo delle fonti rinnovabili possano beneficiare dei
regimi di sostegno;
g) introdurre misure volte a migliorare la cooperazione
tra autorita' locali, regionali e nazionali, provvedendo in
particolare alla istituzione di un meccanismo di
trasferimento statistico tra le regioni di quote di
produzione di energia da fonti rinnovabili ai fini del
rispetto della ripartizione di cui all' articolo 2, comma
167, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, e
dell'attuazione di quanto disposto all' articolo 2, comma
170, della medesima legge 24 dicembre 2007, n. 244;
h) adeguare e potenziare il sistema di incentivazione
delle fonti rinnovabili e dell'efficienza e del risparmio
energetico, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza
pubblica, anche mediante l'abrogazione totale o parziale
delle vigenti disposizioni in materia, l'armonizzazione e
il riordino delle disposizioni di cui alla legge 23 luglio
2009, n. 99, e alla legge 24 dicembre 2007, n. 244;
i) prevedere, senza incrementi delle tariffe a carico
degli utenti, una revisione degli incentivi per la
produzione di energia elettrica prodotta da impianti
alimentati da biomasse e biogas al fine di promuovere,
compatibilmente con la disciplina dell'Unione europea in
materia di aiuti di Stato, la realizzazione e
l'utilizzazione di impianti in asservimento alle attivita'
agricole da parte di imprenditori che svolgono le medesime
attivita';
l) completare, nei limiti delle risorse di bilancio
disponibili allo scopo, il sistema statistico in materia di
energia, compresi i consumi, al fine di disporre di
informazioni ed elaborazioni omogenee con i criteri
adottati in sede comunitaria e funzionali al monitoraggio e
all'attuazione di quanto previsto alla lettera g).
2. Ai sensi del comma 1, anche al fine di sostenere la
promozione dell'energia da fonti rinnovabili e di
conseguire con maggior efficacia gli obiettivi nazionali
obbligatori per la quota complessiva di energia da fonti
rinnovabili sul consumo finale lordo di energia, l'alcol
etilico di origine agricola proveniente dalle distillazioni
vinicole si considera ricompreso nell'ambito della
definizione dei bioliquidi quali combustibili liquidi per
scopi energetici diversi dal trasporto, compresi
l'elettricita', il riscaldamento e il raffreddamento,
prodotti a partire dalla biomassa, di cui alla direttiva
2009/28/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23
aprile 2009, sulla promozione dell'uso dell'energia da
fonti rinnovabili. Per tale scopo nella produzione di
energia elettrica mediante impianti di potenza nominale
media annua non superiore a 1 MW, immessa nel sistema
elettrico, l'entita' della tariffa di 28 euro cent/kWh di
cui al numero 6 della tabella 3 della legge 24 dicembre
2007, n. 244, e successive modificazioni, si applica anche
all'alcol etilico di origine agricola proveniente dalla
distillazione dei sottoprodotti della vinificazione, di cui
all' articolo 103-tervicies del regolamento (CE) n.
1234/2007 del Consiglio, del 22 ottobre 2007. La presente
disposizione non deve comportare nuovi o maggiori oneri per
il bilancio dello Stato, ne' incrementi delle tariffe a
carico degli utenti.
3. Nella predisposizione del decreto legislativo di
attuazione della direttiva 2009/72/CE del Parlamento
europeo e del Consiglio, del 13 luglio 2009, relativa a
norme comuni per il mercato interno dell'energia elettrica
e che abroga la direttiva 2003/54/CE, il Governo e' tenuto
a seguire, oltre ai principi e criteri direttivi di cui
all' articolo 2 della presente legge, in quanto
compatibili, anche i seguenti principi e criteri direttivi:
a) prevedere misure per aumentare gli scambi
transfrontalieri in modo da conseguire una maggiore
efficienza e prezzi competitivi, contribuendo anche alla
sicurezza degli approvvigionamenti e allo sviluppo
sostenibile;
b) prevedere misure che tengano conto, ai fini della
realizzazione di nuove infrastrutture di produzione e di
trasporto di energia elettrica, della rilevanza
dell'infrastruttura stessa per il mercato interno
dell'energia elettrica e della sua coerenza con gli
obiettivi di politica energetica nazionali e comunitari;
c) prevedere che le sanzioni amministrative pecuniarie
applicabili in caso di mancato rispetto delle disposizioni
del regolamento (CE) n. 714/2009 del Parlamento europeo e
del Consiglio, del 13 luglio 2009, nonche' di mancato
rispetto degli obblighi imposti alle imprese elettriche
dalla direttiva 2009/72/CE del Parlamento europeo e del
Consiglio, del 13 luglio 2009, nelle fattispecie assegnate
alla competenza dell'Autorita' per l'energia elettrica e il
gas, siano non inferiori nel minimo a euro 2.500 e non
superiori a euro 154.937.069,73;
d) prevedere la rimozione degli ostacoli, anche di tipo
normativo, al processo di aggregazione delle piccole
imprese di distribuzione di energia elettrica, per
favorirne l'efficienza e la terzieta';
e) prevedere misure atte a garantire che imprese di
distribuzione di energia elettrica verticalmente integrate
non siano in condizione di trarre impropri vantaggi dalla
loro attivita' di gestione delle reti di distribuzione
ostacolando cosi' le dinamiche concorrenziali del mercato;
f) prevedere che i gestori dei sistemi di trasmissione
dell'energia elettrica predispongano un piano decennale di
sviluppo della rete basato sulla domanda e sull'offerta
esistenti e previste, contenente misure atte a garantire
l'adeguatezza del sistema;
g) prevedere che l'Autorita' per l'energia elettrica e
il gas disponga di risorse finanziarie idonee allo
svolgimento delle proprie attivita', attraverso il sistema
di totale autofinanziamento previsto dall' articolo 2,
comma 38, della legge 14 novembre 1995, n. 481, mediante il
contributo versato dai soggetti operanti nei settori di
competenza, da utilizzarsi esclusivamente per gli oneri di
funzionamento della stessa;
h) prevedere che, nell'osservanza delle rispettive
competenze, l'Autorita' per l'energia elettrica e il gas e
l'Autorita' garante della concorrenza e del mercato si
prestino reciproca assistenza, agiscano in modo coordinato,
stipulando a tale fine appositi protocolli di intesa, e
collaborino tra loro anche mediante lo scambio di
informazioni, senza che sia opponibile il segreto
d'ufficio.
4. Nella predisposizione del decreto legislativo di
attuazione della direttiva 2009/73/CE del Parlamento
europeo e del Consiglio, del 13 luglio 2009, relativa a
norme comuni per il mercato interno del gas naturale e che
abroga la direttiva 2003/55/CE, il Governo e' tenuto a
seguire, oltre ai principi e criteri direttivi di cui all'
articolo 2 della presente legge, in quanto compatibili,
anche i seguenti principi e criteri direttivi:
a) prevedere misure per aumentare gli scambi
transfrontalieri, in modo da conseguire una maggiore
efficienza, prezzi competitivi e piu' elevati livelli di
servizio, contribuendo anche alla sicurezza degli
approvvigionamenti e allo sviluppo sostenibile;
b) prevedere, senza nuovi o maggiori oneri per la
finanza pubblica, misure per la cooperazione bilaterale e
regionale, in uno spirito di solidarieta' tra gli Stati
membri, in particolare in casi di crisi del sistema
energetico;
c) promuovere la realizzazione di capacita'
bidirezionale ai punti di interconnessione, anche al fine
di realizzare una piattaforma di scambio di gas nell'ambito
del sistema italiano;
d) assicurare che i gestori dei sistemi di trasporto
dispongano di sistemi integrati a livello di due o piu'
Stati membri per l'assegnazione della capacita' e per il
controllo della sicurezza delle reti;
e) prevedere che i gestori dei sistemi di trasporto
presentino un piano decennale di sviluppo della rete basato
sulla domanda e sull'offerta esistenti e previste,
contenente misure atte a garantire l'adeguatezza del
sistema e la sicurezza di approvvigionamento;
f) promuovere, senza nuovi o maggiori oneri per la
finanza pubblica, una concorrenza effettiva e garantire
l'efficiente funzionamento del mercato, anche predisponendo
misure in favore della concorrenza con effetti analoghi ai
programmi di cessione del gas;
g) assoggettare le transazioni su contratti di
fornitura di gas e su strumenti derivati ad obblighi di
trasparenza nella disciplina degli scambi;
h) assicurare una efficace separazione tra le attivita'
di trasporto, bilanciamento, distribuzione e stoccaggio e
le altre attivita' del settore del gas naturale;
i) prevedere misure che assicurino maggiore trasparenza
ed efficienza nel settore del gas naturale, ottimizzando
l'utilizzo del gas naturale e introducendo sistemi di
misurazione intelligenti, anche ai fini della
diversificazione dei prezzi di fornitura;
l) prevedere misure che tengano conto, nel procedimento
autorizzativo per la realizzazione di un'infrastruttura del
sistema del gas, della rilevanza dell'infrastruttura stessa
per il mercato interno del gas naturale e della sua
coerenza con gli obiettivi di politica energetica nazionali
e comunitari;
m) garantire, senza nuovi o maggiori oneri per la
finanza pubblica, il controllo della sicurezza degli
approvvigionamenti, l'equilibrio tra domanda e offerta, il
livello della domanda attesa in futuro e degli stoccaggi
disponibili, la prevista capacita' addizionale in corso di
programmazione e in costruzione, l'adeguata copertura dei
picchi della domanda nonche' delle possibili carenze di
fornitura;
n) introdurre misure che garantiscano maggiore
disponibilita' di capacita' di stoccaggio di gas naturale,
anche favorendo l'accesso a parita' di condizioni di una
pluralita' di operatori nella gestione delle nuove
attivita' di stoccaggio e valutando la possibilita' di
ampliare le modalita' di accesso al servizio previste dalla
normativa vigente;
o) prevedere che le sanzioni amministrative pecuniarie
applicabili in caso di mancato rispetto delle disposizioni
del regolamento (CE) n. 715/2009 del Parlamento europeo e
del Consiglio, del 13 luglio 2009, nonche' di mancato
rispetto degli obblighi imposti alle imprese di gas
naturale dalla direttiva 2009/73/CE del Parlamento europeo
e del Consiglio, del 13 luglio 2009, nelle fattispecie
assegnate alla competenza dell'Autorita' per l'energia
elettrica e il gas, siano non inferiori nel minimo a euro
2.500 e non superiori a euro 154.937.069,73;
p) prevedere che i clienti non civili con consumi
inferiori o pari a 50.000 metri cubi annui e tutti i civili
siano definiti clienti vulnerabili e pertanto meritevoli di
apposita tutela in termini di condizioni economiche loro
applicate e di continuita' e sicurezza della fornitura;
q) promuovere l'efficienza e la concorrenza nel settore
del gas naturale, anche demandando all'Autorita' per
l'energia elettrica e il gas la definizione, sulla base di
appositi indirizzi del Ministero dello sviluppo economico,
della disciplina del bilanciamento di merito economico;
r) prevedere, ai sensi degli articoli 13 e 17 della
direttiva 2009/73/CE del Parlamento europeo e del
Consiglio, del 13 luglio 2009, misure che, ai fini
dell'accesso ai servizi di trasporto e bilanciamento del
gas naturale, consentano la definizione di un'unica
controparte indipendente a livello nazionale;
s) prevedere la rimozione degli ostacoli, anche di tipo
normativo, al processo di aggregazione delle piccole
imprese di distribuzione del gas naturale, per favorirne
l'efficienza e la terzieta';
t) prevedere misure atte a garantire che imprese di
distribuzione verticalmente integrate non siano in
condizione di trarre impropri vantaggi dalla loro attivita'
di gestione delle reti di distribuzione ostacolando le
dinamiche concorrenziali del mercato;
u) prevedere, senza nuovi o maggiori oneri per il
bilancio dello Stato, che, nella situazione a regime, al
termine della durata delle nuove concessioni di
distribuzione del gas naturale affidate ai sensi dell'
articolo 14 del decreto legislativo 23 maggio 2000, n. 164,
i meccanismi di valorizzazione delle reti siano coerenti
con i criteri posti alla base della definizione delle
rispettive tariffe;
v) prevedere che l'Autorita' per l'energia elettrica e
il gas disponga di risorse finanziarie idonee allo
svolgimento delle proprie attivita', attraverso il sistema
di totale autofinanziamento previsto dall' articolo 2,
comma 38, della legge 14 novembre 1995, n. 481, mediante il
contributo versato dai soggetti operanti nei settori di
competenza, da utilizzarsi esclusivamente per gli oneri di
funzionamento della stessa;
z) prevedere che, nell'osservanza delle rispettive
competenze, l'Autorita' per l'energia elettrica e il gas e
l'Autorita' garante della concorrenza e del mercato si
prestino reciproca assistenza, agiscano in modo coordinato,
stipulando a tale fine appositi protocolli di intesa, e
collaborino tra loro anche mediante lo scambio di
informazioni, senza che sia opponibile il segreto
d'ufficio.
5. Nella predisposizione del decreto legislativo di
attuazione della direttiva 2009/119/CE del Consiglio, del
14 settembre 2009, che stabilisce l'obbligo per gli Stati
membri di mantenere un livello minimo di scorte di petrolio
greggio e/o di prodotti petroliferi, il Governo e' tenuto a
seguire, oltre ai principi e criteri direttivi di cui all'
articolo 2 della presente legge, in quanto compatibili,
anche i seguenti principi e criteri direttivi:
a) mantenere un livello elevato di sicurezza
nell'approvvigionamento di petrolio mediante un meccanismo
affidabile e trasparente che assicuri la disponibilita' e
l'accessibilita' fisica delle scorte petrolifere di
sicurezza e specifiche;
b) prevedere una metodologia di calcolo relativa agli
obblighi di stoccaggio e di valutazione delle scorte di
sicurezza comunitarie che soddisfi contemporaneamente il
sistema comunitario e quello vigente nell'ambito
dell'Agenzia internazionale per l'energia (AIE);
c) prevedere l'istituzione di un Organismo centrale di
stoccaggio, anche avvalendosi di organismi esistenti nel
settore, sottoposto alla vigilanza e al controllo del
Ministero dello sviluppo economico, senza scopo di lucro e
con la partecipazione obbligatoria dei soggetti che abbiano
importato o immesso in consumo petrolio o prodotti
petroliferi in Italia;
d) prevedere che l'Organismo centrale di stoccaggio si
faccia carico, in maniera graduale e progressiva, della
detenzione e del trasporto delle scorte specifiche di
prodotti e sia responsabile dell'inventario e delle
statistiche sulle scorte di sicurezza, specifiche e
commerciali;
e) prevedere che l'Organismo centrale di stoccaggio
possa organizzare e prestare un servizio di stoccaggio e di
trasporto di scorte di sicurezza e commerciali in favore
dei venditori a clienti finali di prodotti petroliferi non
integrati verticalmente nella filiera del petrolio e possa
assicurare un servizio funzionale allo sviluppo della
concorrenza nell'offerta di capacita' di stoccaggio;
f) garantire la possibilita' di reagire con rapidita'
in caso di difficolta' dell'approvvigionamento di petrolio
greggio o di prodotti petroliferi.
6. Gli eventuali oneri derivanti dall'istituzione e dal
funzionamento dell'Organismo di cui al comma 5 sono posti a
carico dei soggetti che importano o immettono in consumo
petrolio o prodotti petroliferi in Italia. Dall'attuazione
del comma 5 non devono derivare nuovi o maggiori oneri a
carico della finanza pubblica.
7. Ai fini delle attivita' di recupero relative alla
formazione di rilevati e al riutilizzo per recuperi
ambientali, di cui alla lettera c) del punto 13.6.3 dell'
allegato 1, suballegato 1, al decreto del Ministro
dell'ambiente 5 febbraio 1998, pubblicato nel supplemento
ordinario n. 72 alla Gazzetta Ufficiale n. 88 del 16 aprile
1998, e successive modificazioni, nell'impiego dei gessi
derivanti dalle produzioni di acidi organici, in
particolare di acido tartarico naturale derivante dai
sottoprodotti vitivinicoli, e in cui la presenza di
sostanza organica rappresenta un elemento costituente il
rifiuto naturalmente presente e non un elemento esterno
inquinante, nell'esecuzione del test di cessione sul
rifiuto tal quale, secondo il metodo previsto nell'
allegato 3 al citato decreto del Ministro dell'ambiente 5
febbraio 1998, non e' richiesto il parametro del "COD".
La direttiva 2009/119/CE del Consiglio che stabilisce
l'obbligo per gli Stati membri di mantenere un livello
minimo di scorte di petrolio greggio e/o di prodotti
petroliferi, e' pubblicata nella G.U.U.E. 9 ottobre 2009,
n. L 265.
Si riporta il testo dell'articolo 9 della legge 18
giugno 1998, n. 192 (Disciplina della subfornitura nelle
attivita' produttive).
"Art. 9. Abuso di dipendenza economica.
1. E' vietato l'abuso da parte di una o piu' imprese
dello stato di dipendenza economica nel quale si trova, nei
suoi o nei loro riguardi, una impresa cliente o fornitrice.
Si considera dipendenza economica la situazione in cui una
impresa sia in grado di determinare, nei rapporti
commerciali con un'altra impresa, un eccessivo squilibrio
di diritti e di obblighi. La dipendenza economica e'
valutata tenendo conto anche della reale possibilita' per
la parte che abbia subito l'abuso di reperire sul mercato
alternative soddisfacenti.
2. L'abuso puo' anche consistere nel rifiuto di vendere
o nel rifiuto di comprare, nella imposizione di condizioni
contrattuali ingiustificatamente gravose o discriminatorie,
nella interruzione arbitraria delle relazioni commerciali
in atto.
3. Il patto attraverso il quale si realizzi l'abuso di
dipendenza economica e' nullo. Il giudice ordinario
competente conosce delle azioni in materia di abuso di
dipendenza economica, comprese quelle inibitorie e per il
risarcimento dei danni.
3-bis. Ferma restando l'eventuale applicazione
dell'articolo 3 della legge 10 ottobre 1990, n. 287,
l'Autorita' garante della concorrenza e del mercato puo',
qualora ravvisi che un abuso di dipendenza economica abbia
rilevanza per la tutela della concorrenza e del mercato,
anche su segnalazione di terzi ed a seguito
dell'attivazione dei propri poteri di indagine ed
esperimento dell'istruttoria, procedere alle diffide e
sanzioni previste dall'articolo 15 della legge 10 ottobre
1990, n. 287, nei confronti dell'impresa o delle imprese
che abbiano commesso detto abuso. In caso di violazione
diffusa e reiterata della disciplina di cui al decreto
legislativo 9 ottobre 2002, n. 231, posta in essere ai
danni delle imprese, con particolare riferimento a quelle
piccole e medie, l'abuso si configura a prescindere
dall'accertamento della dipendenza economica.".
Si riporta il testo dell'articolo 28 del citato
decreto-legge n. 98 del 2011, come modificato dalla
presente legge:
"Art. 28. Razionalizzazione della rete distributiva dei
carburanti
1. Fermo restando quanto previsto dall'articolo 6 del
decreto legislativo 11 febbraio 1998, n. 32, il fondo per
la razionalizzazione della rete di distribuzione dei
carburanti e' altresi' destinato all'erogazione di
contributi sia per la chiusura di impianti di soggetti
titolari di non piu' di dieci impianti, comunque non
integrati verticalmente nel settore della raffinazione, sia
per i costi ambientali di ripristino dei luoghi a seguito
di chiusura di impianti di distribuzione. Tali specifiche
destinazioni sono ammesse per un periodo non eccedente i
tre esercizi annuali successivi alla data di entrata in
vigore della legge di conversione del presente decreto.
2. Con decreto del Ministro dello sviluppo economico,
da emanare entro il 30 giugno 2012, e' determinata
l'entita' sia dei contributi di cui al comma 1, sia della
nuova contribuzione al fondo di cui allo stesso comma 1,
per un periodo non superiore a tre anni, articolandola in
una componente fissa per ciascuna tipologia di impianto e
in una variabile in funzione dei litri erogati, tenendo
altresi' conto della densita' territoriale degli impianti
all'interno del medesimo bacino di utenza.
3. Entro 90 giorni dalla data di entrata in vigore del
presente decreto, le regioni e le province autonome di
Trento e di Bolzano emanano indirizzi ai comuni per la
chiusura effettiva degli impianti dichiarati incompatibili
ai sensi del decreto del Ministro delle attivita'
produttive in data 31 ottobre 2001, nonche' ai sensi dei
criteri di incompatibilita' successivamente individuati
dalle normative regionali di settore.
4. Comunque, i Comuni che non abbiano gia' provveduto
all'individuazione ed alla chiusura degli impianti
incompatibili ai sensi del decreto del Ministro delle
attivita' produttive in data 31 ottobre 2001 o ai sensi dei
criteri di incompatibilita' successivamente individuati
dalle normative regionali di settore, provvedono in tal
senso entro 120 giorni dalla data di entrata in vigore
della legge di conversione del presente decreto, dandone
comunicazione alla regione ed al Ministero dello sviluppo
economico.
Fino alla effettiva chiusura, per tali impianti e'
prevista la contribuzione al fondo per la razionalizzazione
della rete di distribuzione dei carburanti in misura
determinata col decreto di cui al comma 2. I comuni non
rilasciano ulteriori autorizzazioni o proroghe di
autorizzazioni relativamente agli impianti incompatibili.
5. Al fine di incrementare l'efficienza del mercato, la
qualita' dei servizi, il corretto ed uniforme funzionamento
della rete distributiva, gli impianti di distribuzione dei
carburanti devono essere dotati di apparecchiature per la
modalita' di rifornimento senza servizio con pagamento
anticipato.
6. L'adeguamento di cui al comma 5 e' consentito a
condizione che l'impianto sia compatibile sulla base dei
criteri di cui al comma 3. Per gli impianti esistenti
l'adeguamento ha luogo entro il 31 dicembre 2012. Il
mancato adeguamento entro tale termine comporta una
sanzione amministrativa pecuniaria da determinare in
rapporto all'erogato dell'anno precedente, da un minimo di
1.000 euro a un massimo di 5.000 euro per ogni mese di
ritardo nell'adeguamento e, per gli impianti incompatibili,
costituisce causa di decadenza dell'autorizzazione
amministrativa di cui all'articolo 1 del decreto
legislativo 11 febbraio 1998, n. 32, dichiarata dal comune
competente.
7. Non possono essere posti specifici vincoli
all'utilizzo di apparecchiature per la modalita' di
rifornimento senza servizio con pagamento anticipato,
durante le ore in cui e' contestualmente assicurata la
possibilita' di rifornimento assistito dal personale, a
condizione che venga effettivamente mantenuta e garantita
la presenza del titolare della licenza di esercizio
dell'impianto rilasciata dall'ufficio tecnico di finanza o
di suoi dipendenti o collaboratori. Nel rispetto delle
norme di circolazione stradale, presso gli impianti
stradali di distribuzione carburanti posti al di fuori dei
centri abitati, quali definiti ai sensi del codice della
strada o degli strumenti urbanistici comunali, non possono
essere posti vincoli o limitazioni all'utilizzo
continuativo, anche senza assistenza, delle apparecchiature
per la modalita' di rifornimento senza servizio con
pagamento anticipato.
8. Al fine di incrementare la concorrenzialita',
l'efficienza del mercato e la qualita' dei servizi nel
settore degli impianti di distribuzione dei carburanti, e'
sempre consentito in tali impianti:
a) l'esercizio dell'attivita' di somministrazione di
alimenti e bevande di cui all'articolo 5, comma 1, lettera
b), della legge 25 agosto 1991, n. 287, fermo restando il
rispetto delle prescrizioni di cui all'articolo 64, commi 5
e 6, e il possesso dei requisiti di onorabilita' e
professionali di cui all'articolo 71 del decreto
legislativo 26 marzo 2010, n. 59;
b) l'esercizio dell'attivita' di un punto di vendita
non esclusivo di quotidiani e periodici senza limiti di
ampiezza della superficie dell'impianto e l'esercizio della
rivendita di tabacchi, nel rispetto delle norme e delle
prescrizioni tecniche che disciplinano lo svolgimento delle
attivita' di cui alla presente lettera, presso gli
impianti di distribuzione carburanti con una superficie
minima di 500 mq;
c) la vendita di ogni bene e servizio, nel rispetto
della vigente normativa relativa al bene e al servizio
posto in vendita, a condizione che l'ente proprietario o
gestore della strada verifichi il rispetto delle condizioni
di sicurezza stradale.
9. Alla lettera b) del comma 3 dell'articolo 2 del
decreto legislativo 24 aprile 2001, n. 170, sono soppresse
le seguenti parole: "con il limite minimo di superficie
pari a metri quadrati 1500".
10. Le attivita' di cui al comma 8, lettere a), b) e
c), di nuova realizzazione, anche se installate su impianti
esistenti, sono esercitate dai soggetti titolari della
licenza di esercizio dell'impianto di distribuzione di
carburanti rilasciata dall'ufficio tecnico di finanza,
salvo rinuncia del titolare della licenza dell'esercizio
medesimo, che puo' consentire a terzi lo svolgimento delle
predette attivita'. Limitatamente alle aree di servizio
autostradali possono essere gestite anche da altri
soggetti, nel caso in cui tali attivita' si svolgano in
locali diversi da quelli affidati al titolare della licenza
di esercizio. In ogni caso sono fatti salvi gli effetti
delle convenzioni di subconcessione in corso alla data del
31 gennaio 2012, nonche' i vincoli connessi con procedure
competitive in aree autostradali in concessione espletate
secondo gli schemi stabiliti dall'Autorita' di regolazione
dei trasporti di cui all'articolo 37 del decreto-legge 6
dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla
legge 22 dicembre 2011, n. 214.
11. Le regioni, le province autonome e gli enti locali,
adeguano la propria normativa alle disposizioni dettate dai
commi 8, 9 e 10.
12. Fermo restando quanto disposto con il decreto
legislativo 11 febbraio 1998, n. 32, e successive
modificazioni, in aggiunta agli attuali contratti di
comodato e fornitura ovvero somministrazione possono essere
adottate, alla scadenza dei contratti esistenti, differenti
tipologie contrattuali per l'affidamento e
l'approvvigionamento degli impianti di distribuzione
carburanti, nel rispetto delle normative nazionali e
comunitarie, e previa definizione negoziale di ciascuna
tipologia mediante accordi sottoscritti tra organizzazioni
di rappresentanza dei titolari di autorizzazione o
concessione e dei gestori, depositati presso il Ministero
dello sviluppo economico.
13. In ogni momento i titolari degli impianti e i
gestori degli stessi, da soli o in societa' o cooperative,
possono accordarsi per l'effettuazione del riscatto degli
impianti da parte del gestore stesso, stabilendo un
indennizzo che tenga conto degli investimenti fatti, degli
ammortamenti in relazione agli eventuali canoni gia'
pagati, dell'avviamento e degli andamenti del fatturato,
secondo criteri stabiliti con decreto del Ministero dello
sviluppo economico.
14. I nuovi contratti di cui al comma 12 devono
assicurare al gestore condizioni contrattuali eque e non
discriminatorie per competere nel mercato di riferimento.".
Si riporta il testo dell'articolo 5, comma 1, lettera
b), della legge 25 agosto 1991, n. 287 (Aggiornamento della
normativa sull'insediamento e sull'attivita' dei pubblici
esercizi):
"Art. 5. Tipologia degli esercizi.
1. Anche ai fini della determinazione del numero delle
autorizzazioni rilasciabili in ciascun comune e zona, i
pubblici esercizi di cui alla presente legge sono distinti
in:
a) esercizi di ristorazione, per la somministrazione di
pasti e di bevande, comprese quelle aventi un contenuto
alcoolico superiore al 21 per cento del volume, e di latte
(ristoranti, trattorie, tavole calde, pizzerie, birrerie ed
esercizi similari);
b) esercizi per la somministrazione di bevande,
comprese quelle alcooliche di qualsiasi gradazione, nonche'
di latte, di dolciumi, compresi i generi di pasticceria e
gelateria, e di prodotti di gastronomia (bar, caffe',
gelaterie, pasticcerie ed esercizi similari);
c) esercizi di cui alle lettere a) e b), in cui la
somministrazione di alimenti e di bevande viene effettuata
congiuntamente ad attivita' di trattenimento e svago, in
sale da ballo, sale da gioco, locali notturni, stabilimenti
balneari ed esercizi similari;
d) esercizi di cui alla lettera b), nei quali e'
esclusa la somministrazione di bevande alcooliche di
qualsiasi gradazione.".
Si riporta il testo dell'articolo 71 del decreto
legislativo 26 marzo 2010, n. 59 (Attuazione della
direttiva 2006/123/CE relativa ai servizi nel mercato
interno):
"Art. 71. Requisiti di accesso e di esercizio delle
attivita' commerciali
1. Non possono esercitare l'attivita' commerciale di
vendita e di somministrazione:
a) coloro che sono stati dichiarati delinquenti
abituali, professionali o per tendenza, salvo che abbiano
ottenuto la riabilitazione;
b) coloro che hanno riportato una condanna, con
sentenza passata in giudicato, per delitto non colposo, per
il quale e' prevista una pena detentiva non inferiore nel
minimo a tre anni, sempre che sia stata applicata, in
concreto, una pena superiore al minimo edittale;
c) coloro che hanno riportato, con sentenza passata in
giudicato, una condanna a pena detentiva per uno dei
delitti di cui al libro II, Titolo VIII, capo II del codice
penale, ovvero per ricettazione, riciclaggio, insolvenza
fraudolenta, bancarotta fraudolenta, usura, rapina, delitti
contro la persona commessi con violenza, estorsione;
d) coloro che hanno riportato, con sentenza passata in
giudicato, una condanna per reati contro l'igiene e la
sanita' pubblica, compresi i delitti di cui al libro II,
Titolo VI, capo II del codice penale;
e) coloro che hanno riportato, con sentenza passata in
giudicato, due o piu' condanne, nel quinquennio precedente
all'inizio dell'esercizio dell'attivita', per delitti di
frode nella preparazione e nel commercio degli alimenti
previsti da leggi speciali;
f) coloro che sono sottoposti a una delle misure di
prevenzione di cui alla legge 27 dicembre 1956, n. 1423, o
nei cui confronti sia stata applicata una delle misure
previste dalla legge 31 maggio 1965, n. 575, ovvero a
misure di sicurezza non detentive;
2. Non possono esercitare l'attivita' di
somministrazione di alimenti e bevande coloro che si
trovano nelle condizioni di cui al comma 1, o hanno
riportato, con sentenza passata in giudicato, una condanna
per reati contro la moralita' pubblica e il buon costume,
per delitti commessi in stato di ubriachezza o in stato di
intossicazione da stupefacenti; per reati concernenti la
prevenzione dell'alcolismo, le sostanze stupefacenti o
psicotrope, il gioco d'azzardo, le scommesse clandestine,
per infrazioni alle norme sui giochi.
3. Il divieto di esercizio dell'attivita', ai sensi del
comma 1, lettere b), c), d), e) e f) permane per la durata
di cinque anni a decorrere dal giorno in cui la pena e'
stata scontata. Qualora la pena si sia estinta in altro
modo, il termine di cinque anni decorre dal giorno del
passaggio in giudicato della sentenza, salvo
riabilitazione.
4. Il divieto di esercizio dell'attivita' non si
applica qualora, con sentenza passata in giudicato sia
stata concessa la sospensione condizionale della pena
sempre che non intervengano circostanze idonee a incidere
sulla revoca della sospensione.
5. In caso di societa', associazioni od organismi
collettivi i requisiti di cui al comma 1 devono essere
posseduti dal legale rappresentante, da altra persona
preposta all'attivita' commerciale e da tutti i soggetti
individuati dall'articolo 2, comma 3, del decreto del
Presidente della Repubblica 3 giugno 1998, n. 252.
6. L'esercizio, in qualsiasi forma, di un'attivita' di
commercio relativa al settore merceologico alimentare e di
un'attivita' di somministrazione di alimenti e bevande,
anche se effettuate nei confronti di una cerchia
determinata di persone, e' consentito a chi e' in possesso
di uno dei seguenti requisiti professionali:
a) avere frequentato con esito positivo un corso
professionale per il commercio, la preparazione o la
somministrazione degli alimenti, istituito o riconosciuto
dalle regioni o dalle province autonome di Trento e di
Bolzano;
b) avere prestato la propria opera, per almeno due
anni, anche non continuativi, nel quinquennio precedente,
presso imprese esercenti l'attivita' nel settore alimentare
o nel settore della somministrazione di alimenti e bevande,
in qualita' di dipendente qualificato, addetto alla vendita
o all'amministrazione o alla preparazione degli alimenti, o
in qualita' di socio lavoratore o, se trattasi di coniuge,
parente o affine, entro il terzo grado, dell'imprenditore
in qualita' di coadiutore familiare, comprovata dalla
iscrizione all'Istituto nazionale per la previdenza
sociale;
c) essere in possesso di un diploma di scuola
secondaria superiore o di laurea, anche triennale, o di
altra scuola ad indirizzo professionale, almeno triennale,
purche' nel corso di studi siano previste materie attinenti
al commercio, alla preparazione o alla somministrazione
degli alimenti.".
3. Sono abrogati i commi 2, 4 e 5 dell'articolo 5 del
decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114, e I'articolo 2
della legge 25 agosto 1991, n. 287.".
Si riporta il testo dell'articolo 37 del citato
decreto-legge n. 201 del 2011:
"Art. 37. Liberalizzazione del settore dei trasporti
1. Oltre alle funzioni trasferite ai sensi dell'art.
21, comma 19, a decorrere dal 30 giugno 2012 all'Autorita'
per l'energia elettrica ed il gas, di cui all'art. 2, comma
1 della legge 14 novembre 1995, n. 481, sono attribuite,
sino all'istituzione della Autorita' di regolazione dei
trasporti, competente anche in materia di regolazione
economica dei diritti e delle tariffe aeroportuali, le
funzioni previste dal presente articolo, ferme restando le
competenze previste dalla vigente normativa.
2. L'Autorita' e' competente nel settore dei trasporti
e dell'accesso alle relative infrastrutture ed in
particolare provvede:
1) a garantire, secondo metodologie che incentivino la
concorrenza, l'efficienza produttiva delle gestioni e il
contenimento dei costi per gli utenti, le imprese e
consumatori, condizioni di accesso eque e non
discriminatorie alle infrastrutture ferroviarie, portuali,
alle reti autostradali, fatte salve le competenze
dell'Agenzia per le infrastrutture stradali e autostradali
di cui all'art. 36 del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98,
convertito dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, e alla
mobilita' urbana collegata a stazioni, aeroporti e porti;
2) a definire, se ritenuto necessario in relazione alle
condizioni di concorrenza effettivamente esistenti nei
singoli mercati dei servizi dei trasporti nazionali e
locali, i criteri per la fissazione da parte dei soggetti
competenti delle tariffe, dei canoni, dei pedaggi e, dopo
aver individuato la specifica estensione degli obblighi di
servizio pubblico, delle modalita' di finanziamento dei
relativi oneri, tenendo conto dell'esigenza di assicurare
l'equilibrio economico delle imprese regolate, l'efficienza
produttiva delle gestioni e il contenimento dei costi per
gli utenti, le imprese e i consumatori, anche alla luce
delle eventuali sovvenzioni pubbliche concesse;
3) a stabilire le condizioni minime di qualita' dei
servizi di trasporto nazionali e locali connotati da oneri
di servizio pubblico o sovvenzionati;
4) a definire, in relazione ai diversi tipi di servizio
e alle diverse infrastrutture, il contenuto minimo degli
specifici diritti, anche di natura risarcitoria, che gli
utenti possono esigere nei confronti dei gestori dei
servizi e delle infrastrutture di trasporto; sono fatte
salve le ulteriori garanzie che accrescano la protezione
degli utenti che i gestori dei servizi e delle
infrastrutture possono inserire nelle proprie carte dei
servizi;
5) a definire gli schemi dei bandi delle gare per
l'assegnazione dei servizi di trasporto in esclusiva e
delle convenzioni da inserire nei capitolati delle medesime
gare; con riferimento al trasporto ferroviario regionale,
l'Autorita' verifica che nei relativi bandi di gara la
disponibilita' del materiale rotabile gia' al momento della
gara non costituisce un requisito per la partecipazione
ovvero un fattore di discriminazione tra le imprese
partecipanti. In questi casi, all'impresa aggiudicataria e'
concesso un tempo massimo di diciotto mesi, decorrenti
dall'aggiudicazione definitiva, per l'acquisizione del
materiale rotabile indispensabile per lo svolgimento del
servizio;
6) con particolare riferimento al settore autostradale,
a stabilire per le nuove concessioni sistemi tariffari dei
pedaggi basati sul metodo del price cap, con determinazione
dell'indicatore di produttivita' X a cadenza quinquennale
per ciascuna concessione; a definire gli schemi di
concessione da inserire nei bandi di gara relativi alla
gestione o costruzione; a definire gli schemi dei bandi
relativi alle gare cui sono tenuti i concessionari
autostradali; a definire gli ambiti ottimali di gestione
delle tratte autostradali, allo scopo di promuovere una
gestione plurale sulle diverse tratte e stimolare la
concorrenza per confronto;
7) con particolare riferimento all'accesso
all'infrastruttura ferroviaria, definire i criteri per la
determinazione dei pedaggi da parte del gestore
dell'infrastruttura e i criteri di assegnazione delle
tracce e della capacita'; vigilare sulla loro corretta
applicazione da parte del gestore dell'infrastruttura;
svolgere le funzioni di cui al successivo articolo 39;
8) con particolare riferimento al servizio taxi, ad
adeguare i livelli di offerta del servizio taxi, delle
tariffe e della qualita' delle prestazioni alle esigenze
dei diversi contesti urbani, secondo i criteri di
ragionevolezza e proporzionalita', allo scopo di garantire
il diritto di mobilita' degli utenti nel rispetto dei
seguenti principi:
a) l'incremento del numero delle licenze, ove ritenuto
necessario anche in base a un'analisi per confronto
nell'ambito di realta' comunitarie comparabili, a seguito
di istruttoria sui costi-benefici anche ambientali e
sentiti i sindaci, e' accompagnato da adeguate
compensazioni da corrispondere una tantum a favore di
coloro che gia' sono titolari di licenza o utilizzando gli
introiti derivanti dalla messa all'asta delle nuove
licenze, oppure attribuendole a chi gia' le detiene, con
facolta' di vendita o affitto, in un termine congruo oppure
attraverso altre adeguate modalita';
b) consentire ai titolari di licenza la possibilita' di
essere sostituiti alla guida da chiunque abbia i requisiti
di professionalita' e moralita' richiesti dalla normativa
vigente;
c) prevedere la possibilita' di rilasciare licenze
part-time e di consentire ai titolari di licenza una
maggiore flessibilita' nella determinazione degli orari di
lavoro, salvo l'obbligo di garanzia di un servizio minimo
per ciascuna ora del giorno;
d) consentire ai possessori di licenza di esercitare la
propria attivita' anche al di fuori dell'area per la quale
sono state originariamente rilasciate previo assenso dei
sindaci interessati e a seguito dell'istruttoria di cui
alla lettera a);
e) consentire una maggiore liberta' nell'organizzazione
del servizio cosi' da poter sviluppare nuovi servizi
integrativi come, a esempio, il taxi a uso collettivo o
altre forme;
f) consentire una maggiore liberta' nella fissazione
delle tariffe, la possibilita' di una loro corretta e
trasparente pubblicizzazione, fermo restando la
determinazione autoritativa di quelle massime a tutela dei
consumatori.
3. Nell'esercizio delle competenze disciplinate dal
comma 2 del presente articolo, l'Autorita':
a) puo' sollecitare e coadiuvare le amministrazioni
pubbliche competenti all'individuazione degli ambiti di
servizio pubblico e dei metodi piu' efficienti per
finanziarli, mediante l'adozione di pareri che puo' rendere
pubblici;
b) determina i criteri per la redazione della
contabilita' delle imprese regolate e puo' imporre, se
necessario per garantire la concorrenza, la separazione
contabile e societaria delle imprese integrate;
c) propone all'amministrazione competente la
sospensione, la decadenza o la revoca degli atti di
concessione, delle convenzioni, dei contratti di servizio
pubblico, dei contratti di programma e di ogni altro atto
assimilabile comunque denominato, qualora sussistano le
condizioni previste dall'ordinamento;
d) richiede a chi ne e' in possesso le informazioni e
l'esibizione dei documenti necessari per l'esercizio delle
sue funzioni, nonche' raccoglie da qualunque soggetto
informato dichiarazioni, da verbalizzare se rese oralmente;
e) se sospetta possibili violazioni della regolazione
negli ambiti di sua competenza, svolge ispezioni presso i
soggetti sottoposti alla regolazione mediante accesso a
impianti, a mezzi di trasporto e uffici; durante
l'ispezione, anche avvalendosi della collaborazione di
altri organi dello Stato, puo' controllare i libri
contabili e qualsiasi altro documento aziendale, ottenerne
copia, chiedere chiarimenti e altre informazioni, apporre
sigilli; delle operazioni ispettive e delle dichiarazioni
rese deve essere redatto apposito verbale;
f) ordina la cessazione delle condotte in contrasto con
gli atti di regolazione adottati e con gli impegni assunti
dai soggetti sottoposti a regolazione, disponendo le misure
opportune di ripristino; nei casi in cui intenda adottare
una decisione volta a fare cessare un'infrazione e le
imprese propongano impegni idonei a rimuovere le
contestazioni da essa avanzate, puo' rendere obbligatori
tali impegni per le imprese e chiudere il procedimento
senza accertare l'infrazione; puo' riaprire il procedimento
se mutano le circostanze di fatto su cui sono stati assunti
gli impegni o se le informazioni trasmesse dalle parti si
rivelano incomplete, inesatte o fuorvianti; in circostanze
straordinarie, ove ritenga che sussistano motivi di
necessita' e di urgenza, al fine di salvaguardare la
concorrenza e di tutelare gli interessi degli utenti
rispetto al rischio di un danno grave e irreparabile, puo'
adottare provvedimenti temporanei di natura cautelare;
g) valuta i reclami, le istanze e le segnalazioni
presentati dagli utenti e dai consumatori, singoli o
associati, in ordine al rispetto dei livelli qualitativi e
tariffari da parte dei soggetti esercenti il servizio
sottoposto a regolazione, ai fini dell'esercizio delle sue
competenze;
h) favorisce l'istituzione di procedure semplici e poco
onerose per la conciliazione e la risoluzione delle
controversie tra esercenti e utenti;
i) ferme restando le sanzioni previste dalla legge, da
atti amministrativi e da clausole convenzionali, irroga una
sanzione amministrativa pecuniaria fino al 10 per cento del
fatturato dell'impresa interessata nei casi di inosservanza
dei criteri per la formazione e l'aggiornamento di tariffe,
canoni, pedaggi, diritti e prezzi sottoposti a controllo
amministrativo, comunque denominati, di inosservanza dei
criteri per la separazione contabile e per la
disaggregazione dei costi e dei ricavi pertinenti alle
attivita' di servizio pubblico e di violazione della
disciplina relativa all'accesso alle reti e alle
infrastrutture o delle condizioni imposte dalla stessa
Autorita', nonche' di inottemperanza agli ordini e alle
misure disposti;
l) applica una sanzione amministrativa pecuniaria fino
all'1 per cento del fatturato dell'impresa interessata
qualora:
1) i destinatari di una richiesta della stessa
Autorita' forniscano informazioni inesatte, fuorvianti o
incomplete, ovvero non forniscano le informazioni nel
termine stabilito;
2) i destinatari di un'ispezione rifiutino di fornire
ovvero presentino in modo incompleto i documenti aziendali,
nonche' rifiutino di fornire o forniscano in modo inesatto,
fuorviante o incompleto i chiarimenti richiesti;
m) nel caso di inottemperanza agli impegni di cui alla
lettera f) applica una sanzione fino al 10 per cento del
fatturato dell'impresa interessata.
4. Restano ferme tutte le altre competenze diverse da
quelle disciplinate nel presente articolo delle
amministrazioni pubbliche, statali e regionali, nei settori
indicati; in particolare, restano ferme le competenze in
materia di vigilanza, controllo e sanzione nell'ambito dei
rapporti con le imprese di trasporto e con i gestori delle
infrastrutture, in materia di sicurezza e standard tecnici,
di definizione degli ambiti del servizio pubblico, di
tutela sociale e di promozione degli investimenti. Restano
altresi' ferme e possono essere contestualmente esercitate
le competenze dell'Autorita' garante della concorrenza
disciplinate dalla legge 10 ottobre 1990, n. 287 e dai
decreti legislativi 2 agosto 2007, n. 145 e 2 agosto 2007,
n. 146, e le competenze dell'Autorita' di vigilanza sui
contratti pubblici di cui al decreto legislativo 12 aprile
2006, n. 163 e le competenze dell'Agenzia per le
infrastrutture stradali e autostradali di cui all'articolo
36 del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98.
5. L'Autorita' rende pubblici nei modi piu' opportuni i
provvedimenti di regolazione e riferisce annualmente alle
Camere evidenziando lo stato della disciplina di
liberalizzazione adottata e la parte ancora da definire. La
regolazione approvata ai sensi del presente articolo resta
efficace fino a quando e' sostituita dalla regolazione
posta dalle amministrazioni pubbliche cui saranno affidate
le competenze previste dal presente articolo.
6. Alle attivita' di cui al comma 3 del presente
articolo si provvede come segue:
a) nel limite delle risorse disponibili a legislazione
vigente per l'Autorita';
b) mediante un contributo versato dai gestori delle
infrastrutture e dei servizi regolati, in misura non
superiore all'uno per mille del fatturato derivanti
dall'esercizio delle attivita' svolte percepiti nell'ultimo
esercizio. Il contributo e' determinato annualmente con
atto dell'Autorita', sottoposto ad approvazione da parte
del Presidente del Consiglio dei Ministri, di concerto con
il Ministro dell'economia e delle finanze. Nel termine di
trenta giorni dalla ricezione dell'atto, possono essere
formulati rilievi cui l'Autorita' si conforma; in assenza
di rilievi nel termine l'atto si intende approvato. Ai fini
dell'esercizio delle competenze previste dal presente
articolo l'Autorita' provvede mediante l'utilizzo delle
risorse umane disponibili a legislazione vigente.
6-bis. L'Autorita' puo' avvalersi di un contingente
aggiuntivo di personale, complessivamente non superiore
alle ottanta unita' comandate da altre pubbliche
amministrazioni, con oneri a carico delle amministrazioni
di provenienza.".
Si riporta il testo dell'articolo 1 del citato decreto
legislativo n. 32 del 1998:
"Art. 1. Norme per liberalizzare la distribuzione dei
carburanti.
1. L'installazione e l'esercizio di impianti di
distribuzione dei carburanti, di seguito denominati
«impianti», sono attivita' liberamente esercitate sulla
base dell'autorizzazione di cui al comma 2 e con le
modalita' di cui al presente decreto. Il regime di
concessione di cui all'articolo 16, comma 1, del
decreto-legge 26 ottobre 1970, n. 745 , convertito, con
modificazioni, dalla legge 18 dicembre 1970, n. 1034, cessa
dalla data di entrata in vigore del presente decreto. Le
regioni a statuto speciale e le province autonome di Trento
e Bolzano provvedono a quanto disposto dal presente decreto
secondo le previsioni dei rispettivi statuti e delle
relative norme di attuazione.
2. L'attivita' di cui al comma 1 e' soggetta
all'autorizzazione del comune in cui essa e' esercitata.
L'autorizzazione e' subordinata esclusivamente alla
verifica della conformita' alle disposizioni del piano
regolatore, alle prescrizioni fiscali e a quelle
concernenti la sicurezza sanitaria, ambientale e stradale,
alle disposizioni per la tutela dei beni storici e
artistici, nonche' alle norme di indirizzo programmatico
delle regioni. Insieme all'autorizzazione il comune
rilascia le concessioni edilizie necessarie ai sensi
dell'articolo 2. L'autorizzazione e' subordinata al
rispetto delle prescrizioni di prevenzione incendi secondo
le procedure di cui al decreto del Presidente della
Repubblica 12 gennaio 1998, n. 37.
3. Il richiedente trasmette al comune, unitamente alla
domanda di autorizzazione, un'analitica autocertificazione
corredata della documentazione prescritta dalla legge e di
una perizia giurata, redatta da un ingegnere o altro
tecnico competente per la sottoscrizione del progetto
presentato, abilitato ai sensi delle specifiche normative
vigenti nei Paesi dell'Unione europea, attestanti il
rispetto delle prescrizioni di cui al comma 2 e dei criteri
di cui all'articolo 2, comma 1. Trascorsi novanta giorni
dal ricevimento degli atti, la domanda si considera accolta
se non e' comunicato al richiedente il diniego. Il sindaco,
sussistendo ragioni di pubblico interesse, puo' annullare
l'assenso illegittimamente formatosi, salvo che
l'interessato provveda a sanare i vizi entro il termine
fissato dal comune stesso.
4. In caso di trasferimento della titolarita' di un
impianto, le parti ne danno comunicazione al comune, alla
regione e all'ufficio tecnico di finanza entro quindici
giorni (5).
5. Le concessioni di cui all'articolo 16, comma 1, del
decreto-legge 26 ottobre 1970, n. 745 , convertito, con
modificazioni, dalla legge 18 dicembre 1970, n. 1034, sono
convertite di diritto in autorizzazione ai sensi del comma
2. Fermo restando quanto previsto dall'articolo 3, comma 2,
i soggetti gia' titolari di concessione, senza necessita'
di alcun atto amministrativo, possono proseguire
l'attivita', dandone comunicazione al comune, alla regione
e al competente ufficio tecnico di finanza. Le verifiche
sull'idoneita' tecnica degli impianti ai fini della
sicurezza sanitaria e ambientale sono effettuate al momento
del collaudo e non oltre quindici anni dalla precedente
verifica. Gli impianti in esercizio alla data di entrata in
vigore del presente decreto legislativo sono sottoposti dal
comune a verifica, comprendente anche i profili di
incompatibilita' di cui all'articolo 3, comma 2, entro e
non oltre il 30 giugno 1998. Le risultanze concernenti tali
verifiche sono comunicate all'interessato e trasmesse alla
regione, al competente ufficio tecnico di finanza, al
Ministero dell'industria, del commercio e dell'artigianato
ed al Ministero dell'ambiente, anche ai fini di quanto
previsto dall'articolo 3, comma 2. Restano esclusi dalle
verifiche di cui al presente comma gli impianti inseriti
dal titolare nei programmi di chiusura e smantellamento di
cui ai commi 1 e 2 dell'articolo 3, fermi restando i poteri
di intervento in caso di rischio sanitario o ambientale. Il
controllo, la verifica e la certificazione concernenti la
sicurezza sanitaria necessaria per le autorizzazioni
previste dal presente articolo sono effettuati dall'azienda
sanitaria locale competente per territorio, ai sensi
dell'articolo 7 del decreto legislativo 30 dicembre 1992,
n. 502, e successive modifiche e integrazioni.
6. La gestione degli impianti puo' essere affidata dal
titolare dell'autorizzazione ad altri soggetti, di seguito
denominati gestori, mediante contratti di durata non
inferiore a sei anni aventi per oggetto la cessione
gratuita dell'uso di tutte le attrezzature fisse e mobili
finalizzate alla distribuzione di carburanti per uso di
autotrazione, secondo le modalita' e i termini definiti
dagli accordi interprofessionali stipulati fra le
associazioni di categoria piu' rappresentative, a livello
nazionale, dei gestori e dei titolari dell'autorizzazione.
Gli altri aspetti contrattuali e commerciali sono regolati
in conformita' con i predetti accordi interprofessionali. I
medesimi accordi interprofessionali si applicano ai
titolari di autorizzazione e ai gestori; essi sono
depositati presso il Ministero dell'industria, del
commercio e dell'artigianato che ne assicura la
pubblicita'. Gli accordi interprofessionali di cui al
presente comma prevedono un tentativo obbligatorio di
conciliazione delle controversie contrattuali individuali
secondo le modalita' e i termini ivi definiti. Il Ministro
dell'industria, del commercio e dell'artigianato, su
richiesta di una delle parti, esperisce un tentativo di
mediazione delle vertenze collettive.
6-bis. Il contratto di cessione gratuita di cui al
comma 6 comporta la stipula di un contratto di fornitura,
ovvero di somministrazione, dei carburanti.
7. I contratti di affidamento in uso gratuito di cui
all'articolo 16 del decreto-legge 26 ottobre 1970, n. 745 ,
convertito, con modificazioni, dalla legge 18 dicembre
1970, n. 1034, tra concessionari e gestori esistenti alla
data di entrata in vigore del presente decreto legislativo
restano in vigore fino alla loro scadenza, anche in caso di
trasferimento della titolarita' del relativo impianto. A
tali contratti si applicano le norme contenute nel comma 6
per quanto riguarda la conciliazione delle controversie.
8. Gli aspetti relativi agli acquisti in esclusiva sono
disciplinati in conformita' alle disposizioni adottate
dall'Unione europea.
9. Nell'area dell'impianto possono essere
commercializzati, previa comunicazione al comune, alle
condizioni previste dai contratti di cui al comma 6 e nel
rispetto delle vigenti norme in materia sanitaria e
ambientale, altri prodotti secondo quanto previsto con
decreto del Ministro dell'industria, del commercio e
dell'artigianato.
Gli interventi di ordinaria e minuta manutenzione e
riparazione dei veicoli a motore di cui agli articoli 1,
comma 2, secondo periodo, e 6 della legge 5 febbraio 1992,
n. 122 , possono essere effettuati dai gestori degli
impianti.
10. Ogni pattuizione contraria al presente articolo e'
nulla di diritto. Le clausole previste dal presente
articolo sono di diritto inserite nel contratto di
gestione, anche in sostituzione delle clausole difformi
apposte dalle parti.
Si riporta il testo dell'articolo 83-bis, comma 17 e
18, del citato decreto-legge, n. 112 del 2008:
"Art. 83-bis. Tutela della sicurezza stradale e della
regolarita' del mercato dell'autotrasporto di cose per
conto di terzi.
(Omissis).
17. Al fine di garantire il pieno rispetto delle
disposizioni dell'ordinamento comunitario in materia di
tutela della concorrenza e di assicurare il corretto e
uniforme funzionamento del mercato, l'installazione e
l'esercizio di un impianto di distribuzione di carburanti
non possono essere subordinati alla chiusura di impianti
esistenti ne' al rispetto di vincoli, con finalita'
commerciali, relativi a contingentamenti numerici, distanze
minime tra impianti e tra impianti ed esercizi o superfici
minime commerciali o che pongono restrizioni od obblighi
circa la possibilita' di offrire, nel medesimo impianto o
nella stessa area, attivita' e servizi integrativi o che
prevedano obbligatoriamente la presenza contestuale di piu'
tipologie di carburanti, ivi incluso il metano per
autotrazione, se tale ultimo obbligo comporta ostacoli
tecnici o oneri economici eccessivi e non proporzionali
alle finalita' dell'obbligo.
18. Le disposizioni di cui al comma 17 costituiscono
principi generali in materia di tutela della concorrenza e
livelli essenziali delle prestazioni ai sensi dell'
articolo 117 della Costituzione.".
Si riporta il testo dell'articolo 8 del decreto
legislativo 28 agosto 1997, n. 281:
"Art. 8. Conferenza Stato-citta' ed autonomie locali e
Conferenza unificata.
1. La Conferenza Stato-citta' ed autonomie locali e'
unificata per le materie ed i compiti di interesse comune
delle regioni, delle province, dei comuni e delle comunita'
montane, con la Conferenza Stato-regioni.
2. La Conferenza Stato-citta' ed autonomie locali e'
presieduta dal Presidente del Consiglio dei Ministri o, per
sua delega, dal Ministro dell'interno o dal Ministro per
gli affari regionali nella materia di rispettiva
competenza; ne fanno parte altresi' il Ministro del tesoro
e del bilancio e della programmazione economica, il
Ministro delle finanze, il Ministro dei lavori pubblici, il
Ministro della sanita', il presidente dell'Associazione
nazionale dei comuni d'Italia - ANCI, il presidente
dell'Unione province d'Italia - UPI ed il presidente
dell'Unione nazionale comuni, comunita' ed enti montani -
UNCEM. Ne fanno parte inoltre quattordici sindaci designati
dall'ANCI e sei presidenti di provincia designati dall'UPI.
Dei quattordici sindaci designati dall'ANCI cinque
rappresentano le citta' individuate dall'articolo 17 della
legge 8 giugno 1990, n. 142. Alle riunioni possono essere
invitati altri membri del Governo, nonche' rappresentanti
di amministrazioni statali, locali o di enti pubblici.
3. La Conferenza Stato-citta' ed autonomie locali e'
convocata almeno ogni tre mesi, e comunque in tutti i casi
il presidente ne ravvisi la necessita' o qualora ne faccia
richiesta il presidente dell'ANCI, dell'UPI o dell'UNCEM.
4. La Conferenza unificata di cui al comma 1 e'
convocata dal Presidente del Consiglio dei Ministri. Le
sedute sono presiedute dal Presidente del Consiglio dei
Ministri o, su sua delega, dal Ministro per gli affari
regionali o, se tale incarico non e' conferito, dal
Ministro dell'interno.".
Il decreto legislativo 3 marzo 2011, n. 28 (Attuazione
della direttiva 2009/28/CE sulla promozione dell'uso
dell'energia da fonti rinnovabili, recante modifica e
successiva abrogazione delle direttive 2001/77/CE e
2003/30/CE) e' pubblicato nella Gazz. Uff. 28 marzo 2011,
n. 71, S.O.
Il decreto legislativo 23 maggio 2000, n. 164
(Attuazione della direttiva 98/30/CE recante norme comuni
per il mercato interno del gas naturale, a norma
dell'articolo 41 della L. 17 maggio 1999, n. 144) e'
pubblicato nella Gazz. Uff. 20 giugno 2000, n. 142.
Si riporta il testo dell'articolo 167 del codice della
strada di cui al decreto legislativo 30 aprile 1992, n.
285, come modificato dalla presente legge:
"Art. 167. Trasporti di cose su veicoli a motore e sui
rimorchi.
1. I veicoli a motore ed i rimorchi non possono
superare la massa complessiva indicata sulla carta di
circolazione.
2. Chiunque circola con un veicolo la cui massa
complessiva a pieno carico risulta essere superiore di
oltre il cinque per cento a quella indicata nella carta di
circolazione, quando detta massa e' superiore a 10 t e'
soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una
somma:
a) da euro 39 a euro 159, se l'eccedenza non supera 1
t;
b) da euro 80 a euro 318, se l'eccedenza non supera le
2 t;
c) da euro 159 a euro 639, se l'eccedenza non supera le
3 t;
d) da euro 398 a euro 1.596, se l'eccedenza supera le 3
t.
2-bis. I veicoli di cui al comma 2, se ad alimentazione
esclusiva o doppia a metano, GPL, elettrica e ibrida e
dotati di controllo elettronico della stabilita', possono
circolare con una massa complessiva a pieno carico che non
superi del 15 per cento quella indicata nella carta di
circolazione, purche' tale eccedenza non superi il limite
del 5 per cento della predetta massa indicata nella carta
di circolazione piu' una tonnellata. Si applicano le
sanzioni di cui al comma 2.
3. Per i veicoli di massa complessiva a pieno carico
non superiore a 10 t, le sanzioni amministrative previste
nel comma 2 sono applicabili allorche' la eccedenza,
superiore al cinque per cento, non superi rispettivamente
il dieci, venti, trenta per cento, oppure superi il trenta
per cento della massa complessiva.
3-bis. I veicoli di cui al comma 3, se ad alimentazione
esclusiva o doppia a metano, GPL, elettrica e ibrida e
dotati di controllo elettronico della stabilita', possono
circolare con una massa complessiva a pieno carico che non
superi del 15 per cento quella indicata nella carta di
circolazione. Si applicano le sanzioni di cui al comma 3.
4. Gli autoveicoli adibiti al trasporto di veicoli di
cui all'art. 10, comma 3, lettera d), possono circolare con
il loro carico soltanto sulle autostrade o sulle strade con
carreggiata non inferiore a 6,50 m e con altezza libera
delle opere di sottovia che garantisca un franco minimo
rispetto all'intradosso delle opere d'arte non inferiore a
20 cm. I veicoli di cui all'art. 10, comma 3, lettere e) e
g), possono circolare con il loro carico sulle strade che
abbiano altezza libera delle opere di sottovia che
garantisca un franco minimo rispetto all'intradosso delle
opere d'arte non inferiore a 30 cm.
5. Chiunque circola con un autotreno o con un
autoarticolato la cui massa complessiva a pieno carico
risulti superiore di oltre il cinque per cento a quella
indicata nella carta di circolazione e' soggetto ad
un'unica sanzione amministrativa uguale a quella prevista
nel comma 2. La medesima sanzione si applica anche nel caso
in cui un autotreno o un articolato sia costituito da un
veicolo trainante di cui al comma 2-bis: in tal caso
l'eccedenza di massa e' calcolata separatamente tra i
veicoli del complesso applicando le tolleranze di cui al
comma 2-bis per il veicolo trattore e il 5 per cento per il
veicolo rimorchiato.
6. La sanzione di cui al comma 5 si applica anche
nell'ipotesi di eccedenze di massa di uno solo dei veicoli,
anche se non ci sia eccedenza di massa nel complesso.
7. Chiunque circola in violazione delle disposizioni di
cui al comma 4 e' soggetto alla sanzione amministrativa del
pagamento di una somma da euro 159 a euro 639, ferma
restando la responsabilita' civile di cui all'art. 2054 del
codice civile.
8. Agli effetti delle sanzioni amministrative previste
dal presente articolo le masse complessive a pieno carico
indicate nelle carte di circolazione, nonche' i valori
numerici ottenuti mediante l'applicazione di qualsiasi
percentuale, si devono considerare arrotondati ai cento
chilogrammi superiori.
9. Le sanzioni amministrative previste nel presente
articolo si applicano sia al conducente che al proprietario
del veicolo, nonche' al committente, quando si tratta di
trasporto eseguito per suo conto esclusivo. L'intestatario
della carta di circolazione del veicolo e' tenuto a
corrispondere agli enti proprietari delle strade percorse
l'indennizzo di cui all'art. 10, comma 10, commisurato
all'eccedenza rispetto ai limiti di massa di cui all'art.
62.
10. Quando e' accertata una eccedenza di massa
superiore al dieci per cento della massa complessiva a
pieno carico indicata nella carta di circolazione, la
continuazione del viaggio e' subordinata alla riduzione del
carico entro i limiti consentiti.
10-bis. Per i veicoli di cui al comma 2-bis l'eccedenza
di massa ai fini dell'applicazione delle disposizioni di
cui al comma 10 e' pari al valore minimo fra il 20 per
cento e 10 per cento piu' una tonnellata della massa
complessiva a pieno carico indicata sulla carta di
circolazione.
11. Le sanzioni amministrative previste nel presente
articolo sono applicabili anche ai trasporti ed ai veicoli
eccezionali, definiti all'art. 10, quando venga superata la
massa complessiva massima indicata nell'autorizzazione,
limitando in questo caso la franchigia del cinque per cento
alle masse massime relative a quel veicolo, ai sensi
dell'art. 62. La prosecuzione del viaggio e' subordinata al
rilascio di una nuova autorizzazione. La franchigia del
cinque per cento e' prevista anche per i trasporti
eccezionali e in tale caso non decade la validita'
dell'autorizzazione.
12. Costituiscono fonti di prova per il controllo del
carico le risultanze degli strumenti di pesa in regola con
le verifiche di legge e di quelli in dotazione agli organi
di polizia, nonche' i documenti di accompagnamento previsti
da disposizioni di legge. Le spese per l'accertamento sono
a carico dei soggetti di cui al comma 9 in solido.
13. Ai veicoli immatricolati all'estero si applicano
tutte le norme previste dal presente articolo.".
Si riporta il testo dell'articolo 62 del codice della
strada di cui al citatodecreto legislativo n. 285 del 1992,
come modificato dalla presente legge:
"Art. 62. Massa limite.
1. La massa limite complessiva a pieno carico di un
veicolo, salvo quanto disposto nell'art. 10 e nei commi 2,
3, 4, 5 e 6 del presente articolo, costituita dalla massa
del veicolo stesso in ordine di marcia e da quella del suo
carico, non puo' eccedere 5 t per i veicoli ad un asse, 8 t
per quelli a due assi e 10 t per quelli a tre o piu' assi.
2. Con esclusione dei semirimorchi, per i rimorchi
muniti di pneumatici tali che il carico unitario medio
trasmesso all'area di impronta sulla strada non sia
superiore a 8 daN/cm2, la massa complessiva a pieno carico
non puo' eccedere 6 t se ad un asse, con esclusione
dell'unita' posteriore dell'autosnodato, 22 t se a due assi
e 26 t se a tre o piu' assi.
3. Salvo quanto diversamente previsto dall'articolo
104, per i veicoli a motore isolati muniti di pneumatici,
tali che il carico unitario medio trasmesso all'area di
impronta sulla strada non sia superiore a 8 daN/cm2 e
quando, se trattasi di veicoli a tre o piu' assi, la
distanza fra due assi contigui non sia inferiore ad 1 m, la
massa complessiva a pieno carico del veicolo isolato non
puo' eccedere 18 t se si tratta di veicoli a due assi e 25
t se si tratta di veicoli a tre o piu' assi; 26 t e 32 t,
rispettivamente, se si tratta di veicoli a tre o a quattro
o piu' assi quando l'asse motore e' munito di pneumatici
accoppiati e di sospensioni pneumatiche ovvero riconosciute
equivalenti dal Ministero delle infrastrutture e dei
trasporti. Qualora si tratti di autobus o filobus a due
assi destinati a servizi pubblici di linea urbani e
suburbani la massa complessiva a pieno carico non deve
eccedere le 19 t.
4. Nel rispetto delle condizioni prescritte nei commi
2, 3 e 6, la massa complessiva di un autotreno a tre assi
non puo' superare 24 t, quella di un autoarticolato o di un
autosnodato a tre assi non puo' superare 30 t, quella di un
autotreno, di un autoarticolato o di un autosnodato non
puo' superare 40 t se a quattro assi e 44 t se a cinque o
piu' assi.
5. Qualunque sia il tipo di veicolo, la massa gravante
sull'asse piu' caricato non deve eccedere 12 t.
6. In corrispondenza di due assi contigui la somma
delle masse non deve superare 12 t se la distanza assiale
e' inferiore a 1 m; nel caso in cui la distanza assiale sia
pari o superiore a 1 m ed inferiore a 1,3 m, il limite non
puo' superare 16 t; nel caso in cui la distanza sia pari o
superiore a 1,3 m ed inferiore a 2 m, tale limite non puo'
eccedere 20 t.
7. Chiunque circola con un veicolo che supera compreso
il carico, salvo quanto disposto dall'art. 167, i limiti di
massa stabiliti dal presente articolo e dal regolamento e'
soggetto alle sanzioni previste dall'art. 10.
7-bis (abrogato).".



 
Art. 18

Liberalizzazione degli impianti completamente automatizzati fuori dei
centri abitati

1. Al comma 7 dell'articolo 28 del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, dopo la parola «dipendenti» sono aggiunte le parole «o collaboratori» e sono aggiunte, in fine, le seguenti parole:
«Nel rispetto delle norme di circolazione stradale, presso gli impianti stradali di distribuzione carburanti posti al di fuori dei centri abitati, quali definiti ai sensi del codice della strada o degli strumenti urbanistici comunali, non possono essere posti vincoli o limitazioni all'utilizzo continuativo, anche senza assistenza, delle apparecchiature per la modalita' di rifornimento senza servizio con pagamento anticipato.».



Riferimenti normativi
- Si riporta il testo dell'articolo 28, comma 7, del
citato decreto-legge n. 98 del 2011, come modificato dalla
presente legge :
"Art. 28. Razionalizzazione della rete distributiva dei
carburanti
(Omissis).
7. Non possono essere posti specifici vincoli
all'utilizzo di apparecchiature per la modalita' di
rifornimento senza servizio con pagamento anticipato,
durante le ore in cui e' contestualmente assicurata la
possibilita' di rifornimento assistito dal personale, a
condizione che venga effettivamente mantenuta e garantita
la presenza del titolare della licenza di esercizio
dell'impianto rilasciata dall'ufficio tecnico di finanza o
di suoi dipendenti «o collaboratori. Nel rispetto delle
norme di circolazione stradale, presso gli impianti
stradali di distribuzione carburanti posti al di fuori dei
centri abitati, quali definiti ai sensi del codice della
strada o degli strumenti urbanistici comunali, non possono
essere posti vincoli o limitazioni all'utilizzo
continuativo, anche senza assistenza, delle apparecchiature
per la modalita' di rifornimento senza servizio con
pagamento anticipato.".



 
Art. 19

Miglioramento delle informazioni al consumatore sui prezzi dei
carburanti

1. Con decreto del Ministero dello sviluppo economico, da adottare entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, e' definita la nuova metodologia di calcolo del prezzo medio del lunedi' da comunicare al Ministero dello sviluppo economico per il relativo invio alla Commissione Europea ai sensi della Decisione del Consiglio 1999/280/CE del 22 aprile 1999 e della successiva Decisione della Commissione 1999/566/CE del 26 luglio 1999, basata sul prezzo offerto al pubblico con la modalita' di rifornimento senza servizio per ciascuna tipologia di carburante per autotrazione.
2. Entro sei mesi dalla stessa data, con uno o piu' decreti del Ministero dello sviluppo economico sono definite le modalita' attuative della disposizione di cui al secondo periodo dell'articolo 15, comma 5, del decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206, in ordine alla cartellonistica di pubblicizzazione dei prezzi presso ogni punto vendita di carburanti, in modo da assicurare che le indicazioni per ciascun prodotto rechino i prezzi in modalita' non servito, ove presente, senza indicazioni sotto forma di sconti, secondo il seguente ordine dall'alto verso il basso: gasolio, benzina, GPL, metano. In tale decreto si prevede che i prezzi delle altre tipologie di carburanti speciali e il prezzo della modalita' di rifornimento con servizio debbano essere riportati su cartelloni separati, indicando quest'ultimo prezzo come differenza in aumento rispetto al prezzo senza servizio, ove esso sia presente.
3. Con il decreto di cui al comma 2 si prevedono, altresi', le modalita' di evidenziazione, nella cartellonistica di pubblicizzazione dei prezzi presso ogni punto vendita di carburanti, delle prime due cifre decimali rispetto alla terza, dopo il numero intero del prezzo in euro praticato nel punto vendita.
4. Modifiche a quanto disposto dai decreti di cui ai commi 2 e 3 sono adottate con decreto del Ministro dello sviluppo economico, sentito il Garante per la sorveglianza dei prezzi istituito ai sensi dell'articolo 2, commi 198 e 199 della legge 24 dicembre 2007, n. 244, nel rispetto dei medesimi obiettivi di trasparenza.



Riferimenti normativi
La Decisione del Consiglio 1999/280/CE del 22 aprile
1999 e la Decisione della Commissione 1999/566/CE del 26
luglio 1999, basata sul prezzo offerto al pubblico con la
modalita' di rifornimento senza servizio per ciascuna
tipologia di carburante per autotrazione, sono pubblicate
rispettivamente nella Gazzetta ufficiale n. L 110 del
28/04/1999 e nella Gazzetta ufficiale n. L 216 del
14/08/1999.
Si riporta il testo dell'articolo 15 del citato decreto
legislativo n. 206 del 2005:.
"Art. 15. Modalita' di indicazione del prezzo per
unita' di misura.
1. Il prezzo per unita' di misura si riferisce ad una
quantita' dichiarata conformemente alle disposizioni in
vigore.
2. Per le modalita' di indicazione del prezzo per
unita' di misura si applica quanto stabilito dall'articolo
14 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114, recante
riforma della disciplina relativa al settore del commercio.
3. Per i prodotti alimentari preconfezionati immersi in
un liquido di governo, anche congelati o surgelati, il
prezzo per unita' di misura si riferisce al peso netto del
prodotto sgocciolato.
4. E' ammessa l'indicazione del prezzo per unita' di
misura di multipli o sottomultipli, decimali delle unita'
di misura, nei casi in cui taluni prodotti sono
generalmente ed abitualmente commercializzati in dette
quantita'.
5. I prezzi dei prodotti petroliferi per uso di
autotrazione, esposti e pubblicizzati presso gli impianti
automatici di distribuzione dei carburanti, devono essere
esclusivamente quelli effettivamente praticati ai
consumatori. E' fatto obbligo di esporre in modo visibile
dalla carreggiata stradale i prezzi praticati al consumo.".
Si riporta il testo dell'articolo 2, commi 198 e 199,
della legge 24 dicembre 2007, n. 244 (legge finanziaria
2008).
"198. E' istituito presso il Ministero dello sviluppo
economico il Garante per la sorveglianza dei prezzi che
svolge la funzione di sovrintendere alla tenuta ed
elaborazione dei dati e delle informazioni segnalate agli
"uffici prezzi" delle camere di commercio, industria,
artigianato e agricoltura di cui al comma 196. Esso
verifica le segnalazioni delle associazioni dei consumatori
riconosciute, analizza le ulteriori segnalazioni ritenute
meritevoli di approfondimento e decide, se necessario, di
avviare indagini conoscitive finalizzate a verificare
l'andamento dei prezzi di determinati prodotti e servizi. I
risultati dell'attivita' svolta sono messi a disposizione,
su richiesta, dell'Autorita' garante della concorrenza e
del mercato.
199. Per l'esercizio della propria attivita' il Garante
di cui al comma 198 si avvale dei dati rilevati dall'ISTAT,
della collaborazione dei Ministeri competenti per materia,
dell'Ismea, dell'Unioncamere, delle Camere di commercio,
industria, artigianato e agricoltura, nonche' del supporto
operativo della Guardia di finanza per lo svolgimento di
indagini conoscitive. Nell'ambito delle indagini
conoscitive avviate dal Garante, la Guardia di finanza
agisce con i poteri di indagine ad essa attribuiti ai fini
dell'accertamento dell'imposta sul valore aggiunto e delle
imposte dirette, anche ai sensi del combinato disposto dei
commi 2, lettera m), e 4 dell'articolo 2 del decreto
legislativo 19 marzo 2001, n. 68. Il Garante puo' convocare
le imprese e le associazioni di categoria interessate al
fine di verificare i livelli di prezzo dei beni e dei
servizi di largo consumo corrispondenti al corretto e
normale andamento del mercato. L'attivita' del Garante
viene resa nota al pubblico attraverso il sito
dell'Osservatorio dei prezzi del Ministero dello sviluppo
economico. Nel sito sono altresi' tempestivamente
pubblicati ed aggiornati quadri di confronto, elaborati a
livello provinciale, dei prezzi dei principali beni di
consumo e durevoli, con particolare riguardo ai prodotti
alimentari ed energetici, senza nuovi o maggiori oneri a
carico della finanza pubblica.".



 
Art. 20

Fondo per la razionalizzazione della rete di distribuzione dei
carburanti

1. All'articolo 28 del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, al comma 1, le parole «in misura non eccedente il venticinque per cento dell'ammontare complessivo del fondo annualmente consolidato» sono abrogate, le parole «due esercizi annuali» sono sostituite dalle parole «tre esercizi annuali» e il comma 2 e' sostituito dal seguente: «2. Con decreto del Ministro dello sviluppo economico, da emanare entro il 30 giugno 2012, e' determinata l'entita' sia dei contributi di cui al comma 1, sia della nuova contribuzione al fondo di cui allo stesso comma 1, per un periodo non superiore a tre anni, articolandola in una componente fissa per ciascuna tipologia di impianto e in una variabile in funzione dei litri erogati, tenendo altresi' conto della densita' territoriale degli impianti all'interno del medesimo bacino di utenza».



Riferimenti normativi
Si riporta il testo dell'articolo 28, comma 1 e 2, del
citato decreto-legge n. 98 del 2011, come modificato dalla
presente legge.
"Art. 28. Razionalizzazione della rete distributiva dei
carburanti
1. Fermo restando quanto previsto dall'articolo 6 del
decreto legislativo 11 febbraio 1998, n. 32, il fondo per
la razionalizzazione della rete di distribuzione dei
carburanti e' altresi' destinato all'erogazione di
contributi sia per la chiusura di impianti di soggetti
titolari di non piu' di dieci impianti, comunque non
integrati verticalmente nel settore della raffinazione, sia
per i costi ambientali di ripristino dei luoghi a seguito
di chiusura di impianti di distribuzione. Tali specifiche
destinazioni sono ammesse per un periodo non eccedente i
tre esercizi annuali successivi alla data di entrata in
vigore della legge di conversione del presente decreto.
2.Con decreto del Ministro dello sviluppo economico, da
emanare entro il 30 giugno 2012, e' determinata l'entita'
sia dei contributi di cui al comma 1, sia della nuova
contribuzione al fondo di cui allo stesso comma 1, per un
periodo non superiore a tre anni, articolandola in una
componente fissa per ciascuna tipologia di impianto e in
una variabile in funzione dei litri erogati, tenendo
altresi' conto della densita' territoriale degli impianti
all'interno del medesimo bacino di utenza.".



 
Art. 21

Disposizioni per accrescere la sicurezza, l'efficienza e la
concorrenza nel mercato dell'energia elettrica

1. In relazione al processo di integrazione del mercato europeo ed ai cambiamenti in corso nel sistema elettrico, con particolare riferimento alla crescente produzione da fonte rinnovabile non programmabile, il Ministro dello sviluppo economico, entro centoventi giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, sentita l'Autorita' per l'energia elettrica e il gas, emana indirizzi e modifica per quanto di competenza le disposizioni attuative di cui all'articolo 3, comma 10, del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2, allo scopo di contenere i costi e garantire sicurezza e qualita' delle forniture di energia elettrica, anche attraverso il ricorso a servizi di flessibilita', nel rispetto dei criteri e dei principi di mercato.
2. Al comma 2 dell'articolo 19 del decreto legislativo 3 marzo 2011, n. 28, sono premesse le seguenti parole: «Per la prima volta entro il 30 giugno 2012 e successivamente» e nel medesimo comma 2 sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «In esito alla predetta analisi, l'Autorita' per l'energia elettrica e il gas adotta con propria delibera, entro i successivi sessanta giorni, le misure sui sistemi di protezione e di difesa delle reti elettriche necessarie per garantire la sicurezza del sistema, nonche' definisce le modalita' per la rapida installazione di ulteriori dispositivi di sicurezza sugli impianti di produzione, almeno nelle aree ad elevata concentrazione di potenza non programmabile».
3. Con i decreti di definizione dei nuovi regimi di incentivazione per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, di cui all'articolo 24, comma 5, del decreto legislativo 3 marzo 2011, n. 28, allo scopo di conferire maggiore flessibilita' e sicurezza al sistema elettrico, puo' essere rideterminata la data per la prestazione di specifici servizi di rete da parte delle attrezzature utilizzate in impianti fotovoltaici, in attuazione del decreto legislativo 3 marzo 2011, n. 28.
4. A far data dall'entrata in vigore del presente provvedimento, sono abrogate le disposizioni di cui alla legge 8 marzo 1949, n. 105, recante «Normalizzazione delle reti di distribuzione di energia elettrica a corrente alternata, in derivazione, a tensione compresa fra 100 e 1000 volt».
5. Dalla medesima data di cui al comma 4, si intende quale normativa tecnica di riferimento per i livelli nominali di tensione dei sistemi elettrici di distribuzione in bassa tensione la norma CEI 8-6, emanata dal Comitato Elettrotecnico Italiano (CEI) in forza della legge 1° marzo 1968, n. 186.
6. Al fine di facilitare ed accelerare la realizzazione delle infrastrutture di rete di interesse nazionale, su richiesta motivata dei concessionari l'Autorita' per l'energia elettrica e il gas istruisce la domanda ricevuta circa l'individuazione dei singoli asset regolati, definendo la relativa remunerazione entro novanta giorni dal ricevimento della stessa richiesta.



Riferimenti normativi
Si riporta il testo dell'articolo 3, comma 10, del
decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito, con
modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2 (Misure
urgenti per il sostegno a famiglie, lavoro, occupazione e
impresa e per ridisegnare in funzione anti-crisi il quadro
strategico nazionale):
"Art. 3. Blocco e riduzione delle tariffe
(Omissis).
10. In considerazione dell'eccezionale crisi economica
internazionale e dei suoi effetti anche sul mercato dei
prezzi delle materie prime, al fine di garantire minori
oneri per le famiglie e le imprese e di ridurre il prezzo
dell'energia elettrica, entro novanta giorni dalla data di
entrata in vigore della legge di conversione del presente
decreto, il Ministro dello sviluppo economico, sentita
l'Autorita' per l'energia elettrica e il gas, conforma la
disciplina relativa al mercato elettrico e i connessi tempi
di attuazione, ivi compreso il termine finale di cui alla
lettera a), ai seguenti principi:
a) il prezzo dell'energia e' determinato, al termine
del processo di adeguamento disciplinato dalle lettere da
b) a e), in base ai diversi prezzi di vendita offerti sul
mercato, in modo vincolante, da ciascuna azienda e
accettati dal Gestore del mercato elettrico, con precedenza
per le forniture offerte ai prezzi piu' bassi fino al
completo soddisfacimento della domanda;
b) e' istituito, in sede di prima applicazione del
presente articolo, un mercato infragiornaliero
dell'energia, in sostituzione dell'attuale mercato di
aggiustamento, che si svolge tra la chiusura del mercato
del giorno precedente e l'apertura del mercato dei servizi
di dispacciamento di cui alla lettera d) con la
partecipazione di tutti gli utenti abilitati. Nel mercato
infragiornaliero il prezzo dell'energia sara' determinato
in base a un meccanismo di negoziazione continua, nel quale
gli utenti abilitati potranno presentare offerte di vendita
e di acquisto vincolanti con riferimento a prezzi e
quantita';
c) fatti salvi i casi in cui l'obbligo di comunicazione
derivi da leggi, regolamenti o altri provvedimenti delle
autorita', il Gestore del mercato elettrico mantiene il
riserbo sulle informazioni relative alle offerte di vendita
e di acquisto per un periodo massimo di sette giorni. Le
informazioni sugli impianti abilitati e sulle reti, sulle
loro manutenzioni e indisponibilita' sono pubblicate con
cadenza mensile;
d) e' attuata la riforma del mercato dei servizi di
dispacciamento, la cui gestione e' affidata al
concessionario del servizio di trasmissione e
dispacciamento, per consentire di selezionare il fabbisogno
delle risorse necessarie a garantire la sicurezza del
sistema elettrico in base alle diverse prestazioni che
ciascuna risorsa rende al sistema, attraverso una
valorizzazione trasparente ed economicamente efficiente. I
servizi di dispacciamento sono assicurati attraverso
l'acquisto delle risorse necessarie dagli operatori
abilitati. Nel mercato dei servizi di dispacciamento il
prezzo dell'energia sara' determinato in base ai diversi
prezzi offerti in modo vincolante da ciascun utente
abilitato e accettati dal concessionario dei servizi di
dispacciamento, con precedenza per le offerte ai prezzi
piu' bassi fino al completo soddisfacimento del fabbisogno;
e) e' attuata l'integrazione, sul piano funzionale, del
mercato infragiornaliero di cui alla lettera b) con il
mercato dei servizi di dispacciamento di cui alla lettera
d), favorendo una maggiore flessibilita' operativa ed
efficienza economica attraverso un meccanismo di
negoziazione continua delle risorse necessarie.".
Si riporta il testo dell'articolo 19, comma 2, del
decreto legislativo 3 marzo 2011, n. 28, come modificato
dalla presente legge:
"Art. 19. Ulteriori compiti dell'Autorita' per
l'energia elettrica e il gas in materia di accesso alle
reti elettriche
1. Entro il 30 giugno 2013 e, successivamente, ogni due
anni, l'Autorita' per l'energia elettrica e il gas aggiorna
le direttive di cui all'articolo 14 del decreto legislativo
29 dicembre 2003, n. 387, perseguendo l'obiettivo di
assicurare l'integrazione delle fonti rinnovabili nel
sistema elettrico nella misura necessaria per il
raggiungimento al 2020 degli obiettivi di cui all'articolo
3.
2. Per la prima volta entro il 30 giugno 2012 e
successivamente con la medesima periodicita' di cui al
comma 1, l'Autorita' per l'energia elettrica e il gas
effettua un'analisi quantitativa degli oneri di
sbilanciamento gravanti sul sistema elettrico connessi al
dispacciamento di ciascuna delle fonti rinnovabili non
programmabili, valutando gli effetti delle disposizioni di
cui al presente Capo. In esito alla predetta analisi,
l'Autorita' per l'energia elettrica e il gas adotta con
propria delibera, entro i successivi sessanta giorni, le
misure sui sistemi di protezione e di difesa delle reti
elettriche necessarie per garantire la sicurezza del
sistema, nonche' definisce le modalita' per la rapida
installazione di ulteriori dispositivi di sicurezza sugli
impianti di produzione, almeno nelle aree ad elevata
concentrazione di potenza non programmabile.".
Si riporta il testo dell'articolo 24, comma 5, del
citato decreto legislativo n. 28 del 2011:
"Art. 24. Meccanismi di incentivazione
(Omissis).
5. Con decreti del Ministro dello sviluppo economico di
concerto con il Ministro dell'ambiente e della tutela del
territorio e del mare e, per i profili di competenza, con
il Ministro delle politiche agricole e forestali, sentite
l'Autorita' per l'energia elettrica e il gas e la
Conferenza unificata, di cui all'articolo 8 del decreto
legislativo 28 agosto 1997, n. 281, sono definite le
modalita' per l'attuazione dei sistemi di incentivazione di
cui al presente articolo, nel rispetto dei criteri di cui
ai precedenti commi 2, 3 e 4. I decreti disciplinano, in
particolare:
a) i valori degli incentivi di cui al comma 3 per gli
impianti che entrano in esercizio a decorrere dal 1°
gennaio 2013 e gli incentivi a base d'asta in applicazione
del comma 4, ferme restando le diverse decorrenze fissate
ai sensi dei decreti attuativi previsti dall'articolo 7 del
decreto legislativo 29 dicembre 2003, n. 387 nonche' i
valori di potenza, articolati per fonte e tecnologia, degli
impianti sottoposti alle procedure d'asta;
b) le modalita' con cui il GSE seleziona i soggetti
aventi diritto agli incentivi attraverso le procedure
d'asta;
c) le modalita' per la transizione dal vecchio al nuovo
meccanismo di incentivazione. In particolare, sono
stabilite le modalita' con le quali il diritto a fruire dei
certificati verdi per gli anni successivi al 2015, anche da
impianti non alimentati da fonti rinnovabili, e' commutato
nel diritto ad accedere, per il residuo periodo di diritto
ai certificati verdi, a un incentivo ricadente nella
tipologia di cui al comma 3, in modo da garantire la
redditivita' degli investimenti effettuati;
d) le modalita' di calcolo e di applicazione degli
incentivi per le produzioni imputabili a fonti rinnovabili
in centrali ibride;
e) le modalita' con le quali e' modificato il
meccanismo dello scambio sul posto per gli impianti, anche
in esercizio, che accedono a tale servizio, al fine di
semplificarne la fruizione;
f) le modalita' di aggiornamento degli incentivi di cui
al comma 3 e degli incentivi a base d'asta di cui al comma
4, nel rispetto dei seguenti criteri:
i. la revisione e' effettuata, per la prima volta,
decorsi due anni dalla data di entrata in vigore del
provvedimento di cui alla lettera a) e, successivamente,
ogni tre anni;
ii. i nuovi valori riferiti agli impianti di cui al
comma 3 si applicano agli impianti che entrano in esercizio
decorso un anno dalla data di entrata in vigore del decreto
di determinazione dei nuovi valori;
iii. possono essere introdotti obiettivi di potenza da
installare per ciascuna fonte e tipologia di impianto, in
coerenza con la progressione temporale di cui all'articolo
3, comma 3;
iv. possono essere riviste le percentuali di
cumulabilita' di cui all'articolo 26;
g) il valore minimo di potenza di cui ai commi 3 e 4,
tenendo conto delle specifiche caratteristiche delle
diverse tipologie di impianto, al fine di aumentare
l'efficienza complessiva del sistema di incentivazione;
h) le condizioni in presenza delle quali, in seguito ad
interventi tecnologici sugli impianti da fonti rinnovabili
non programmabili volti a renderne programmabile la
produzione ovvero a migliorare la prevedibilita' delle
immissioni in rete, puo' essere riconosciuto un incremento
degli incentivi di cui al presente articolo. Con il
medesimo provvedimento puo' essere individuata la data a
decorrere dalla quale i nuovi impianti accedono agli
incentivi di cui al presente articolo esclusivamente se
dotati di tale configurazione. Tale data non puo' essere
antecedente al 1° gennaio 2018;
i) fatto salvo quanto previsto all'articolo 23, comma
3, ulteriori requisiti soggettivi per l'accesso agli
incentivi.".
La legge 8 marzo 1949, n. 105 (Normalizzazione delle
reti di distribuzione di energia elettrica a corrente
alternata, in derivazione, a tensione compresa fra 100 e
1000 volt), abrogata dalla seguente legge, e' pubblicata
nella Gazz. Uff. 8 aprile 1949, n. 81.
La legge 1o marzo 1968, n. 186 (Disposizioni
concernenti la produzione di materiali, apparecchiature,
macchinari, installazioni e impianti elettrici ed
elettronici) e' pubblicata nella Gazz. Uff. 23 marzo 1968,
n. 77.



 
Art. 22

Disposizioni per accrescere la trasparenza sui mercati dell'energia
elettrica e del gas

1. Al fine di promuovere la concorrenza nei mercati dell'energia elettrica e del gas, il Sistema informatico Integrato, istituito presso l'Acquirente Unico ai sensi dell'articolo 1-bis del decreto-legge 8 luglio 2010, n. 105, convertito, con modificazioni, dalla legge 13 agosto 2010, n. 129, e' finalizzato anche alla gestione delle informazioni relative ai consumi di energia elettrica e di gas dei clienti finali e la banca dati di cui al comma 1 del medesimo articolo 1-bis raccoglie, oltre alle informazioni sui punti di prelievo ed ai dati identificativi dei clienti finali, anche i dati sulle relative misure dei consumi di energia elettrica e di gas. L'Autorita' per l'energia elettrica ed il gas adegua i propri provvedimenti in materia entro due mesi dall'entrata in vigore della presente disposizione, in modo da favorire la trasparenza informativa e l'accesso delle societa' di vendita ai dati gestiti dal Sistema informatico integrato.
2. Il mancato o incompleto rispetto degli obblighi di comunicazione di cui al comma 1 da parte degli operatori e' sanzionato da parte dell'Autorita' per l'energia elettrica ed il Gas secondo le disposizioni di cui all'articolo 45 del decreto legislativo 1° giugno 2011, n. 93.
3. Dall'attuazione del presente articolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.



Riferimenti normativi
Si riporta il testo dell'articolo 1-bis del citato
decreto-legge 8 luglio 2010, n. 105, convertito, con
modificazioni, dalla legge 13 agosto 2010, n. 129 (Misure
urgenti in materia di energia),
pubblicato nella Gazz. Uff. 9 luglio 2010, n. 158.
"Art. 1-bis. Sistema informatico integrato per la
gestione dei flussi informativi relativi ai mercati
dell'energia elettrica e del gas
1. Al fine di sostenere la competitivita' e di
incentivare la migliore funzionalita' delle attivita' delle
imprese operanti nel settore dell'energia elettrica e del
gas naturale, e' istituito presso l'Acquirente unico S.p.a.
un Sistema informatico integrato per la gestione dei flussi
informativi relativi ai mercati dell'energia elettrica e
del gas, basato su una banca dati dei punti di prelievo e
dei dati identificativi dei clienti finali. Entro novanta
giorni dalla data di entrata in vigore della legge di
conversione del presente decreto l'Autorita' per l'energia
elettrica e il gas emana i criteri generali per il
funzionamento del Sistema.
2. Le modalita' di gestione dei flussi informativi
attraverso il Sistema sono stabilite dall'Autorita' per
l'energia elettrica e il gas. Tali flussi potranno
comprendere anche informazioni concernenti eventuali
inadempimenti contrattuali da parte dei clienti finali
sulla base di indirizzi generali definiti dall'Autorita'
per l'energia elettrica e il gas, sentite le Commissioni
parlamentari competenti che si esprimono entro trenta
giorni dalla data di trasmissione, trascorsi i quali il
parere si intende acquisito.
3. Nel rispetto delle norme stabilite dal Garante per
la protezione dei dati personali, l'Autorita' per l'energia
elettrica e il gas adotta specifici criteri e modalita' per
il trattamento dei dati personali e sensibili.
4. Le informazioni scambiate nell'ambito del Sistema,
in conformita' ai requisiti tecnici e di sicurezza previsti
dall'Autorita' per l'energia elettrica e il gas, sono
valide a tutti gli effetti di legge e sono funzionali anche
all'adozione di misure volte alla sospensione della
fornitura nei confronti dei clienti finali inadempienti,
nel rispetto delle delibere dell'Autorita' medesima in
materia e fatto salvo quanto dalla stessa disposto a tutela
dei clienti finali per i quali, ai sensi della normativa
vigente, non possa essere prevista la sospensione della
fornitura. Nelle more dell'effettiva operativita' del
Sistema, l'Autorita' per l'energia elettrica e il gas
definisce in via transitoria le modalita' di gestione e
trasmissione delle informazioni relative ai clienti finali
inadempienti all'atto del passaggio a nuovo fornitore.
Dall'attuazione del presente articolo non devono derivare
nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. La misura
del corrispettivo a remunerazione dei costi relativi alle
attivita' svolte dall'Acquirente unico S.p.A. e'
determinata dall'Autorita' per l'energia elettrica e il
gas, a carico degli operatori dei settori dell'energia
elettrica e del gas naturale e senza che questi possano
trasferire i relativi oneri sulle tariffe applicate ai
consumatori.".
Si riporta il testo dell'articolo 45 del decreto
legislativo 1o giugno 2011, n. 93:
"Art. 45. Poteri sanzionatori
1. Fermo restando quanto previsto dalla legge 14
novembre 1995, n. 481, l'Autorita' per l'energia elettrica
e il gas irroga sanzioni amministrative pecuniarie in caso
di inosservanza delle prescrizioni e degli obblighi
previsti dalle seguenti disposizioni:
a) articoli 13, 14, 15, 16 del regolamento CE n.
714/2009 e degli articoli 36, comma 3, 38, commi 1 e 2, e
41 del presente decreto;
b) articoli 14, 15, 16, 17, 18, 19 e 22 del regolamento
CE n. 715/2009 e degli articoli 4, 8, commi 4 e 5,
dell'articolo 10, commi 1 e 3, e degli articoli 11, 12, 13,
14, 15, 16, comma 8, 17, commi 4 e 5, 18, 19, 23 e 26 del
presente decreto, nonche' l'articolo 20, commi 5-bis e
5-ter del decreto legislativo n. 164 del 2000.
2. L'Autorita' per l'energia elettrica e il gas irroga
altresi' sanzioni amministrative pecuniarie in caso di
mancato rispetto delle decisioni giuridicamente vincolanti
dell'ACER o dell'Autorita' medesima.
3. Entro trenta giorni dalla notifica dell'atto di
avvio del procedimento sanzionatorio, l'impresa
destinataria puo' presentare all'Autorita' per l'energia
elettrica e il gas impegni utili al piu' efficace
perseguimento degli interessi tutelati dalle norme o dai
provvedimenti violati. L'Autorita' medesima, valutata
l'idoneita' di tali impegni, puo' renderli obbligatori per
l'impresa proponente e concludere il procedimento
sanzionatorio senza accertare l'infrazione. Qualora il
procedimento sia stato avviato per accertare violazioni di
decisioni dell'ACER, l'Autorita' valuta l'idoneita' degli
eventuali impegni, sentita l'ACER. L'Autorita' per
l'energia elettrica e il gas puo' riavviare il procedimento
sanzionatorio qualora l'impresa contravvenga agli impegni
assunti o la decisione si fondi su informazioni incomplete,
inesatte o fuorvianti. In questi casi l'Autorita' per
l'energia elettrica e il gas puo' irrogare una sanzione
amministrativa pecuniaria aumentata fino al doppio di
quella che sarebbe stata irrogata in assenza di impegni.
4. Le sanzioni amministrative pecuniarie irrogate
dall'Autorita' per l'energia elettrica e il gas non possono
essere inferiori, nel minimo, a 2.500 euro e non superiori,
nel massimo, a 154.937.069,73 euro. Le sanzioni medesime
non possono comunque superare il 10 per cento del fatturato
realizzato dall'impresa verticalmente integrata nello
svolgimento delle attivita' afferenti la violazione
nell'ultimo esercizio chiuso prima dell'avvio del
procedimento sanzionatorio.

5. Ai procedimenti sanzionatori dell'Autorita' per
l'energia elettrica e il gas non si applica l'articolo 26
della legge 24 novembre 1981, n. 689. Per i procedimenti
medesimi, il termine per la notifica degli estremi della
violazione agli interessati residenti nel territorio della
Repubblica, di cui all'articolo 14, comma 2, della legge 24
novembre 1981, n. 689, e' di centottanta giorni.
6. L'Autorita' per l'energia elettrica e il gas
disciplina, con proprio regolamento, nel rispetto della
legislazione vigente in materia, da adottare entro novanta
giorni dalla data di entrata in vigore del presente
decreto, i procedimenti sanzionatori di sua competenza, in
modo da assicurare agli interessati la piena conoscenza
degli atti istruttori, il contraddittorio in forma scritta
e orale, la verbalizzazione e la separazione tra funzioni
istruttorie e funzioni decisorie. Il regolamento disciplina
altresi' le modalita' procedurali per la valutazione degli
impegni di cui al comma 3 del presente articolo, nonche', i
casi in cui, con l'accordo dell'impresa destinataria
dell'atto di avvio del procedimento sanzionatorio, possono
essere adottate modalita' procedurali semplificate di
irrogazione delle sanzioni amministrative pecuniarie.
6-bis. Nei casi di particolare urgenza l'Autorita' per
l'energia elettrica e il gas puo', d'ufficio, deliberare,
con atto motivato, l'adozione di misure cautelari, anche
prima dell'avvio del procedimento sanzionatorio.
7. Le disposizioni di cui al presente articolo si
applicano ai procedimenti sanzionatori di competenza
dell'Autorita' per l'energia elettrica e il gas avviati
successivamente all'entrata in vigore del presente
decreto.".



 
Art. 23

Semplificazione delle procedure per l'approvazione del piano di
sviluppo della rete di trasmissione nazionale

1. Fermi restando l'obbligo di predisposizione annuale di un Piano di sviluppo della rete di trasmissione nazionale e le procedure di valutazione, consultazione pubblica ed approvazione previste dall'articolo 36, comma 12, del decreto legislativo 1° giugno 2011, n. 93, il medesimo Piano e' sottoposto annualmente alla verifica di assoggettabilita' a procedura VAS di cui all'articolo 12 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 ed e' comunque sottoposto a procedura VAS ogni tre anni.
2. Ai fini della verifica di assoggettabilita' a procedura VAS di cui al comma precedente, il piano di sviluppo della rete e il collegato rapporto ambientale evidenziano, con sufficiente livello di dettaglio, l'impatto ambientale complessivo delle nuove opere.



Riferimenti normativi
Si riporta il testo dell'articolo 36, comma 12, del
citato decreto legislativo n. 93 del 2011:
"Art. 36. Gestore dei sistemi di trasmissione
(Omissis).
12. Terna Spa predispone, entro il 31 gennaio di
ciascun anno, un Piano decennale di sviluppo della rete di
trasmissione nazionale, basato sulla domanda e offerta
esistenti e previste. Il Ministro dello sviluppo economico,
acquisito il parere delle Regioni territorialmente
interessate dagli interventi in programma, rilasciato entro
il termine di cui all'articolo 17, comma 3, del decreto
legislativo 3 aprile 2006, n. 152, ovvero entro il termine
di sessanta giorni dal ricevimento del Piano nel caso di
mancato avvio della procedura VAS, tenuto conto delle
valutazioni formulate dall'Autorita' per l'energia
elettrica ed il gas in esito alla procedura di cui al comma
13, approva il Piano. Il Piano individua le infrastrutture
di trasmissione da costruire o potenziare nei dieci anni
successivi, anche in risposta alle criticita' e alle
congestioni riscontrate o attese sulla rete, nonche' gli
investimenti programmati e i nuovi investimenti da
realizzare nel triennio successivo e una programmazione
temporale dei progetti di investimento, secondo quanto
stabilito nella concessione per l'attivita' di trasmissione
e dispacciamento dell'energia elettrica attribuite a Terna
ai sensi del decreto legislativo 16 marzo 1999, n. 79.".
Si riporta il testo dell'articolo 12 del decreto
legislativo 3 aprile 2006, n. 152 (Norme in materia
ambientale):
"Art. 12. Verifica di assoggettabilita'.
1. Nel caso di piani e programmi di cui all'articolo 6,
commi 3 e 3-bis, l'autorita' procedente trasmette
all'autorita' competente, su supporto informatico ovvero,
nei casi di particolare difficolta' di ordine tecnico,
anche su supporto cartaceo, un rapporto preliminare
comprendente una descrizione del piano o programma e le
informazioni e i dati necessari alla verifica degli impatti
significativi sull'ambiente dell'attuazione del piano o
programma, facendo riferimento ai criteri dell'allegato I
del presente decreto.
2. L'autorita' competente in collaborazione con
l'autorita' procedente, individua i soggetti competenti in
materia ambientale da consultare e trasmette loro il
documento preliminare per acquisirne il parere. Il parere
e' inviato entro trenta giorni all'autorita' competente ed
all'autorita' procedente.
3. Salvo quanto diversamente concordato dall'autorita'
competente con l'autorita' procedente, l'autorita'
competente, sulla base degli elementi di cui all'allegato I
del presente decreto e tenuto conto delle osservazioni
pervenute, verifica se il piano o programma possa avere
impatti significativi sull'ambiente.
4. L'autorita' competente, sentita l'autorita'
procedente, tenuto conto dei contributi pervenuti, entro
novanta giorni dalla trasmissione di cui al comma 1, emette
il provvedimento di verifica assoggettando o escludendo il
piano o il programma dalla valutazione di cui agli articoli
da 13 a 18 e, se del caso, definendo le necessarie
prescrizioni.
5. Il risultato della verifica di assoggettabilita',
comprese le motivazioni, deve essere reso pubblico.
6. La verifica di assoggettabilita' a VAS ovvero la VAS
relative a modifiche a piani e programmi ovvero a strumenti
attuativi di piani o programmi gia' sottoposti
positivamente alla verifica di assoggettabilita' di cui
all'art. 12 o alla VAS di cui agli artt. da 12 a 17, si
limita ai soli effetti significativi sull'ambiente che non
siano stati precedentemente considerati dagli strumenti
normativamente sovraordinati.".



 
Art. 24

Accelerazione delle attivita' di disattivazione e smantellamento dei
siti nucleari

1. I pareri riguardanti i progetti di disattivazione di impianti nucleari, per i quali sia stata richiesta l'autorizzazione di cui all'articolo 55 del decreto legislativo 17 marzo 1995, n. 230, da almeno dodici mesi, sono rilasciati dalle Amministrazioni competenti entro centoventi giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto. A tal fine, le osservazioni delle Amministrazioni previste dalle normative vigenti sono formulate all'ISPRA entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto. Su motivata richiesta dell'Amministrazione interessata, il termine di cui al primo periodo puo' essere prorogato dall'Amministrazione procedente di ulteriori sessanta giorni.
2. Qualora le Amministrazioni competenti non rilascino i pareri entro il termine previsto al comma 1, il Ministero dello sviluppo economico convoca una conferenza di servizi, che si svolge secondo le modalita' di cui alla legge 7 agosto 1990, n. 241, al fine di concludere la procedura di valutazione entro i successivi novanta giorni.
3. Al fine di ridurre i tempi e i costi nella realizzazione delle operazioni di smantellamento degli impianti nucleari e di garantire nel modo piu' efficace la radioprotezione nei siti interessati, fermo restando le specifiche procedure previste per la realizzazione del Deposito Nazionale e del Parco Tecnologico di cui al decreto legislativo 15 febbraio 2010, n. 31, la Sogin S.p.A. segnala entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto al Ministero dello sviluppo economico e alle amministrazioni competenti, nell'ambito delle attivita' richieste ai sensi dell'articolo 6 della legge 31 dicembre 1962, n. 1860, e dell'articolo 148, comma 1-bis, del decreto legislativo 17 marzo 1995, n. 230, le operazioni e gli interventi per i quali risulta prioritaria l'acquisizione delle relative autorizzazioni, in attesa dell'ottenimento dell'autorizzazione alla disattivazione. Entro trenta giorni, il Ministero dello sviluppo economico, sentito ISPRA per le esigenze di sicurezza nucleare e di radioprotezione, valuta le priorita' proposte e convoca per esse la conferenza dei servizi di cui alla legge 7 agosto 1990, n. 241, al fine di concludere la procedura di valutazione entro i successivi novanta giorni.
4. Fatte salve le specifiche procedure previste per la realizzazione del Deposito Nazionale e del Parco Tecnologico richiamate al comma 3, l'autorizzazione alla realizzazione dei progetti di disattivazione rilasciata ai sensi dell'articolo 55 del decreto legislativo 17 marzo 1995, n. 230, nonche' le autorizzazioni di cui all'articolo 6 della legge 31 dicembre 1962, n. 1860, e all'articolo 148, comma 1-bis, del decreto legislativo 17 marzo 1995, n. 230, rilasciate a partire dalla data di entrata in vigore del presente decreto, valgono anche quale dichiarazione di pubblica utilita', indifferibilita' e urgenza, costituiscono varianti agli strumenti urbanistici e sostituiscono ogni provvedimento amministrativo, autorizzazione, concessione, licenza, nulla osta, atto di assenso e atto amministrativo, comunque denominati, previsti dalle norme vigenti, costituendo titolo alla esecuzione delle opere. Per il rilascio dell'autorizzazione alla realizzazione o allo smantellamento di opere che comportano modifiche sulle strutture impiantistiche e' fatto obbligo di richiedere il parere motivato del comune e della regione nel cui territorio ricadono le opere di cui al presente comma; tali amministrazioni si pronunciano entro sessanta giorni dalla richiesta da parte del Ministero dello sviluppo economico, fatta salva l'esecuzione della valutazione d'impatto ambientale ove prevista. In caso di mancata pronuncia nel termine indicato al periodo precedente, si applica la procedura di cui al comma 2 con la convocazione della conferenza di servizi. La regione competente puo' promuovere accordi tra il proponente e gli enti locali interessati dagli interventi di cui al presente comma, per individuare misure di compensazione e riequilibrio ambientale senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. I progetti di cui al presente comma che insistono sul sito gia' interessato dall'impianto non necessitano di variante agli strumenti urbanistici ove compatibili con gli strumenti urbanistici stessi vigenti alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto; negli altri casi, il consiglio comunale competente si pronuncia nella prima seduta successiva al rilascio dell'autorizzazione stessa, informandone il Ministero dello sviluppo economico.
5. La componente tariffaria di cui all'articolo 25, comma 3, del decreto legislativo 15 febbraio 2010, n. 31, e' quella di cui all'articolo 1, comma 1, lettera a), del decreto-legge 18 febbraio 2003, n. 25, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 aprile 2003, n. 83. Le disponibilita' correlate a detta componente tariffaria sono impiegate per il finanziamento della realizzazione e gestione del Parco Tecnologico comprendente il Deposito Nazionale e le strutture tecnologiche di supporto, limitatamente alle attivita' funzionali allo smantellamento delle centrali elettronucleari e degli impianti nucleari dismessi, alla chiusura del ciclo del combustibile nucleare ed alle attivita' connesse e conseguenti, mentre per le altre attivita' sono impiegate a titolo di acconto e recuperate attraverso le entrate derivanti dal corrispettivo per l'utilizzo delle strutture del Parco Tecnologico e del Deposito Nazionale, secondo modalita' stabilite dal Ministro dello sviluppo economico, su proposta dell'Autorita' per l'energia elettrica e il gas, a riduzione della tariffa elettrica a carico degli utenti.
6. Il comma 104 dell'articolo 1 della legge 23 agosto 2004, n. 239, e' sostituito dal seguente:
«104. I soggetti produttori e detentori di rifiuti radioattivi conferiscono, nel rispetto della normativa nazionale e europea, anche in relazione agli sviluppi della tecnica e alle indicazioni dell'Unione europea, per la messa in sicurezza e per lo stoccaggio al Deposito Nazionale di cui all'articolo 2, comma 1, lettera e), del decreto legislativo 15 gennaio 2010, n. 31. I tempi e le modalita' tecniche del conferimento sono definiti con decreto del Ministero dello sviluppo economico, di concerto con il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, anche avvalendosi dell'organismo per la sicurezza nucleare di cui all'articolo 21, comma 15, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214».
7. All'articolo 27, comma 1, del decreto legislativo 15 febbraio 2010, n. 31, e successive modificazioni, dopo le parole: «Parco Tecnologico» sono inserite le seguenti: «entro sette mesi dalla definizione dei medesimi criteri».



Note all'art. 24:
Riferimenti normativi
Si riporta il testo dell'articolo 55 del decreto
legislativo 17 marzo 1995, n. 230 (Attuazione delle
direttive 89/618/Euratom, 90/641/Euratom, 96/29/Euratom,
2006/117/Euratom in materia di radiazioni ionizzanti e
2009/71/Euratom, in materia di sicurezza nucleare degli
impianti nucleari):
"Art. 55. Autorizzazione per la disattivazione degli
impianti nucleari.
1. L'esecuzione delle operazioni connesse alla
disattivazione di un impianto nucleare e' soggetta ad
autorizzazione preventiva da parte del Ministero
dell'industria, del commercio e dell'artigianato, sentiti i
Ministeri dell'ambiente, dell'interno, del lavoro e della
previdenza sociale e della sanita', la regione o provincia
autonoma interessata e l'ANPA, su istanza del titolare
della licenza. Detta autorizzazione e' rilasciata, ove
necessario, per singole fasi intermedie rispetto allo stato
ultimo previsto.
2. La suddivisione in fasi intermedie deve essere
giustificata nell'ambito di un piano globale di
disattivazione, da allegare all'istanza di autorizzazione
relativa alla prima fase.
3. Per ciascuna fase, copia dell'istanza di
autorizzazione deve essere inviata alle amministrazioni di
cui al comma 1 e all'ANPA, unitamente al piano delle
operazioni da eseguire, a una descrizione dello stato
dell'impianto, comprendente anche l'inventario delle
materie radioattive presenti, all'indicazione dello stato
dell'impianto stesso al termine della fase, alle analisi di
sicurezza concernenti le operazioni da eseguire e lo stato
dell'impianto a fine operazioni, all'indicazione della
destinazione dei materiali radioattivi di risulta, ad una
stima degli effetti sull'ambiente esterno ed a un programma
di radioprotezione anche per l'eventualita' di
un'emergenza. Nel piano il titolare della licenza di
esercizio propone altresi' i momenti a partire dai quali
vengono meno i presupposti tecnici per l'osservanza delle
singole disposizioni del presente decreto e delle
prescrizioni attinenti all'esercizio dell'impianto.".
La legge 7 agosto 1990, n. 241 (Nuove norme in materia
di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai
documenti amministrativi), e' pubblicata nella Gazz. Uff.
18 agosto 1990, n. 192.
Il decreto legislativo 15 febbraio 2010, n. 31
(Disciplina dei sistemi di stoccaggio del combustibile
irraggiato e dei rifiuti radioattivi, nonche' benefici
economici, a norma dell'articolo 25 della legge 23 luglio
2009, n. 99), e' pubblicato nella Gazz. Uff. 8 marzo 2010,
n. 55, S.O.
Si riporta il testo dell'articolo 6 della legge 31
dicembre 1962, n. 1860 (Impiego pacifico dell'energia
nucleare.
"Art. 6. L'esercizio di impianti di produzione e
utilizzazione dell'energia nucleare a scopi industriali
nonche' gli impianti per il trattamento e la utilizzazione
dei minerali, materie grezze, materie fissili speciali,
uranio arricchito e materie radioattive, con esclusione
degli impianti comunque destinati alla produzione di
energia elettrica, sono autorizzati con decreto del
Ministro per l'industria e per il commercio, sentito il
Comitato nazionale per l'energia nucleare.
Il richiedente deve dimostrare di possedere capacita'
tecnica ed economica adeguata. Deve presentare il progetto
dell'impianto, indicando particolarmente la localita'
prescelta, le modalita' per la dispersione ed eliminazione
dei residui radioattivi, la spesa ed il tempo necessario di
realizzazione, le modalita' per la prestazione della
garanzia finanziaria prevista dall'art. 19.
Il decreto di autorizzazione deve indicare le modalita'
della garanzia finanziaria per la responsabilita' civile
verso i terzi, nonche' le modalita' di esercizio che si
ritengano necessarie per la tutela della pubblica
incolumita' ed ogni altra disposizione ritenuta opportuna
per l'esercizio dell'impianto.
Le modifiche degli impianti devono ottenere la
preventiva approvazione del Ministero dell'industria e del
commercio, sentito il Comitato nazionale per l'energia
nucleare.".
Si riporta il testo dell'articolo 148, comma 1-bis, del
decreto legislativo 17 marzo 1995, n. 230 (Attuazione delle
direttive 89/618/Euratom, 90/641/Euratom, 96/29/Euratom,
2006/117/Euratom in materia di radiazioni ionizzanti e
2009/71/Euratom, in materia di sicurezza nucleare degli
impianti nucleari):
"Art. 148. Regime transitorio per i procedimenti
autorizzativi in corso.
1-bis. Per gli impianti nucleari per i quali sia stata
inoltrata istanza di disattivazione ai sensi dell'articolo
55, in attesa della relativa autorizzazione, possono essere
autorizzati, ai sensi dell'articolo 6 della legge 31
dicembre 1962, n. 1860, particolari operazioni e specifici
interventi, ancorche' attinenti alla disattivazione, atti a
garantire nel modo piu' efficace la radioprotezione dei
lavoratori e della popolazione.".
Si riporta il testo dell'articolo 25, comma 3, del
citato decreto legislativo n. 31 del 2010:
"3. La Sogin S.p.A. realizza il Parco Tecnologico, ed
in particolare il Deposito Nazionale e le strutture
tecnologiche di supporto, con i fondi provenienti dalla
componente tariffaria che finanzia le attivita' di
competenza. Sulla base di accordi tra il Governo, la
Regione, gli enti locali interessati, nonche' altre
amministrazioni e soggetti privati, possono essere
stabilite ulteriori e diverse fonti di finanziamento per la
realizzazione di un Centro di studi e sperimentazione.".
Si riporta il testo dell'articolo 1, comma 1, lettera
a), del decreto-legge 18 febbraio 2003, n. 25, convertito,
con modificazioni, dalla legge 17 aprile 2003, n. 83
(Disposizioni urgenti in materia di oneri generali del
sistema elettrico e di realizzazione, potenziamento,
utilizzazione e ambientalizzazione di impianti
termoelettrici):
"Art. 1. Oneri generali del sistema elettrico.
1. A decorrere dal 1° gennaio 2004, gli oneri generali
del sistema elettrico, di cui all'articolo 3, comma 11, del
decreto legislativo 16 marzo 1999, n. 79, sono costituiti
da:
a) i costi connessi allo smantellamento delle centrali
elettronucleari dismesse, alla chiusura del ciclo del
combustibile nucleare ed alle attivita' connesse e
conseguenti;".
Si riporta il comma 104 dell'articolo 1 della legge 23
agosto 2004, n. 239, come modificato dalla presente legge:
104. I soggetti produttori e detentori di rifiuti
radioattivi conferiscono, nel rispetto della normativa
nazionale e europea, anche in relazione agli sviluppi della
tecnica e alle indicazioni dell'Unione europea, per la
messa in sicurezza e per lo stoccaggio al Deposito
Nazionale di cui all'articolo 2, comma 1, lettera e), del
decreto legislativo 15 gennaio 2010, n. 31. I tempi e le
modalita' tecniche del conferimento sono definiti con
decreto del Ministero dello sviluppo economico, di concerto
con il Ministero dell'ambiente e della tutela del
territorio e del mare, anche avvalendosi dell'organismo per
la sicurezza nucleare di cui all'articolo 21, comma 15, del
decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con
modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214.".
Si riporta il testo dell' articolo 27, comma 1, del
citato decreto legislativo n. 31 del 2010, come modificati
dalla presente legge:
"Art. 27. (Autorizzazione unica per la costruzione e
l'esercizio del Parco Tecnologico)
1. La Sogin S.p.A., tenendo conto dei criteri indicati
dall'AIEA e dall'Agenzia, definisce una proposta di Carta
nazionale delle aree potenzialmente idonee alla
localizzazione del Parco Tecnologico entro sette mesi dalla
definizione dei medesimi criteri, proponendone
contestualmente un ordine di idoneita' sulla base di
caratteristiche tecniche e socio-ambientali delle suddette
aree, nonche' un progetto preliminare per la realizzazione
del Parco stesso.".
Si riporta il testo dell'articolo 2, comma 1, lettera
e), del citato decreto legislativo, n. 31 del 2010:
"Art. 2. (Definizioni)
1. Fatte salve le definizioni di cui alla legge 31
dicembre 1962, n. 1860, e al decreto legislativo 17 marzo
1995, n. 230, ai fini del presente decreto si definisce:
e) «Deposito nazionale»: il deposito nazionale
destinato allo smaltimento a titolo definitivo dei rifiuti
radioattivi a bassa e media attivita', derivanti da
attivita' industriali, di ricerca e medico-sanitarie e
dalla pregressa gestione di impianti nucleari, e
all'immagazzinamento, a titolo provvisorio di lunga durata,
dei rifiuti ad alta attivita' e del combustibile irraggiato
provenienti dalla pregressa gestione di impianti
nucleari;".
Si riporta il testo dell'articolo 21, comma 15, del
citato decreto-legge n. 201 del 2011,:
"Art. 21. Soppressione enti e organismi
(Omissis).
15. Con decreti non regolamentari del Ministro
interessato, di concerto con il Ministro dell'economia e
delle finanze e con il Ministro per la pubblica
amministrazione e la semplificazione da adottare entro
novanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente
decreto, sono trasferite le risorse strumentali e
finanziarie degli enti soppressi. Fino all'adozione dei
predetti decreti, per garantire la continuita' dei rapporti
gia' in capo all'ente soppresso, l'amministrazione
incorporante puo' delegare uno o piu' dirigenti per lo
svolgimento delle attivita' di ordinaria amministrazione,
ivi comprese le operazioni di pagamento e riscossione a
valere sui conti correnti gia' intestati all'ente soppresso
che rimangono aperti fino alla data di emanazione dei
decreti medesimi.".
Si riporta il testo dell'articolo 21 del citato
decreto-legge n. 201 del 2011, come modificato dalla
presente legge:
"Art. 21. Disposizioni urgenti per la crescita,
l'equita' e il consolidamento dei conti pubblici.
(Omissis).
19. Con riguardo all'Agenzia nazionale per la
regolazione e la vigilanza in materia di acqua, sono
trasferite all'Autorita' per l'energia elettrica e il gas
le funzioni attinenti alla regolazione e al controllo dei
servizi idrici, che vengono esercitate con i medesimi
poteri attribuiti all'Autorita' stessa dalla legge 14
novembre 1995, n. 481. Le funzioni da trasferire sono
individuate con decreto del Presidente del Consiglio dei
Ministri, su proposta del Ministro dell'ambiente e della
tutela del territorio e del mare, da adottare entro novanta
giorni dalla data di entrata in vigore del presente
decreto.
19-bis. All'onere derivante dal funzionamento
dell'Autorita' per l'energia elettrica e il gas, in
relazione ai compiti di regolazione e controllo dei servizi
idrici di cui al comma 19, si provvede mediante un
contributo di importo non superiore all'uno per mille dei
ricavi dell'ultimo esercizio versato dai soggetti esercenti
i servizi stessi, ai sensi dell'articolo 2, comma 38,
lettera b), della legge 14 novembre 1995, n. 481, e
successive modificazioni, e dell'articolo 1, comma 68-bis,
della legge 23 dicembre 2005, n. 266.
19-ter. In ragione delle nuove competenze attribuite
all'Autorita' per l'energia elettrica e il gas ai sensi del
comma 19, la pianta organica dell'Autorita' e' incrementata
di quaranta posti.
(Omissis).".
Si riporta il testo dell'articolo 2, comma 38, lettera
b), della legge 14 novembre 1995, n. 481, e successive
modificazioni (Norme per la concorrenza e la regolazione
dei servizi di pubblica utilita'. Istituzione delle
Autorita' di regolazione dei servizi di pubblica utilita'):
"38. All'onere derivante dall'istituzione e dal
funzionamento delle Autorita', determinato in lire 3
miliardi per il 1995 e in lire 20 miliardi, per ciascuna
Autorita', a decorrere dal 1996, si provvede:
a) per il 1995, mediante corrispondente riduzione dello
stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale
1995-1997, al capitolo 6856 dello stato di previsione del
Ministero del tesoro per l'anno 1995 all'uopo parzialmente
utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero
dell'industria, del commercio e dell'artigianato;
b) a decorrere dal 1996, mediante contributo di importo
non superiore all'uno per mille dei ricavi dell'ultimo
esercizio, versato dai soggetti esercenti il servizio
stesso; il contributo e' versato entro il 31 luglio di ogni
anno nella misura e secondo le modalita' stabilite con
decreto del Ministro delle finanze emanato, di concerto con
il Ministro del tesoro, entro trenta giorni dalla data di
entrata in vigore della presente legge.



 
Art. 24-bis

Contributo degli esercenti dei servizi idrici a favore dell'Autorita'
per l'energia elettrica ed il gas

1. All'articolo 21 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, dopo il comma 19 sono inseriti i seguenti:
«19-bis. All'onere derivante dal funzionamento dell'Autorita' per l'energia elettrica e il gas, in relazione ai compiti di regolazione e controllo dei servizi idrici di cui al comma 19, si provvede mediante un contributo di importo non superiore all'uno per mille dei ricavi dell'ultimo esercizio versato dai soggetti esercenti i servizi stessi, ai sensi dell'articolo 2, comma 38, lettera b), della legge 14 novembre 1995, n. 481, e successive modificazioni, e dell'articolo 1, comma 68-bis, della legge 23 dicembre 2005, n. 266.
19-ter. In ragione delle nuove competenze attribuite all'Autorita' per l'energia elettrica e il gas ai sensi del comma 19, la pianta organica dell'Autorita' e' incrementata di quaranta posti.».
 
Art. 24 ter
Gare per le concessioni idroelettriche

1. Al comma 2 dell'articolo 12 del decreto legislativo 16 marzo 1999, n. 79, e successive modificazioni, le parole: «il termine di sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente disposizione,» sono sostituite dalle seguenti: «il 30 aprile 2012».



Riferimenti normativi
Si riporta il testo dell'articolo 12, comma 2, del
decreto legislativo 16 marzo 1999, n. 79, e successive
modificazioni (Attuazione della direttiva 96/92/CE recante
norme comuni per il mercato interno dell'energia
elettrica), come modificato dalla presente legge:
" 2. Il Ministero dello sviluppo economico, di concerto
con il Ministero dell'ambiente e della tutela del
territorio e del mare, previa intesa con la Conferenza
unificata di cui all' articolo 8 del decreto legislativo 28
agosto 1997, n. 281, determina, con proprio provvedimento
ed entro il 30 aprile 2012, i requisiti organizzativi e
finanziari minimi, i parametri ed i termini concernenti la
procedura di gara in conformita' a quanto previsto al comma
1, tenendo conto dell'interesse strategico degli impianti
alimentati da fonti rinnovabili e del contributo degli
impianti idroelettrici alla copertura della domanda e dei
picchi di consumo.".



 
Art. 25
Promozione della concorrenza nei servizi pubblici locali

1. Al decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n. 148, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) dopo l'articolo 3 e' inserito il seguente:
«Art. 3-bis (Ambiti territoriali e criteri di organizzazione dello svolgimento dei servizi pubblici locali). - 1. A tutela della concorrenza e dell'ambiente, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano organizzano lo svolgimento dei servizi pubblici locali a rete di rilevanza economica in ambiti o bacini territoriali ottimali e omogenei tali da consentire economie di scala e di differenziazione idonee a massimizzare l'efficienza del servizio, entro il termine del 30 giugno 2012. La dimensione degli ambiti o bacini territoriali ottimali di norma deve essere non inferiore almeno a quella del territorio provinciale. Le regioni possono individuare specifici bacini territoriali di dimensione diversa da quella provinciale, motivando la scelta in base a criteri di differenziazione territoriale e socio-economica e in base a principi di proporzionalita', adeguatezza ed efficienza rispetto alle caratteristiche del servizio, anche su proposta dei comuni presentata entro il 31 maggio 2012 previa lettera di adesione dei sindaci interessati o delibera di un organismo associato e gia' costituito ai sensi dell'articolo 30 del testo unico di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267. Fermo restando il termine di cui al primo periodo del presente comma, e' fatta salva l'organizzazione di servizi pubblici locali di settore in ambiti o bacini territoriali ottimali gia' prevista in attuazione di specifiche direttive europee nonche' ai sensi delle discipline di settore vigenti o, infine, delle disposizioni regionali che abbiano gia' avviato la costituzione di ambiti o bacini territoriali di dimensione non inferiore a quelle indicate nel presente comma. Decorso inutilmente il termine indicato, il Consiglio dei ministri, a tutela dell'unita' giuridica ed economica, esercita i poteri sostitutivi di cui all'articolo 8 della legge 5 giugno 2003, n. 131, per organizzare lo svolgimento dei servizi pubblici locali in ambiti o bacini territoriali ottimali e omogenei, comunque tali da consentire economie di scala e di differenziazione idonee a massimizzare l'efficienza del servizio.
2. In sede di affidamento del servizio mediante procedura ad evidenza pubblica, l'adozione di strumenti di tutela dell'occupazione costituisce elemento di valutazione dell'offerta.
3. A decorrere dal 2013, l'applicazione di procedure di affidamento dei servizi a evidenza pubblica da parte di regioni, province e comuni o degli enti di governo locali dell'ambito o del bacino costituisce elemento di valutazione della virtuosita' degli stessi ai sensi dell'articolo 20, comma 2, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111. A tal fine, la Presidenza del Consiglio dei ministri, nell'ambito dei compiti di tutela e promozione della concorrenza nelle regioni e negli enti locali, comunica, entro il termine perentorio del 31 gennaio di ciascun anno, al Ministero dell'economia e delle finanze gli enti che hanno provveduto all'applicazione delle procedure previste dal presente articolo. In caso di mancata comunicazione entro il termine di cui al periodo precedente, si prescinde dal predetto elemento di valutazione della virtuosita'.
4. Fatti salvi i finanziamenti ai progetti relativi ai servizi pubblici locali di rilevanza economica cofinanziati con fondi europei, i finanziamenti a qualsiasi titolo concessi a valere su risorse pubbliche statali ai sensi dell'articolo 119, quinto comma, della Costituzione sono prioritariamente attribuiti agli enti di governo degli ambiti o dei bacini territoriali ottimali ovvero ai relativi gestori del servizio selezionati tramite procedura ad evidenza pubblica o di cui comunque l'Autorita' di regolazione competente abbia verificato l'efficienza gestionale e la qualita' del servizio reso sulla base dei parametri stabiliti dall'Autorita' stessa.
5. Le societa' affidatarie in house sono assoggettate al patto di stabilita' interno secondo le modalita' definite dal decreto ministeriale previsto dall'articolo 18, comma 2-bis, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, e successive modificazioni. L'ente locale o l'ente di governo locale dell'ambito o del bacino vigila sull'osservanza da parte delle societa' di cui al periodo precedente dei vincoli derivanti dal patto di stabilita' interno.
6. Le societa' affidatarie in house sono tenute all'acquisto di beni e servizi secondo le disposizioni di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, e successive modificazioni. Le medesime societa' adottano, con propri provvedimenti, criteri e modalita' per il reclutamento del personale e per il conferimento degli incarichi nel rispetto dei principi di cui al comma 3 dell'articolo 35 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, nonche' delle disposizioni che stabiliscono a carico degli enti locali divieti o limitazioni alle assunzioni di personale, contenimento degli oneri contrattuali e delle altre voci di natura retributiva o indennitarie e per le consulenze anche degli amministratori»;
b) all'articolo 4:
1) al comma 1, dopo le parole: «libera prestazione dei servizi,» sono inserite le seguenti: «dopo aver individuato i contenuti specifici degli obblighi di servizio pubblico e universale»;
2) il comma 3 e' sostituito dal seguente:
«3. Per gli enti territoriali con popolazione superiore a 10.000 abitanti, la delibera di cui al comma 2 e' adottata previo parere obbligatorio dell'Autorita' garante della concorrenza e del mercato, che si pronuncia entro sessanta giorni, sulla base dell'istruttoria svolta dall'ente di governo locale dell'ambito o del bacino o in sua assenza dall'ente locale, in merito all'esistenza di ragioni idonee e sufficienti all'attribuzione di diritti di esclusiva e alla correttezza della scelta eventuale di procedere all'affidamento simultaneo con gara di una pluralita' di servizi pubblici locali. La delibera e il parere sono resi pubblici sul sito internet, ove presente, e con ulteriori modalita' idonee»;
3) il comma 4 e' sostituito dal seguente:
4. L'invio all'Autorita' garante della concorrenza e del mercato, per il parere obbligatorio, della verifica di cui al comma 1 e del relativo schema di delibera quadro di cui al comma 2, e' effettuato entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto e poi periodicamente secondo i rispettivi ordinamenti degli enti locali. La delibera quadro di cui al comma 2 e' comunque adottata prima di procedere al conferimento e al rinnovo della gestione dei servizi, entro trenta giorni dal parere dell'Autorita' garante della concorrenza e del mercato. In assenza della delibera, l'ente locale non puo' procedere all'attribuzione di diritti di esclusiva ai sensi del presente articolo»;
4) al comma 11:
4.1) dopo la lettera b) e' inserita la seguente:
«b-bis) prevede l'impegno del soggetto gestore a conseguire economie di gestione con riferimento all'intera durata programmata dell'affidamento, e prevede altresi', tra gli elementi di valutazione dell'offerta, la misura delle anzidette economie e la loro destinazione alla riduzione delle tariffe da praticarsi agli utenti ed al finanziamento di strumenti di sostegno connessi a processi di efficientamento relativi al personale;»;
4.2) dopo la lettera g) e' aggiunta la seguente:
«g-bis) indica i criteri per il passaggio dei dipendenti ai nuovi aggiudicatari del servizio, prevedendo, tra gli elementi di valutazione dell'offerta, l'adozione di strumenti di tutela dell'occupazione»;
5) al comma 13, le parole: «somma complessiva di 900.000 euro annui» sono sostituite dalle seguenti: «somma complessiva di 200.000 euro annui»;
6) al comma 32:
6.1) alla lettera a), in fine, le parole: «alla data del 31 marzo 2012» sono sostituite dalle seguenti: «alla data del 31 dicembre 2012. In deroga, l'affidamento per la gestione puo' avvenire a favore di un'unica societa' in house risultante dalla integrazione operativa di preesistenti gestioni in affidamento diretto e gestioni in economia, tale da configurare un unico gestore del servizio a livello di ambito o di bacino territoriale ottimale ai sensi dell'articolo 3-bis. La soppressione delle preesistenti gestioni e la costituzione dell'unica azienda in capo alla societa' in house devono essere perfezionati entro il termine del 31 dicembre 2012. In tal caso il contratto di servizio dovra' prevedere indicazioni puntuali riguardanti il livello di qualita' del servizio reso, il prezzo medio per utente, il livello di investimenti programmati ed effettuati e obbiettivi di performance (redditivita', qualita', efficienza). La valutazione dell'efficacia e dell'efficienza della gestione e il rispetto delle condizioni previste nel contratto di servizio sono sottoposti a verifica annuale da parte dell'Autorita' di regolazione di settore. La durata dell'affidamento in house all'azienda risultante dall'integrazione non puo' essere in ogni caso superiore a tre anni a decorrere dal 1° gennaio 2013. La deroga di cui alla presente lettera non si applica ai processi di aggregazione a livello di ambito o di bacino territoriale che gia' prevedano procedure di affidamento ad evidenza pubblica.»;
6.2) alla lettera b), in fine, le parole: «alla data del 30 giugno 2012» sono sostituite dalle seguenti: «alla data del 31 marzo 2013»;
7) dopo il comma 32-bis e' inserito il seguente:
«32-ter. Fermo restando quanto previsto al comma 32 ed al fine di non pregiudicare la necessaria continuita' nell'erogazione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica, i soggetti pubblici e privati esercenti a qualsiasi titolo attivita' di gestione dei servizi pubblici locali assicurano l'integrale e regolare prosecuzione delle attivita' medesime anche oltre le scadenze ivi previste, ed in particolare il rispetto degli obblighi di servizio pubblico e degli standard minimi del servizio pubblico locale di cui all'articolo 2, comma 3, lettera e), del presente decreto alle condizioni di cui ai rispettivi contratti di servizio ed agli altri atti che regolano il rapporto, fino al subentro del nuovo gestore e comunque, in caso di liberalizzazione del settore, fino all'apertura del mercato alla concorrenza. Nessun indennizzo o compenso aggiuntivo puo' essere ad alcun titolo preteso in relazione a quanto previsto nel presente articolo»;
8) al comma 33-ter le parole: «Ministro per i rapporti con le regioni e la coesione territoriale, adottato, entro il 31 gennaio 2012» sono sostituite dalle seguenti: «Ministro per gli affari regionali, il turismo e lo sport, adottato entro il 31 marzo 2012»;
9) al comma 34:
9.1) sono soppresse le parole: «il servizio di trasporto ferroviario regionale, di cui al decreto legislativo 19 novembre 1997, n. 422»;
9.2) dopo le parole: «il servizio di distribuzione del gas naturale, di cui al decreto legislativo 23 maggio 2000, n. 164» sono inserite le seguenti: «, ad eccezione di quanto previsto dal comma 33»;
9.3) e' aggiunto, in fine, il seguente periodo: «Con riguardo al trasporto pubblico regionale ferroviario sono fatti salvi, fino alla scadenza naturale dei primi sei anni di validita', gli affidamenti e i contratti di servizio gia' deliberati o sottoscritti in conformita' all'articolo 5 del regolamento (CE) n. 1370/2007 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 ottobre 2007, ed in conformita' all'articolo 61 della legge 23 luglio 2009, n. 99.»;
10) il comma 34-bis e' abrogato;
11) al comma 35 sono premessi i seguenti:
«34-ter. Gli affidamenti diretti, in materia di trasporto pubblico locale su gomma, gia' affidati ai sensi dell'articolo 61 della legge 23 luglio 2009, n. 99, ed in conformita' all'articolo 8 del regolamento (CE) n. 1370/2007 ed in atto alla data di entrata in vigore della presente disposizione, cessano alla scadenza prevista nel contratto di affidamento.
34-quater. Gli affidamenti in essere a valere su infrastrutture ferroviarie interessate da investimenti compresi in programmi co-finanziati con risorse dell'Unione europea cessano con la conclusione dei lavori previsti dai relativi programmi di finanziamento e, ove necessari, dei connessi collaudi, anche di esercizio».
2. All'articolo 114 del testo unico di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) dopo il comma 5 e' inserito il seguente:
«5-bis. A decorrere dall'anno 2013, le aziende speciali e le istituzioni sono assoggettate al patto di stabilita' interno secondo le modalita' definite con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto con i Ministri dell'interno e per gli affari regionali, il turismo e lo sport, sentita la Conferenza Stato-Citta' ed autonomie locali, da emanare entro il 30 ottobre 2012. A tal fine, le aziende speciali e le istituzioni si iscrivono e depositano i propri bilanci al registro delle imprese o nel repertorio delle notizie economico-amministrative della camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura del proprio territorio entro il 31 maggio di ciascun anno. L'Unioncamere trasmette al Ministero dell'economia e delle finanze, entro il 30 giugno, l'elenco delle predette aziende speciali e istituzioni ed i relativi dati di bilancio. Alle aziende speciali ed alle istituzioni si applicano le disposizioni del codice di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, nonche' le disposizioni che stabiliscono, a carico degli enti locali: divieto o limitazioni alle assunzioni di personale; contenimento degli oneri contrattuali e delle altre voci di natura retributiva o indennitaria e per consulenze anche degli amministratori; obblighi e limiti alla partecipazione societaria degli enti locali. Gli enti locali vigilano sull'osservanza del presente comma da parte dei soggetti indicati ai periodi precedenti. Sono escluse dall'applicazione delle disposizioni del presente comma aziende speciali e istituzioni che gestiscono servizi socio-assistenziali ed educativi, culturali e farmacie.»;
b) al comma 8 dopo le parole: «seguenti atti» sono inserite le seguenti: «da sottoporre all'approvazione del Consiglio Comunale.».
3. Al decreto legislativo 23 maggio 2000, n. 164, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) all'articolo 14, comma 5, e' aggiunto, in fine, il seguente periodo: «Si applicano i principi di garanzia previsti dall'articolo 4, comma 33, del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n. 148»;
b) all'articolo 15, comma 10, la parola: «gare» e' sostituita dalle seguenti: «prime gare successive al periodo transitorio, su tutto il territorio nazionale».
4. Per la gestione ed erogazione dei servizi di gestione integrata dei rifiuti urbani sono affidate ai sensi dell'articolo 202 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e nel rispetto della normativa europea e nazionale sull'evidenza pubblica, le seguenti attivita': a) la gestione ed erogazione del servizio che puo' comprendere le attivita' di gestione e realizzazione degli impianti; b) la raccolta, la raccolta differenziata, la commercializzazione e l'avvio a smaltimento e recupero, nonche', ricorrendo le ipotesi di cui alla lettera a), smaltimento completo di tutti i rifiuti urbani e assimilati prodotti all'interno dell'ATO. Nel caso in cui gli impianti siano di titolarita' di soggetti diversi dagli enti locali di riferimento, all'affidatario del servizio di gestione integrata dei rifiuti urbani devono essere garantiti l'accesso agli impianti a tariffe regolate e predeterminate e la disponibilita' delle potenzialita' e capacita' necessarie a soddisfare le esigenze di conferimento indicate nel piano d'ambito.
5. Al comma 1 dell'articolo 14 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, le parole: «svolto in regime di privativa dai comuni» sono sostituite dalle seguenti: «svolto mediante l'attribuzione di diritti di esclusiva nelle ipotesi di cui al comma 1 dell'articolo 4 del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 settembre 2011, n. 148».
6. I concessionari e gli affidatari di servizi pubblici locali, a seguito di specifica richiesta, sono tenuti a fornire agli enti locali che decidono di bandire la gara per l'affidamento del relativo servizio i dati concernenti le caratteristiche tecniche degli impianti e delle infrastrutture, il loro valore contabile di inizio esercizio, secondo parametri di mercato, le rivalutazioni e gli ammortamenti e ogni altra informazione necessaria per definire i bandi.
7. Fermo restando quanto previsto dall'articolo 3 della legge 10 ottobre 1990, n. 287, il ritardo nella comunicazione oltre il termine di sessanta giorni dall'apposita richiesta e la comunicazione di informazioni false integrano illecito per il quale il prefetto, su richiesta dell'ente locale, irroga una sanzione amministrativa pecuniaria, ai sensi della legge 24 novembre 1981, n. 689, da un minimo di euro 5.000 ad un massimo di euro 500.000.



Riferimenti normativi
Si riporta il testo del articolo 3-bis del citato
decreto-legge n. 138 del 2011, come modificato dalla
presente legge:
"Art. 3-bis. - (Ambiti territoriali e criteri di
organizzazione dello svolgimento dei servizi pubblici
locali). - 1. A tutela della concorrenza e dell'ambiente,
le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano
organizzano lo svolgimento dei servizi pubblici locali a
rete di rilevanza economica in ambiti o bacini territoriali
ottimali e omogenei tali da consentire economie di scala e
di differenziazione idonee a massimizzare l'efficienza del
servizio, entro il termine del 30 giugno 2012. La
dimensione degli ambiti o bacini territoriali ottimali di
norma deve essere non inferiore almeno a quella del
territorio provinciale. Le regioni possono individuare
specifici bacini territoriali di dimensione diversa da
quella provinciale, motivando la scelta in base a criteri
di differenziazione territoriale e socio-economica e in
base a principi di proporzionalita', adeguatezza ed
efficienza rispetto alle caratteristiche del servizio,
anche su proposta dei comuni presentata entro il 31 maggio
2012 previa lettera di adesione dei sindaci interessati o
delibera di un organismo associato e gia' costituito ai
sensi dell'articolo 30 del testo unico di cui al decreto
legislativo 18 agosto 2000, n. 267. Fermo restando il
termine di cui al primo periodo del presente comma, e'
fatta salva l'organizzazione di servizi pubblici locali di
settore in ambiti o bacini territoriali ottimali gia'
prevista in attuazione di specifiche direttive europee
nonche' ai sensi delle discipline di settore vigenti o,
infine, delle disposizioni regionali che abbiano gia'
avviato la costituzione di ambiti o bacini territoriali di
dimensione non inferiore a quelle indicate nel presente
comma. Decorso inutilmente il termine indicato, il
Consiglio dei ministri, a tutela dell'unita' giuridica ed
economica, esercita i poteri sostitutivi di cui
all'articolo 8 della legge 5 giugno 2003, n. 131, per
organizzare lo svolgimento dei servizi pubblici locali in
ambiti o bacini territoriali ottimali e omogenei, comunque
tali da consentire economie di scala e di differenziazione
idonee a massimizzare l'efficienza del servizio.
2. In sede di affidamento del servizio mediante
procedura ad evidenza pubblica, l'adozione di strumenti di
tutela dell'occupazione costituisce elemento di valutazione
dell'offerta.
3. A decorrere dal 2013, l'applicazione di procedure di
affidamento dei servizi a evidenza pubblica da parte di
regioni, province e comuni o degli enti di governo locali
dell'ambito o del bacino costituisce elemento di
valutazione della virtuosita' degli stessi ai sensi
dell'articolo 20, comma 2, del decreto-legge 6 luglio 2011,
n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio
2011, n. 111. A tal fine, la Presidenza del Consiglio dei
ministri, nell'ambito dei compiti di tutela e promozione
della concorrenza nelle regioni e negli enti locali,
comunica, entro il termine perentorio del 31 gennaio di
ciascun anno, al Ministero dell'economia e delle finanze
gli enti che hanno provveduto all'applicazione delle
procedure previste dal presente articolo. In caso di
mancata comunicazione entro il termine di cui al periodo
precedente, si prescinde dal predetto elemento di
valutazione della virtuosita'.
4. Fatti salvi i finanziamenti ai progetti relativi ai
servizi pubblici locali di rilevanza economica cofinanziati
con fondi europei, i finanziamenti a qualsiasi titolo
concessi a valere su risorse pubbliche statali ai sensi
dell'articolo 119, quinto comma, della Costituzione sono
prioritariamente attribuiti agli enti di governo degli
ambiti o dei bacini territoriali ottimali ovvero ai
relativi gestori del servizio selezionati tramite procedura
ad evidenza pubblica o di cui comunque l'Autorita' di
regolazione competente abbia verificato l'efficienza
gestionale e la qualita' del servizio reso sulla base dei
parametri stabiliti dall'Autorita' stessa.
5. Le societa' affidatarie in house sono assoggettate
al patto di stabilita' interno secondo le modalita'
definite dal decreto ministeriale previsto dall'articolo
18, comma 2-bis, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112,
convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008,
n. 133, e successive modificazioni. L'ente locale o l'ente
di governo locale dell'ambito o del bacino vigila
sull'osservanza da parte delle societa' di cui al periodo
precedente dei vincoli derivanti dal patto di stabilita'
interno.
6. Le societa' affidatarie in house sono tenute
all'acquisto di beni e servizi secondo le disposizioni di
cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, e
successive modificazioni. Le medesime societa' adottano,
con propri provvedimenti, criteri e modalita' per il
reclutamento del personale e per il conferimento degli
incarichi nel rispetto dei principi di cui al comma 3
dell'articolo 35 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n.
165, nonche' delle disposizioni che stabiliscono a carico
degli enti locali divieti o limitazioni alle assunzioni di
personale, contenimento degli oneri contrattuali e delle
altre voci di natura retributiva o indennitarie e per le
consulenze anche degli amministratori.".
Si riporta il testo del articolo 4, del citato
decreto-legge n. 138 del 2011, come modificato dalla
presente legge:
"Art. 4. Adeguamento della disciplina dei servizi
pubblici locali al referendum popolare e alla normativa
dall'Unione europea. - 1. Gli enti locali, nel rispetto dei
principi di concorrenza, di liberta' di stabilimento e di
libera prestazione dei servizi, dopo aver individuato i
contenuti specifici degli obblighi di servizio pubblico e
universale, verificano la realizzabilita' di una gestione
concorrenziale dei servizi pubblici locali di rilevanza
economica, di seguito "servizi pubblici locali",
liberalizzando tutte le attivita' economiche
compatibilmente con le caratteristiche di universalita' e
accessibilita' del servizio e limitando, negli altri casi,
l'attribuzione di diritti di esclusiva alle ipotesi in cui,
in base ad una analisi di mercato, la libera iniziativa
economica privata non risulti idonea a garantire un
servizio rispondente ai bisogni della comunita'.
2. All'esito della verifica di cui al comma 1 l'ente
adotta una delibera quadro che illustra l'istruttoria
compiuta ed evidenzia, per i settori sottratti alla
liberalizzazione, le ragioni della decisione e i benefici
per la comunita' locale derivanti dal mantenimento di un
regime di esclusiva del servizio. Con la stessa delibera
gli enti locali valutano l'opportunita' di procedere
all'affidamento simultaneo con gara di una pluralita' di
servizi pubblici locali nei casi in cui possa essere
dimostrato che tale scelta sia economicamente vantaggiosa.
3. Per gli enti territoriali con popolazione superiore
a 10.000 abitanti, la delibera di cui al comma 2 e'
adottata previo parere obbligatorio dell'Autorita' garante
della concorrenza e del mercato, che si pronuncia entro
sessanta giorni, sulla base dell'istruttoria svolta
dall'ente di governo locale dell'ambito o del bacino o in
sua assenza dall'ente locale, in merito all'esistenza di
ragioni idonee e sufficienti all'attribuzione di diritti di
esclusiva e alla correttezza della scelta eventuale di
procedere all'affidamento simultaneo con gara di una
pluralita' di servizi pubblici locali. La delibera e il
parere sono resi pubblici sul sito internet, ove presente,
e con ulteriori modalita' idonee.
4. L'invio all'Autorita' garante della concorrenza e
del mercato, per il parere obbligatorio, della verifica di
cui al comma 1 e del relativo schema di delibera quadro di
cui al comma 2, e' effettuato entro dodici mesi dalla data
di entrata in vigore del presente decreto e poi
periodicamente secondo i rispettivi ordinamenti degli enti
locali. La delibera quadro di cui al comma 2 e' comunque
adottata prima di procedere al conferimento e al rinnovo
della gestione dei servizi, entro trenta giorni dal parere
dell'Autorita' garante della concorrenza e del mercato. In
assenza della delibera, l'ente locale non puo' procedere
all'attribuzione di diritti di esclusiva ai sensi del
presente articolo.
5. Gli enti locali, per assicurare agli utenti
l'erogazione di servizi pubblici che abbiano ad oggetto la
produzione di beni e attivita' rivolte a realizzare fini
sociali e a promuovere lo sviluppo economico e civile delle
comunita' locali, definiscono preliminarmente, ove
necessario, gli obblighi di servizio pubblico, prevedendo
le eventuali compensazioni economiche alle aziende
esercenti i servizi stessi, tenendo conto dei proventi
derivanti dalle tariffe e nei limiti della disponibilita'
di bilancio destinata allo scopo.
6. All'attribuzione di diritti di esclusiva ad
un'impresa incaricata della gestione di servizi pubblici
locali consegue l'applicazione di quanto disposto
dall'articolo 9 della legge 10 ottobre 1990, n. 287, e
successive modificazioni.
7. I soggetti gestori di servizi pubblici locali,
qualora intendano svolgere attivita' in mercati diversi da
quelli in cui sono titolari di diritti di esclusiva, sono
soggetti alla disciplina prevista dall'articolo 8, commi
2-bis e 2-quater, della legge 10 ottobre 1990, n. 287, e
successive modificazioni.
8. Nel caso in cui l'ente locale, a seguito della
verifica di cui al comma 1, intende procedere
all'attribuzione di diritti di esclusiva, il conferimento
della gestione di servizi pubblici locali avviene in favore
di imprenditori o di societa' in qualunque forma costituite
individuati mediante procedure competitive ad evidenza
pubblica, nel rispetto dei principi del Trattato sul
funzionamento dell'Unione europea e dei principi generali
relativi ai contratti pubblici e, in particolare, dei
principi di economicita', imparzialita', trasparenza,
adeguata pubblicita', non discriminazione, parita' di
trattamento, mutuo riconoscimento e proporzionalita'. Le
medesime procedure sono indette nel rispetto degli standard
qualitativi, quantitativi, ambientali, di equa
distribuzione sul territorio e di sicurezza definiti dalla
legge, ove esistente, dalla competente autorita' di settore
o, in mancanza di essa, dagli enti affidanti.
9. Le societa' a capitale interamente pubblico possono
partecipare alle procedure competitive ad evidenza
pubblica, sempre che non vi siano specifici divieti
previsti dalla legge.
10. Le imprese estere, non appartenenti a Stati membri
dell'Unione europea, possono essere ammesse alle procedure
competitive ad evidenza pubblica per l'affidamento di
servizi pubblici locali a condizione che documentino la
possibilita' per le imprese italiane di partecipare alle
gare indette negli Stati di provenienza per l'affidamento
di omologhi servizi.
11. Al fine di promuovere e proteggere l'assetto
concorrenziale dei mercati interessati, il bando di gara o
la lettera di invito relative alle procedure di cui ai
commi 8, 9, 10:
a) esclude che la disponibilita' a qualunque titolo
delle reti, degli impianti e delle altre dotazioni
patrimoniali non duplicabili a costi socialmente
sostenibili ed essenziali per l'effettuazione del servizio
possa costituire elemento discriminante per la valutazione
delle offerte dei concorrenti;
b) assicura che i requisiti tecnici ed economici di
partecipazione alla gara siano proporzionati alle
caratteristiche e al valore del servizio e che la
definizione dell'oggetto della gara garantisca la piu'
ampia partecipazione e il conseguimento di eventuali
economie di scala e di gamma;
b-bis) prevede l'impegno del soggetto gestore a
conseguire economie di gestione con riferimento all'intera
durata programmata dell'affidamento, e prevede altresi',
tra gli elementi di valutazione dell'offerta, la misura
delle anzidette economie e la loro destinazione alla
riduzione delle tariffe da praticarsi agli utenti ed al
finanziamento di strumenti di sostegno connessi a processi
di efficientamento relativi al personale;
c) indica, ferme restando le discipline di settore, la
durata dell'affidamento commisurata alla consistenza degli
investimenti in immobilizzazioni materiali previsti nei
capitolati di gara a carico del soggetto gestore. In ogni
caso la durata dell'affidamento non puo' essere superiore
al periodo di ammortamento dei suddetti investimenti;
d) puo' prevedere l'esclusione di forme di aggregazione
o di collaborazione tra soggetti che possiedono
singolarmente i requisiti tecnici ed economici di
partecipazione alla gara, qualora, in relazione alla
prestazione oggetto del servizio, l'aggregazione o la
collaborazione sia idonea a produrre effetti restrittivi
della concorrenza sulla base di un'oggettiva e motivata
analisi che tenga conto di struttura, dimensione e numero
degli operatori del mercato di riferimento;
e) prevede che la valutazione delle offerte sia
effettuata da una commissione nominata dall'ente affidante
e composta da soggetti esperti nella specifica materia;
f) indica i criteri e le modalita' per l'individuazione
dei beni di cui al comma 29, e per la determinazione
dell'eventuale importo spettante al gestore al momento
della scadenza o della cessazione anticipata della gestione
ai sensi del comma 30;
g) prevede l'adozione di carte dei servizi al fine di
garantire trasparenza informativa e qualita' del servizio.
g-bis) indica i criteri per il passaggio dei dipendenti
ai nuovi aggiudicatari del servizio, prevedendo, tra gli
elementi di valutazione dell'offerta, l'adozione di
strumenti di tutela dell'occupazione;
12. Fermo restando quanto previsto ai commi 8, 9, 10 e
11, nel caso di procedure aventi ad oggetto, al tempo
stesso, la qualita' di socio, al quale deve essere
conferita una partecipazione non inferiore al 40 per cento,
e l'attribuzione di specifici compiti operativi connessi
alla gestione del servizio, il bando di gara o la lettera
di invito assicura che:
a) i criteri di valutazione delle offerte basati su
qualita' e corrispettivo del servizio prevalgano di norma
su quelli riferiti al prezzo delle quote societarie;
b) il socio privato selezionato svolga gli specifici
compiti operativi connessi alla gestione del servizio per
l'intera durata del servizio stesso e che, ove cio' non si
verifica, si proceda a un nuovo affidamento;
c) siano previsti criteri e modalita' di liquidazione
del socio privato alla cessazione della gestione.
13. In deroga a quanto previsto dai commi 8, 9, 10, 11
e 12 se il valore economico del servizio oggetto
dell'affidamento e' pari o inferiore alla somma complessiva
di 200.000 euro annui, l'affidamento puo' avvenire a favore
di societa' a capitale interamente pubblico che abbia i
requisiti richiesti dall'ordinamento europeo per la
gestione cosiddetta «in house». Al fine di garantire
l'unitarieta' del servizio oggetto dell'affidamento, e'
fatto divieto di procedere al frazionamento del medesimo
servizio e del relativo affidamento.
14. Le societa' cosiddette «in house» affidatarie
dirette della gestione di servizi pubblici locali sono
assoggettate al patto di stabilita' interno secondo le
modalita' definite, con il concerto del Ministro per le
riforme per il federalismo, in sede di attuazione
dell'articolo 18, comma 2-bis del decreto-legge 25 giugno
2008, n. 112, convertito con legge 6 agosto 2008, n. 133, e
successive modificazioni. Gli enti locali vigilano
sull'osservanza, da parte dei soggetti indicati al periodo
precedente al cui capitale partecipano, dei vincoli
derivanti dal patto di stabilita' interno.
15. Le societa' cosiddette «in house» e le societa' a
partecipazione mista pubblica e privata, affidatarie di
servizi pubblici locali, applicano, per l'acquisto di beni
e servizi, le disposizioni di cui al decreto legislativo 12
aprile 2006, n. 163, e successive modificazioni.
16. L'articolo 32, comma 3, del decreto legislativo 12
aprile 2006, n. 163, e successive modificazioni,
limitatamente alla gestione del servizio per il quale le
societa' di cui al comma 1, lettera c), del medesimo
articolo sono state specificamente costituite, si applica
se la scelta del socio privato e' avvenuta mediante
procedure competitive ad evidenza pubblica le quali abbiano
ad oggetto, al tempo stesso, la qualita' di socio e
l'attribuzione di specifici compiti operativi connessi alla
gestione del servizio. Restano ferme le altre condizioni
stabilite dall'articolo 32, comma 3, numeri 2) e 3), del
decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, e successive
modificazioni.
17. Fermo restando quanto previsto dall'articolo 18,
comma 2-bis, primo e secondo periodo, del decreto-legge 25
giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla
legge 6 agosto 2008, n. 133, e successive modificazioni, le
societa' a partecipazione pubblica che gestiscono servizi
pubblici locali adottano, con propri provvedimenti, criteri
e modalita' per il reclutamento del personale e per il
conferimento degli incarichi nel rispetto dei principi di
cui al comma 3 dell'articolo 35 del decreto legislativo 30
marzo 2001, n. 165. Fino all'adozione dei predetti
provvedimenti, e' fatto divieto di procedere al
reclutamento di personale ovvero di conferire incarichi. Il
presente comma non si applica alle societa' quotate in
mercati regolamentati.
18. In caso di affidamento della gestione dei servizi
pubblici locali a societa' cosiddette "in house" e in tutti
i casi in cui il capitale sociale del soggetto gestore e'
partecipato dall'ente locale affidante, la verifica del
rispetto del contratto di servizio nonche' ogni eventuale
aggiornamento e modifica dello stesso sono sottoposti,
secondo modalita' definite dallo statuto dell'ente locale,
alla vigilanza dell'organo di revisione di cui agli
articoli 234 e seguenti del decreto legislativo 18 agosto
2000, n. 267, e successive modificazioni. Restano ferme le
disposizioni contenute nelle discipline di settore vigenti
alla data di entrata in vigore del presente decreto.
19. Gli amministratori, i dirigenti e i responsabili
degli uffici o dei servizi dell'ente locale, nonche' degli
altri organismi che espletano funzioni di stazione
appaltante, di regolazione, di indirizzo e di controllo di
servizi pubblici locali, non possono svolgere incarichi
inerenti la gestione dei servizi affidati da parte dei
medesimi soggetti. Il divieto si applica anche nel caso in
cui le dette funzioni sono state svolte nei tre anni
precedenti il conferimento dell'incarico inerente la
gestione dei servizi pubblici locali. Alle societa' quotate
nei mercati regolamentati si applica la disciplina definita
dagli organismi di controllo competenti.
20. Il divieto di cui al comma 19 opera anche nei
confronti del coniuge, dei parenti e degli affini entro il
quarto grado dei soggetti indicati allo stesso comma,
nonche' nei confronti di coloro che prestano, o hanno
prestato nel triennio precedente, a qualsiasi titolo
attivita' di consulenza o collaborazione in favore degli
enti locali o dei soggetti che hanno affidato la gestione
del servizio pubblico locale.
21. Non possono essere nominati amministratori di
societa' partecipate da enti locali coloro che nei tre anni
precedenti alla nomina hanno ricoperto la carica di
amministratore, di cui all'articolo 77 del decreto
legislativo 18 agosto 2000, n. 267, e successive
modificazioni, negli enti locali che detengono quote di
partecipazione al capitale della stessa societa'.
22. I componenti della commissione di gara per
l'affidamento della gestione di servizi pubblici locali non
devono aver svolto ne' svolgere alcun'altra funzione o
incarico tecnico o amministrativo relativamente alla
gestione del servizio di cui si tratta.
23. Coloro che hanno rivestito, nel biennio precedente,
la carica di amministratore locale, di cui al comma 21, non
possono essere nominati componenti della commissione di
gara relativamente a servizi pubblici locali da affidare da
parte del medesimo ente locale.
24. Sono esclusi da successivi incarichi di commissario
coloro che, in qualita' di componenti di commissioni di
gara, abbiano concorso, con dolo o colpa grave accertati in
sede giurisdizionale con sentenza non sospesa,
all'approvazione di atti dichiarati illegittimi.
25. Si applicano ai componenti delle commissioni di
gara le cause di astensione previste dall'articolo 51 del
codice di procedura civile.
26. Nell'ipotesi in cui alla gara concorre una societa'
partecipata dall'ente locale che la indice, i componenti
della commissione di gara non possono essere ne' dipendenti
ne' amministratori dell'ente locale stesso.
27. Le incompatibilita' e i divieti di cui ai commi dal
19 al 26 si applicano alle nomine e agli incarichi da
conferire successivamente alla data di entrata in vigore
del presente decreto.
28. Ferma restando la proprieta' pubblica delle reti,
la loro gestione puo' essere affidata a soggetti privati.
29. Alla scadenza della gestione del servizio pubblico
locale o in caso di sua cessazione anticipata, il
precedente gestore cede al gestore subentrante i beni
strumentali e le loro pertinenze necessari, in quanto non
duplicabili a costi socialmente sostenibili, per la
prosecuzione del servizio, come individuati, ai sensi del
comma 11, lettera f), dall'ente affidante, a titolo
gratuito e liberi da pesi e gravami.
30. Se, al momento della cessazione della gestione, i
beni di cui al comma 29 non sono stati interamente
ammortizzati, il gestore subentrante corrisponde al
precedente gestore un importo pari al valore contabile
originario non ancora ammortizzato, al netto di eventuali
contributi pubblici direttamente riferibili ai beni stessi.
Restano ferme le disposizioni contenute nelle discipline di
settore, anche regionali, vigenti alla data di entrata in
vigore del presente decreto, nonche' restano salvi
eventuali diversi accordi tra le parti stipulati prima
dell'entrata in vigore del presente decreto.
31. L'importo di cui al comma 30 e' indicato nel bando
o nella lettera di invito relativi alla gara indetta per il
successivo affidamento del servizio pubblico locale a
seguito della scadenza o della cessazione anticipata della
gestione.
32. Fermo restando quanto previsto dall'articolo 14,
comma 32, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78,
convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010,
n. 122, come modificato dall'articolo 1, comma 117, della
legge 13 dicembre 2010, n. 220, e successive modificazioni,
il regime transitorio degli affidamenti non conformi a
quanto stabilito dal presente decreto e' il seguente:
a) gli affidamenti diretti relativi a servizi il cui
valore economico sia superiore alla somma di cui al comma
13 ovvero non conformi a quanto previsto al medesimo comma,
nonche' gli affidamenti diretti che non rientrano nei casi
di cui alle successive lettere da b) a d) cessano,
improrogabilmente e senza necessita' di apposita
deliberazione dell'ente affidante, alla data del 31
dicembre 2012. In deroga, l'affidamento per la gestione
puo' avvenire a favore di un'unica societa' in house
risultante dalla integrazione operativa di preesistenti
gestioni in affidamento diretto e gestioni in economia,
tale da configurare un unico gestore del servizio a livello
di ambito o di bacino territoriale ottimale ai sensi
dell'articolo 3-bis. La soppressione delle preesistenti
gestioni e la costituzione dell'unica azienda in capo alla
societa' in house devono essere perfezionati entro il
termine del 31 dicembre 2012. In tal caso il contratto di
servizio dovra' prevedere indicazioni puntuali riguardanti
il livello di qualita' del servizio reso, il prezzo medio
per utente, il livello di investimenti programmati ed
effettuati e obbiettivi di performance (redditivita',
qualita', efficienza). La valutazione dell'efficacia e
dell'efficienza della gestione e il rispetto delle
condizioni previste nel contratto di servizio sono
sottoposti a verifica annuale da parte dell'Autorita' di
regolazione di settore. La durata dell'affidamento in house
all'azienda risultante dall'integrazione non puo' essere in
ogni caso superiore a tre anni a decorrere dal 1o gennaio
2013. La deroga di cui alla presente lettera non si applica
ai processi di aggregazione a livello di ambito o di bacino
territoriale che gia' prevedano procedure di affidamento ad
evidenza pubblica.
b) le gestioni affidate direttamente a societa' a
partecipazione mista pubblica e privata, qualora la
selezione del socio sia avvenuta mediante procedure
competitive ad evidenza pubblica, nel rispetto dei principi
di cui al comma 8, le quali non abbiano avuto ad oggetto,
al tempo stesso, la qualita' di socio e l'attribuzione dei
compiti operativi connessi alla gestione del servizio,
cessano, improrogabilmente e senza necessita' di apposita
deliberazione dell'ente affidante, alla data del 31 marzo
2013;
c) le gestioni affidate direttamente a societa' a
partecipazione mista pubblica e privata, qualora la
selezione del socio sia avvenuta mediante procedure
competitive ad evidenza pubblica, nel rispetto dei principi
di cui al comma 8, le quali abbiano avuto ad oggetto, al
tempo stesso, la qualita' di socio e l'attribuzione dei
compiti operativi connessi alla gestione del servizio,
cessano alla scadenza prevista nel contratto di servizio;
d) gli affidamenti diretti assentiti alla data del 1°
ottobre 2003 a societa' a partecipazione pubblica gia'
quotate in borsa a tale data e a quelle da esse controllate
ai sensi dell'articolo 2359 del codice civile, cessano alla
scadenza prevista nel contratto di servizio, a condizione
che la partecipazione in capo a soci pubblici detentori di
azioni alla data del 13 agosto 2011, ovvero quella
sindacata, si riduca anche progressivamente, attraverso
procedure ad evidenza pubblica ovvero forme di collocamento
privato presso investitori qualificati e operatori
industriali, ad una quota non superiore al 40 per cento
entro il 30 giugno 2013 e non superiore al 30 per cento
entro il 31 dicembre 2015; ove siffatte condizioni non si
verifichino, gli affidamenti cessano, improrogabilmente e
senza necessita' di apposita deliberazione dell'ente
affidante, rispettivamente, alla data del 30 giugno 2013 o
del 31 dicembre 2015.
32-bis. Al fine di verificare e assicurare il rispetto
delle disposizioni di cui al comma 32, il prefetto accerta
che gli enti locali abbiano attuato, entro i termini
stabiliti, quanto previsto al medesimo comma. In caso di
inottemperanza, assegna agli enti inadempienti un termine
perentorio entro il quale provvedere. Decorso inutilmente
detto termine, il Governo, ricorrendone i presupposti,
esercita il potere sostitutivo ai sensi dell'articolo 120,
comma secondo, della Costituzione e secondo le modalita'
previste dall'articolo 8 della legge 5 giugno 2003, n. 131.
32-ter. Fermo restando quanto previsto al comma 32 ed
al fine di non pregiudicare la necessaria continuita'
nell'erogazione dei servizi pubblici locali di rilevanza
economica, i soggetti pubblici e privati esercenti a
qualsiasi titolo attivita' di gestione dei servizi pubblici
locali assicurano l'integrale e regolare prosecuzione delle
attivita' medesime anche oltre le scadenze ivi previste, ed
in particolare il rispetto degli obblighi di servizio
pubblico e degli standard minimi del servizio pubblico
locale di cui all'articolo 2, comma 3, lettera e), del
presente decreto alle condizioni di cui ai rispettivi
contratti di servizio ed agli altri atti che regolano il
rapporto, fino al subentro del nuovo gestore e comunque, in
caso di liberalizzazione del settore, fino all'apertura del
mercato alla concorrenza. Nessun indennizzo o compenso
aggiuntivo puo' essere ad alcun titolo preteso in relazione
a quanto previsto nel presente articolo.
33. Le societa', le loro controllate, controllanti e
controllate da una medesima controllante, anche non
appartenenti a Stati membri dell'Unione europea, che, in
Italia o all'estero, gestiscono di fatto o per disposizioni
di legge, di atto amministrativo o per contratto servizi
pubblici locali in virtu' di affidamento diretto, di una
procedura non ad evidenza pubblica ovvero non ai sensi del
comma 12, nonche' i soggetti cui e' affidata la gestione
delle reti, degli impianti e delle altre dotazioni
patrimoniali degli enti locali, qualora separata
dall'attivita' di erogazione dei servizi, non possono
acquisire la gestione di servizi ulteriori ovvero in ambiti
territoriali diversi, ne' svolgere servizi o attivita' per
altri enti pubblici o privati, ne' direttamente, ne'
tramite loro controllanti o altre societa' che siano da
essi controllate o partecipate, ne' partecipando a gare. Il
divieto di cui al primo periodo opera per tutta la durata
della gestione e non si applica alle societa' quotate in
mercati regolamentati e alle societa' da queste
direttamente o indirettamente controllate ai sensi
dell'articolo 2359 del codice civile, nonche' al socio
selezionato ai sensi del comma 12 e alle societa' a
partecipazione mista pubblica e privata costituite ai sensi
del medesimo comma. I soggetti affidatari diretti di
servizi pubblici locali possono comunque concorrere su
tutto il territorio nazionale a gare indette nell'ultimo
anno di affidamento dei servizi da essi gestiti, a
condizione che sia stata indetta la procedura competitiva
ad evidenza pubblica per il nuovo affidamento del servizio
o, almeno, sia stata adottata la decisione di procedere al
nuovo affidamento attraverso la predetta procedura ovvero,
purche' in favore di soggetto diverso, ai sensi del comma
13.
33-bis. Al fine di assicurare il progressivo
miglioramento della qualita' di gestione dei servizi
pubblici locali e di effettuare valutazioni comparative
delle diverse gestioni, gli enti affidatari sono tenuti a
rendere pubblici i dati concernenti il livello di qualita'
del servizio reso, il prezzo medio per utente e il livello
degli investimenti effettuati, nonche' ogni ulteriore
informazione necessaria alle predette finalita'.
33-ter. Con decreto del «Ministro per gli affari
regionali, il turismo e lo sport, adottato entro il 31
marzo 2012», di concerto con i Ministri dell'economia e
delle finanze e dell'interno, sentita la Conferenza
unificata, sono definiti:
a) i criteri per la verifica di cui al comma 1 e
l'adozione della delibera quadro di cui al comma 2;
b) le modalita' attuative del comma 33-bis, anche
tenendo conto delle diverse condizioni di erogazione in
termini di aree, popolazioni e caratteristiche del
territorio servito;
c) le ulteriori misure necessarie ad assicurare la
piena attuazione delle disposizioni di cui al presente
articolo.
34. Le disposizioni contenute nel presente articolo si
applicano a tutti i servizi pubblici locali e prevalgono
sulle relative discipline di settore con esse
incompatibili. Sono esclusi dall'applicazione del presente
articolo il servizio idrico integrato, ad eccezione di
quanto previsto dai commi da 19 a 27, il servizio di
distribuzione di gas naturale, di cui al decreto
legislativo 23 maggio 2000, n. 164, ad eccezione di quanto
previsto dal comma 33 il servizio di distribuzione di
energia elettrica, di cui al decreto legislativo 16 marzo
1999, n. 79 e alla legge 23 agosto 2004, n. 239, nonche' la
gestione delle farmacie comunali, di cui alla legge 2
aprile 1968, n. 475. E' escluso dall'applicazione dei commi
19, 21 e 27 del presente articolo quanto disposto
dall'articolo 2, comma 42, del decreto-legge 29 dicembre
2010, n. 225, convertito, con modificazioni, dalla legge 26
febbraio 2011, n. 10. Con riguardo al trasporto pubblico
regionale ferroviario sono fatti salvi, fino alla scadenza
naturale dei primi sei anni di validita', gli affidamenti e
i contratti di servizio gia' deliberati o sottoscritti in
conformita' all'articolo 5 del regolamento (CE) n.
1370/2007 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23
ottobre 2007, ed in conformita' all'articolo 61 della legge
23 luglio 2009, n. 99.
34-bis (abrogato).
34-ter. Gli affidamenti diretti, in materia di
trasporto pubblico locale su gomma, gia' affidati ai sensi
dell'articolo 61 della legge 23 luglio 2009, n. 99, ed in
conformita' all'articolo 8 del regolamento (CE) n.
1370/2007 ed in atto alla data di entrata in vigore della
presente disposizione, cessano alla scadenza prevista nel
contratto di affidamento.
34-quater. Gli affidamenti in essere a valere su
infrastrutture ferroviarie interessate da investimenti
compresi in programmi co-finanziati con risorse dell'Unione
europea cessano con la conclusione dei lavori previsti dai
relativi programmi di finanziamento e, ove necessari, dei
connessi collaudi, anche di esercizio.
35. Restano salve le procedure di affidamento gia'
avviate all'entrata in vigore del presente decreto.".
Si riporta il testo dell'articolo 114 del testo unico
di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, e
successive modificazioni, pubblicato nella Gazz. Uff. 28
settembre 2000, n. 227, S.O., come modificato dalla
presente legge:
"Art. 114. Aziende speciali ed istituzioni. - 1.
L'azienda speciale e' ente strumentale dell'ente locale
dotato di personalita' giuridica, di autonomia
imprenditoriale e di proprio statuto, approvato dal
consiglio comunale o provinciale.
2. L'istituzione e' organismo strumentale dell'ente
locale per l'esercizio di servizi sociali, dotato di
autonomia gestionale.
3. Organi dell'azienda e dell'istituzione sono il
consiglio di amministrazione, il presidente e il direttore,
al quale compete la responsabilita' gestionale. Le
modalita' di nomina e revoca degli amministratori sono
stabilite dallo statuto dell'ente locale.
4. L'azienda e l'istituzione informano la loro
attivita' a criteri di efficacia, efficienza ed
economicita' ed hanno l'obbligo del pareggio di bilancio da
perseguire attraverso l'equilibrio dei costi e dei ricavi,
compresi i trasferimenti.
5. Nell'ambito della legge, l'ordinamento ed il
funzionamento delle aziende speciali sono disciplinati dal
proprio statuto e dai regolamenti; quelli delle istituzioni
sono disciplinati dallo statuto e dai regolamenti dell'ente
locale da cui dipendono.
5-bis. A decorrere dall'anno 2013, le aziende speciali
e le istituzioni sono assoggettate al patto di stabilita'
interno secondo le modalita' definite con decreto del
Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto con i
Ministri dell'interno e per gli affari regionali, il
turismo e lo sport, sentita la Conferenza Stato-Citta' ed
autonomie locali, da emanare entro il 30 ottobre 2012. A
tal fine, le aziende speciali e le istituzioni si iscrivono
e depositano i propri bilanci al registro delle imprese o
nel repertorio delle notizie economico-amministrative della
camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura
del proprio territorio entro il 31 maggio di ciascun anno.
L'Unioncamere trasmette al Ministero dell'economia e delle
finanze, entro il 30 giugno, l'elenco delle predette
aziende speciali e istituzioni ed i relativi dati di
bilancio. Alle aziende speciali ed alle istituzioni si
applicano le disposizioni del codice di cui al decreto
legislativo 12 aprile 2006, n. 163, nonche' le disposizioni
che stabiliscono, a carico degli enti locali: divieto o
limitazioni alle assunzioni di personale; contenimento
degli oneri contrattuali e delle altre voci di natura
retributiva o indennitaria e per consulenze anche degli
amministratori; obblighi e limiti alla partecipazione
societaria degli enti locali. Gli enti locali vigilano
sull'osservanza del presente comma da parte dei soggetti
indicati ai periodi precedenti. Sono escluse
dall'applicazione delle disposizioni del presente comma
aziende speciali e istituzioni che gestiscono servizi
socio-assistenziali ed educativi, culturali e farmacie.
6. L'ente locale conferisce il capitale di dotazione;
determina le finalita' e gli indirizzi; approva gli atti
fondamentali; esercita la vigilanza; verifica i risultati
della gestione; provvede alla copertura degli eventuali
costi sociali.
7. Il collegio dei revisori dei conti dell'ente locale
esercita le sue funzioni anche nei confronti delle
istituzioni. Lo statuto dell'azienda speciale prevede un
apposito organo di revisione, nonche' forme autonome di
verifica della gestione.
8. Ai fini di cui al comma 6 sono fondamentali i
seguenti atti da sottoporre all'approvazione del Consiglio
Comunale:
a) il piano-programma, comprendente un contratto di
servizio che disciplini i rapporti tra ente locale ed
azienda speciale;
b) i bilanci economici di previsione pluriennale ed
annuale;
c) il conto consuntivo;
d) il bilancio di esercizio.".
Si riporta il testo degli articoli 14 e 15 del citato
decreto legislativo n. 164 del 2000, come modificato dalla
presente legge:
"Art. 14. Attivita' di distribuzione.- 1. L'attivita'
di distribuzione di gas naturale e' attivita' di servizio
pubblico. Il servizio e' affidato esclusivamente mediante
gara per periodi non superiori a dodici anni. Gli enti
locali che affidano il servizio, anche in forma associata,
svolgono attivita' di indirizzo, di vigilanza, di
programmazione e di controllo sulle attivita' di
distribuzione, ed i loro rapporti con il gestore del
servizio sono regolati da appositi contratti di servizio,
sulla base di un contratto tipo predisposto dall'Autorita'
per l'energia elettrica e il gas ed approvato dal Ministero
dell'industria, del commercio e dell'artigianato entro sei
mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto.
2. Ai fini del presente decreto, per enti locali si
intendono comuni, unioni di comuni e comunita' montane.
3. Nell'ambito dei contratti di servizio di cui al
comma 1 sono stabiliti la durata, le modalita' di
espletamento del servizio, gli obiettivi qualitativi,
l'equa distribuzione del servizio sul territorio, gli
aspetti economici del rapporto, i diritti degli utenti, i
poteri di verifica dell'ente che affida il servizio, le
conseguenze degli inadempimenti, le condizioni del recesso
anticipato dell'ente stesso per inadempimento del gestore
del servizio.
4. Alla scadenza del periodo di affidamento del
servizio, le reti, nonche' gli impianti e le dotazioni
dichiarati reversibili, rientrano nella piena
disponibilita' dell'ente locale. Gli stessi beni, se
realizzati durante il periodo di affidamento, sono
trasferiti all'ente locale alle condizioni stabilite nel
bando di gara e nel contratto di servizio.
5. Alle gare di cui al comma 1 sono ammesse, senza
limitazioni territoriali, societa' per azioni o a
responsabilita' limitata, anche a partecipazione pubblica,
e societa' cooperative a responsabilita' limitata, sulla
base di requisiti oggettivi, proporzionati e non
discriminatori, con la sola esclusione delle societa',
delle loro controllate, controllanti e controllate da una
medesima controllante, che, in Italia o in altri Paesi
dell'Unione europea, gestiscono di fatto, o per
disposizioni di legge, di atto amministrativo o per
contratto, servizi pubblici locali in virtu' di affidamento
diretto o di una procedura non ad evidenza pubblica. Alle
gare sono ammessi inoltre i gruppi europei di interesse
economico. Si applicano i principi di garanzia previsti
dall'articolo 4, comma 33, del decreto-legge 13 agosto
2011, n. 138, convertito, con modificazioni, dalla legge 14
settembre 2011, n. 148.
6. Nel rispetto degli standard qualitativi,
quantitativi, ambientali, di equa distribuzione sul
territorio e di sicurezza, la gara e' aggiudicata sulla
base delle migliori condizioni economiche e di prestazione
del servizio, del livello di qualita' e sicurezza, dei
piani di investimento per lo sviluppo e il potenziamento
delle reti e degli impianti, per il loro rinnovo e
manutenzione, nonche' dei contenuti di innovazione
tecnologica e gestionale presentati dalle imprese
concorrenti. Tali elementi fanno parte integrante del
contratto di servizio.
7. Gli enti locali avviano la procedura di gara non
oltre un anno prima della scadenza dell'affidamento, in
modo da evitare soluzioni di continuita' nella gestione del
servizio. Il gestore uscente resta comunque obbligato a
proseguire la gestione del servizio, limitatamente
all'ordinaria amministrazione, fino alla data di decorrenza
del nuovo affidamento. Ove l'ente locale non provveda entro
il termine indicato, la regione, anche attraverso la nomina
di un commissario ad acta, avvia la procedura di gara.
8. Il nuovo gestore, con riferimento agli investimenti
realizzati sugli impianti oggetto di trasferimento di
proprieta' nei precedenti affidamenti o concessioni, e'
tenuto a subentrare nelle garanzie e nelle obbligazioni
relative ai contratti di finanziamento in essere o ad
estinguere queste ultime e a corrispondere una somma al
distributore uscente in misura pari al valore di rimborso
per gli impianti la cui proprieta' e' trasferita dal
distributore uscente al nuovo gestore. Nella situazione a
regime, al termine della durata delle nuove concessioni di
distribuzione del gas naturale affidate ai sensi del comma
1, il valore di rimborso al gestore uscente e' pari al
valore delle immobilizzazioni nette di localita' del
servizio di distribuzione e misura, relativo agli impianti
la cui proprieta' viene trasferita dal distributore uscente
al nuovo gestore, incluse le immobilizzazioni in corso di
realizzazione, al netto dei contributi pubblici in conto
capitale e dei contributi privati relativi ai cespiti di
localita', calcolato secondo la metodologia della
regolazione tariffaria vigente e sulla base della
consistenza degli impianti al momento del trasferimento
della proprieta'.
9. Gli oneri gravanti sul nuovo gestore ai sensi del
comma 8 sono indicati nel bando di gara stimando il valore
di rimborso delle immobilizzazioni previste dopo
l'emissione del bando di gara. Il bando di gara riporta le
modalita' per regolare il valore di rimborso relativo a
queste ultime immobilizzazioni. Il gestore subentrante
acquisisce la disponibilita' degli impianti dalla data del
pagamento della somma corrispondente agli oneri suddetti,
ovvero dalla data di offerta reale della stessa.
10. Le imprese di gas che svolgono l'attivita' di
distribuzione sono tenute alla certificazione di bilancio a
decorrere dal 1° gennaio 2002."
"Art. 15. Regime di transizione nell'attivita' di
distribuzione. - 1. Entro il 1° gennaio 2003 sono adottate
dagli enti locali le deliberazioni di adeguamento alle
disposizioni del presente decreto. Tale adeguamento avviene
mediante l'indizione di gare per l'affidamento del servizio
ovvero attraverso la trasformazione delle gestioni in
societa' di capitali o in societa' cooperative a
responsabilita' limitata, anche tra dipendenti. Detta
trasformazione puo' anche comportare il frazionamento
societario. Ove l'adeguamento di cui al presente comma non
avvenga entro il termine indicato, provvede nei successivi
tre mesi, anche attraverso la nomina di un proprio
delegato, il rappresentante dell'ente titolare del
servizio. Per gestioni associate o per ambiti a dimensione
sovracomunale, in caso di inerzia, la regione procede
all'affidamento immediato del servizio mediante gara,
nominando a tal fine un commissario ad acta.
2. La trasformazione in societa' di capitali delle
aziende che gestiscono il servizio di distribuzione gas
avviene con le modalita' di cui all'articolo 17, commi 51,
52, 53, 56 e 57, della legge 15 maggio 1997, n. 127. Le
stesse modalita' si applicano anche alla trasformazione di
aziende consortili, intendendosi sostituita al consiglio
comunale l'assemblea consortile. In questo caso le
deliberazioni sono adottate a maggioranza dei componenti;
gli enti locali che non intendono partecipare alla societa'
hanno diritto alla liquidazione sulla base del valore
nominale iscritto a bilancio della relativa quota di
capitale. L'ente titolare del servizio puo' restare socio
unico delle societa' di cui al presente comma per un
periodo non superiore a due anni dalla trasformazione.
3. Per la determinazione della quota di capitale
sociale spettante a ciascun ente locale, socio della
societa' risultante dalla trasformazione delle aziende
consortili, si tiene conto esclusivamente dei criteri di
ripartizione del patrimonio previsti per il caso di
liquidazione dell'azienda consortile.
4. Con riferimento al servizio di distribuzione del
gas, l'affidamento diretto a societa' controllate dall'ente
titolare del servizio prosegue per i periodi indicati ai
commi 5 e 6, anche nel caso in cui l'ente locale, per
effetto di operazioni di privatizzazione, abbia perduto il
controllo della societa'.
5. Per l'attivita' di distribuzione del gas, gli
affidamenti e le concessioni in essere alla data di entrata
in vigore del presente decreto, nonche' quelli alle
societa' derivate dalla trasformazione delle attuali
gestioni, proseguono fino alla scadenza stabilita, se
compresa entro i termini previsti dal comma 7 per il
periodo transitorio. Gli affidamenti e le concessioni in
essere per i quali non e' previsto un termine di scadenza o
e' previsto un termine che supera il periodo transitorio,
proseguono fino al completamento del periodo transitorio
stesso. In quest'ultimo caso, ai titolari degli affidamenti
e delle concessioni in essere e' riconosciuto un rimborso,
a carico del nuovo gestore ai sensi del comma 8
dell'articolo 14, calcolato nel rispetto di quanto
stabilito nelle convenzioni o nei contratti e, per quanto
non desumibile dalla volonta' delle parti, con i criteri di
cui alle lettere a) e b) dell'articolo 24 del regio decreto
15 ottobre 1925, n. 2578. Resta sempre esclusa la
valutazione del mancato profitto derivante dalla
conclusione anticipata del rapporto di gestione.
6. Decorso il periodo transitorio, l'ente locale
procede all'affidamento del servizio secondo le modalita'
previste dall'articolo 14.
7. Il periodo transitorio di cui al comma 5 e' fissato
in cinque anni a decorrere dal 31 dicembre 2000. Tale
periodo puo' essere incrementato, alle condizioni sotto
indicate, in misura non superiore a:
a) un anno nel caso in cui, almeno un anno prima dello
scadere dei cinque anni, si realizzi una fusione societaria
che consenta di servire un'utenza complessivamente non
inferiore a due volte quella originariamente servita dalla
maggiore delle societa' oggetto di fusione;
b) due anni nel caso in cui, entro il termine di cui
alla lettera a), l'utenza servita risulti superiore a
centomila clienti finali, o il gas naturale distribuito
superi i cento milioni di metri cubi all'anno, ovvero
l'impresa operi in un ambito corrispondente almeno
all'intero territorio provinciale;
c) due anni nel caso in cui, entro il termine di cui
alla lettera a), il capitale privato costituisca almeno il
40% del capitale sociale.
8.
9. Gli affidamenti e le concessioni in essere alla data
di entrata in vigore del presente decreto sono mantenuti
per la durata in essi stabilita ove questi siano stati
attribuiti mediante gara, e comunque per un periodo non
superiore a dodici anni a partire dal 31 dicembre 2000.
10. I soggetti titolari degli affidamenti o delle
concessioni di cui al comma 5 del presente articolo possono
partecipare alle «prime gare successive al periodo
transitorio, su tutto il territorio nazionale» indette a
norma dell'articolo 14, comma 1, senza limitazioni. Per i
soggetti che devono essere costituiti o trasformati ai
sensi dei commi 1, 2, e 3 del presente articolo, la
partecipazione alle prime gare successive al periodo
transitorio, su tutto il territorio nazionale e' consentita
a partire dalla data dell'avvenuta costituzione o
trasformazione.
10-bis. Per le concessioni e gli affidamenti in essere
per la realizzazione delle reti e la gestione della
distribuzione del gas metano ai sensi dell'articolo 11
della legge 28 novembre 1980, n. 784, e successive
modificazioni, e dell'articolo 9 della legge 7 agosto 1997,
n. 266, come modificato dall'articolo 28 della legge 17
maggio 1999, n. 144, il periodo transitorio disciplinato
dal comma 7 e il periodo di cui al comma 9 del presente
articolo decorrono, tenuto conto del tempo necessario alla
costruzione delle reti, decorsi quattro anni dalla data di
entrata in vigore del decreto del Ministero del tesoro, del
bilancio e della programmazione economica di concessione
del contributo.
Si riporta il testo dell'articolo 202 del citato
decreto legislativo n. 152 del 2006:
"Art. 202. Affidamento del servizio. - 1. L'Autorita'
d'ambito aggiudica il servizio di gestione integrata dei
rifiuti urbani mediante gara disciplinata dai principi e
dalle disposizioni comunitarie, secondo la disciplina
vigente in tema di affidamento dei servizi pubblici locali,
in conformita' ai criteri di cui all'articolo 113, comma 7,
del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, nonche' con
riferimento all'ammontare del corrispettivo per la gestione
svolta, tenuto conto delle garanzie di carattere tecnico e
delle precedenti esperienze specifiche dei concorrenti,
secondo modalita' e termini definiti con decreto dal
Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio nel
rispetto delle competenze regionali in materia.
2. I soggetti partecipanti alla gara devono formulare,
con apposita relazione tecnico-illustrativa allegata
all'offerta, proposte di miglioramento della gestione, di
riduzione delle quantita' di rifiuti da smaltire e di
miglioramento dei fattori ambientali, proponendo un proprio
piano di riduzione dei corrispettivi per la gestione al
raggiungimento di obiettivi autonomamente definiti.
3. Nella valutazione delle proposte si terra' conto, in
particolare, del peso che gravera' sull'utente sia in
termini economici, sia di complessita' delle operazioni a
suo carico.
4. Gli impianti e le altre dotazioni patrimoniali di
proprieta' degli enti locali gia' esistenti al momento
dell'assegnazione del servizio sono conferiti in comodato
ai soggetti affidatari del medesimo servizio.
5. I nuovi impianti vengono realizzati dal soggetto
affidatario del servizio o direttamente, ai sensi
dell'articolo 113, comma 5-ter, del decreto legislativo 18
agosto 2000, n. 267, ove sia in possesso dei requisiti
prescritti dalla normativa vigente, o mediante il ricorso
alle procedure di cui alla legge 11 febbraio 1994, n. 109,
ovvero secondo lo schema della finanza di progetto di cui
agli articoli 37 -bis e seguenti della predetta legge n.
109 del 1994.
6. Il personale che, alla data del 31 dicembre 2005 o
comunque otto mesi prima dell'affidamento del servizio,
appartenga alle amministrazioni comunali, alle aziende ex
municipalizzate o consortili e alle imprese private, anche
cooperative, che operano nel settore dei servizi comunali
per la gestione dei rifiuti sara' soggetto, ferma restando
la risoluzione del rapporto di lavoro, al passaggio diretto
ed immediato al nuovo gestore del servizio integrato dei
rifiuti, con la salvaguardia delle condizioni contrattuali,
collettive e individuali, in atto. Nel caso di passaggio di
dipendenti di enti pubblici e di ex aziende municipalizzate
o consortili e di imprese private, anche cooperative, al
gestore del servizio integrato dei rifiuti urbani, si
applica, ai sensi dell'articolo 31 del decreto legislativo
30 marzo 2001, n. 165, la disciplina del trasferimento del
ramo di azienda di cui all'articolo 2112 del codice civile.
Si riporta il testo dell'articolo 14, comma 1, del
citato decreto-legge n. 201 del 2011, come modificato dalla
presente legge:
"Art. 14. Istituzione del tributo comunale sui rifiuti
e sui servizi. - 1. A decorrere dal 1° gennaio 2013 e'
istituito in tutti i comuni del territorio nazionale il
tributo comunale sui rifiuti e sui servizi, a copertura dei
costi relativi al servizio di gestione dei rifiuti urbani e
dei rifiuti assimilati avviati allo smaltimento, svolto
mediante l'attribuzione di diritti di esclusiva nelle
ipotesi di cui al comma 1 dell'articolo 4 del decreto-legge
13 agosto 2011, n. 138, convertito, con modificazioni,
dalla legge 24 settembre 2011, n. 148, e dei costi relativi
ai servizi indivisibili dei comuni.".
Si riporta il testo dell'articolo 30 del testo unico di
cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 (Testo
unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali):
"Art. 30. Convenzioni. - 1. Al fine di svolgere in modo
coordinato funzioni e servizi determinati, gli enti locali
possono stipulare tra loro apposite convenzioni.
2. Le convenzioni devono stabilire i fini, la durata,
le forme di consultazione degli enti contraenti, i loro
rapporti finanziari ed i reciproci obblighi e garanzie.
3. Per la gestione a tempo determinato di uno specifico
servizio o per la realizzazione di un'opera lo Stato e la
Regione, nelle materie di propria competenza, possono
prevedere forme di convenzione obbligatoria fra enti
locali, previa statuizione di un disciplinare-tipo.
4. Le convenzioni di cui al presente articolo possono
prevedere anche la costituzione di uffici comuni, che
operano con personale distaccato dagli enti partecipanti,
ai quali affidare l'esercizio delle funzioni pubbliche in
luogo degli enti partecipanti all'accordo, ovvero la delega
di funzioni da parte degli enti partecipanti all'accordo a
favore di uno di essi, che opera in luogo e per conto degli
enti deleganti.".
Si riporta il testo dell'articolo 8 della legge 5
giugno 2003, n. 131 (Disposizioni per l'adeguamento
dell'ordinamento della Repubblica alla L.Cost. 18 ottobre
2001, n. 3):
"Art. 8. Attuazione dell'articolo 120 della
Costituzione sul potere sostitutivo. - 1. Nei casi e per le
finalita' previsti dall'articolo 120, secondo comma, della
Costituzione, il Presidente del Consiglio dei ministri, su
proposta del Ministro competente per materia, anche su
iniziativa delle Regioni o degli enti locali, assegna
all'ente interessato un congruo termine per adottare i
provvedimenti dovuti o necessari; decorso inutilmente tale
termine, il Consiglio dei ministri, sentito l'organo
interessato, su proposta del Ministro competente o del
Presidente del Consiglio dei ministri, adotta i
provvedimenti necessari, anche normativi, ovvero nomina un
apposito commissario. Alla riunione del Consiglio dei
ministri partecipa il Presidente della Giunta regionale
della Regione interessata al provvedimento.
2. Qualora l'esercizio del potere sostitutivo si renda
necessario al fine di porre rimedio alla violazione della
normativa comunitaria, gli atti ed i provvedimenti di cui
al comma 1 sono adottati su proposta del Presidente del
Consiglio dei ministri o del Ministro per le politiche
comunitarie e del Ministro competente per materia.
L'articolo 11 della legge 9 marzo 1989, n. 86, e' abrogato.
3. Fatte salve le competenze delle Regioni a statuto
speciale, qualora l'esercizio dei poteri sostitutivi
riguardi Comuni, Province o Citta' metropolitane, la nomina
del commissario deve tenere conto dei principi di
sussidiarieta' e di leale collaborazione. Il commissario
provvede, sentito il Consiglio delle autonomie locali
qualora tale organo sia stato istituito.
4. Nei casi di assoluta urgenza, qualora l'intervento
sostitutivo non sia procrastinabile senza mettere in
pericolo le finalita' tutelate dall'articolo 120 della
Costituzione, il Consiglio dei ministri, su proposta del
Ministro competente, anche su iniziativa delle Regioni o
degli enti locali, adotta i provvedimenti necessari, che
sono immediatamente comunicati alla Conferenza
Stato-Regioni o alla Conferenza Stato-Citta' e autonomie
locali, allargata ai rappresentanti delle Comunita'
montane, che possono chiederne il riesame.
5. I provvedimenti sostitutivi devono essere
proporzionati alle finalita' perseguite.
6. Il Governo puo' promuovere la stipula di intese in
sede di Conferenza Stato-Regioni o di Conferenza unificata,
dirette a favorire l'armonizzazione delle rispettive
legislazioni o il raggiungimento di posizioni unitarie o il
conseguimento di obiettivi comuni; in tale caso e' esclusa
l'applicazione dei commi 3 e 4 dell'articolo 3 del decreto
legislativo 28 agosto 1997, n. 281. Nelle materie di cui
all'articolo 117, terzo e quarto comma, della Costituzione
non possono essere adottati gli atti di indirizzo e di
coordinamento di cui all'articolo 8 della legge 15 marzo
1997, n. 59, e all'articolo 4 del decreto legislativo 31
marzo 1998, n. 112.".
Si riporta il testo dell'articolo 20, comma 2, del
citato decreto-legge n. 98 del 2011:
"Art. 20. Nuovo patto di stabilita' interno: parametri
di virtuosita'. - (Omissis).
2. Ai fini di ripartire l'ammontare del concorso alla
realizzazione degli obiettivi di finanza pubblica fissati,
a decorrere dall'anno 2012, dal comma 5, nonche'
dall'articolo 14 del decreto-legge n. 78 del 2010,
convertito, con modificazioni, dalla legge n. 122 del 2010,
tra gli enti del singolo livello di governo, i predetti
enti sono ripartiti con decreto del Ministro dell'economia
e delle finanze, di concerto con il Ministro dell'interno e
con il Ministro per gli affari regionali e per la coesione
territoriale, d'intesa con la Conferenza unificata di cui
all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n.
281, in due classi, sulla base della valutazione ponderata
dei seguenti parametri di virtuosita':
a) a decorrere dall'anno 2013, prioritaria
considerazione della convergenza tra spesa storica e costi
e fabbisogni standard;
b) rispetto del patto di stabilita' interno;
c) a decorrere dall'anno 2013, incidenza della spesa
del personale sulla spesa corrente dell'ente in relazione
al numero dei dipendenti in rapporto alla popolazione
residente, alle funzioni svolte anche attraverso
esternalizzazioni nonche' all'ampiezza del territorio; la
valutazione del predetto parametro tiene conto del suo
valore all'inizio della legislatura o consiliatura e delle
sue variazioni nel corso delle stesse ai fini
dell'applicazione del comma 2-ter;
d) autonomia finanziaria;
e) equilibrio di parte corrente;
f) a decorrere dall'anno 2013, tasso di copertura dei
costi dei servizi a domanda individuale per gli enti
locali;
g) a decorrere dall'anno 2013, rapporto tra gli
introiti derivanti dall'effettiva partecipazione all'azione
di contrasto all'evasione fiscale e i tributi erariali, per
le regioni;
h) a decorrere dall'anno 2013, effettiva partecipazione
degli enti locali all'azione di contrasto all'evasione
fiscale;
i) rapporto tra le entrate di parte corrente riscosse e
accertate;
l) a decorrere dall'anno 2013, operazione di
dismissione di partecipazioni societarie nel rispetto della
normativa vigente.".
Si riporta il testo dell'articolo 119, quinto comma,
della Costituzione:
"Art. 119. I Comuni, le Province, le Citta'
metropolitane e le Regioni hanno autonomia finanziaria di
entrata e di spesa.
I Comuni, le Province, le Citta' metropolitane e le
Regioni hanno un proprio patrimonio, attribuito secondo i
principi generali determinati dalla legge dello Stato.
Possono ricorrere all'indebitamento solo per finanziare
spese di investimento. E' esclusa ogni garanzia dello Stato
sui prestiti dagli stessi contratti.".
Si riporta il testo dell'articolo 18, comma 2-bis, del
citato decreto-legge n. 112 del 2008:
"Art. 18. Reclutamento del personale delle societa'
pubbliche. - (Omissis).
2-bis. Le disposizioni che stabiliscono, a carico delle
amministrazioni di cui all' articolo 1, comma 2, del
decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive
modificazioni, divieti o limitazioni alle assunzioni di
personale si applicano, in relazione al regime previsto per
l'amministrazione controllante, anche alle societa' a
partecipazione pubblica locale totale o di controllo che
siano titolari di affidamenti diretti di servizi pubblici
locali senza gara, ovvero che svolgano funzioni volte a
soddisfare esigenze di interesse generale aventi carattere
non industriale ne' commerciale, ovvero che svolgano
attivita' nei confronti della pubblica amministrazione a
supporto di funzioni amministrative di natura pubblicistica
inserite nel conto economico consolidato della pubblica
amministrazione, come individuate dall'Istituto nazionale
di statistica (ISTAT) ai sensi del comma 5 dell' articolo 1
della legge 30 dicembre 2004, n. 311. Le predette societa'
adeguano inoltre le proprie politiche di personale alle
disposizioni vigenti per le amministrazioni controllanti in
materia di contenimento degli oneri contrattuali e delle
altre voci di natura retributiva o indennitaria e per
consulenze. Con decreto del Ministro dell'economia e delle
finanze, di concerto con i Ministri dell'interno e per i
rapporti con le regioni, sentita la Conferenza unificata di
cui all' articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997,
n. 281, e successive modificazioni, da emanare entro il 30
settembre 2009, sono definite le modalita' e la modulistica
per l'assoggettamento al patto di stabilita' interno delle
societa' a partecipazione pubblica locale totale o di
controllo che siano titolari di affidamenti diretti di
servizi pubblici locali senza gara, ovvero che svolgano
funzioni volte a soddisfare esigenze di interesse generale
aventi carattere non industriale ne' commerciale, ovvero
che svolgano attivita' nei confronti della pubblica
amministrazione a supporto di funzioni amministrative di
natura pubblicistica.".
Il decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163 (Codice
dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e
forniture in attuazione delle direttive 2004/17/CE e
2004/18/CE) e' pubblicato nella Gazz. Uff. 2 maggio 2006,
n. 100, S.O.
Si riporta il testo dell'articolo 35, comma 3, del
decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 (Norme generali
sull'ordinamento del lavoro alle dipendenze delle
amministrazioni pubbliche):
"Art. 35. Reclutamento del personale. - (Omissis).
3. Le procedure di reclutamento nelle pubbliche
amministrazioni si conformano ai seguenti principi:
a) adeguata pubblicita' della selezione e modalita' di
svolgimento che garantiscano l'imparzialita' e assicurino
economicita' e celerita' di espletamento, ricorrendo, ove
e' opportuno, all'ausilio di sistemi automatizzati, diretti
anche a realizzare forme di preselezione;
b) adozione di meccanismi oggettivi e trasparenti,
idonei a verificare il possesso dei requisiti attitudinali
e professionali richiesti in relazione alla posizione da
ricoprire;
c) rispetto delle pari opportunita' tra lavoratrici e
lavoratori;
d) decentramento delle procedure di reclutamento;
e) composizione delle commissioni esclusivamente con
esperti di provata competenza nelle materie di concorso,
scelti tra funzionari delle amministrazioni, docenti ed
estranei alle medesime, che non siano componenti
dell'organo di direzione politica dell'amministrazione, che
non ricoprano cariche politiche e che non siano
rappresentanti sindacali o designati dalle confederazioni
ed organizzazioni sindacali o dalle associazioni
professionali.".
Il decreto legislativo 19 novembre 1997, n. 422
(Conferimento alle regioni ed agli enti locali di funzioni
e compiti in materia di trasporto pubblico locale, a norma
dell'articolo 4, comma 4, della L. 15 marzo 1997, n. 59) e'
pubblicato nella Gazz. Uff. 10 dicembre 1997, n. 287.
Il decreto legislativo 23 maggio 2000, n. 164
(Attuazione della direttiva 98/30/CE recante norme comuni
per il mercato interno del gas naturale, a norma
dell'articolo 41 della L. 17 maggio 1999, n. 144) e'
pubblicato nella Gazz. Uff. 20 giugno 2000, n. 142.
Il regolamento (CE) n. 1370/2007 del Parlamento europeo
e del Consiglio, del 23 ottobre 2007, relativo ai servizi
pubblici di trasporto di passeggeri su strada e per
ferrovia e che abroga i regolamenti del Consiglio (CEE) n.
1191/69 e (CEE) n. 1107/70 e' Pubblicato nella G.U.U.E. 3
dicembre 2007, n. L 315.
Si riporta l'articolo 61 della legge 23 luglio 2009, n.
99 (Disposizioni per lo sviluppo e l'internazionalizzazione
delle imprese, nonche' in materia di energia:
"Art. 61. (Ulteriori disposizioni in materia di
trasporto pubblico locale). - 1. Al fine di armonizzare il
processo di liberalizzazione e di concorrenza nel settore
del trasporto pubblico regionale e locale con le norme
comunitarie, le autorita' competenti all'aggiudicazione di
contratti di servizio, anche in deroga alla disciplina di
settore, possono avvalersi delle previsioni di cui all'
articolo 5, paragrafi 2, 4, 5 e 6, e all' articolo 8,
paragrafo 2, del regolamento (CE) n. 1370/2007 del
Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 ottobre 2007.
Alle societa' che, in Italia o all'estero, risultino
aggiudicatarie di contratti di servizio ai sensi delle
previsioni del predetto regolamento (CE) n. 1370/2007 non
si applica l'esclusione di cui all' articolo 18, comma 2,
lettera a), del decreto legislativo 19 novembre 1997, n.
422.".
Si riporta il testo dell'articolo 4, comma 33, del
citato decreto-legge n. 138 del 2011:
"Art. 4. Adeguamento della disciplina dei servizi
pubblici locali al referendum popolare e alla normativa
dall'Unione europea. - (Omissis).
33. Le societa', le loro controllate, controllanti e
controllate da una medesima controllante, anche non
appartenenti a Stati membri dell'Unione europea, che, in
Italia o all'estero, gestiscono di fatto o per disposizioni
di legge, di atto amministrativo o per contratto servizi
pubblici locali in virtu' di affidamento diretto, di una
procedura non ad evidenza pubblica ovvero non ai sensi del
comma 12, nonche' i soggetti cui e' affidata la gestione
delle reti, degli impianti e delle altre dotazioni
patrimoniali degli enti locali, qualora separata
dall'attivita' di erogazione dei servizi, non possono
acquisire la gestione di servizi ulteriori ovvero in ambiti
territoriali diversi, ne' svolgere servizi o attivita' per
altri enti pubblici o privati, ne' direttamente, ne'
tramite loro controllanti o altre societa' che siano da
essi controllate o partecipate, ne' partecipando a gare. Il
divieto di cui al primo periodo opera per tutta la durata
della gestione e non si applica alle societa' quotate in
mercati regolamentati e alle societa' da queste
direttamente o indirettamente controllate ai sensi
dell'articolo 2359 del codice civile, nonche' al socio
selezionato ai sensi del comma 12 e alle societa' a
partecipazione mista pubblica e privata costituite ai sensi
del medesimo comma. I soggetti affidatari diretti di
servizi pubblici locali possono comunque concorrere su
tutto il territorio nazionale a gare indette nell'ultimo
anno di affidamento dei servizi da essi gestiti, a
condizione che sia stata indetta la procedura competitiva
ad evidenza pubblica per il nuovo affidamento del servizio
o, almeno, sia stata adottata la decisione di procedere al
nuovo affidamento attraverso la predetta procedura ovvero,
purche' in favore di soggetto diverso, ai sensi del comma
13.".
Si riporta il testo dell'articolo 3 della citata legge
n. 287 del 1990:
"Art. 3. Abuso di posizione dominante. - 1. E' vietato
l'abuso da parte di una o piu' imprese di una posizione
dominante all'interno del mercato nazionale o in una sua
parte rilevante, ed inoltre e' vietato:
a) imporre direttamente o indirettamente prezzi di
acquisto, di vendita o altre condizioni contrattuali
ingiustificatamente gravose;
b) impedire o limitare la produzione, gli sbocchi o gli
accessi al mercato, lo sviluppo tecnico o il progresso
tecnologico, a danno dei consumatori;
c) applicare nei rapporti commerciali con altri
contraenti condizioni oggettivamente diverse per
prestazioni equivalenti, cosi' da determinare per essi
ingiustificati svantaggi nella concorrenza;
d) subordinare la conclusione dei contratti
all'accettazione da parte degli altri contraenti di
prestazioni supplementari che, per loro natura e secondo
gli usi commerciali, non abbiano alcuna connessione con
l'oggetto dei contratti stessi.".
La legge 24 novembre 1981, n. 689 (Modifiche al sistema
penale), e' pubblicata nella Gazz. Uff. 30 novembre 1981,
n. 329, S.O.



 
Art. 26

Misure in favore della concorrenza nella gestione degli imballaggi e dei rifiuti da imballaggio e per l'incremento della raccolta e
recupero degli imballaggi

1. Al decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modifiche: a) all'articolo 221,
1) al comma 3, la lettera a) e' sostituita dalla seguente: «a) organizzare autonomamente, anche in forma collettiva, la gestione dei propri rifiuti di imballaggio sull'intero territorio nazionale»; 2) al comma 5,
2.1) al sesto periodo, le parole «sulla base dei», sono sostituite dalle seguenti «acquisiti i»
2.2) sono aggiunti, in fine, i seguenti periodi: «Alle domande disciplinate dal presente comma si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni relative alle attivita' private sottoposte alla disciplina degli articoli 19 e 20 della legge 7 agosto 1990, n. 241. A condizione che siano rispettate le condizioni, le norme tecniche e le prescrizioni specifiche adottate ai sensi del presente articolo, le attivita' di cui al comma 3 lettere a) e c) possono essere intraprese decorsi novanta giorni dallo scadere del termine per l'esercizio dei poteri sostitutivi da parte del ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare come indicato nella presente norma.»
3) (soppresso).
b) all'articolo 265, il comma 5 e' soppresso
c) all'articolo 261, comma 1, le parole «pari a sei volte le somme dovute al CONAI» sono sostituite dalle seguenti: da 10.000 a 60.000 euro».



Riferimenti normativi
Si riporta il testo degli articoli 221, 261 e 265 del
citato decreto legislativo n. 152 del 2006, come modificato
dalla presente legge:
"Art. 221. Obblighi dei produttori e degli
utilizzatori. - 1. I produttori e gli utilizzatori sono
responsabili della corretta ed efficace gestione ambientale
degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio generati dal
consumo dei propri prodotti.
2. Nell'ambito degli obiettivi di cui agli articoli 205
e 220 e del Programma di cui all'articolo 225, i produttori
e gli utilizzatori, su richiesta del gestore del servizio e
secondo quanto previsto dall'accordo di programma di cui
all'articolo 224, comma 5, adempiono all'obbligo del ritiro
dei rifiuti di imballaggio primari o comunque conferiti al
servizio pubblico della stessa natura e raccolti in modo
differenziato. A tal fine, per garantire il necessario
raccordo con l'attivita' di raccolta differenziata
organizzata dalle pubbliche amministrazioni e per le altre
finalita' indicate nell'articolo 224, i produttori e gli
utilizzatori partecipano al Consorzio nazionale imballaggi,
salvo il caso in cui venga adottato uno dei sistemi di cui
al comma 3, lettere a) e c) del presente articolo.
3. Per adempiere agli obblighi di riciclaggio e di
recupero nonche' agli obblighi della ripresa degli
imballaggi usati e della raccolta dei rifiuti di
imballaggio secondari e terziari su superfici private, e
con riferimento all'obbligo del ritiro, su indicazione del
Consorzio nazionale imballaggi di cui all'articolo 224, dei
rifiuti di imballaggio conferiti dal servizio pubblico, i
produttori possono alternativamente:
a) organizzare autonomamente, anche in forma
collettiva, la gestione dei propri rifiuti di imballaggio
sull'intero territorio nazionale;
b) aderire ad uno dei consorzi di cui all'articolo 223;
c) attestare sotto la propria responsabilita' che e'
stato messo in atto un sistema di restituzione dei propri
imballaggi, mediante idonea documentazione che dimostri
l'autosufficienza del sistema, nel rispetto dei criteri e
delle modalita' di cui ai commi 5 e 6.
4. Ai fini di cui al comma 3 gli utilizzatori sono
tenuti a consegnare gli imballaggi usati secondari e
terziari e i rifiuti di imballaggio secondari e terziari in
un luogo di raccolta organizzato dai produttori e con gli
stessi concordato. Gli utilizzatori possono tuttavia
conferire al servizio pubblico i suddetti imballaggi e
rifiuti di imballaggio nei limiti derivanti dai criteri
determinati ai sensi dell'articolo 195, comma 2, lettera
e).
5. I produttori che non intendono aderire al Consorzio
Nazionale Imballaggi e a un Consorzio di cui all'articolo
223, devono presentare all'Osservatorio nazionale sui
rifiuti il progetto del sistema di cui al comma 3, lettere
a) o c) richiedendone il riconoscimento sulla base di
idonea documentazione. Il progetto va presentato entro
novanta giorni dall'assunzione della qualifica di
produttore ai sensi dell'articolo 218, comma 1, lettera r)
o prima del recesso da uno dei suddetti Consorzi. Il
recesso e', in ogni caso, efficace solo dal momento in cui,
intervenuto il riconoscimento, l'Osservatorio accerti il
funzionamento del sistema e ne dia comunicazione al
Consorzio, permanendo fino a tale momento l'obbligo di
corrispondere il contributo ambientale di cui all'articolo
224, comma 3, lettera h). Per ottenere il riconoscimento i
produttori devono dimostrare di aver organizzato il sistema
secondo criteri di efficienza, efficacia ed economicita',
che il sistema sara' effettivamente ed autonomamente
funzionante e che e' in grado di conseguire, nell'ambito
delle attivita' svolte, gli obiettivi di recupero e di
riciclaggio di cui all'articolo 220. I produttori devono
inoltre garantire che gli utilizzatori e gli utenti finali
degli imballaggi siano informati sulle modalita' del
sistema adottato. L'Osservatorio, acquisiti i necessari
elementi di valutazione forniti dal Consorzio nazionale
imballaggi, si esprime entro novanta giorni dalla
richiesta. In caso di mancata risposta nel termine sopra
indicato, l'interessato chiede al Ministro dell'ambiente e
della tutela del territorio l'adozione dei relativi
provvedimenti sostitutivi da emanarsi nei successivi
sessanta giorni. L'Osservatorio e' tenuto a presentare una
relazione annuale di sintesi relativa a tutte le
istruttorie esperite. Sono fatti salvi i riconoscimenti
gia' operati ai sensi della previgente normativa. Alle
domande disciplinate dal presente comma si applicano, in
quanto compatibili, le disposizioni relative alle attivita'
private sottoposte alla disciplina degli articoli 19 e 20
della legge 7 agosto 1990, n. 241. A condizione che siano
rispettate le condizioni, le norme tecniche e le
prescrizioni specifiche adottate ai sensi del presente
articolo, le attivita' di cui al comma 3 lettere a) e c)
possono essere intraprese decorsi novanta giorni dallo
scadere del termine per l'esercizio dei poteri sostitutivi
da parte del Ministro dell'ambiente e della tutela del
territorio e del mare come indicato nella presente norma.
6. I produttori di cui al comma 5 elaborano e
trasmettono al Consorzio nazionale imballaggi di cui
all'articolo 224 un proprio Programma specifico di
prevenzione che costituisce la base per l'elaborazione del
programma generale di cui all'articolo 225.
7. Entro il 30 settembre di ogni anno i produttori di
cui al comma 5 presentano all'Autorita' prevista
dall'articolo 207 e al Consorzio nazionale imballaggi un
piano specifico di prevenzione e gestione relativo all'anno
solare successivo, che sara' inserito nel programma
generale di prevenzione e gestione di cui all'articolo 225.
8. Entro il 31 maggio di ogni anno, i produttori di cui
al comma 5 sono inoltre tenuti a presentare all'Autorita'
prevista dall'articolo 207 ed al Consorzio nazionale
imballaggi una relazione sulla gestione relativa all'anno
solare precedente, comprensiva dell'indicazione nominativa
degli utilizzatori che, fino al consumo, partecipano al
sistema di cui al comma 3, lettere a) o c), del programma
specifico e dei risultati conseguiti nel recupero e nel
riciclo dei rifiuti di imballaggio; nella stessa relazione
possono essere evidenziati i problemi inerenti il
raggiungimento degli scopi istituzionali e le eventuali
proposte di adeguamento della normativa.
9. Il mancato riconoscimento del sistema ai sensi del
comma 5, o la revoca disposta dall'Autorita', previo avviso
all'interessato, qualora i risultati ottenuti siano
insufficienti per conseguire gli obiettivi di cui
all'articolo 220 ovvero siano stati violati gli obblighi
previsti dai commi 6 e 7, comportano per i produttori
l'obbligo di partecipare ad uno dei consorzi di cui
all'articolo 223 e, assieme ai propri utilizzatori di ogni
livello fino al consumo, al consorzio previsto
dall'articolo 224. I provvedimenti dell'Autorita' sono
comunicati ai produttori interessati e al Consorzio
nazionale imballaggi. L'adesione obbligatoria ai consorzi
disposta in applicazione del presente comma ha effetto
retroattivo ai soli fini della corresponsione del
contributo ambientale previsto dall'articolo 224, comma 3,
lettera h) e dei relativi interessi di mora. Ai produttori
e agli utilizzatori che, entro novanta giorni dal
ricevimento della comunicazione dell'Autorita', non
provvedano ad aderire ai consorzi e a versare le somme a
essi dovute si applicano inoltre le sanzioni previste
dall'articolo 261.
10. Sono a carico dei produttori e degli utilizzatori:
a) i costi per il ritiro degli imballaggi usati e la
raccolta dei rifiuti di imballaggio secondari e terziari;
b) il corrispettivo per i maggiori oneri relativi alla
raccolta differenziata dei rifiuti di imballaggio conferiti
al servizio pubblico per i quali l'Autorita' d'ambito
richiede al Consorzio nazionale imballaggi o per esso ai
soggetti di cui al comma 3 di procedere al ritiro;
c) i costi per il riutilizzo degli imballaggi usati;
d) i costi per il riciclaggio e il recupero dei rifiuti
di imballaggio;
e) i costi per lo smaltimento dei rifiuti di
imballaggio secondari e terziari.
11. La restituzione di imballaggi usati o di rifiuti di
imballaggio, ivi compreso il conferimento di rifiuti in
raccolta differenziata, non deve comportare oneri economici
per il consumatore."
"Art. 261. Imballaggi. - 1. I produttori e gli
utilizzatori che non adempiano all'obbligo di raccolta di
cui all'articolo 221, comma 2, o non adottino, in
alternativa, sistemi gestionali ai sensi del medesimo
articolo 221, comma 3, lettere a) e c), sono puniti con la
sanzione amministrativa pecuniaria da 10.000 a 60.000 euro,
fatto comunque salvo l'obbligo di corrispondere i
contributi pregressi.
2. I produttori di imballaggi che non provvedono ad
organizzare un sistema per l'adempimento degli obblighi di
cui all'articolo 221, comma 3, e non aderiscono ai consorzi
di cui all'articolo 223, ne' adottano un sistema di
restituzione dei propri imballaggi ai sensi dell'articolo
221, comma 3, lettere a) e c), sono puniti con la sanzione
amministrativa pecuniaria da quindicimilacinquecento euro a
quarantaseimilacinquecento euro. La stessa pena si applica
agli utilizzatori che non adempiono all'obbligo di cui
all'articolo 221, comma 4.
3. La violazione dei divieti di cui all'articolo 226,
commi 1 e 4, e' punita con la sanzione amministrativa
pecuniaria da cinquemiladuecento euro a quarantamila euro.
La stessa pena si applica a chiunque immette nel mercato
interne imballaggi privi dei requisiti di cui all'articolo
219, comma 5.
4. La violazione del disposto di cui all'articolo 226,
comma 3, e' punita con la sanzione amministrativa
pecuniaria da duemilaseicento euro a
quindicimilacinquecento euro."
"Art. 265. Disposizioni transitorie. - 1. Le vigenti
norme regolamentari e tecniche che disciplinano la
raccolta, il trasporto, il recupero e lo smaltimento dei
rifiuti restano in vigore sino all'adozione delle
corrispondenti specifiche norme adottate in attuazione
della parte quarta del presente decreto. Al fine di
assicurare che non vi sia alcuna soluzione di continuita'
nel passaggio dalla preesistente normativa a quella
prevista dalla parte quarta del presente decreto, le
pubbliche amministrazioni, nell'esercizio delle rispettive
competenze, adeguano la previgente normativa di attuazione
alla disciplina contenuta nella parte quarta del presente
decreto, nel rispetto di quanto stabilito dall'articolo
264, comma 1, lettera i). Ogni riferimento ai rifiuti
tossici e nocivi continua ad intendersi riferito ai rifiuti
pericolosi.
2. In attesa delle specifiche norme regolamentari e
tecniche in materia di trasporto dei rifiuti, di cui
all'articolo 195, comma 2, lettera 1), e fermo restando
quanto previsto dall'art. 188-ter e dal decreto legislativo
24 giugno 2003, n. 182 in materia di rifiuti prodotti dalle
navi e residui di carico, i rifiuti sono assimilati alle
merci per quanto concerne il regime normativo in materia di
trasporti via mare e la disciplina delle operazioni di
carico, scarico, trasbordo, deposito e maneggio in aree
portuali. In particolare i rifiuti pericolosi sono
assimilati alle merci pericolose.
3. Il Ministro dell'ambiente e della tutela del
territorio, di concerto con il Ministro dell'istruzione,
dell'universita' e della ricerca e con il Ministro delle
attivita' produttive, individua con apposito decreto le
forme di promozione e di incentivazione per la ricerca e
per lo sviluppo di nuove tecnologie di bonifica presso le
universita', nonche' presso le imprese e i loro consorzi.
4. Fatti salvi gli interventi realizzati alla data di
entrata in vigore della parte quarta del presente decreto,
entro centottanta giorni da tale data, puo' essere
presentata all'autorita' competente adeguata relazione
tecnica al fine di rimodulare gli obiettivi di bonifica
gia' autorizzati sulla base dei criteri definiti dalla
parte quarta del presente decreto. L'autorita' competente
esamina la documentazione e dispone le varianti al progetto
necessarie.
5. (soppresso).
6. Le aziende siderurgiche e metallurgiche operanti
alla data di entrata in vigore della parte quarta del
presente decreto e sottoposte alla disciplina di cui al
decreto legislativo 18 febbraio 2005, n. 59, sono
autorizzate in via transitoria, previa presentazione della
relativa domanda, e fino al rilascio o al definitivo
diniego dell'autorizzazione medesima, ad utilizzare,
impiegandoli nel proprio ciclo produttivo, i rottami
ferrosi individuati dal codice GA 430 dell'Allegato II
(lista verde dei rifiuti) del regolamento (CE) 1° febbraio
1993, n. 259 e i rottami non ferrosi individuati da codici
equivalenti del medesimo Allegato.
6-bis. I soggetti che alla data di entrata in vigore
del presente decreto svolgono attivita' di recupero di
rottami ferrosi e non ferrosi che erano da considerarsi
escluse dal campo di applicazione della parte quarta del
medesimo decreto n. 152 del 2006 possono proseguire le
attivita' di gestione in essere alle condizioni di cui alle
disposizioni previgenti fino al rilascio o al diniego delle
autorizzazioni necessarie allo svolgimento di dette
attivita' nel nuovo regime. Le relative istanze di
autorizzazione o iscrizione sono presentate entro novanta
giorni dalla data di entrata in vigore del presente
decreto.".



 
Art. 27

Promozione della concorrenza in materia di conto corrente o di conto
di pagamento di base

1. All'articolo 12 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, sono apportate le seguenti modifiche:
a) il comma 7 e' abrogato;
b) il comma 9 e' sostituito dal seguente:
«9. L'Associazione bancaria italiana, le associazioni dei prestatori di servizi di pagamento, la societa' Poste italiane S.p.a., il Consorzio Bancomat, le imprese che gestiscono circuiti di pagamento e le associazioni delle imprese maggiormente significative a livello nazionale definiscono, entro il 1° giugno 2012, e applicano entro i tre mesi successivi, le regole generali per assicurare una riduzione delle commissioni a carico degli esercenti in relazione alle transazioni effettuate mediante carte di pagamento, tenuto conto della necessita' di assicurare trasparenza e chiarezza dei costi, nonche' di promuovere l'efficienza economica nel rispetto delle regole di concorrenza. Le regole generali sono definite tenendo conto che le commissioni devono essere correlate alle componenti di costo effettivamente sostenute da banche e circuiti interbancari, distinguendo le componenti di servizio legate in misura fissa alla esecuzione dell'operazione da quelle di natura variabile legate al valore transatto e valorizzando il numero e la frequenza delle transazioni. Dovra' in ogni caso essere garantita la gratuita' delle spese di apertura e di gestione dei conti di pagamento di base destinati all'accredito e al prelievo della pensione del titolare per gli aventi diritto a trattamenti pensionistici fino a 1.500 euro mensili, ferma restando l'onerosita' di eventuali servizi aggiuntivi richiesti dal titolare »;
c) il comma 10 e' sostituito dal seguente:
«10. Entro i sei mesi successivi all'applicazione delle misure di cui al comma 9, il Ministero dell'economia e delle finanze, di concerto con il Ministero dello sviluppo economico, sentite la Banca d'Italia e l'Autorita' garante della concorrenza e del mercato, valuta l'efficacia delle misure definite ai sensi del comma 9. In caso di mancata definizione e applicazione delle misure di cui al comma 9, le stesse sono fissate con decreto del Ministero dell'economia e delle finanze, di concerto con il Ministero dello sviluppo economico, sentita la Banca d'Italia e l'Autorita' garante della concorrenza e del mercato»;
d) dopo il comma 10 e' inserito il seguente:
«10-bis. Fino alla pubblicazione del decreto che recepisce la valutazione dell'efficacia delle misure definite ai sensi del comma 9 ovvero che fissa le misure ai sensi del comma 10, continua ad applicarsi il comma 7 dell'articolo 34 della legge 12 novembre 2011, n. 183»;
e) la lettera c) del comma 5 e' sostituita dalla seguente:
«c) identificazione delle caratteristiche del conto in accordo con le prescrizioni contenute nella sezione III della raccomandazione n. 2011/442/UE della Commissione, del 18 luglio 2011, e di un livello dei costi coerente con le finalita' di inclusione finanziaria conforme a quanto stabilito dalla sezione IV della predetta raccomandazione».
2. La delibera dei CICR di cui al comma 4 dell'articolo 117-bis del decreto legislativo 1o settembre 1993, n. 385, e' adottata entro il termine del 31 maggio 2012 e la complessiva disciplina entra in vigore non oltre il 1° luglio successivo.
3. I contratti di apertura di credito e di conto corrente in corso sono adeguati entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della delibera CICR di cui al comma 2, con l'introduzione di clausole conformi alle disposizioni di cui all'articolo 117-bis del decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, ai sensi dell'articolo 118 del medesimo decreto legislativo.
4. I commi 1 e 3 dell'articolo 2-bis del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2, sono abrogati.



Riferimenti normativi
Si riporta il testo dell'articolo 12 del citato
decreto-legge n. 201 del 2011, come modificato dalla
presente legge:
"Art. 12. Riduzione del limite per la tracciabilita'
dei pagamenti a 1.000 euro e contrasto all'uso del
contante.
1. Le limitazioni all'uso del contante e dei titoli al
portatore, di cui all'articolo 49, commi 1, 5, 8, 12 e 13,
del decreto legislativo 21 novembre 2007, n. 231, sono
adeguate all'importo di euro mille: conseguentemente, nel
comma 13 del predetto articolo 49, le parole: «30 settembre
2011» sono sostituite dalle seguenti: «31 marzo 2012». Non
costituisce infrazione la violazione delle disposizioni
previste dall' articolo 49, commi 1, 5, 8, 12 e 13, del
decreto legislativo 21 novembre 2007, n. 231, commessa nel
periodo dal 6 dicembre 2011 al 31 gennaio 2012 e riferita
alle limitazioni di importo introdotte dal presente comma.
1-bis. All' articolo 58, comma 7-bis, del decreto
legislativo 21 novembre 2007, n. 231, e' aggiunto, in fine,
il seguente periodo: «Per le violazioni di cui al comma 3
che riguardano libretti al portatore con saldo inferiore a
3.000 euro la sanzione e' pari al saldo del libretto
stesso».
2. All'articolo 2 del decreto-legge 13 agosto 2011, n.
138, convertito, con modificazioni, dalla legge 14
settembre 2011, n. 148, dopo il comma 4-bis, e' inserito il
seguente:
«4-ter. Entro tre mesi dalla data di entrata in vigore
del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, al fine di
favorire la modernizzazione e l'efficienza degli strumenti
di pagamento, riducendo i costi finanziari e amministrativi
derivanti dalla gestione del denaro contante:
a) le operazioni di pagamento delle spese delle
pubbliche amministrazioni centrali e locali e dei loro enti
sono disposte mediante l'utilizzo di strumenti telematici.
E' fatto obbligo alle Pubbliche Amministrazioni di avviare
il processo di superamento di sistemi basati sull'uso di
supporti cartacei;
b) i pagamenti di cui alla lettera a) si effettuano in
via ordinaria mediante accreditamento sui conti correnti o
di pagamento dei creditori ovvero con altri strumenti di
pagamento elettronici prescelti dal beneficiario. Gli
eventuali pagamenti per cassa non possono, comunque,
superare l'importo di mille euro;
c) lo stipendio, la pensione, i compensi comunque
corrisposti dalle pubbliche amministrazioni centrali e
locali e dai loro enti, in via continuativa a prestatori
d'opera e ogni altro tipo di emolumento a chiunque
destinato, di importo superiore a mille euro, debbono
essere erogati con strumenti di pagamento elettronici
bancari o postali, ivi comprese le carte di pagamento
prepagate e le carte di cui all' articolo 4 del
decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con
modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122. Il
limite di importo di cui al periodo precedente puo' essere
modificato con decreto del Ministero dell'economia e delle
finanze;
d) per incrementare i livelli di sicurezza fisica e
tutelare i soggetti che percepiscono trattamenti
pensionistici minimi, assegni e pensioni sociali, i
rapporti recanti gli accrediti di tali somme sono esenti in
modo assoluto dall'imposta di bollo, ove i titolari
rientrino nelle fasce individuate ai sensi del comma 5,
lettera d). Per tali rapporti, alle banche, alla societa'
Poste italiane Spa e agli altri intermediari finanziari e'
fatto divieto di addebitare alcun costo;
e) per consentire ai soggetti di cui alla lettera a) di
riscuotere le entrate di propria competenza con strumenti
diversi dal contante, fatte salve le attivita' di
riscossione dei tributi regolate da specifiche normative,
il Ministero dell'economia e delle finanze promuove la
stipula, tramite la societa' Consip Spa, di una o piu'
convenzioni con prestatori di servizi di pagamento,
affinche' i soggetti in questione possano dotarsi di POS
(Point of Sale) a condizioni favorevoli.».
2-bis. Il termine di cui all' articolo 2, comma 4-ter,
del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138, convertito, con
modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n. 148,
introdotto dal comma 2 del presente articolo, puo' essere
prorogato, per specifiche e motivate esigenze, con decreto
del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del
Ministro per la pubblica amministrazione e la
semplificazione.
3. Il Ministero dell'economia e delle finanze, la Banca
d'Italia, l'Associazione bancaria italiana, la societa'
Poste italiane Spa e le associazioni dei prestatori di
servizi di pagamento definiscono con apposita convenzione,
da stipulare entro tre mesi dalla data di entrata in vigore
della legge di conversione del presente decreto, le
caratteristiche di un conto corrente o di un conto di
pagamento di base. In caso di mancata stipula della
convenzione entro la scadenza del predetto termine, le
caratteristiche di un conto corrente o di un conto di
pagamento di base vengono fissate con decreto del Ministero
dell'economia e delle finanze, sentita la Banca d'Italia.
Con la medesima convenzione e' stabilito l'ammontare degli
importi delle commissioni da applicare sui prelievi
effettuati con carta autorizzata tramite la rete degli
sportelli automatici presso una banca diversa da quella del
titolare della carta.
4. Le banche, la societa' Poste italiane Spa e gli
altri prestatori di servizi di pagamento abilitati ad
offrire servizi a valere su un conto di pagamento sono
tenuti a offrire il conto di cui al comma 3. 5. La
convenzione individua le caratteristiche del conto avendo
riguardo ai seguenti criteri:
a) inclusione nell'offerta di un numero adeguato di
servizi ed operazioni, compresa la disponibilita' di una
carta di debito gratuita;
b) struttura dei costi semplice, trasparente,
facilmente comparabile;
«c) identificazione delle caratteristiche del conto in
accordo con le prescrizioni contenute nella sezione III
della raccomandazione n. 2011/442/UE della Commissione, del
18 luglio 2011, e di un livello dei costi coerente con le
finalita' di inclusione finanziaria conforme a quanto
stabilito dalla sezione IV della predetta Raccomandazione».
d) le fasce socialmente svantaggiate di clientela alle
quali il conto corrente e' offerto senza spese.
6. Il rapporto di conto corrente individuato ai sensi
del comma 3 e' esente dall'imposta di bollo nei casi di cui
al comma 5, lettera d).
7. (abrogato).
8. Rimane ferma l'applicazione di quanto previsto per i
contratti di conto corrente ai sensi del Titolo VI del
decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, e del titolo
II del decreto legislativo 27 gennaio 2010, n. 11, e
successive modificazioni.
9. L'Associazione bancaria italiana, le associazioni
dei prestatori di servizi di pagamento, la societa' Poste
italiane S.p.a., il Consorzio Bancomat, le imprese che
gestiscono circuiti di pagamento e le associazioni delle
imprese maggiormente significative a livello nazionale
definiscono, entro il 1o giugno 2012, e applicano entro i
tre mesi successivi, le regole generali per assicurare una
riduzione delle commissioni a carico degli esercenti in
relazione alle transazioni effettuate mediante carte di
pagamento, tenuto conto della necessita' di assicurare
trasparenza e chiarezza dei costi, nonche' di promuovere
l'efficienza economica nel rispetto delle regole di
concorrenza. Le regole generali sono definite tenendo conto
che le commissioni devono essere correlate alle componenti
di costo effettivamente sostenute da banche e circuiti
interbancari, distinguendo le componenti di servizio legate
in misura fissa alla esecuzione dell'operazione da quelle
di natura variabile legate al valore transatto e
valorizzando il numero e la frequenza delle transazioni.
Dovra' in ogni caso essere garantita la gratuita' delle
spese di apertura e di gestione dei conti di pagamento di
base destinati all'accredito e al prelievo della pensione
del titolare per gli aventi diritto a trattamenti
pensionistici fino a 1.500 euro mensili, ferma restando
l'onerosita' di eventuali servizi aggiuntivi richiesti dal
titolare.
10. Entro i sei mesi successivi all'applicazione delle
misure di cui al comma 9, il Ministero dell'economia e
delle finanze, di concerto con il Ministero dello sviluppo
economico, sentite la Banca d'Italia e l'Autorita' garante
della concorrenza e del mercato, valuta l'efficacia delle
misure definite ai sensi del comma 9. In caso di mancata
definizione e applicazione delle misure di cui al comma 9,
le stesse sono fissate con decreto del Ministero
dell'economia e delle finanze, di concerto con il Ministero
dello sviluppo economico, sentita la Banca d'Italia e
l'Autorita' garante della concorrenza e del mercato;
10-bis. Fino alla pubblicazione del decreto che
recepisce la valutazione dell'efficacia delle misure
definite ai sensi del comma 9 ovvero che fissa le misure ai
sensi del comma 10, continua ad applicarsi il comma 7
dell'articolo 34 della legge 12 novembre 2011, n. 183;
11. All'articolo 51, comma 1, del decreto legislativo
21 novembre 2007, n. 231, sono aggiunte, in fine, le
seguenti parole: "e per la immediata comunicazione della
infrazione anche alla Agenzia delle entrate che attiva i
conseguenti controlli di natura fiscale.".
Si riporta il testo dell'articolo 34, comma 7, della
legge 12 novembre 2011, n. 183 (Legge di stabilita' 2012):
"Art. 34. Deduzione forfetaria in favore degli
esercenti impianti di distribuzione carburanti
(Omissis).
7. A decorrere dalla data di entrata in vigore della
presente legge, le transazioni regolate con carte di
pagamento presso gli impianti di distribuzione di
carburanti, di importo inferiore ai 100 euro, sono gratuite
sia per l'acquirente che per il venditore.
La raccomandazione n. 2011/442/UE della Commissione,
del 18 luglio 2011 e' pubblicata nella Gazzetta ufficiale
n. L 190 del 21/07/2011.
Si riporta il testo dell'articolo 117-bis del decreto
legislativo 1o settembre 1993, n. 385 ( Testo unico delle
leggi in materia bancaria e creditizia):
"Art. 117-bis. Remunerazione degli affidamenti e degli
sconfinamenti.
1. I contratti di apertura di credito possono
prevedere, quali unici oneri a carico del cliente, una
commissione onnicomprensiva, calcolata in maniera
proporzionale rispetto alla somma messa a disposizione del
cliente e alla durata dell'affidamento, e un tasso di
interesse debitore sulle somme prelevate. L'ammontare della
commissione non puo' superare lo 0,5 per cento, per
trimestre, della somma messa a disposizione del cliente.
2. A fronte di sconfinamenti in assenza di affidamento
ovvero oltre il limite del fido, i contratti di conto
corrente e di apertura di credito possono prevedere, quali
unici oneri a carico del cliente, una commissione di
istruttoria veloce determinata in misura fissa, espressa in
valore assoluto, commisurata ai costi e un tasso di
interesse debitore sull'ammontare dello sconfinamento.
3. Le clausole che prevedono oneri diversi o non
conformi rispetto a quanto stabilito nei commi 1 e 2 sono
nulle. La nullita' della clausola non comporta la nullita'
del contratto.
4. Il CICR adotta disposizioni applicative del presente
articolo e puo' prevedere che esso si applichi ad altri
contratti per i quali si pongano analoghe esigenze di
tutela del cliente; il CICR prevede i casi in cui, in
relazione all'entita' e alla durata dello sconfinamento,
non sia dovuta la commissione di istruttoria veloce di cui
al comma 2.".
Il testo dell'articolo 2-bis, commi 1 e 3, del citato
decreto-legge n. 185 del 2008, abrogati dalla presente
legge, e' pubblicato nella Gazz. Uff. 29 novembre 2008, n.
280, S.O.



 
Art. 27-bis
Nullita' di clausole nei contratti bancari

1. Sono nulle tutte le clausole comunque denominate che prevedano commissioni a favore delle banche a fronte della concessione di linee di credito, della loro messa a disposizione, del loro mantenimento in essere, del loro utilizzo anche nel caso di sconfinamenti in assenza di affidamento ovvero oltre il limite del fido.
 
Art. 27-ter
Cancellazioni delle ipoteche perenti

1. All'articolo 40-bis del testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia, di cui al decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al comma 1 sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «ovvero in caso di mancata rinnovazione dell'iscrizione entro il termine di cui all'articolo 2847 del codice civile»;
b) al comma 4 e' aggiunto, in fine, il seguente periodo: «La cancellazione d'ufficio si applica in tutte le fattispecie di estinzione di cui all'articolo 2878 del codice civile».



Riferimenti normativi
Si riporta il testo dell'articolo 40-bis del testo
unico delle leggi in materia bancaria e creditizia, di cui
al decreto legislativo 1o settembre 1993, n. 385, come
modificato dalla presente legge:
"Art. 40-bis. Cancellazione delle ipoteche.
1. Ai fini di cui all'articolo 2878 del codice civile e
in deroga all'articolo 2847 del codice civile, l'ipoteca
iscritta a garanzia di obbligazioni derivanti da contratto
di mutuo stipulato o accollato a seguito di frazionamento,
anche ai sensi del decreto legislativo 20 giugno 2005, n.
122, ancorche' annotata su titoli cambiari, si estingue
automaticamente alla data di estinzione dell'obbligazione
garantita ovvero in caso di mancata rinnovazione
dell'iscrizione entro il termine di cui all'articolo 2847
del codice civile.
2. Il creditore rilascia al debitore quietanza
attestante la data di estinzione dell'obbligazione e
trasmette al conservatore la relativa comunicazione entro
trenta giorni dalla stessa data, senza alcun onere per il
debitore e secondo le modalita' determinate dall'Agenzia
del territorio.
3. L'estinzione non si verifica se il creditore,
ricorrendo un giustificato motivo ostativo, comunica
all'Agenzia del territorio e al debitore, entro il termine
di cui al comma 2 e con le modalita' previste dal codice
civile per la rinnovazione dell'ipoteca, che l'ipoteca
permane. In tal caso l'Agenzia, entro il giorno successivo
al ricevimento della dichiarazione, procede all'annotazione
in margine all'iscrizione dell'ipoteca e fino a tale
momento rende comunque conoscibile ai terzi richiedenti la
comunicazione di cui al presente comma.
4. Decorso il termine di cui al comma 2 il
conservatore, accertata la presenza della comunicazione di
cui al medesimo comma e in mancanza della comunicazione di
cui al comma 3, procede d'ufficio alla cancellazione
dell'ipoteca entro il giorno successivo e fino all'avvenuta
cancellazione rende comunque conoscibile ai terzi
richiedenti la comunicazione di cui al comma 2. La
cancellazione d'ufficio si applica in tutte le fattispecie
di estinzione di cui all'articolo 2878 del codice civile.
5. Per gli atti previsti dal presente articolo non e'
necessaria l'autentica notarile.
6. Le disposizioni di cui al presente articolo si
applicano ai mutui e ai finanziamenti, anche non fondiari,
concessi da banche ed intermediari finanziari, ovvero
concessi da enti di previdenza obbligatoria ai propri
dipendenti o iscritti.".
Si riportano gli articoli 2847 e 2878 del codice
civile:
"Art. 2847. Durata dell'efficacia dell'iscrizione.
L'iscrizione conserva il suo effetto per venti anni
dalla sua data. L'effetto cessa se l'iscrizione non e'
rinnovata prima che scada detto termine."
"Art. 2878. Cause di estinzione.
L'ipoteca si estingue:
1) con la cancellazione dell'iscrizione;
2) con la mancata rinnovazione dell'iscrizione entro il
termine indicato dall'articolo 2847;
3) con l'estinguersi dell'obbligazione;
4) col perimento del bene ipotecato, salvo quanto e'
stabilito dall'articolo 2742;
5) con la rinunzia del creditore;
6) con lo spirare del termine a cui la ipoteca e' stata
limitata o col verificarsi della condizione risolutiva;
7) con la pronunzia del provvedimento che trasferisce
all'acquirente il diritto espropriato e ordina la
cancellazione delle ipoteche.".



 
Art. 27-quater
Organi delle fondazioni bancarie

1. All'articolo 4, comma 1, lettera c), del decreto legislativo 17 maggio 1999, n. 153, dopo le parole: «prevedendo modalita' di designazione e di nomina» sono inserite le seguenti: «, ispirate a criteri oggettivi e trasparenti, improntati alla valorizzazione dei principi di onorabilita' e professionalita',» e dopo la lettera g) e' inserita la seguente:
«g-bis) previsione, tra le ipotesi di incompatibilita' di cui alla lettera g), dell'assunzione o dell'esercizio di cariche negli organi gestionali, di sorveglianza e di controllo o di funzioni di direzione di societa' concorrenti della societa' bancaria conferitaria o di societa' del suo gruppo».



Riferimenti normativi
Si riporta il testo dell'articolo 4, comma 1, del
citato decreto legislativo n. 153 del 1999, come modificato
dalla presente legge:
"Art. 4. Organi.
1. Gli statuti, nel definire l'assetto organizzativo
delle fondazioni, si conformano ai seguenti principi:
a) previsione di organi distinti per le funzioni di
indirizzo, di amministrazione e di controllo;
b) attribuzione all'organo di indirizzo della
competenza in ordine alla determinazione dei programmi,
delle priorita' e degli obiettivi della fondazione ed alla
verifica dei risultati, prevedendo che l'organo stesso
provveda comunque in materia di:
1) approvazione e modifica dello statuto e dei
regolamenti interni;
2) nomina e revoca dei componenti dell'organo di
amministrazione e di controllo e determinazione dei
relativi compensi;
3) esercizio dell'azione di responsabilita' nei
confronti dei componenti gli organi di amministrazione e di
controllo;
4) approvazione del bilancio;
5) definizione delle linee generali della gestione
patrimoniale e della politica degli investimenti;
6) trasformazioni e fusioni;
c) previsione, nell'ambito dell'organo di indirizzo, di
una prevalente e qualificata rappresentanza degli enti,
diversi dallo Stato, di cui all'articolo 114 della
Costituzione, idonea a rifletterne le competenze nei
settori ammessi in base agli articoli 117 e 118 della
Costituzione, fermo restando quanto stabilito per le
fondazioni di origine associativa dalla successiva lettera
d), nonche' dell'apporto di personalita' che per
professionalita', competenza ed esperienza, in particolare
nei settori cui e' rivolta l'attivita' della fondazione,
possano efficacemente contribuire al perseguimento dei fini
istituzionali, fissando un numero di componenti idoneo ad
assicurare l'efficace esercizio dei relativi compiti e
prevedendo modalita' di designazione e di nomina, ispirate
a criteri oggettivi e trasparenti, improntati alla
valorizzazione dei principi di onorabilita' e
professionalita', dirette a consentire un'equilibrata, e
comunque non maggioritaria, rappresentanza di ciascuno dei
singoli soggetti che partecipano alla formazione
dell'organo. Salvo quanto previsto al periodo precedente, i
soggetti ai quali e' attribuito il potere di designare
componenti dell'organo di indirizzo e i componenti stessi
degli organi delle fondazioni non devono essere portatori
di interessi riferibili ai destinatari degli interventi
delle fondazioni;
d) le fondazioni di origine associativa possono,
nell'esercizio della loro autonomia statutaria, prevedere
il mantenimento dell'assemblea dei soci, disciplinandone la
composizione, ferme rimanendo in ogni caso le competenze
dell'organo di indirizzo da costituirsi ai sensi del
presente articolo. All'assemblea dei soci puo' essere
attribuito dallo statuto il potere di designare una quota
non maggioritaria dei componenti dell'organo medesimo, nel
rispetto di quanto previsto dalla lettera c); in tale caso,
i soggetti nominati per designazione dell'assemblea dei
soci non possono comunque superare la meta' del totale dei
componenti l'organo di indirizzo;
e) attribuzione all'organo di amministrazione dei
compiti di gestione della fondazione, nonche' di proposta e
di impulso dell'attivita' della fondazione, nell'ambito dei
programmi, delle priorita' e degli obiettivi stabiliti
dall'organo di indirizzo;
f) previsione, nell'ambito degli organi collegiali
delle fondazioni la cui attivita' e' indirizzata ai
rispettivi statuti a specifici ambiti territoriali, della
presenza di una rappresentanza non inferiore al cinquanta
per cento di persone residenti da almeno tre anni nei
territori stessi;
g) determinazione, per i soggetti che svolgono funzioni
di indirizzo, amministrazione, direzione e controllo presso
le fondazioni, nel rispetto degli indirizzi generali
fissati ai sensi dell'articolo 10, comma 3, lettera e), di
requisiti di professionalita' e onorabilita', intesi come
requisiti di esperienza e di idoneita' etica confacenti ad
un ente senza scopo di lucro, ipotesi di incompatibilita',
riferite anche alla carica di direttore generale della
Societa' bancaria conferitaria ovvero ad incarichi esterni
o cariche pubbliche, e cause che comportano la sospensione
temporanea dalla carica o la decadenza, in modo da evitare
conflitti di interesse e di assicurare l'indipendenza nello
svolgimento dei rispettivi compiti e la trasparenza delle
decisioni;
g-bis) previsione, tra le ipotesi di incompatibilita'
di cui alla lettera g), dell'assunzione o dell'esercizio di
cariche negli organi gestionali, di sorveglianza e di
controllo o di funzioni di direzione di societa'
concorrenti della societa' bancaria conferitaria o di
societa' del suo gruppo.
h) previsione dell'obbligo dei componenti degli organi
della fondazione di dare immediata comunicazione delle
cause di decadenza o sospensione e delle cause di
incompatibilita' che li riguardano;
i) previsione che i componenti degli organi della
fondazione sono nominati per periodi di tempo delimitati e
possono essere confermati per una sola volta;
j) previsione che ciascun organo verifica per i propri
componenti la sussistenza dei requisiti delle
incompatibilita' o delle cause di sospensione e di
decadenza ed assume entro trenta giorni i conseguenti
provvedimenti.
2. I componenti dell'organo di indirizzo non
rappresentano i soggetti esterni che li hanno nominati ne'
ad essi rispondono.
2-bis. I soggetti che svolgono funzioni di
amministrazione, direzione o controllo presso la fondazione
non possono ricoprire funzioni di amministrazione,
direzione o controllo presso la societa' bancaria
conferitaria o sue controllate o partecipate. I soggetti
che svolgono funzioni di indirizzo presso la fondazione non
possono ricoprire funzioni di amministrazione, direzione o
controllo presso la societa' bancaria conferitaria.
3. I soggetti che svolgono funzioni di amministrazione,
direzione o controllo presso la fondazione non possono
ricoprire funzioni di amministrazione, direzione o
controllo presso la societa' bancaria conferitaria o sue
controllate o partecipate. I soggetti che svolgono funzioni
di indirizzo presso la fondazione non possono ricoprire
funzioni di amministrazione, direzione o controllo presso
la societa' bancaria conferitaria.
4. L'organo di controllo e' composto da persone che
hanno i requisiti professionali per l'esercizio del
controllo legale dei conti.
5. Alle associazioni rappresentative o di categoria
delle fondazioni non possono essere attribuiti sotto
qualsiasi forma poteri di nomina o di designazione degli
organi della fondazione.".



 
Art. 27-quinquies
Termine per la surrogazione nei contratti di finanziamento

1. Il comma 7 dell'articolo 120-quater del testo unico di cui decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, e' sostituito dal seguente:
«7. La surrogazione di cui al comma 1 deve perfezionarsi entro il termine di dieci giorni dalla data in cui il cliente chiede al mutuante surrogato di acquisire dal finanziatore originario l'esatto importo del proprio debito residuo. Nel caso in cui la surrogazione non si perfezioni entro il termine di dieci giorni, per cause dovute al finanziatore originario, quest'ultimo e' comunque tenuto a risarcire il cliente in misura pari all'1 per cento del valore del finanziamento per ciascun mese o frazione di mese di ritardo. Resta ferma la possibilita' per il finanziatore originario di rivalersi sul mutuante surrogato, nel caso in cui il ritardo sia dovuto a cause allo stesso imputabili».



Riferimenti normativi
Si riporta il comma 7 dell'articolo 120-quater del
testo unico di cui citato decreto legislativo 1o settembre
1993, n. 385, come sostituito dalla presente legge:
"Art. 120-quater. Surrogazione nei contratti di
finanziamento. Portabilita'
1. In caso di contratti di finanziamento conclusi da
intermediari bancari e finanziari, l'esercizio da parte del
debitore della facolta' di surrogazione di cui all'articolo
1202 del codice civile non e' precluso dalla non
esigibilita' del credito o dalla pattuizione di un termine
a favore del creditore.
2. Per effetto della surrogazione di cui al comma 1, il
mutuante surrogato subentra nelle garanzie, personali e
reali, accessorie al credito cui la surrogazione si
riferisce.
3. La surrogazione di cui al comma 1 comporta il
trasferimento del contratto, alle condizioni stipulate tra
il cliente e l'intermediario subentrante, con esclusione di
penali o altri oneri di qualsiasi natura. L'annotamento di
surrogazione puo' essere richiesto al conservatore senza
formalita', allegando copia autentica dell'atto di
surrogazione stipulato per atto pubblico o scrittura
privata. Con provvedimento del direttore dell'Agenzia del
territorio di concerto con il Ministero della giustizia,
sono stabilite specifiche modalita' di presentazione, per
via telematica, dell'atto di surrogazione.
4. Non possono essere imposte al cliente spese o
commissioni per la concessione del nuovo finanziamento, per
l'istruttoria e per gli accertamenti catastali, che si
svolgono secondo procedure di collaborazione tra
intermediari improntate a criteri di massima riduzione dei
tempi, degli adempimenti e dei costi connessi. In ogni
caso, gli intermediari non applicano alla clientela costi
di alcun genere, neanche in forma indiretta, per
l'esecuzione delle formalita' connesse alle operazioni di
surrogazione.
5. Nel caso in cui il debitore intenda avvalersi della
facolta' di surrogazione di cui al comma 1, resta salva la
possibilita' del finanziatore originario e del debitore di
pattuire la variazione senza spese delle condizioni del
contratto in essere, mediante scrittura privata anche non
autenticata.
6. E' nullo ogni patto, anche posteriore alla
stipulazione del contratto, con il quale si impedisca o si
renda oneroso per il debitore l'esercizio della facolta' di
surrogazione di cui al comma 1. La nullita' del patto non
comporta la nullita' del contratto.
7. La surrogazione di cui al comma 1 deve perfezionarsi
entro il termine di dieci giorni dalla data in cui il
cliente chiede al mutuante surrogato di acquisire dal
finanziatore originario l'esatto importo del proprio debito
residuo. Nel caso in cui la surrogazione non si perfezioni
entro il termine di dieci giorni, per cause dovute al
finanziatore originario, quest'ultimo e' comunque tenuto a
risarcire il cliente in misura pari all'1 per cento del
valore del finanziamento per ciascun mese o frazione di
mese di ritardo. Resta ferma la possibilita' per il
finanziatore originario di rivalersi sul mutuante
surrogato, nel caso in cui il ritardo sia dovuto a cause
allo stesso imputabili.
8. La surrogazione per volonta' del debitore e la
rinegoziazione di cui al presente articolo non comportano
il venir meno dei benefici fiscali.
9. Le disposizioni di cui al presente articolo:
a) si applicano, nei casi e alle condizioni ivi
previsti, anche ai finanziamenti concessi da enti di
previdenza obbligatoria ai loro iscritti;
a-bis) si applicano ai soli contratti di finanziamento
conclusi da intermediari bancari e finanziari con persone
fisiche o micro-imprese, come definite dall' articolo 1,
comma 1, lettera t), del decreto legislativo 27 gennaio
2010, n. 11;
b) non si applicano ai contratti di locazione
finanziaria.
10. Sono fatti salvi i commi 4-bis, 4-ter e 4-quater
dell'articolo 8 del decreto-legge 31 gennaio 2007, n. 7,
convertito, con modificazioni, dalla legge 2 aprile 2007,
n. 40 (321).".



 
Art. 28

Assicurazioni connesse all'erogazione di mutui immobiliari e di
credito al consumo

1. Fermo restando quanto previsto dall'articolo 183 del codice delle assicurazioni private, di cui al decreto legislativo 7 settembre 2005, n. 209, e dalle relative disposizioni e delibera dell'ISVAP di attuazione in materia di interesse degli intermediari assicurativi, le banche, gli istituti di credito e gli intermediari finanziari se condizionano l'erogazione del mutuo immobiliare o del credito al consumo alla stipula di un contratto di assicurazione sulla vita sono tenuti a sottoporre al cliente almeno due preventivi di due differenti gruppi assicurativi non riconducibili alle banche, agli istituti di credito e agli intermediari finanziari stessi. Il cliente e' comunque libero di scegliere sul mercato la polizza sulla vita piu' conveniente che la banca e' obbligata ad accettare senza variare le condizioni offerte per l'erogazione del mutuo immobiliare o del credito al consumo.
2. Entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, l'ISVAP definisce i contenuti minimi del contratto di assicurazione di cui al comma 1.
3. All'articolo 21, comma 3-bis, del decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206, dopo le parole: «alla sottoscrizione di una polizza assicurativa erogata dalla medesima banca, istituto o intermediario» sono aggiunte le seguenti: «ovvero all'apertura di un conto corrente presso la medesima banca, istituto o intermediario».



Riferimenti normativi
Si riporta il testo dell'articolo 183 del codice delle
assicurazioni private, di cui al decreto legislativo 7
settembre 2005, n. 209:
"Art. 183. Regole di comportamento.
1. Nell'offerta e nell'esecuzione dei contratti le
imprese e gli intermediari devono:
a) comportarsi con diligenza, correttezza e trasparenza
nei confronti dei contraenti e degli assicurati;
b) acquisire dai contraenti le informazioni necessarie
a valutare le esigenze assicurative o previdenziali ed
operare in modo che siano sempre adeguatamente informati;
c) organizzarsi in modo tale da identificare ed evitare
conflitti di interesse ove cio' sia ragionevolmente
possibile e, in situazioni di conflitto, agire in modo da
consentire agli assicurati la necessaria trasparenza sui
possibili effetti sfavorevoli e comunque gestire i
conflitti di interesse in modo da escludere che rechino
loro pregiudizio;
d) realizzare una gestione finanziaria indipendente,
sana e prudente e adottare misure idonee a salvaguardare i
diritti dei contraenti e degli assicurati.
2. L'ISVAP adotta, con regolamento, specifiche
disposizioni relative alla determinazione delle regole di
comportamento da osservare nei rapporti con i contraenti,
in modo che l'attivita' si svolga con correttezza e con
adeguatezza rispetto alle specifiche esigenze dei singoli.
3. L'ISVAP tiene conto, nel regolamento, delle
differenti esigenze di protezione dei contraenti e degli
assicurati, nonche' della natura dei rischi e delle
obbligazioni assunte dall'impresa, individua le categorie
di soggetti che non necessitano in tutto o in parte della
protezione riservata alla clientela non qualificata e
determina modalita', limiti e condizioni di applicazione
delle medesime disposizioni nell'offerta e nell'esecuzione
dei contratti di assicurazione dei rami danni, tenendo in
considerazione le particolari caratteristiche delle varie
tipologie di rischio.".
Si riporta il testo dell'articolo 21, comma 3-bis, del
citato decreto legislativo n. 206 del 2005, come modificato
dalla presente legge:
"Art. 21. Azioni ingannevoli.
(Omissis).
3-bis. E' considerata scorretta la pratica commerciale
di una banca, di un istituto di credito o di un
intermediario finanziario che, ai fini della stipula di un
contratto di mutuo, obbliga il cliente alla sottoscrizione
di una polizza assicurativa erogata dalla medesima banca,
istituto o intermediario ovvero all'apertura di un conto
corrente presso la medesima banca, istituto o
intermediario.".



 
Art. 29
Efficienza produttiva del risarcimento diretto

1. Nell'ambito del sistema di risarcimento diretto disciplinato dall'art. 150 del decreto legislativo 7 settembre 2005, n.209, i valori dei costi e delle eventuali franchigie sulla base dei quali vengono definite le compensazioni tra compagnie sono calcolati annualmente secondo un criterio che incentivi l'efficienza produttiva delle compagnie ed in particolare il controllo dei costi dei rimborsi e l'individuazione delle frodi.
1-bis. L'ISVAP definisce il criterio di cui al comma 1 e stabilisce annualmente il limite alle compensazioni dovute.
2. (soppresso).



Riferimenti normativi
Si riporta il testo dell'art. 150 del citato decreto
legislativo n. 209 del 2005:
"Art. 150. Disciplina del sistema di risarcimento
diretto.
1. Con decreto del Presidente della Repubblica, su
proposta del Ministro delle attivita' produttive, da
emanarsi entro novanta giorni dalla data di entrata in
vigore del presente codice sono stabiliti:
a) i criteri di determinazione del grado di
responsabilita' delle parti anche per la definizione dei
rapporti interni tra le imprese di assicurazione;
b) il contenuto e le modalita' di presentazione della
denuncia di sinistro e gli adempimenti necessari per il
risarcimento del danno;
c) le modalita', le condizioni e gli adempimenti
dell'impresa di assicurazione per il risarcimento del
danno;
d) i limiti e le condizioni di risarcibilita' dei danni
accessori;
e) i principi per la cooperazione tra le imprese di
assicurazione, ivi compresi i benefici derivanti agli
assicurati dal sistema di risarcimento diretto.
2. Le disposizioni relative alla procedura prevista
dall'articolo 149 non si applicano alle imprese di
assicurazione con sede legale in altri Stati membri che
operano nel territorio della Repubblica ai sensi degli
articoli 23 e 24, salvo che le medesime abbiano aderito al
sistema di risarcimento diretto.
3. L'ISVAP vigila sul sistema di risarcimento diretto e
sui principi adottati dalle imprese per assicurare la
tutela dei danneggiati, il corretto svolgimento delle
operazioni di liquidazione e la stabilita' delle imprese.".



 
Art. 30
Repressione delle frodi

1. Ciascuna impresa di assicurazione autorizzata ad esercitare il ramo responsabilita' civile autoveicoli terrestri di cui all'articolo 2, comma 3, numero 10, del codice delle assicurazioni private, di cui al decreto legislativo 7 settembre 2005, n. 209, e' tenuta a trasmettere all'ISVAP, pena l'applicazione di una sanzione amministrativa definita dall'ISVAP, con cadenza annuale, una relazione, predisposta secondo un modello stabilito dall'ISVAP stesso con provvedimento da emanare entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto. La relazione contiene informazioni dettagliate circa il numero dei sinistri per i quali si e' ritenuto di svolgere approfondimenti in relazione al rischio di frodi, il numero delle querele o denunce presentate all'autorita' giudiziaria, l'esito dei conseguenti procedimenti penali, nonche' in ordine alle misure organizzative interne adottate o promosse per contrastare le frodi. Anche sulla base dei predetti elementi informativi, l'ISVAP esercita i poteri di vigilanza di cui al titolo XIV, capo I, del codice delle assicurazioni private, di cui al citato decreto legislativo n. 209 del 2005, e successive modificazioni, al fine di assicurare l'adeguatezza dell'organizzazione aziendale e dei sistemi di liquidazione dei sinistri rispetto all'obiettivo di contrastare le frodi nel settore.
1-bis. Il mancato invio della relazione di cui al comma 1 comporta l'irrogazione da parte dell'ISVAP di una sanzione da un minimo di 10.000 ad un massimo di 50.000 euro.
2. Le imprese di assicurazione autorizzate ad esercitare il ramo responsabilita' civile autoveicoli terrestri di cui all'articolo 2, comma 3, numero 10), del codice delle assicurazioni private, di cui al citato decreto legislativo n. 209 del 2005, sono tenute a indicare nella relazione o nella nota integrativa allegata al bilancio annuale e a pubblicare sui propri siti internet o con altra idonea forma di diffusione, una stima circa la riduzione degli oneri per i sinistri derivante dall'accertamento delle frodi, conseguente all'attivita' di controllo e repressione delle frodi autonomamente svolta.



Riferimenti normativi
Si riporta il testo dell'articolo 2, comma 3, numero
10, del codice delle assicurazioni private, di cui al
decreto legislativo 7 settembre 2005, n. 209, Pubblicato
nella Gazz. Uff. 13 ottobre 2005, n. 239, S.O.
2. Classificazione per ramo.
(Omissis).
3. Nei rami danni la classificazione dei rischi e' la
seguente:
(Omissis).
10. Responsabilita' civile autoveicoli terrestri: ogni
responsabilita' risultante dall'uso di autoveicoli
terrestri (compresa la responsabilita' del vettore);".



 
Art. 31
Contrasto della contraffazione dei contrassegni relativi ai contratti
di assicurazione per la responsabilita' civile verso i terzi per i
danni derivanti dalla circolazione dei veicoli a motore su strada.

1. Al fine di contrastare la contraffazione dei contrassegni relativi ai contratti di assicurazione per la responsabilita' civile verso i terzi per danni derivanti dalla circolazione dei veicoli a motore su strada, il Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, sentito l'ISVAP, con regolamento da emanare entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto legge, avvalendosi anche dell'Istituto poligrafico e zecca dello Stato (IPZS), definisce le modalita' per la progressiva dematerializzazione dei contrassegni, prevedendo la loro sostituzione con sistemi elettronici o telematici, anche in collegamento con banche dati, e prevedendo l'utilizzo, ai fini dei relativi controlli, dei dispositivi o mezzi tecnici di controllo e rilevamento a distanza delle violazioni delle norme del codice della strada, di cui al decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285. Il regolamento di cui al primo periodo definisce le caratteristiche e i requisiti di tali sistemi e fissa il termine, non superiore a due anni dalla data della sua entrata in vigore, per la conclusione del relativo processo di dematerializzazione.
2. Il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, avvalendosi dei dati forniti gratuitamente dalle compagnie di assicurazione, forma periodicamente un elenco dei veicoli a motore che non risultano coperti dall'assicurazione per la responsabilita' civile verso i terzi prevista dall'articolo 122 del codice delle assicurazioni private, di cui al decreto legislativo 7 settembre 2005, n. 209, con esclusione dei periodi di sospensiva dell'assicurazione regolarmente contrattualizzati. Il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti comunica ai rispettivi proprietari l'inserimento dei veicoli nell'elenco di cui al primo periodo, informandoli circa le conseguenze previste a loro carico nel caso in cui i veicoli stessi siano posti in circolazione su strade di uso pubblico o su aree a queste equiparate. Gli iscritti nell'elenco hanno 15 giorni di tempo per regolarizzare la propria posizione. Trascorso il termine di quindici giorni dalla comunicazione, l'elenco di coloro che non hanno regolarizzato la propria posizione viene messo a disposizione delle forze di polizia e delle prefetture competenti in ragione del luogo di residenza del proprietario del veicolo. Agli adempimenti di cui al comma 1 e di cui al primo periodo del presente comma si provvede con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente.
2-bis. Le compagnie di assicurazione rilasciano in ogni caso attestazione dell'avvenuta stipula del contratto e del pagamento del relativo premio entro i termini stabiliti, e la relativa semplice esibizione da parte del proprietario del veicolo, o di chi altri ne ha interesse, prevale in ogni caso rispetto a quanto accertato o contestato per effetto delle previsioni contenute nei commi 1, 2 e 3.
3. La violazione dell'obbligo di assicurazione della responsabilita' civile derivante dalla circolazione dei veicoli puo' essere rilevata, dandone informazione agli automobilisti interessati, anche attraverso i dispositivi, le apparecchiature e i mezzi tecnici per il controllo del traffico e per il rilevamento a distanza delle violazioni delle norme di circolazione, approvati o omologati ai sensi dell'articolo 45, comma 6, del codice della strada, di cui al decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, e successive modificazioni, attraverso i dispositivi e le apparecchiature per il controllo a distanza dell'accesso nelle zone a traffico limitato, nonche' attraverso altri sistemi per la registrazione del transito dei veicoli sulle autostrade o sulle strade sottoposte a pedaggio. La violazione deve essere documentata con sistemi fotografici, di ripresa video o analoghi che, nel rispetto delle esigenze correlate alla tutela della riservatezza personale, consentano di accertare, anche in momenti successivi, lo svolgimento dei fatti costituenti illecito amministrativo, nonche' i dati di immatricolazione del veicolo ovvero il responsabile della circolazione. Qualora siano utilizzati i dispositivi, le apparecchiature o i mezzi tecnici di cui al presente comma, non vi e' l'obbligo di contestazione immediata. Con decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, da emanare di concerto con il Ministro dello sviluppo economico, sentiti l'ISVAP e, per i profili di tutela della riservatezza, il Garante per la protezione dei dati personali, sono definite le caratteristiche dei predetti sistemi di rilevamento a distanza, nell'ambito di quelli di cui al primo periodo, e sono stabilite le modalita' di attuazione del presente comma, prevedendo a tal fine anche protocolli d'intesa con i comuni, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.



Riferimenti normativi
Il codice della strada, di cui al decreto legislativo
30 aprile 1992, n. 285, e' pubblicato nella Gazz. Uff. 18
maggio 1992, n. 114, S.O.
Si riporta il testo dell'articolo 122 del codice delle
assicurazioni private, di cui al citato decreto legislativo
n. 209 del 2005:
"Art. 122. Veicoli a motore.
1. I veicoli a motore senza guida di rotaie, compresi i
filoveicoli e i rimorchi, non possono essere posti in
circolazione su strade di uso pubblico o su aree a queste
equiparate se non siano coperti dall'assicurazione per la
responsabilita' civile verso i terzi prevista dall'articolo
2054 del codice civile e dall'articolo 91, comma 2, del
codice della strada. Il regolamento, adottato dal Ministro
delle attivita' produttive, su proposta dell'ISVAP,
individua la tipologia di veicoli esclusi dall'obbligo di
assicurazione e le aree equiparate a quelle di uso
pubblico.
2. L'assicurazione comprende la responsabilita' per i
danni alla persona causati ai trasportati, qualunque sia il
titolo in base al quale e' effettuato il trasporto.
3. L'assicurazione non ha effetto nel caso di
circolazione avvenuta contro la volonta' del proprietario,
dell'usufruttuario, dell'acquirente con patto di riservato
dominio o del locatario in caso di locazione finanziaria,
fermo quanto disposto dall'articolo 283, comma 1, lettera
d), a partire dal giorno successivo alla denuncia
presentata all'autorita' di pubblica sicurezza. In deroga
all'articolo 1896, primo comma, secondo periodo, del codice
civile l'assicurato ha diritto al rimborso del rateo di
premio, relativo al residuo periodo di assicurazione, al
netto dell'imposta pagata e del contributo previsto
dall'articolo 334.
4. L'assicurazione copre anche la responsabilita' per i
danni causati nel territorio degli altri Stati membri,
secondo le condizioni ed entro i limiti stabiliti dalle
legislazioni nazionali di ciascuno di tali Stati,
concernenti l'assicurazione obbligatoria della
responsabilita' civile derivante dalla circolazione dei
veicoli a motore, ferme le maggiori garanzie eventualmente
previste dal contratto o dalla legislazione dello Stato in
cui stazionano abitualmente.".
Si riporta il testo dell'articolo 45, comma 6, del
codice della strada, di cui al citato decreto legislativo
n. 285 del 1992:
"Art. 45. Uniformita' della segnaletica, dei mezzi di
regolazione e controllo ed omologazioni.
(Omissis).
6. Nel regolamento sono precisati i segnali, i
dispositivi, le apparecchiature e gli altri mezzi tecnici
di controllo e regolazione del traffico, nonche' quelli
atti all'accertamento e al rilevamento automatico delle
violazioni alle norme di circolazione, ed i materiali che,
per la loro fabbricazione e diffusione, sono soggetti
all'approvazione od omologazione da parte del Ministero
delle infrastrutture e dei trasporti, previo accertamento
delle caratteristiche geometriche, fotometriche,
funzionali, di idoneita' e di quanto altro necessario.
Nello stesso regolamento sono precisate altresi' le
modalita' di omologazione e di approvazione.".



 
Art. 32

Ispezione del veicolo, scatola nera, attestato di rischio,
liquidazione dei danni

1. Al comma 1 dell'articolo 132 del codice delle assicurazioni private, di cui al decreto legislativo 7 settembre 2005, n. 209, sono aggiunti, in fine, i seguenti periodi: «Le imprese possono richiedere ai soggetti che presentano proposte per l'assicurazione obbligatoria di sottoporre volontariamente il veicolo ad ispezione, prima della stipula del contratto. Qualora si proceda ad ispezione ai sensi del periodo precedente, le imprese praticano una riduzione rispetto alle tariffe stabilite ai sensi del primo periodo. Nel caso in cui l'assicurato acconsenta all'istallazione di meccanismi elettronici che registrano l'attivita' del veicolo, denominati scatola nera o equivalenti, o ulteriori dispositivi, individuati con decreto del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, di concerto con il Ministero dello sviluppo economico i costi di installazione, disinstallazione, sostituzione, funzionamento e portabilita' sono a carico delle compagnie che praticano inoltre una riduzione significativa rispetto alle tariffe stabilite ai sensi del primo periodo, all'atto della stipulazione del contratto o in occasione delle scadenze successive a condizione che risultino rispettati i parametri stabiliti dal contratto».
1-bis. Con regolamento emanato dall'ISVAP, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico e il Garante per la protezione dei dati personali, entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, sono stabilite le modalita' di raccolta, gestione e utilizzo, in particolare ai fini tariffari e della determinazione delle responsabilita' in occasione dei sinistri, dei dati raccolti dai meccanismi elettronici di cui al comma 1, nonche' le modalita' per assicurare l'interoperabilita' dei meccanismi elettronici di cui al comma 1 in caso di sottoscrizione da parte dell'assicurato di un contratto di assicurazione con impresa diversa da quella che ha provveduto ad installare tale meccanismo.
1-ter. Con decreto del Ministro dello sviluppo economico, da emanare entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, sentito il Garante per la protezione dei dati personali, e' definito uno standard tecnologico comune hardware e software, per la raccolta, la gestione e l'utilizzo dei dati raccolti dai meccanismi elettronici di cui al comma 1, al quale le imprese di assicurazione dovranno adeguarsi entro due anni dalla sua emanazione.
2. All'articolo 134 del codice delle assicurazioni private, di cui al decreto legislativo 7 settembre 2005, n. 209, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni: a) al comma 1 e' aggiunto, in fine, il seguente periodo: «Le indicazioni contenute nell'attestazione sullo stato del rischio devono comprendere la specificazione della tipologia del danno liquidato»; b) dopo il comma 1-bis e' inserito il seguente: «1-ter. La consegna dell'attestazione sullo stato del rischio, ai sensi dei commi 1 e 1-bis, nonche' ai sensi del regolamento dell'ISVAP di cui al comma 1, e' effettuata per via telematica, attraverso l'utilizzo delle banche dati elettroniche di cui al comma 2 del presente articolo o di cui all'articolo 135»; c) al comma 2, le parole: «puo' prevedere» sono sostituite dalla seguente: «prevede»; d) il comma 4 e' sostituito dal seguente: «4. L'attestazione sullo stato del rischio, all'atto della stipulazione di un contratto per il medesimo veicolo al quale si riferisce l'attestato, e' acquisita direttamente dall'impresa assicuratrice in via telematica attraverso le banche dati di cui al comma 2 del presente articolo e di cui all'articolo 135».
3. All'articolo 148 del codice delle assicurazioni private, di cui al decreto legislativo 7 settembre 2005, n. 209, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) il comma 1 e' sostituito dal seguente: «1. Per i sinistri con soli danni a cose, la richiesta di risarcimento deve recare l'indicazione del codice fiscale degli aventi diritto al risarcimento e del luogo, dei giorni e delle ore in cui le cose danneggiate sono disponibili, per non meno di due giorni non festivi, per l'ispezione diretta ad accertare l'entita' del danno. Entro sessanta giorni dalla ricezione di tale documentazione, l'impresa di assicurazione formula al danneggiato congrua e motivata offerta per il risarcimento, ovvero comunica specificatamente i motivi per i quali non ritiene di fare offerta. Il termine di sessanta giorni e' ridotto a trenta quando il modulo di denuncia sia stato sottoscritto dai conducenti coinvolti nel sinistro. Il danneggiato puo' procedere alla riparazione delle cose danneggiate solo dopo lo spirare del termine indicato al periodo precedente, entro il quale devono essere comunque completate le operazioni di accertamento del danno da parte dell'assicuratore, ovvero dopo il completamento delle medesime operazioni, nel caso in cui esse si siano concluse prima della scadenza del predetto termine. Qualora le cose danneggiate non siano state messe a disposizione per l'ispezione nei termini previsti dal presente articolo, ovvero siano state riparate prima dell'ispezione stessa, l'impresa, ai fini dell'offerta risarcitoria, effettuera' le proprie valutazioni sull'entita' del danno solo previa presentazione di fattura che attesti gli interventi riparativi effettuati. Resta comunque fermo il diritto dell'assicurato al risarcimento anche qualora ritenga di non procedere alla riparazione»;
b) dopo il comma 2 e' inserito il seguente:
«2-bis. A fini di prevenzione e contrasto dei fenomeni fraudolenti, l'impresa di assicurazione provvede alla consultazione della banca dati sinistri di cui all'articolo 135 e qualora dal risultato della consultazione, avuto riguardo al codice fiscale dei soggetti coinvolti ovvero ai veicoli danneggiati, emergano almeno due parametri di significativita', come definiti dall'articolo 4 del provvedimento dell'ISVAP n. 2827 del 25 agosto 2010, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 209 del 7 settembre 2010, l'impresa puo' decidere, entro i termini di cui ai commi 1 e 2 del presente articolo, di non fare offerta di risarcimento, motivando tale decisione con la necessita' di condurre ulteriori approfondimenti in relazione al sinistro. La relativa comunicazione e' trasmessa dall'impresa al danneggiato e all'ISVAP, al quale e' anche trasmessa la documentazione relativa alle analisi condotte sul sinistro. Entro trenta giorni dalla comunicazione della predetta decisione, l'impresa deve comunicare al danneggiato le sue determinazioni conclusive in merito alla richiesta di risarcimento. All'esito degli approfondimenti condotti ai sensi del primo periodo, l'impresa puo' non formulare offerta di risarcimento, qualora, entro il termine di cui al terzo periodo, presenti querela, nelle ipotesi in cui e' prevista, informandone contestualmente l'assicurato nella comunicazione concernente le determinazioni conclusive in merito alla richiesta di risarcimento di cui al medesimo terzo periodo; in tal caso i termini di cui ai commi 1 e 2 sono sospesi e il termine per la presentazione della querela, di cui all'articolo 124, primo comma, del codice penale, decorre dallo spirare del termine di trenta giorni entro il quale l'impresa comunica al danneggiato le sue determinazioni conclusive.
Restano salvi i diritti del danneggiato in merito alla proponibilita' dell'azione di risarcimento nei termini previsti dall'articolo 145, nonche' il diritto del danneggiato di ottenere l'accesso agli atti nei termini previsti dall'articolo 146, salvo il caso di presentazione di querela o denuncia»;
c) il comma 3 e' sostituito dal seguente: «3. Il danneggiato, in pendenza dei termini di cui ai commi 1 e 2 e fatto salvo quanto stabilito dal comma 5, non puo' rifiutare gli accertamenti strettamente necessari alla valutazione del danno alle cose, nei termini di cui al comma 1, o del danno alla persona, da parte dell'impresa. Qualora cio' accada, i termini per l'offerta risarcitoria o per la comunicazione dei motivi per i quali l'impresa non ritiene di fare offerta sono sospesi».
3-bis. All'articolo 135 del codice delle assicurazioni private di cui al decreto legislativo 7 settembre 2005, n. 209, sono apportate le seguenti modifiche:
a) alla rubrica, dopo le parole: «Banca dati sinistri» sono aggiunte le seguenti: «e banche dati anagrafe testimoni e anagrafe danneggiati»;
b) al comma 1, le parole: «e' istituita» sono sostituite dalle seguenti: «sono istituite» e dopo le parole: «ad essi relativi» sono aggiunte le seguenti: «e due banche dati denominate "anagrafe testimoni" e "anagrafe danneggiati"»;
c) il comma 3 e' sostituito dal seguente:
«3. Le procedure di organizzazione e di funzionamento, le modalita' e le condizioni di accesso alle banche dati di cui al comma 1, da parte delle pubbliche amministrazioni, dell'autorita' giudiziaria, delle forze di polizia, delle imprese di assicurazione e di soggetti terzi, nonche' gli obblighi di consultazione delle banche dati da parte delle imprese di assicurazione in fase di liquidazione dei sinistri, sono stabiliti dall'ISVAP, con regolamento, sentiti il Ministero dello sviluppo economico e il Ministero dell'interno, e, per i profili di tutela della riservatezza, il Garante per la protezione dei dati personali».
3-ter. Al comma 2 dell'articolo 139 del codice delle assicurazioni private, di cui al decreto il legislativo 7 settembre 2005, n. 209, e' aggiunto, in fine, il seguente periodo: «In ogni caso, le lesioni di lieve entita', che non siano suscettibili di accertamento clinico strumentale obiettivo, non potranno dar luogo a risarcimento per danno biologico permanente».
3-quater. Il danno alla persona per lesioni di lieve entita' di cui all'articolo 139 del codice delle assicurazioni private, di cui al decreto legislativo 7 settembre 2005, n. 209, e' risarcito solo a seguito di riscontro medico legale da cui risulti visivamente o strumentalmente accertata l'esistenza della lesione.
3-quinquies. Per le classi di massimo sconto, a parita' di condizioni soggettive ed oggettive, ciascuna delle compagnie di assicurazione deve praticare identiche offerte.



Riferimenti normativi
Si riporta il testo del comma 1 dell'articolo 132 del
codice delle assicurazioni private, di cui al citato
decreto legislativo n. 209 del 2005, come modificato dalla
presente legge:
"Art. 132. Obbligo a contrarre.
1. Le imprese di assicurazione sono tenute ad
accettare, secondo le condizioni di polizza e le tariffe
che hanno l'obbligo di stabilire preventivamente per ogni
rischio derivante dalla circolazione dei veicoli a motore e
dei natanti, le proposte per l'assicurazione obbligatoria
che sono loro presentate, fatta salva la necessaria
verifica della correttezza dei dati risultanti
dall'attestato di rischio, nonche' dell'identita' del
contraente e dell'intestatario del veicolo, se persona
diversa. Le imprese possono richiedere ai soggetti che
presentano proposte per l'assicurazione obbligatoria di
sottoporre volontariamente il veicolo ad ispezione, prima
della stipula del contratto. Qualora si proceda ad
ispezione ai sensi del periodo precedente, le imprese
praticano una riduzione rispetto alle tariffe stabilite ai
sensi del primo periodo. Nel caso in cui l'assicurato
acconsenta all'istallazione di meccanismi elettronici che
registrano l'attivita' del veicolo, denominati scatola nera
o equivalenti, o ulteriori dispositivi, individuati con
decreto del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti,
di concerto con il Ministero dello sviluppo economico i
costi di installazione, disinstallazione, sostituzione,
funzionamento e portabilita' sono a carico delle compagnie
che praticano inoltre una riduzione significativa rispetto
alle tariffe stabilite ai sensi del primo periodo, all'atto
della stipulazione del contratto o in occasione delle
scadenze successive a condizione che risultino rispettati i
parametri stabiliti dal contratto.
2. Le imprese di assicurazione possono richiedere che
l'autorizzazione sia limitata, ai fini dell'assolvimento
agli obblighi derivanti dal comma 1, ai rischi derivanti
dalla circolazione di flotte di veicoli a motore o di
natanti.
3. Al fine di facilitare le verifiche propedeutiche
all'osservanza dell'obbligo a contrarre di cui al comma 1,
le imprese di assicurazione hanno diritto di accedere in
via telematica al pubblico registro automobilistico ed
all'archivio nazionale dei veicoli previsto dal codice
della strada secondo condizioni economiche e tecniche
strettamente correlate ai costi del servizio erogato in
ragione dell'esigenza di consultazioni anche sistematiche
nell'ambito delle attivita' di prevenzione e contrasto
delle frodi nell'assicurazione obbligatoria. Con decreto
del Ministro delle attivita' produttive, di concerto con il
Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, sono
adottate le disposizioni di attuazione.".
Si riporta il testo dell'articolo 134 del codice delle
assicurazioni private, di cui al citato decreto legislativo
n. 209 del 2005, come modificato dalla presente legge:
" Art. 134. Attestazione sullo stato del rischio.
1. L'ISVAP, con regolamento, determina le indicazioni
relative all'attestazione sullo stato del rischio che, in
occasione di ciascuna scadenza annuale dei contratti di
assicurazione obbligatoria relativi ai veicoli a motore,
l'impresa deve consegnare al contraente o, se persona
diversa, al proprietario ovvero all'usufruttuario,
all'acquirente con patto di riservato dominio o al
locatario in caso di locazione finanziaria. Le indicazioni
contenute nell'attestazione sullo stato del rischio devono
comprendere la specificazione della tipologia del danno
liquidato.
1-bis. I soggetti di cui al comma 1 hanno diritto di
esigere in qualunque momento, entro quindici giorni dalla
richiesta, l'attestazione sullo stato del rischio relativo
agli ultimi cinque anni del contratto di assicurazione
obbligatoria relativo ai veicoli a motore secondo le
modalita' stabilite dall'ISVAP con il regolamento di cui al
comma 1.
1-ter. La consegna dell'attestazione sullo stato del
rischio, ai sensi dei commi 1 e 1-bis, nonche' ai sensi del
regolamento dell'ISVAP di cui al comma 1, e' effettuata
anche per via telematica, attraverso l'utilizzo delle
banche dati elettroniche di cui al comma 2 del presente
articolo o di cui all'articolo 135.
2. Il regolamento prevede l'obbligo, a carico delle
imprese di assicurazione, di inserimento delle informazioni
riportate sull'attestato di rischio in una banca dati
elettronica detenuta da enti pubblici ovvero, qualora gia'
esistente, da enti privati, al fine di consentire adeguati
controlli nell'assunzione dei contratti di assicurazione di
cui all'articolo 122, comma 1. In ogni caso l'ISVAP ha
accesso gratuito alla banca dati contenente le informazioni
sull'attestazione.
3. La classe di merito indicata sull'attestato di
rischio si riferisce al proprietario del veicolo. Il
regolamento stabilisce la validita', comunque non inferiore
a dodici mesi, ed individua i termini relativi alla
decorrenza ed alla durata del periodo di osservazione. In
caso di cessazione del rischio assicurato o in caso di
sospensione o di mancato rinnovo del contratto di
assicurazione per mancato utilizzo del veicolo, l'ultimo
attestato di rischio conseguito conserva validita' per un
periodo di cinque anni.
4. L'attestazione sullo stato del rischio, all'atto
della stipulazione di un contratto per il medesimo veicolo
al quale si riferisce l'attestato, e' acquisita
direttamente dall'impresa assicuratrice in via telematica
attraverso le banche dati di cui al comma 2 del presente
articolo e di cui all'articolo 135.
4-bis. L'impresa di assicurazione, in tutti i casi di
stipulazione di un nuovo contratto, relativo a un ulteriore
veicolo della medesima tipologia, acquistato dalla persona
fisica gia' titolare di polizza assicurativa o da un
componente stabilmente convivente del suo nucleo familiare,
non puo' assegnare al contratto una classe di merito piu'
sfavorevole rispetto a quella risultante dall'ultimo
attestato di rischio conseguito sul veicolo gia'
assicurato.
4-ter. Conseguentemente al verificarsi di un sinistro,
le imprese di assicurazione non possono applicare alcuna
variazione di classe di merito prima di aver accertato
l'effettiva responsabilita' del contraente, che e'
individuata nel responsabile principale del sinistro,
secondo la liquidazione effettuata in relazione al danno e
fatto salvo un diverso accertamento in sede giudiziale. Ove
non sia possibile accertare la responsabilita' principale,
ovvero, in via provvisoria, salvo conguaglio, in caso di
liquidazione parziale, la responsabilita' si computa pro
quota in relazione al numero dei conducenti coinvolti, ai
fini della eventuale variazione di classe a seguito di piu'
sinistri.
4-quater. E' fatto comunque obbligo alle imprese di
assicurazione di comunicare tempestivamente al contraente
le variazioni peggiorative apportate alla classe di
merito.".
Si riporta il testo dell'articolo 148 del codice delle
assicurazioni private, di cui al citato decreto legislativo
n. 209 del 2005, come modificato dalla presente legge:
"Art. 148. Procedura di risarcimento.
1. Per i sinistri con soli danni a cose, la richiesta
di risarcimento deve recare l'indicazione del codice
fiscale degli aventi diritto al risarcimento e del luogo,
dei giorni e delle ore in cui le cose danneggiate sono
disponibili, per non meno di due giorni non festivi, per
l'ispezione diretta ad accertare l'entita' del danno. Entro
sessanta giorni dalla ricezione di tale documentazione,
l'impresa di assicurazione formula al danneggiato congrua e
motivata offerta per il risarcimento, ovvero comunica
specificatamente i motivi per i quali non ritiene di fare
offerta. Il termine di sessanta giorni e' ridotto a trenta
quando il modulo di denuncia sia stato sottoscritto dai
conducenti coinvolti nel sinistro. Il danneggiato puo'
procedere alla riparazione delle cose danneggiate solo dopo
lo spirare del termine indicato al periodo precedente,
entro il quale devono essere comunque completate le
operazioni di accertamento del danno da parte
dell'assicuratore, ovvero dopo il completamento delle
medesime operazioni, nel caso in cui esse si siano concluse
prima della scadenza del predetto termine. Qualora le cose
danneggiate non siano state messe a disposizione per
l'ispezione nei termini previsti dal presente articolo,
ovvero siano state riparate prima dell'ispezione stessa,
l'impresa, ai fini dell'offerta risarcitoria, effettuera'
le proprie valutazioni sull'entita' del danno solo previa
presentazione di fattura che attesti gli interventi
riparativi effettuati. Resta comunque fermo il diritto
dell'assicurato al risarcimento anche qualora ritenga di
non procedere alla riparazione;
2. L'obbligo di proporre al danneggiato congrua e
motivata offerta per il risarcimento del danno, ovvero di
comunicare i motivi per cui non si ritiene di fare offerta,
sussiste anche per i sinistri che abbiano causato lesioni
personali o il decesso. La richiesta di risarcimento deve
essere presentata dal danneggiato o dagli aventi diritto
con le modalita' indicate al comma 1. La richiesta deve
contenere l'indicazione del codice fiscale degli aventi
diritto al risarcimento e la descrizione delle circostanze
nelle quali si e' verificato il sinistro ed essere
accompagnata, ai fini dell'accertamento e della valutazione
del danno da parte dell'impresa, dai dati relativi
all'eta', all'attivita' del danneggiato, al suo reddito,
all'entita' delle lesioni subite, da attestazione medica
comprovante l'avvenuta guarigione con o senza postumi
permanenti, nonche' dalla dichiarazione ai sensi
dell'articolo 142, comma 2, o, in caso di decesso, dallo
stato di famiglia della vittima. L'impresa di assicurazione
e' tenuta a provvedere all'adempimento del predetto obbligo
entro novanta giorni dalla ricezione di tale
documentazione.
2-bis. A fini di prevenzione e contrasto dei fenomeni
fraudolenti, l'impresa di assicurazione provvede alla
consultazione della banca dati sinistri di cui all'articolo
135 e qualora dal risultato della consultazione, avuto
riguardo al codice fiscale dei soggetti coinvolti ovvero ai
veicoli danneggiati, emergano almeno due parametri di
significativita', come definiti dall'articolo 4 del
provvedimento dell'ISVAP n. 2827 del 25 agosto 2010,
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 209 del 7 settembre
2010, l'impresa puo' decidere, entro i termini di cui ai
commi 1 e 2 del presente articolo, di non fare offerta di
risarcimento, motivando tale decisione con la necessita' di
condurre ulteriori approfondimenti in relazione al
sinistro. La relativa comunicazione e' trasmessa
dall'impresa al danneggiato e all'ISVAP, al quale e' anche
trasmessa la documentazione relativa alle analisi condotte
sul sinistro. Entro trenta giorni dalla comunicazione della
predetta decisione, l'impresa deve comunicare al
danneggiato le sue determinazioni conclusive in merito alla
richiesta di risarcimento. All'esito degli approfondimenti
condotti ai sensi del primo periodo, l'impresa puo' non
formulare offerta di risarcimento, qualora, entro il
termine di cui al terzo periodo, presenti querela, nelle
ipotesi in cui e' prevista, informandone contestualmente
l'assicurato nella comunicazione concernente le
determinazioni conclusive in merito alla richiesta di
risarcimento di cui al medesimo terzo periodo; in tal caso
i termini di cui ai commi 1 e 2 sono sospesi e il termine
per la presentazione della querela, di cui all'articolo
124, primo comma, del codice penale, decorre dallo spirare
del termine di trenta giorni entro il quale l'impresa
comunica al danneggiato le sue determinazioni conclusive.
Restano salvi i diritti del danneggiato in merito alla
proponibilita' dell'azione di risarcimento nei termini
previsti dall'articolo 145, nonche' il diritto del
danneggiato di ottenere l'accesso agli atti nei termini
previsti dall'articolo 146, salvo il caso di presentazione
di querela o denuncia;
3. Il danneggiato, in pendenza dei termini di cui ai
commi 1 e 2 e fatto salvo quanto stabilito dal comma 5, non
puo' rifiutare gli accertamenti strettamente necessari alla
valutazione del danno alle cose, nei termini di cui al
comma 1, o del danno alla persona, da parte dell'impresa.
Qualora cio' accada, i termini per l'offerta risarcitoria o
per la comunicazione dei motivi per i quali l'impresa non
ritiene di fare offerta sono sospesi.
4. L'impresa di assicurazione puo' richiedere ai
competenti organi di polizia le informazioni acquisite
relativamente alle modalita' dell'incidente, alla residenza
e al domicilio delle parti e alla targa di immatricolazione
o altro analogo segno distintivo, ma e' tenuta al rispetto
dei termini stabiliti dai commi 1 e 2 anche in caso di
sinistro che abbia determinato sia danni a cose che lesioni
personali o il decesso.
5. In caso di richiesta incompleta l'impresa di
assicurazione richiede al danneggiato entro trenta giorni
dalla ricezione della stessa le necessarie integrazioni; in
tal caso i termini di cui ai commi 1 e 2 decorrono
nuovamente dalla data di ricezione dei dati o dei documenti
integrativi.
6. Se il danneggiato dichiara di accettare la somma
offertagli, l'impresa provvede al pagamento entro quindici
giorni dalla ricezione della comunicazione.
7. Entro ugual termine l'impresa corrisponde la somma
offerta al danneggiato che abbia comunicato di non
accettare l'offerta. La somma in tal modo corrisposta e'
imputata nella liquidazione definitiva del danno.
8. Decorsi trenta giorni dalla comunicazione senza che
l'interessato abbia fatto pervenire alcuna risposta,
l'impresa corrisponde al danneggiato la somma offerta con
le stesse modalita', tempi ed effetti di cui al comma 7.
9. Agli effetti dell'applicazione delle disposizioni di
cui al presente articolo, l'impresa di assicurazione non
puo' opporre al danneggiato l'eventuale inadempimento da
parte dell'assicurato dell'obbligo di avviso del sinistro
di cui all'articolo 1913 del codice civile.
10. In caso di sentenza a favore del danneggiato,
quando la somma offerta ai sensi dei commi 1 o 2 sia
inferiore alla meta' di quella liquidata, al netto di
eventuale rivalutazione ed interessi, il giudice trasmette,
contestualmente al deposito in cancelleria, copia della
sentenza all'ISVAP per gli accertamenti relativi
all'osservanza delle disposizioni del presente capo.
11. L'impresa, quando corrisponde compensi
professionali per l'eventuale assistenza prestata da
professionisti, e' tenuta a richiedere la documentazione
probatoria relativa alla prestazione stessa e ad indicarne
il corrispettivo separatamente rispetto alle voci di danno
nella quietanza di liquidazione. L'impresa, che abbia
provveduto direttamente al pagamento dei compensi dovuti al
professionista, ne da' comunicazione al danneggiato,
indicando l'importo corrisposto.".
Si riporta il testo degli articoli 124, 145 e 146 del
codice penale:
"Art. 124. Termine per proporre la querela. Rinuncia.
Salvo che la legge disponga altrimenti, il diritto di
querela non puo' essere esercitato, decorsi tre mesi dal
giorno della notizia del fatto che costituisce il reato.
Il diritto di querela non puo' essere esercitato se vi
e' stata rinuncia espressa o tacita da parte di colui al
quale ne spetta l'esercizio.
Vi e' rinuncia tacita, quando chi ha facolta' di
proporre querela ha compiuto fatti incompatibili con la
volonta' di querelarsi.
La rinuncia si estende di diritto a tutti coloro che
hanno commesso il reato."
"Art. 145. Remunerazione ai condannati per il lavoro
prestato.
Negli stabilimenti penitenziari, ai condannati e'
corrisposta una remunerazione per il lavoro prestato.
Sulla remunerazione, salvo che l'adempimento delle
obbligazioni sia altrimenti eseguito, sono prelevate nel
seguente ordine:
1. le somme dovute a titolo di risarcimento del danno;
2. le spese che lo Stato sostiene per il mantenimento
del condannato;
3. le somme dovute a titolo di rimborso delle spese del
procedimento.
In ogni caso, deve essere riservata a favore del
condannato una quota pari a un terzo della remunerazione, a
titolo di peculio. Tale quota non e' soggetta a
pignoramento o a sequestro."
"Art. 146. Rinvio obbligatorio dell'esecuzione della
pena.
L'esecuzione di una pena, che non sia pecuniaria, e'
differita:
1) se deve aver luogo nei confronti di donna incinta;
2) se deve aver luogo nei confronti di madre di infante
di eta' inferiore ad anni uno;
3) se deve aver luogo nei confronti di persona affetta
da AIDS conclamata o da grave deficienza immunitaria
accertate ai sensi dell'articolo 286-bis, comma 2, del
codice di procedura penale, ovvero da altra malattia
particolarmente grave per effetto della quale le sue
condizioni di salute risultano incompatibili con lo stato
di detenzione, quando la persona si trova in una fase della
malattia cosi' avanzata da non rispondere piu', secondo le
certificazioni del servizio sanitario penitenziario o
esterno, ai trattamenti disponibili e alle terapie
curative.
Nei casi previsti dai numeri 1) e 2) del primo comma il
differimento non opera o, se concesso, e' revocato se la
gravidanza si interrompe, se la madre e' dichiarata
decaduta dalla potesta' sul figlio ai sensi dell'articolo
330 del codice civile, il figlio muore, viene abbandonato
ovvero affidato ad altri, sempreche' l'interruzione di
gravidanza o il parto siano avvenuti da oltre due mesi.".
Si riporta il testo dell'articolo 135 del codice delle
assicurazioni private
di cui al citato decreto legislativo n. 209 del 2005,
come modificato dalla presente legge:
"Art. 135. Banca dati sinistri e banche dati anagrafe
testimoni e anagrafe danneggiati
1. Allo scopo di rendere piu' efficace la prevenzione e
il contrasto di comportamenti fraudolenti nel settore delle
assicurazioni obbligatorie per i veicoli a motore
immatricolati in Italia, sono istituite presso l'ISVAP una
banca dati dei sinistri ad essi relativi e due banche dati
denominate "anagrafe testimoni" e "anagrafe danneggiati".
2. Le imprese sono tenute a comunicare i dati
riguardanti i sinistri dei propri assicurati, secondo le
modalita' stabilite con regolamento adottato dall'ISVAP. I
dati relativi alle imprese di assicurazione che operano nel
territorio della Repubblica in regime di libera prestazione
dei servizi o in regime di stabilimento sono richiesti
dall'ISVAP alle rispettive autorita' di vigilanza degli
Stati membri interessati.
3. Le procedure di organizzazione e di funzionamento,
le modalita' e le condizioni di accesso alle banche dati di
cui al comma1, da parte delle pubbliche amministrazioni,
dell'autorita' giudiziaria, delle forze di polizia, delle
imprese di assicurazione edi soggetti terzi, nonche' gli
obblighi di consultazione delle banche dati da parte delle
imprese di assicurazione in fase di liquidazione dei
sinistri, sono stabiliti dall'ISVAP, con regolamento,
sentiti il Ministero dello sviluppo economico e il
Ministero dell'interno, e, per i profili di tutela della
riservatezza, il Garante per la protezione dei dati
personali.".
Si riporta il testo dell'articolo 139 del codice delle
assicurazioni private di cui al citato decreto legislativo
n. 209 del 2005, come modificato dalla presente legge:
"Art. 139. Danno biologico per lesioni di lieve
entita'.
1. Il risarcimento del danno biologico per lesioni di
lieve entita', derivanti da sinistri conseguenti alla
circolazione dei veicoli a motore e dei natanti, e'
effettuato secondo i criteri e le misure seguenti:
a) a titolo di danno biologico permanente, e' liquidato
per i postumi da lesioni pari o inferiori al nove per cento
un importo crescente in misura piu' che proporzionale in
relazione ad ogni punto percentuale di invalidita'; tale
importo e' calcolato in base all'applicazione a ciascun
punto percentuale di invalidita' del relativo coefficiente
secondo la correlazione esposta nel comma 6. L'importo
cosi' determinato si riduce con il crescere dell'eta' del
soggetto in ragione dello zero virgola cinque per cento per
ogni anno di eta' a partire dall'undicesimo anno di eta'.
Il valore del primo punto e' pari ad euro
settecentocinquantanove virgola quattro;
b) a titolo di danno biologico temporaneo, e' liquidato
un importo di euro quarantaquattro virgola ventotto per
ogni giorno di inabilita' assoluta; in caso di inabilita'
temporanea inferiore al cento per cento, la liquidazione
avviene in misura corrispondente alla percentuale di
inabilita' riconosciuta per ciascun giorno.
2. Agli effetti di cui al comma 1 per danno biologico
si intende la lesione temporanea o permanente
all'integrita' psico-fisica della persona suscettibile di
accertamento medico-legale che esplica un'incidenza
negativa sulle attivita' quotidiane e sugli aspetti
dinamico-relazionali della vita del danneggiato,
indipendentemente da eventuali ripercussioni sulla sua
capacita' di produrre reddito. In ogni caso, le lesioni di
lieve entita', che non siano suscettibili di accertamento
clinico strumentale obiettivo, non potranno dar luogo a
risarcimento per danno biologico permanente.
3. L'ammontare del danno biologico liquidato ai sensi
del comma 1 puo' essere aumentato dal giudice in misura non
superiore ad un quinto, con equo e motivato apprezzamento
delle condizioni soggettive del danneggiato.
4. Con decreto del Presidente della Repubblica, previa
deliberazione del Consiglio dei Ministri, su proposta del
Ministro della salute, di concerto con il Ministro del
lavoro e delle politiche sociali, con il Ministro della
giustizia e con il Ministro delle attivita' produttive, si
provvede alla predisposizione di una specifica tabella
delle menomazioni alla integrita' psicofisica comprese tra
uno e nove punti di invalidita'.
5. Gli importi indicati nel comma 1 sono aggiornati
annualmente con decreto del Ministro delle attivita'
produttive, in misura corrispondente alla variazione
dell'indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie
di operai ed impiegati accertata dall'ISTAT.
6. Ai fini del calcolo dell'importo di cui al comma 1,
lettera a), per un punto percentuale di invalidita' pari a
1 si applica un coefficiente moltiplicatore pari a 1,0, per
un punto percentuale di invalidita' pari a 2 si applica un
coefficiente moltiplicatore pari a 1,1, per un punto
percentuale di invalidita' pari a 3 si applica un
coefficiente moltiplicatore pari a 1,2, per un punto
percentuale di invalidita' pari a 4 si applica un
coefficiente moltiplicatore pari a 1,3, per un punto
percentuale di invalidita' pari a 5 si applica un
coefficiente moltiplicatore pari a 1,5, per un punto
percentuale di invalidita' pari a 6 si applica un
coefficiente moltiplicatore pari a 1,7, per un punto
percentuale di invalidita' pari a 7 si applica un
coefficiente moltiplicatore pari a 1,9, per un punto
percentuale di invalidita' pari a 8 si applica un
coefficiente moltiplicatore pari a 2,1, per un punto
percentuale di invalidita' pari a 9 si applica un
coefficiente moltiplicatore pari a 2,3.".



 
Art. 33

Sanzioni per frodi nell'attestazione delle invalidita' derivanti da
incidenti

1. All'articolo 10-bis del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al comma 1:
1) la parola: «micro-invalidita'» e' sostituita dalla seguente: «invalidita'»;
2) le parole: «di cui al comma 1» sono sostituite dalle seguenti: «di cui ai commi 1 e 3»;
b) dopo il comma 2 e' inserito il seguente:
«2-bis. Ai periti assicurativi che accertano e stimano falsamente danni a cose conseguenti a sinistri stradali da cui derivi il risarcimento a carico della societa' assicuratrice si applica la disciplina di cui al comma 1, in quanto applicabile»;
c) nella rubrica, le parole: «micro-invalidita'» sono sostituite dalla seguente: «invalidita'».
1-bis. Al primo comma dell'articolo 642 del codice penale, le parole: «da sei mesi a quattro anni» sono sostituite dalle seguenti: «da uno a cinque anni».



Riferimenti normativi
Si riporta il testo dell'articolo 10-bis del citato
decreto-legge n. 78 del 2010, come modificato dalla
presente legge:
"Art. 10-bis. Accertamenti in materia di invalidita'
conseguenti ad incidenti stradali
1. Fermo quanto previsto dal codice penale, agli
esercenti una professione sanitaria che attestano
falsamente uno stato di invalidita' conseguente ad
incidente stradale da cui derivi il risarcimento del danno
connesso a carico della societa' assicuratrice, si
applicano le disposizioni di cui ai commi 1 e 3 dell'
articolo 55-quinquies del decreto legislativo 30 marzo
2001, n. 165. Nel caso di cui al presente comma il medico,
ferme la responsabilita' penale e disciplinare e le
relative sanzioni, e' obbligato al risarcimento del danno
nei confronti della societa' assicuratrice.
2. Ai fini del comma 1, ciascuna regione promuove la
costituzione di una commissione mista, senza oneri per il
bilancio regionale, composta da un rappresentante della
regione medesima, un rappresentante del consiglio
dell'ordine dei medici e degli odontoiatri su designazione
dell'organo competente ed un rappresentante delle
associazioni di categoria delle imprese assicuratrici
individuata con le procedure del CNEL.
2-bis. Ai periti assicurativi che accertano e stimano
falsamente danni a cose conseguenti a sinistri stradali da
cui derivi il risarcimento a carico della societa'
assicuratrice si applica la disciplina di cui al comma 1,
in quanto applicabile.
3. Le commissioni trasmettono trimestralmente i dati al
Ministero dello sviluppo economico e all'ISVAP.
4. Il Ministero dello sviluppo economico accerta
l'attuazione da parte delle societa' assicuratrici della
riduzione dei premi RC auto in ragione dei risultati
conseguiti con l'applicazione delle disposizioni di cui ai
commi precedenti e ne riferisce al Parlamento con relazione
annuale.".
Si riporta il testo dell'articolo 642 del codice
penale, come modificato dalla presente legge:
"Art. 642. Fraudolento danneggiamento dei beni
assicurati e mutilazione fraudolenta della propria persona.
Chiunque, al fine di conseguire per se' o per altri
l'indennizzo di una assicurazione o comunque un vantaggio
derivante da un contratto di assicurazione, distrugge,
disperde, deteriora od occulta cose di sua proprieta',
falsifica o altera una polizza o la documentazione
richiesta per la stipulazione di un contratto di
assicurazione e' punito con la reclusione da uno a cinque
anni.
Alla stessa pena soggiace chi al fine predetto cagiona
a se stesso una lesione personale o aggrava le conseguenze
della lesione personale prodotta da un infortunio o
denuncia un sinistro non accaduto ovvero distrugge,
falsifica, altera o precostituisce elementi di prova o
documentazione relativi al sinistro. Se il colpevole
consegue l'intento la pena e' aumentata. Si procede a
querela di parte.
Le disposizioni di cui al presente articolo si
applicano anche se il fatto e' commesso all'estero, in
danno di un assicuratore italiano, che eserciti la sua
attivita' nel territorio dello Stato. Il delitto e'
punibile a querela della persona offesa.".



 
Art. 34
Obbligo di confronto delle tariffe r.c. auto

1. Gli intermediari che distribuiscono servizi e prodotti assicurativi del ramo assicurativo di danni derivanti dalla circolazione di veicoli e natanti sono tenuti, prima della sottoscrizione del contratto, a informare il cliente, in modo corretto, trasparente ed esaustivo, sulla tariffa e sulle altre condizioni contrattuali proposte da almeno tre diverse compagnie assicurative non appartenenti a medesimi gruppi, anche avvalendosi delle informazioni obbligatoriamente pubblicate dalle imprese di assicurazione sui propri siti internet.
2. Il contratto stipulato senza la dichiarazione del cliente di aver ricevuto le informazioni di cui al comma 1 e' affetto da nullita' rilevabile solo a favore dell'assicurato.
3. Il mancato adempimento dell'obbligo di cui al comma 1 comporta l'irrogazione da parte dell'ISVAP a carico della compagnia che ha conferito il mandato all'agente, che risponde in solido con questa, di una sanzione in una misura pari a quanto stabilito dall'articolo 324 del codice di cui al decreto legislativo 7 settembre 2005, n. 209.
3-bis. L'ISVAP predispone entro quattro mesi dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto uno standard di modalita' operative per l'applicazione delle disposizioni di cui al comma 1.
3-ter. L'ISVAP predispone, con cadenza semestrale, una apposita relazione sull'efficacia delle disposizioni di cui al presente articolo, da pubblicare per via telematica sul proprio sito internet.



Riferimenti normativi
Si riporta il testo dell'articolo 324 del codice di cui
al citato decreto legislativo n. 209 del 2005:
"Art. 324. Sanzioni amministrative pecuniarie relative
agli intermediari.
1. L'inosservanza delle disposizioni di cui agli
articoli 109, commi 4 e 6, 117, comma 1, 119, comma 2,
ultimo periodo, 120, 121, 131, 170, 182, commi 2 e 3, 183,
185, comma 1 e 191, o delle relative norme di attuazione da
parte degli intermediari iscritti al registro di cui
all'articolo 109 e' punita con la sanzione amministrativa
pecuniaria da euro mille ad euro diecimila, anche se
commessa da propri dipendenti o altri ausiliari.
2. Nei casi di particolare gravita' o di ripetizione
dell'illecito i limiti minimo e massimo della sanzione di
cui al comma 1 sono raddoppiati.".



 
Art. 34-bis
Disposizioni in materia di contratti
di assicurazione dei veicoli

1. All'articolo 133 del codice delle assicurazioni private, di cui al decreto legislativo 7 settembre 2005, n. 209, al comma 1, sono aggiunti, in fine, i seguenti periodi: «La predetta variazione in diminuzione del premio si applica automaticamente, fatte salve le migliori condizioni, nella misura preventivamente quantificata in rapporto alla classe di appartenenza attribuita alla polizza ed esplicitamente indicata nel contratto. Il mancato rispetto della disposizione ai cui al presente comma comporta l'applicazione, da parte dell'ISVAP, di una sanzione amministrativa da 1.000 euro a 50.000 euro».



Riferimenti normativi
Si riporta il testo dell'articolo 133 del codice delle
assicurazioni private, di cui al citato decreto legislativo
n. 209 del 2005, come modificato dalla presente legge:
"Art. 133. Formule tariffarie.
1. Per i ciclomotori, i motocicli, le autovetture e per
altre categorie di veicoli a motore che possono essere
individuate dall'ISVAP, con regolamento, i contratti di
assicurazione debbono essere stipulati in base a condizioni
di polizza che prevedano ad ogni scadenza annuale la
variazione in aumento od in diminuzione del premio
applicato all'atto della stipulazione o del rinnovo, in
relazione al verificarsi o meno di sinistri nel corso di un
certo periodo di tempo, oppure in base a clausole di
franchigia che prevedano un contributo dell'assicurato al
risarcimento del danno o in base a formule miste fra le due
tipologie. L'individuazione delle categorie di veicoli e'
effettuata tenendo conto delle esigenze di prevenzione. La
predetta variazione in diminuzione del premio si applica
automaticamente, fatte salve le migliori condizioni, nella
misura preventivamente quantificata in rapporto alla classe
di appartenenza attribuita alla polizza ed esplicitamente
indicata nel contratto. Il mancato rispetto della
disposizione ai cui al presente comma comporta
l'applicazione, da parte dell'ISVAP, di una sanzione
amministrativa da 1.000 euro a 50.000 euro.
2. Le imprese di assicurazione hanno diritto di accesso
telematico all'anagrafe nazionale delle persone abilitate
alla guida prevista dal codice della strada presso il
Ministero delle infrastrutture e dei trasporti a scopo di
verifica e aggiornamento delle informazioni relative
all'abilitazione alla guida secondo condizioni economiche e
tecniche strettamente correlate ai costi del servizio
erogato. Con decreto del Ministro delle attivita'
produttive, di concerto con il Ministro delle
infrastrutture e dei trasporti, sentito il Garante per la
protezione dei dati personali, sono adottate le
disposizioni di attuazione.".



 
Art. 34-ter

Certificato di chiusura inchiesta nell'assicurazione obbligatoria per
i veicoli a motore

1. Nel capo IV del titolo X del codice delle assicurazioni private, di cui al decreto legislativo 7 settembre 2005, n. 209, dopo l'articolo 150 e' aggiunto il seguente:
«Art. 150-bis. (Certificato di chiusa inchiesta). - 1. E' fatto obbligo alla compagnia di assicurazione di risarcire il danno derivante da furto o incendio di autoveicolo, indipendentemente dalla richiesta del rilascio del certificato di chiusa inchiesta, fatto salvo quanto disposto dal comma 2.
2. Nei procedimenti giudiziari nei quali si procede per il reato di cui all'articolo 642 del codice penale, limitatamente all'ipotesi che il bene assicurato sia un autoveicolo, il risarcimento del danno derivante da furto o incendio dell'autoveicolo stesso e' effettuato previo rilascio del certificato di chiusa inchiesta».



Riferimenti normativi
Per il testo dell'articolo 642 del codice penale,
vedere nelle note all'articolo 33.



 
Art. 35
Misure per la tempestivita' dei pagamenti, per l'estinzione dei
debiti pregressi delle amministrazioni statali, nonche'
disposizioni in materia di tesoreria unica.

1. Al fine di accelerare il pagamento dei crediti commerciali esistenti alla data di entrata in vigore del presente decreto connessi a transazioni commerciali per l'acquisizione di servizi e forniture, certi, liquidi ed esigibili, corrispondente a residui passivi del bilancio dello Stato, sono adottate le seguenti misure:
a) i fondi speciali per la reiscrizione dei residui passivi perenti di parte corrente e di conto capitale, di cui all'articolo 27 della legge 31 dicembre 2009, n. 196, sono integrati rispettivamente degli importi di euro 2.000 milioni e 700 milioni per l'anno 2012, mediante riassegnazione, previo versamento all'entrata del bilancio dello Stato per il medesimo anno, di una corrispondente quota delle risorse complessivamente disponibili relative a rimborsi e compensazioni di crediti di imposta, esistenti presso la contabilita' speciale 1778 «Agenzia delle entrate - Fondi di bilancio». Le assegnazioni disposte con utilizzo delle somme di cui al periodo precedente non devono comportare, secondo i criteri di contabilita' nazionale, peggioramento dell'indebitamento netto delle pubbliche amministrazioni;
b) i crediti di cui al presente comma maturati alla data del 31 dicembre 2011, su richiesta dei soggetti creditori, possono essere estinti, in luogo del pagamento disposto con le risorse finanziarie di cui alla lettera a), anche mediante assegnazione di titoli di Stato nel limite massimo di 2.000 milioni di euro. L'importo di cui alla presente lettera puo' essere incrementato con corrispondente riduzione degli importi di cui alla lettera a). Con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze sono definite le modalita' per l'attuazione delle disposizioni di cui ai periodi precedenti e sono stabilite le caratteristiche dei titoli e le relative modalita' di assegnazione nonche' le modalita' di versamento al titolo IV dell'entrata del bilancio dello Stato, a fronte del controvalore dei titoli di Stato assegnati, con utilizzo della medesima contabilita' di cui alla lettera a). Le assegnazioni dei titoli di cui alla presente lettera non sono computate nei limiti delle emissioni nette dei titoli di Stato indicate nella Legge di bilancio.
2. Per provvedere all'estinzione dei crediti per spese relative a consumi intermedi, maturati nei confronti dei Ministeri alla data del 31 dicembre 2011, il cui pagamento rientri, secondo i criteri di contabilita' nazionale, tra le regolazioni debitorie pregresse e il cui ammontare e' accertato con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, secondo le medesime modalita' di cui alla circolare n. 38 del 15 dicembre 2010, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 5 dell'8 gennaio 2011, il fondo di cui all'articolo 1, comma 50, della legge 23 dicembre 2005, n. 266, e' incrementato, per l'anno 2012, di un importo di euro 1.000 milioni mediante riassegnazione previo versamento all'entrata del bilancio dello Stato di euro 740 milioni delle risorse complessivamente disponibili relative a rimborsi e compensazioni di crediti di imposta, esistenti presso la contabilita' speciale 1778 «Agenzia delle entrate - Fondi di bilancio», e di euro 260 milioni mediante utilizzo del risparmio degli interessi derivante dal comma 9 del presente articolo. La lettera b) del comma 17 dell'art. 10 del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, e' soppressa.
3. All'onere per interessi derivante dal comma 1, pari a 235 milioni di euro annui a decorrere dal 2012, si provvede con la disposizione di cui al comma 4.
3-bis. Le pubbliche amministrazioni ai fini del pagamento del debito, oltre a quanto disciplinato al comma 1 del presente articolo, sono autorizzate a comporre bonariamente con i propri creditori le rispettive ragioni di credito e debito attraverso gli istituti della compensazione, della cessione di crediti in pagamento, ovvero anche mediante specifiche transazioni condizionate alla rinuncia ad interessi e rivalutazione monetaria. In caso di compensazioni, cessioni di crediti in pagamento, transazioni ai sensi del periodo precedente, le controversie in corso si intendono rinunciate.
4. In relazione alle maggiori entrate rivenienti nei territori delle autonomie speciali dagli incrementi delle aliquote dell'accisa sull'energia elettrica disposti dai decreti del Ministro dell'Economia e delle Finanze 30 dicembre 2011, pubblicati nella Gazzetta Ufficiale n. 304 del 31 dicembre 2011, concernenti l'aumento dell'accisa sull'energia elettrica a seguito della cessazione dell'applicazione dell'addizionale comunale e provinciale all'accisa sull'energia elettrica, il concorso alla finanza pubblica delle Regioni a statuto speciale e delle Province autonome di Trento e Bolzano previsto dall'articolo 28, comma 3, primo periodo del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, e' incrementato di 235 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2012. La quota di maggior gettito pari a 6,4 milioni annui a decorrere dal 2012 derivante all'Erario dai decreti di cui al presente comma resta acquisita al bilancio dello Stato.
5. Con decreti del Ministro dell'economia e delle finanze si provvede alle occorrenti variazioni di bilancio.
6. Al fine di assicurare alle agenzie fiscali ed all'Amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato la massima flessibilita' organizzativa, le stesse possono derogare a quanto previsto dall'articolo 9, comma 2, ultimo periodo, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, a condizione che sia comunque assicurata la neutralita' finanziaria, prevedendo, ove necessario, la relativa compensazione, anche a carico del fondo per la retribuzione di posizione e di risultato o di altri fondi analoghi; resta comunque ferma la riduzione prevista dall'articolo 9, comma 2, primo periodo, del citato decreto-legge n. 78 del 2010. Per assicurare la flessibilita' organizzativa e la continuita' delle funzioni delle pubbliche amministrazioni, nel caso di vacanza dell'organo di vertice di cui all'articolo 16, comma 5, del decreto legislativo 30 marzo 2001 n. 165 e successive modifiche, nonche' per le ipotesi di assenza o impedimento del predetto organo, le funzioni vicarie possono essere attribuite con decreto dell'organo di vertice politico, tenuto conto dei criteri previsti dai rispettivi ordinamenti, per un periodo determinato, al titolare di uno degli uffici di livello dirigenziale generale compresi nelle strutture. Resta fermo quanto disposto dall'articolo 23-ter del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214.
7. Il comma 1 dell'articolo 10 del decreto legislativo 6 maggio 2011, n. 68, e' soppresso.
8. Ai fini della tutela dell'unita' economica della Repubblica e del coordinamento della finanza pubblica, a decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto e fino al 31 dicembre 2014, il regime di tesoreria unica previsto dall'articolo 7 del decreto legislativo 7 agosto 1997, n. 279 e' sospeso. Nello stesso periodo agli enti e organismi pubblici soggetti al regime di tesoreria unica ai sensi del citato articolo 7 si applicano le disposizioni di cui all'articolo 1 della legge 29 ottobre 1984, n. 720 e le relative norme amministrative di attuazione. Restano escluse dall'applicazione della presente disposizione le disponibilita' dei predetti enti e organismi pubblici rivenienti da operazioni di mutuo, prestito e ogni altra forma di indebitamento non sorrette da alcun contributo in conto capitale o in conto interessi da parte dello Stato, delle regioni e delle altre pubbliche amministrazioni.
9. Alla data del 29 febbraio 2012 i tesorieri o cassieri degli enti ed organismi pubblici di cui al comma 8 provvedono a versare il 50 per cento delle disponibilita' liquide esigibili depositate presso gli stessi alla data di entrata in vigore del presente decreto sulle rispettive contabilita' speciali, sottoconto fruttifero, aperte presso la tesoreria statale. Il versamento della quota rimanente deve essere effettuato alla data del 16 aprile 2012. Gli eventuali investimenti finanziari individuati con decreto del Ministero dell'Economia e delle finanze - Dipartimento del Tesoro da emanare entro il 30 aprile 2012, sono smobilizzati, ad eccezione di quelli in titoli di Stato italiani, entro il 30 giugno 2012 e le relative risorse versate sulle contabilita' speciali aperte presso la tesoreria statale. Gli enti provvedono al riversamento presso i tesorieri e cassieri delle somme depositate presso soggetti diversi dagli stessi tesorieri o cassieri entro il 15 marzo 2012. Sono fatti salvi eventuali versamenti gia' effettuati alla data di entrata in vigore del presente provvedimento.
10. I tesorieri o cassieri degli enti ed organismi pubblici di cui al comma 8 provvedono ad adeguare la propria operativita' alle disposizioni di cui all'articolo 1 della legge 29 ottobre 1984, n. 720, e relative norme amministrative di attuazione, il giorno successivo a quello del versamento della residua quota delle disponibilita' previsto al comma 9. Nelle more di tale adeguamento i predetti tesorieri e cassieri continuano ad adottare i criteri gestionali previsti dall'articolo 7 del decreto legislativo 7 agosto 1997, n. 279.
11. A decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto e' abrogato l'articolo 29, comma 10, della legge 23 dicembre 1998, n. 448 e fino all'adozione del bilancio unico d'Ateneo ai dipartimenti e ai centri di responsabilita' dotati di autonomia gestionale e amministrativa si applicano le disposizioni di cui ai commi 8 e 9 del presente articolo e, fino al completo riversamento delle risorse sulle contabilita' speciali di cui al comma 9, i tesorieri o cassieri degli stessi utilizzano prioritariamente le risorse esigibili depositate presso gli stessi trasferendo gli eventuali vincoli di destinazione sulle somme depositate presso la tesoreria statale.
12. A decorrere dall'adozione del bilancio unico d'Ateneo, le risorse liquide delle universita', comprese quelle dei dipartimenti e degli altri centri dotati di autonomia gestionale e amministrativa, sono gestite in maniera accentrata.
13. Fermi restando gli ordinari rimedi previsti dal codice civile, per effetto delle disposizioni di cui ai precedenti commi, i contratti di tesoreria e di cassa degli enti ed organismi di cui al comma 8 in essere alla data di entrata in vigore del presente decreto possono essere rinegoziati in via diretta tra le parti originarie, ferma restando la durata inizialmente prevista dei contratti stessi. Se le parti non raggiungono l'accordo, gli enti ed organismi hanno diritto di recedere dal contratto.



Riferimenti normativi
Si riporta il testo dell'articolo 27 della legge 31
dicembre 2009, n. 196 (Legge di contabilita' e finanza
pubblica):
"Art. 27. Fondi speciali per la reiscrizione in
bilancio di residui passivi perenti delle spese correnti e
in conto capitale
1. Nello stato di previsione della spesa del Ministero
dell'economia e delle finanze sono istituiti, nella parte
corrente e nella parte in conto capitale, rispettivamente,
un «fondo speciale per la riassegnazione dei residui
passivi della spesa di parte corrente eliminati negli
esercizi precedenti per perenzione amministrativa» e un
«fondo speciale per la riassegnazione dei residui passivi
della spesa in conto capitale eliminati negli esercizi
precedenti per perenzione amministrativa», le cui dotazioni
sono determinate, con apposito articolo, dalla legge del
bilancio.
2. Il trasferimento di somme dai fondi di cui al comma
1 e la loro corrispondente iscrizione ai capitoli di
bilancio hanno luogo mediante decreti del Ministro
dell'economia e delle finanze, da registrare alla Corte dei
conti, e riguardano sia le dotazioni di competenza che
quelle di cassa dei capitoli interessati.".
Si riporta il testo dell'articolo 1, comma 50, della
legge 23 dicembre 2005, n. 266 (legge finanziaria 2006):
"50. Ferma restando la disposizione di cui all'articolo
23, comma 5, della legge 27 dicembre 2002, n. 289, al fine
di provvedere all'estinzione dei debiti pregressi contratti
dalle amministrazioni centrali dello Stato nei confronti di
enti, societa', persone fisiche, istituzioni ed organismi
vari, nello stato di previsione del Ministero dell'economia
e delle finanze e' istituito un Fondo con una dotazione
finanziaria pari a 170 milioni di euro per l'anno 2006 e a
200 milioni di euro per ciascuno degli anni 2007 e 2008.
Alla ripartizione del predetto Fondo si provvede con
decreto del Ministro dell'economia e delle finanze su
proposta del Ministro competente.".
L'art. 10, comma 17, lettera b), soppressa dalla
presente legge, del citato decreto-legge n. 98 del 2011, e'
pubblicato nella Gazz. Uff. 6 luglio 2011, n. 155.
Si riporta il testo dell'articolo 28, comma 3, primo
periodo del citato decreto-legge n. 201 del 2011:
"Art. 28. Concorso alla manovra degli Enti territoriali
e ulteriori riduzioni di spese
(Omissis).
3. Con le procedure previste dall'articolo 27, della
legge 5 maggio 2009, n. 42, le Regioni a statuto speciale e
le Province autonome di Trento e Bolzano assicurano, a
decorrere dall'anno 2012, un concorso alla finanza pubblica
di euro 860 milioni annui. Con le medesime procedure le
Regioni Valle d'Aosta e Friuli-Venezia Giulia e le Province
autonome di Trento e Bolzano assicurano, a decorrere
dall'anno 2012, un concorso alla finanza pubblica di 60
milioni di euro annui, da parte dei Comuni ricadenti nel
proprio territorio. Fino all'emanazione delle norme di
attuazione di cui al predetto articolo 27, l'importo
complessivo di 920 milioni e' accantonato,
proporzionalmente alla media degli impegni finali
registrata per ciascuna autonomia nel triennio 2007-2009, a
valere sulle quote di compartecipazione ai tributi
erariali. Per la Regione Siciliana si tiene conto della
rideterminazione del fondo sanitario nazionale per effetto
del comma 2.".
Si riporta il testo dell'articolo 9, comma 2, del
citato decreto-legge n. 78 del 2010:
"Art. 9. Contenimento delle spese in materia di impiego
pubblico
(Omissis).
2. In considerazione della eccezionalita' della
situazione economica internazionale e tenuto conto delle
esigenze prioritarie di raggiungimento degli obiettivi di
finanza pubblica concordati in sede europea, a decorrere
dal 1° gennaio 2011 e sino al 31 dicembre 2013 i
trattamenti economici complessivi dei singoli dipendenti,
anche di qualifica dirigenziale, previsti dai rispettivi
ordinamenti, delle amministrazioni pubbliche, inserite nel
conto economico consolidato della pubblica amministrazione,
come individuate dall'Istituto nazionale di statistica
(ISTAT), ai sensi del comma 3, dell'art. 1, della legge 31
dicembre 2009, n. 196, superiori a 90.000 euro lordi annui
sono ridotti del 5 per cento per la parte eccedente il
predetto importo fino a 150.000 euro, nonche' del 10 per
cento per la parte eccedente 150.000 euro; a seguito della
predetta riduzione il trattamento economico complessivo non
puo' essere comunque inferiore a 90.000 euro lordi annui;
le indennita' corrisposte ai responsabili degli uffici di
diretta collaborazione dei Ministri di cui all'art. 14,
comma 2, del decreto legislativo n. 165 del 2001 sono
ridotte del 10 per cento; la riduzione si applica
sull'intero importo dell'indennita'. Per i procuratori ed
avvocati dello Stato rientrano nella definizione di
trattamento economico complessivo, ai fini del presente
comma, anche gli onorari di cui all'articolo 21 del R.D. 30
ottobre 1933, n. 1611. La riduzione prevista dal primo
periodo del presente comma non opera ai fini previdenziali.
A decorrere dalla data di entrata in vigore del presente
decreto e sino al 31 dicembre 2013, nell'ambito delle
amministrazioni di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto
legislativo 30 marzo 2001, n. 165 e successive modifiche e
integrazioni, i trattamenti economici complessivi spettanti
ai titolari degli incarichi dirigenziali, anche di livello
generale, non possono essere stabiliti in misura superiore
a quella indicata nel contratto stipulato dal precedente
titolare ovvero, in caso di rinnovo, dal medesimo titolare,
ferma restando la riduzione prevista nel presente comma.".
Si riporta il testo dell'articolo 16, comma 5, del
decreto legislativo 30 marzo 2001 n. 165 (Norme generali
sull'ordinamento del lavoro alle dipendenze delle
amministrazioni pubbliche):
"Art. 16. Funzioni dei dirigenti di uffici dirigenziali
generali.
(Omissis).
5. Gli ordinamenti delle amministrazioni pubbliche al
cui vertice e' preposto un segretario generale, capo
dipartimento o altro dirigente comunque denominato, con
funzione di coordinamento di uffici dirigenziali di livello
generale, ne definiscono i compiti ed i poteri.".
Si riporta il testo dell'articolo 23-ter del citato
decreto-legge n. 201 del 2011:
"Art. 23-ter. Disposizioni in materia di trattamenti
economici
1. Con decreto del Presidente del Consiglio dei
Ministri, previo parere delle competenti Commissioni
parlamentari, entro novanta giorni dalla data di entrata in
vigore della legge di conversione del presente decreto, e'
definito il trattamento economico annuo onnicomprensivo di
chiunque riceva a carico delle finanze pubbliche emolumenti
o retribuzioni nell'ambito di rapporti di lavoro dipendente
o autonomo con pubbliche amministrazioni statali, di cui
all' articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo
2001, n. 165, e successive modificazioni, ivi incluso il
personale in regime di diritto pubblico di cui all'
articolo 3 del medesimo decreto legislativo, e successive
modificazioni, stabilendo come parametro massimo di
riferimento il trattamento economico del primo presidente
della Corte di cassazione. Ai fini dell'applicazione della
disciplina di cui al presente comma devono essere computate
in modo cumulativo le somme comunque erogate
all'interessato a carico del medesimo o di piu' organismi,
anche nel caso di pluralita' di incarichi conferiti da uno
stesso organismo nel corso dell'anno.
2. Il personale di cui al comma 1 che e' chiamato,
conservando il trattamento economico riconosciuto
dall'amministrazione di appartenenza, all'esercizio di
funzioni direttive, dirigenziali o equiparate, anche in
posizione di fuori ruolo o di aspettativa, presso Ministeri
o enti pubblici nazionali, comprese le autorita'
amministrative indipendenti, non puo' ricevere, a titolo di
retribuzione o di indennita' per l'incarico ricoperto, o
anche soltanto per il rimborso delle spese, piu' del 25 per
cento dell'ammontare complessivo del trattamento economico
percepito.
3. Con il decreto di cui al comma 1 possono essere
previste deroghe motivate per le posizioni apicali delle
rispettive amministrazioni ed e' stabilito un limite
massimo per i rimborsi di spese.
4. Le risorse rivenienti dall'applicazione delle misure
di cui al presente articolo sono annualmente versate al
Fondo per l'ammortamento dei titoli di Stato.".
Il testo dell'articolo 10, comma 1, soppresso dalla
presente legge, del citato decreto legislativo n. 68 del
2011 e' pubblicato nella Gazz. Uff. 12 maggio 2011, n. 109.
Si riporta il testo dell'articolo 7 del decreto
legislativo 7 agosto 1997, n. 279 (Individuazione delle
unita' previsionali di base del bilancio dello Stato,
riordino del sistema di tesoreria unica e ristrutturazione
del rendiconto generale dello Stato):
"Art. 7. Nuove modalita' di attuazione del sistema di
tesoreria unica.
1. Il sistema di tesoreria unica introdotto dalla legge
29 ottobre 1984, n. 720 , e' modificato, per le regioni e
gli enti locali, secondo le disposizioni contenute nel
presente articolo e nell'articolo 8.
2. Le entrate costituite da assegnazioni, contributi e
quanto altro proveniente direttamente dal bilancio dello
Stato devono essere versate per le regioni, le province
autonome e gli enti locali nelle contabilita' speciali
infruttifere ad essi intestate presso le sezioni di
tesoreria provinciale dello Stato. Tra le predette entrate
sono comprese quelle provenienti da operazioni di
indebitamento assistite, in tutto o in parte, da interventi
finanziari dello Stato sia in conto capitale che in conto
interessi, nonche' quelle connesse alla devoluzione di
tributi erariali alle regioni a statuto speciale e alle
province autonome di Trento e di Bolzano.
3. Le disponibilita' derivanti dalle entrate diverse da
quelle indicate nel comma 2, che sono escluse dal
riversamento nella tesoreria statale, devono essere
prioritariamente utilizzate per i pagamenti disposti dagli
enti di cui al comma 1. L'utilizzo delle disponibilita'
vincolate resta disciplinato secondo quanto stabilito dalla
vigente normativa.
4. I tesorieri degli enti di cui al comma 1 sono
direttamente responsabili dei pagamenti eseguiti in
difformita' di quanto disposto dal comma 3. In caso di
inadempienza il tesoriere e' tenuto al riversamento nella
tesoreria statale dell'ammontare del pagamento eseguito in
difformita' ed e' tenuto altresi' a versare ad apposito
capitolo dell'entrata statale l'ammontare corrispondente
all'applicazione dell'interesse legale, sull'importo del
pagamento, calcolato per il periodo intercorrente tra la
data del prelevamento dalla tesoreria statale e la data di
riversamento.
5. Ai fini del rispetto del criterio di prioritario
utilizzo di cui al comma 3 sono comprese, tra le liquidita'
derivanti da entrate proprie depositate presso il sistema
bancario, anche quelle temporaneamente reimpiegate in
operazioni finanziarie con esclusione di quelle concernenti
accantonamenti per i fondi di previdenza a capitalizzazione
per la quiescenza del personale dipendente, previsti e
disciplinati da particolari disposizioni, e con esclusione
altresi' dei valori mobiliari provenienti da atti di
liberalita' di privati destinati a borse di studio.
6. Con decreti del Ministro del tesoro, del bilancio e
della programmazione economica sono stabilite le eventuali
ed ulteriori modalita' che si rendesse necessario
disciplinare per l'attuazione delle norme sulla tesoreria
unica.".
Si riporta il testo dell'articolo 1 della legge 29
ottobre 1984, n. 720 (Istituzione del sistema di tesoreria
unica per enti ed organismi pubblici):
"Art. 1. Fatti salvi gli effetti prodotti, gli atti e i
provvedimenti adottati, nonche' i rapporti giuridici sorti
sulla base dei D.L. 25 gennaio 1984, n. 5, D.L. 24 marzo
1984, n. 37, D.L. 24 maggio 1984, n. 153 e D.L. 25 luglio
1984, n. 372, con decorrenza 30 agosto 1984, gli istituti e
le aziende di credito, tesorieri o cassieri degli enti e
degli organismi pubblici di cui alla tabella A annessa alla
presente legge, effettuano, nella qualita' di organi di
esecuzione degli enti e degli organismi suddetti, le
operazioni di incasso e di pagamento a valere sulle
contabilita' speciali aperte presso le sezioni di tesoreria
provinciale dello Stato. Le entrate proprie dei predetti
enti ed organismi, costituite da introiti tributari ed
extratributari, per vendita di beni e servizi, per canoni,
sovracanoni e indennizzi, o da altri introiti provenienti
dal settore privato, devono essere versate in contabilita'
speciale fruttifera presso le sezioni di tesoreria
provinciale dello Stato. Le altre entrate, comprese quelle
provenienti da mutui, devono affluire in contabilita'
speciale infruttifera, nella quale devono altresi' essere
versate direttamente le assegnazioni, i contributi e quanto
altro proveniente dal bilancio dello Stato. Le operazioni
di pagamento sono addebitate in primo luogo alla
contabilita' speciale fruttifera, fino all'esaurimento dei
relativi fondi.
Con decreti del Ministro del tesoro e' fissato il tasso
d'interesse per le contabilita' speciali fruttifere e sono
altresi' disciplinati le condizioni, i criteri e le
modalita' per l'effettuazione delle operazioni e per il
regolamento dei rapporti di debito e di credito tra i
tesorieri o i cassieri degli enti e degli organismi
pubblici di cui al precedente primo comma e le sezioni di
tesoreria provinciale dello Stato, con riferimento anche
alle disponibilita' in numerario o in titoli esistenti
presso gli istituti e le aziende di credito alla fine del
mese antecedente alla data di emanazione dei decreti del
Ministro del tesoro di cui al presente comma.
Il tasso di interesse per le somme versate nelle
contabilita' speciali fruttifere di cui al primo comma del
presente articolo deve essere fissato dal decreto
ministeriale in una misura compresa fra il valore
dell'interesse corrisposto per i depositi sui libretti
postali di risparmio e quello previsto per i buoni ordinari
del Tesoro a scadenza trimestrale.
Il decreto ministeriale che, a norma del precedente
secondo comma, stabilisce le condizioni, i criteri e le
modalita' di attuazione delle discipline previste dalla
presente legge deve garantire agli enti ed organismi
interessati la piena ed immediata disponibilita', in ogni
momento, delle somme di loro spettanza giacenti in
tesoreria nelle contabilita' speciali fruttifere e
infruttifere.
All'onere derivante dalla corresponsione degli
interessi previsti dal precedente primo comma, valutabile
in lire quaranta miliardi per ciascuno degli anni 1985 e
1986, si provvede mediante corrispondente riduzione dello
stanziamento iscritto, ai fini del bilancio pluriennale
1984-86, al capitolo 6856 dello stato di previsione del
Ministero del tesoro per l'anno finanziario 1984, all'uopo
parzialmente utilizzando l'accantonamento «proroga
fiscalizzazione dei contributi di malattia». Il Ministro
del tesoro e' autorizzato ad apportare, con propri decreti,
le occorrenti variazioni di bilancio.
Fino alla data di emanazione dei decreti del Ministro
del tesoro previsti dal precedente secondo comma, agli enti
ed agli organismi pubblici di cui alla tabella A annessa
alla presente legge si applicano le disposizioni previste
dall'art. 40, L. 30 marzo 1981, n. 119 , modificato
dall'art. 21, comma 4, del D.L. 12 settembre 1983, n. 463 ,
convertito, con modificazioni, nella L. 11 novembre 1983,
n. 638, nonche' dall'art. 35, quattordicesimo comma, della
L. 27 dicembre 1983, n. 730 , come ulteriormente modificate
e integrate dal successivo art. 3 della presente legge.".
Il testo del comma 10 dell'articolo 29 della legge 23
dicembre 1998, n. 448 (Misure di finanza pubblica per la
stabilizzazione e lo sviluppo), abrogato dalla presente
legge, e' pubblicato nella Gazz. Uff. 29 dicembre 1998, n.
302, S.O.



 
Art. 36
Regolazione indipendente in materia di trasporti

1. All'articolo 37 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) i commi 1 e 2 sono sostituiti dai seguenti:
«1. Nell'ambito delle attivita' di regolazione dei servizi di pubblica utilita' di cui alla legge 14 novembre 1995, n. 481, e' istituita l'Autorita' di regolazione dei trasporti, di seguito denominata "Autorita'", la quale opera in piena autonomia e con indipendenza di giudizio e di valutazione. La sede dell'Autorita' e' definita con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, entro il termine del 30 aprile 2012. In sede di prima attuazione del presente articolo, il collegio dell'Autorita' e' costituito entro il 31 maggio 2012. L'Autorita' e' competente nel settore dei trasporti e dell'accesso alle relative infrastrutture e ai servizi accessori, in conformita' con la disciplina europea e nel rispetto del principio di sussidiarieta' e delle competenze delle regioni e degli enti locali di cui al titolo V della parte seconda della Costituzione. L'Autorita' esercita le proprie competenze a decorrere dalla data di adozione dei regolamenti di cui all'articolo 2, comma 28, della legge 14 novembre 1995, n. 481. All'Autorita' si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni organizzative e di funzionamento di cui alla medesima legge.
1-bis. L'Autorita' e' organo collegiale composto dal presidente e da due componenti nominati secondo le procedure di cui all'articolo 2, comma 7, della legge 14 novembre 1995, n. 481. Ai componenti e ai funzionari dell'Autorita' si applica il regime previsto dall'articolo 2, commi da 8 a 11, della medesima legge. Il collegio nomina un segretario generale, che sovrintende al funzionamento dei servizi e degli uffici e ne risponde al presidente.
1-ter. I componenti dell'Autorita' sono scelti, nel rispetto dell'equilibrio di genere, tra persone di indiscussa moralita' e indipendenza e di comprovata professionalita' e competenza nei settori in cui opera l'Autorita'. A pena di decadenza essi non possono esercitare, direttamente o indirettamente, alcuna attivita' professionale o di consulenza, essere amministratori o dipendenti di soggetti pubblici o privati ne' ricoprire altri uffici pubblici di qualsiasi natura, ivi compresi gli incarichi elettivi o di rappresentanza nei partiti politici, ne' avere interessi diretti o indiretti nelle imprese operanti nel settore di competenza della medesima Autorita'. I dipendenti delle amministrazioni pubbliche sono collocati fuori ruolo per l'intera durata dell'incarico. I componenti dell'Autorita' sono nominati per un periodo di sette anni e non possono essere confermati nella carica. In caso di dimissioni o impedimento del presidente o di un membro dell'Autorita', si procede alla sostituzione secondo le regole ordinarie previste per la nomina dei componenti dell'Autorita', la loro durata in carica e la non rinnovabilita' del mandato.
2. L'Autorita' e' competente nel settore dei trasporti e dell'accesso alle relative infrastrutture ed in particolare provvede:
a) a garantire, secondo metodologie che incentivino la concorrenza, l'efficienza produttiva delle gestioni e il contenimento dei costi per gli utenti, le imprese e i consumatori, condizioni di accesso eque e non discriminatorie alle infrastrutture ferroviarie, portuali, aeroportuali e alle reti autostradali, fatte salve le competenze dell'Agenzia per le infrastrutture stradali e autostradali di cui all'articolo 36 del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, nonche' in relazione alla mobilita' dei passeggeri e delle merci in ambito nazionale, locale e urbano anche collegata a stazioni, aeroporti e porti;
b) a definire, se ritenuto necessario in relazione alle condizioni di concorrenza effettivamente esistenti nei singoli mercati dei servizi dei trasporti nazionali e locali, i criteri per la fissazione da parte dei soggetti competenti delle tariffe, dei canoni, dei pedaggi, tenendo conto dell'esigenza di assicurare l'equilibrio economico delle imprese regolate, l'efficienza produttiva delle gestioni e il contenimento dei costi per gli utenti, le imprese, i consumatori;
c) a verificare la corretta applicazione da parte dei soggetti interessati dei criteri fissati ai sensi della lettera b);
d) a stabilire le condizioni minime di qualita' dei servizi di trasporto nazionali e locali connotati da oneri di servizio pubblico, individuate secondo caratteristiche territoriali di domanda e offerta;
e) a definire, in relazione ai diversi tipi di servizio e alle diverse infrastrutture, il contenuto minimo degli specifici diritti, anche di natura risarcitoria, che gli utenti possono esigere nei confronti dei gestori dei servizi e delle infrastrutture di trasporto; sono fatte salve le ulteriori garanzie che accrescano la protezione degli utenti che i gestori dei servizi e delle infrastrutture possono inserire nelle proprie carte dei servizi;
f) a definire gli schemi dei bandi delle gare per l'assegnazione dei servizi di trasporto in esclusiva e delle convenzioni da inserire nei capitolati delle medesime gare e a stabilire i criteri per la nomina delle commissioni aggiudicatrici; con riferimento al trasporto ferroviario regionale, l'Autorita' verifica che nei relativi bandi di gara non sussistano condizioni discriminatorie o che impediscano l'accesso al mercato a concorrenti potenziali e specificamente che la disponibilita' del materiale rotabile gia' al momento della gara non costituisca un requisito per la partecipazione ovvero un fattore di discriminazione tra le imprese partecipanti. In questi casi, all'impresa aggiudicataria e' concesso un tempo massimo di diciotto mesi, decorrenti dall'aggiudicazione definitiva, per l'acquisizione del materiale rotabile indispensabile per lo svolgimento del servizio;
g) con particolare riferimento al settore autostradale, a stabilire per le nuove concessioni sistemi tariffari dei pedaggi basati sul metodo del price cap, con determinazione dell'indicatore di produttivita' X a cadenza quinquennale per ciascuna concessione; a definire gli schemi di concessione da inserire nei bandi di gara relativi alla gestione o costruzione; a definire gli schemi dei bandi relativi alle gare cui sono tenuti i concessionari autostradali per le nuove concessioni; a definire gli ambiti ottimali di gestione delle tratte autostradali, allo scopo di promuovere una gestione plurale sulle diverse tratte e stimolare la concorrenza per confronto;
h) con particolare riferimento al settore aeroportuale, a svolgere ai sensi degli articoli da 71 a 81 del decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1, tutte le funzioni di Autorita' di vigilanza istituita dall'articolo 71, comma 2, del predetto decreto-legge n. 1 del 2012 in attuazione della direttiva 2009/12/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 marzo 2009, concernente i diritti aeroportuali;
i) con particolare riferimento all'infrastruttura ferroviaria, a svolgere tutte le funzioni di organismo di regolazione di cui all'articolo 37 del decreto legislativo 8 luglio 2003, n. 188, e, in particolare, a definire i criteri per la determinazione dei pedaggi da parte del gestore dell'infrastruttura e i criteri di assegnazione delle tracce e della capacita' e a vigilare sulla loro corretta applicazione da parte del gestore dell'infrastruttura;
l) l'Autorita', in caso di inosservanza di propri provvedimenti o di mancata ottemperanza da parte dei soggetti esercenti il servizio alle richieste di informazioni o a quelle connesse all'effettuazione dei controlli, ovvero nel caso in cui le informazioni e i documenti non siano veritieri, puo' irrogare sanzioni amministrative pecuniarie determinate in fase di prima applicazione secondo le modalita' e nei limiti di cui all'articolo 2 della legge 14 novembre 1995, n. 481. L'ammontare riveniente dal pagamento delle predette sanzioni e' destinato ad un fondo per il finanziamento di progetti a vantaggio dei consumatori dei settori dei trasporti, approvati dal Ministro delle infrastrutture e dei trasporti su proposta dell'Autorita'. Tali progetti possono beneficiare del sostegno di altre istituzioni pubbliche nazionali e europee;
m) con particolare riferimento al servizio taxi, a monitorare e verificare la corrispondenza dei livelli di offerta del servizio taxi, delle tariffe e della qualita' delle prestazioni alle esigenze dei diversi contesti urbani, secondo i criteri di ragionevolezza e proporzionalita', allo scopo di garantire il diritto di mobilita' degli utenti. Comuni e regioni, nell'ambito delle proprie competenze, provvedono, previa acquisizione di preventivo parere da parte dell'Autorita', ad adeguare il servizio dei taxi, nel rispetto dei seguenti principi:
1) l'incremento del numero delle licenze ove ritenuto necessario anche in base alle analisi effettuate dalla Autorita' per confronto nell'ambito di realta' europee comparabili, a seguito di un'istruttoria sui costi-benefici anche ambientali, in relazione a comprovate ed oggettive esigenze di mobilita' ed alle caratteristiche demografiche e territoriali, bandendo concorsi straordinari in conformita' alla vigente programmazione numerica, ovvero in deroga ove la programmazione numerica manchi o non sia ritenuta idonea dal comune ad assicurare un livello di offerta adeguato, per il rilascio, a titolo gratuito o a titolo oneroso, di nuove licenze da assegnare ai soggetti in possesso dei requisiti stabiliti dall'articolo 6 della legge 15 gennaio 1992, n. 21, fissando, in caso di titolo oneroso, il relativo importo ed individuando, in caso di eccedenza delle domande, uno o piu' criteri selettivi di valutazione automatica o immediata, che assicurino la conclusione della procedura in tempi celeri. I proventi derivanti dal rilascio di licenze a titolo oneroso sono finalizzati ad adeguate compensazioni da corrispondere a coloro che sono gia' titolari di licenza;
2) consentire ai titolari di licenza d'intesa con i comuni una maggiore liberta' nell'organizzazione del servizio sia per fronteggiare particolari eventi straordinari o periodi di prevedibile incremento della domanda e in numero proporzionato alle esigenze dell'utenza, sia per sviluppare nuovi servizi integrativi come il taxi ad uso collettivo o altre forme;
3) consentire una maggiore liberta' nella fissazione delle tariffe, la possibilita' di una loro corretta e trasparente pubblicizzazione a tutela dei consumatori, prevedendo la possibilita' per gli utenti di avvalersi di tariffe predeterminate dal comune per percorsi prestabiliti;
4) migliorare la qualita' di offerta del servizio, individuando criteri mirati ad ampliare la formazione professionale degli operatori con particolare riferimento alla sicurezza stradale e alla conoscenza delle lingue straniere, nonche' alla conoscenza della normativa in materia fiscale, amministrativa e civilistica del settore, favorendo gli investimenti in nuove tecnologie per l'efficientamento organizzativo ed ambientale del servizio e adottando la carta dei servizi a livello regionale;
n) con riferimento alla disciplina di cui alla lettera m), l'Autorita' puo' ricorrere al tribunale amministrativo regionale del Lazio.»;
b) al comma 3, alinea, sono soppresse le parole: «individuata ai sensi del medesimo comma»;
c) al comma 4, dopo il primo periodo, e' inserito il seguente: «Tutte le amministrazioni pubbliche, statali e regionali, nonche' gli enti strumentali che hanno competenze in materia di sicurezza e standard tecnici delle infrastrutture e dei trasporti trasmettono all'Autorita' le delibere che possono avere un impatto sulla concorrenza tra operatori del settore, sulle tariffe, sull'accesso alle infrastrutture, con facolta' da parte dell'Autorita' di fornire segnalazioni e pareri circa la congruenza con la regolazione economica»;
d) al comma 5, primo periodo, sono soppresse le parole: «individuata ai sensi del comma 2»;
e) al comma 6:
1) la lettera a) e' sostituita dalla seguente:
a) agli oneri derivanti dall'istituzione dell'Autorita' e dal suo funzionamento per l'anno 2012, nel limite massimo di 5 milioni di euro, si provvede mediante corrispondente riduzione dell'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307, relativa al Fondo per interventi strutturali di politica economica»;
2) alla lettera b), l'ultimo periodo e' soppresso;
3) dopo la lettera b) e' aggiunta la seguente:
«b-bis) ai sensi dell'articolo 2, comma 29, ultimo periodo, della legge 14 novembre 1995, n. 481, in sede di prima attuazione del presente articolo, l'Autorita' provvede al reclutamento del personale di ruolo, nella misura massima del 50 per cento dei posti disponibili nella pianta organica, determinata in ottanta unita', e nei limiti delle risorse disponibili, mediante apposita selezione nell'ambito del personale dipendente da pubbliche amministrazioni in possesso delle competenze e dei requisiti di professionalita' ed esperienza richiesti per l'espletamento delle singole funzioni e tale da garantire la massima neutralita' e imparzialita'. In fase di avvio il personale selezionato dall'Autorita' e' comandato da altre pubbliche amministrazioni, con oneri a carico delle amministrazioni di provenienza. A seguito del versamento dei contributi di cui alla lettera b), il predetto personale e' immesso nei ruoli dell'Autorita' nella qualifica assunta in sede di selezione»;
f) dopo il comma 6 sono aggiunti i seguenti:
«6-bis. Nelle more dell'entrata in operativita' dell'Autorita', determinata con propria delibera, le funzioni e le competenze attribuite alla stessa ai sensi del presente articolo continuano ad essere svolte dalle amministrazioni e dagli enti pubblici competenti nei diversi settori interessati. A decorrere dalla stessa data, l'Ufficio per la regolazione dei servizi ferroviari (URSF) del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti di cui all'articolo 4, comma 1, lettera c), del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 3 dicembre 2008, n. 211, istituito ai sensi dell'articolo 37 del decreto legislativo 8 luglio 2003, n. 188, e' soppresso. Conseguentemente, il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti provvede alla riduzione della dotazione organica del personale dirigenziale di prima e di seconda fascia in misura corrispondente agli uffici dirigenziali di livello generale e non generale soppressi. Sono, altresi', soppressi gli stanziamenti di bilancio destinati alle relative spese di funzionamento.
6-ter. Restano ferme le competenze del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, del Ministero dell'economia e delle finanze nonche' del CIPE in materia di approvazione di contratti di programma nonche' di atti convenzionali, con particolare riferimento ai profili di finanza pubblica».
2. Alla legge 15 gennaio 1992, n. 21, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) all'articolo 2, dopo il comma 3 e' aggiunto il seguente:
«3-bis. E' consentito ai comuni di prevedere che i titolari di licenza per il servizio taxi possano svolgere servizi integrativi quali il taxi ad uso collettivo o mediante altre forme di organizzazione del servizio»;
b) all'articolo 5-bis, dopo il comma 1 e' aggiunto il seguente:
«1-bis. Per il servizio di taxi e' consentito l'esercizio dell'attivita' anche al di fuori del territorio dei comuni che hanno rilasciato la licenza sulla base di accordi sottoscritti dai sindaci dei comuni interessati»;
c) all'articolo 10, il comma 1 e' sostituito dal seguente:
«1. I titolari di licenza per l'esercizio del servizio di taxi possono essere sostituiti alla guida, nell'ambito orario del turno integrativo o nell'orario del turno assegnato, da chiunque abbia i requisiti di professionalita' e moralita' richiesti dalla normativa vigente».
3. All'articolo 36 del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al comma 2:
1) alla lettera c), sono soppresse le parole: «stradale ed»;
2) alla lettera e), sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «secondo i criteri e le metodologie stabiliti dalla competente Autorita' di regolazione, alla quale e' demandata la loro successiva approvazione»;
3) la lettera f) e' sostituita dalla seguente:
«f) vigilanza sull'attuazione, da parte dei concessionari, delle leggi e dei regolamenti concernenti la tutela del patrimonio delle strade e delle autostrade statali, nonche' la tutela del traffico e della segnaletica; vigilanza sull'adozione, da parte dei concessionari, dei provvedimenti ritenuti necessari ai fini della sicurezza del traffico sulle strade ed autostrade medesime»;
b) al comma 3:
1) alla lettera d), sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «, nonche' svolgere le attivita' di cui all'articolo 2, comma 1, lettere f), g), h) ed i), del decreto legislativo 26 febbraio 1994, n. 143»;
2) dopo la lettera d) e' aggiunta la seguente:
«d-bis) approvare i progetti relativi ai lavori inerenti la rete stradale e autostradale di interesse nazionale, non sottoposta a pedaggio e in gestione diretta, che equivale a dichiarazione di pubblica utilita' ed urgenza ai fini dell'applicazione delle leggi in materia di espropriazione per pubblica utilita'».



Riferimenti normativi
Si riporta il testo dell'articolo 37 del citato
decreto-legge n. 201 del 2011, come modificato dalla
presente legge:
"Art. 37. Liberalizzazione del settore dei trasporti.
1. Nell'ambito delle attivita' di regolazione dei
servizi di pubblica utilita' di cui alla legge 14 novembre
1995, n. 481, e' istituita l'Autorita' di regolazione dei
trasporti, di seguito denominata "Autorita'", la quale
opera in piena autonomia e con indipendenza di giudizio e
di valutazione. La sede dell'Autorita' e' definita con
decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su
proposta del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti,
entro il termine del 30 aprile 2012. In sede di prima
attuazione del presente articolo, il collegio
dell'Autorita' e' costituito entro il 31 maggio 2012.
L'Autorita' e' competente nel settore dei trasporti e
dell'accesso alle relative infrastrutture e ai servizi
accessori, in conformita' con la disciplina europea e nel
rispetto del principio di sussidiarieta' e delle competenze
delle regioni e degli enti locali di cui al titolo V della
parte seconda della Costituzione. L'Autorita' esercita le
proprie competenze a decorrere dalla data di adozione dei
regolamenti di cui all'articolo 2, comma 28, della legge 14
novembre 1995, n. 481. All'Autorita' si applicano, in
quanto compatibili, le disposizioni organizzative e di
funzionamento di cui alla medesima legge.
1-bis. L'Autorita' e' organo collegiale composto dal
presidente e da due componenti nominati secondo le
procedure di cui all'articolo 2, comma 7, della legge 14
novembre 1995, n. 481. Ai componenti e ai funzionari
dell'Autorita' si applica il regime previsto dall'articolo
2, commi da 8 a 11, della medesima legge. Il collegio
nomina un segretario generale, che sovrintende al
funzionamento dei servizi e degli uffici e ne risponde al
presidente.
1-ter. I componenti dell'Autorita' sono scelti, nel
rispetto dell'equilibrio di genere, tra persone di
indiscussa moralita' e indipendenza e di comprovata
professionalita' e competenza nei settori in cui opera
l'Autorita'. A pena di decadenza essi non possono
esercitare, direttamente o indirettamente, alcuna attivita'
professionale o di consulenza, essere amministratori o
dipendenti di soggetti pubblici o privati ne' ricoprire
altri uffici pubblici di qualsiasi natura, ivi compresi gli
incarichi elettivi o di rappresentanza nei partiti
politici, ne' avere interessi diretti o indiretti nelle
imprese operanti nel settore di competenza della medesima
Autorita'. I dipendenti delle amministrazioni pubbliche
sono collocati fuori ruolo per l'intera durata
dell'incarico. I componenti dell'Autorita' sono nominati
per un periodo di sette anni e non possono essere
confermati nella carica. In caso di dimissioni o
impedimento del presidente o di un membro dell'Autorita',
si procede alla sostituzione secondo le regole ordinarie
previste per la nomina dei componenti dell'Autorita', la
loro durata in carica e la non rinnovabilita' del mandato.
2. L'Autorita' e' competente nel settore dei trasporti
e dell'accesso alle relative infrastrutture ed in
particolare provvede:
a) a garantire, secondo metodologie che incentivino la
concorrenza, l'efficienza produttiva delle gestioni e il
contenimento dei costi per gli utenti, le imprese e i
consumatori, condizioni di accesso eque e non
discriminatorie alle infrastrutture ferroviarie, portuali,
aeroportuali e alle reti autostradali, fatte salve le
competenze dell'Agenzia per le infrastrutture stradali e
autostradali di cui all'articolo 36 del decreto-legge 6
luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla
legge 15 luglio 2011, n. 111, nonche' in relazione alla
mobilita' dei passeggeri e delle merci in ambito nazionale,
locale e urbano anche collegata a stazioni, aeroporti e
porti;
b) a definire, se ritenuto necessario in relazione alle
condizioni di concorrenza effettivamente esistenti nei
singoli mercati dei servizi dei trasporti nazionali e
locali, i criteri per la fissazione da parte dei soggetti
competenti delle tariffe, dei canoni, dei pedaggi, tenendo
conto dell'esigenza di assicurare l'equilibrio economico
delle imprese regolate, l'efficienza produttiva delle
gestioni e il contenimento dei costi per gli utenti, le
imprese, i consumatori;
c) a verificare la corretta applicazione da parte dei
soggetti interessati dei criteri fissati ai sensi della
lettera b);
d) a stabilire le condizioni minime di qualita' dei
servizi di trasporto nazionali e locali connotati da oneri
di servizio pubblico, individuate secondo caratteristiche
territoriali di domanda e offerta;
e) a definire, in relazione ai diversi tipi di servizio
e alle diverse infrastrutture, il contenuto minimo degli
specifici diritti, anche di natura risarcitoria, che gli
utenti possono esigere nei confronti dei gestori dei
servizi e delle infrastrutture di trasporto; sono fatte
salve le ulteriori garanzie che accrescano la protezione
degli utenti che i gestori dei servizi e delle
infrastrutture possono inserire nelle proprie carte dei
servizi;
f) a definire gli schemi dei bandi delle gare per
l'assegnazione dei servizi di trasporto in esclusiva e
delle convenzioni da inserire nei capitolati delle medesime
gare e a stabilire i criteri per la nomina delle
commissioni aggiudicatrici; con riferimento al trasporto
ferroviario regionale, l'Autorita' verifica che nei
relativi bandi di gara non sussistano condizioni
discriminatorie o che impediscano l'accesso al mercato a
concorrenti potenziali e specificamente che la
disponibilita' del materiale rotabile gia' al momento della
gara non costituisca un requisito per la partecipazione
ovvero un fattore di discriminazione tra le imprese
partecipanti. In questi casi, all'impresa aggiudicataria e'
concesso un tempo massimo di diciotto mesi, decorrenti
dall'aggiudicazione definitiva, per l'acquisizione del
materiale rotabile indispensabile per lo svolgimento del
servizio;
g) con particolare riferimento al settore autostradale,
a stabilire per le nuove concessioni sistemi tariffari dei
pedaggi basati sul metodo del price cap, con determinazione
dell'indicatore di produttivita' X a cadenza quinquennale
per ciascuna concessione; a definire gli schemi di
concessione da inserire nei bandi di gara relativi alla
gestione o costruzione; a definire gli schemi dei bandi
relativi alle gare cui sono tenuti i concessionari
autostradali per le nuove concessioni; a definire gli
ambiti ottimali di gestione delle tratte autostradali, allo
scopo di promuovere una gestione plurale sulle diverse
tratte e stimolare la concorrenza per confronto;
h) con particolare riferimento al settore aeroportuale,
a svolgere ai sensi degli articoli da 71 a 81 del
decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1, tutte le funzioni di
Autorita' di vigilanza istituita dall'articolo 71, comma 2,
del predetto decreto-legge n. 1 del 2012 in attuazione
della direttiva 2009/12/CE del Parlamento europeo e del
Consiglio, dell'11 marzo 2009, concernente i diritti
aeroportuali;
i) con particolare riferimento all'infrastruttura
ferroviaria, a svolgere tutte le funzioni di organismo di
regolazione di cui all'articolo 37 del decreto legislativo
8 luglio 2003, n. 188, e, in particolare, a definire i
criteri per la determinazione dei pedaggi da parte del
gestore dell'infrastruttura e i criteri di assegnazione
delle tracce e della capacita' e a vigilare sulla loro
corretta applicazione da parte del gestore
dell'infrastruttura;
l) l'Autorita', in caso di inosservanza di propri
provvedimenti o di mancata ottemperanza da parte dei
soggetti esercenti il servizio alle richieste di
informazioni o a quelle connesse all'effettuazione dei
controlli, ovvero nel caso in cui le informazioni e i
documenti non siano veritieri, puo' irrogare sanzioni
amministrative pecuniarie determinate in fase di prima
applicazione secondo le modalita' e nei limiti di cui
all'articolo 2 della legge 14 novembre 1995, n. 481.
L'ammontare riveniente dal pagamento delle predette
sanzioni e' destinato ad un fondo per il finanziamento di
progetti a vantaggio dei consumatori dei settori dei
trasporti, approvati dal Ministro delle infrastrutture e
dei trasporti su proposta dell'Autorita'. Tali progetti
possono beneficiare del sostegno di altre istituzioni
pubbliche nazionali e europee;
m) con particolare riferimento al servizio taxi, a
monitorare e verificare la corrispondenza dei livelli di
offerta del servizio taxi, delle tariffe e della qualita'
delle prestazioni alle esigenze dei diversi contesti
urbani, secondo i criteri di ragionevolezza e
proporzionalita', allo scopo di garantire il diritto di
mobilita' degli utenti. Comuni e regioni, nell'ambito delle
proprie competenze, provvedono, previa acquisizione di
preventivo parere da parte dell'Autorita', ad adeguare il
servizio dei taxi, nel rispetto dei seguenti principi:
1) l'incremento del numero delle licenze ove ritenuto
necessario anche in base alle analisi effettuate dalla
Autorita' per confronto nell'ambito di realta' europee
comparabili, a seguito di un'istruttoria sui costi-benefici
anche ambientali, in relazione a comprovate ed oggettive
esigenze di mobilita' ed alle caratteristiche demografiche
e territoriali, bandendo concorsi straordinari in
conformita' alla vigente programmazione numerica, ovvero in
deroga ove la programmazione numerica manchi o non sia
ritenuta idonea dal comune ad assicurare un livello di
offerta adeguato, per il rilascio, a titolo gratuito o a
titolo oneroso, di nuove licenze da assegnare ai soggetti
in possesso dei requisiti stabiliti dall'articolo 6 della
legge 15 gennaio 1992, n. 21, fissando, in caso di titolo
oneroso, il relativo importo ed individuando, in caso di
eccedenza delle domande, uno o piu' criteri selettivi di
valutazione automatica o immediata, che assicurino la
conclusione della procedura in tempi celeri. I proventi
derivanti dal rilascio di licenze a titolo oneroso sono
finalizzati ad adeguate compensazioni da corrispondere a
coloro che sono gia' titolari di licenza;
2) consentire ai titolari di licenza d'intesa con i
comuni una maggiore liberta' nell'organizzazione del
servizio sia per fronteggiare particolari eventi
straordinari o periodi di prevedibile incremento della
domanda e in numero proporzionato alle esigenze
dell'utenza, sia per sviluppare nuovi servizi integrativi
come il taxi ad uso collettivo o altre forme;
3) consentire una maggiore liberta' nella fissazione
delle tariffe, la possibilita' di una loro corretta e
trasparente pubblicizzazione a tutela dei consumatori,
prevedendo la possibilita' per gli utenti di avvalersi di
tariffe predeterminate dal comune per percorsi
prestabiliti;
4) migliorare la qualita' di offerta del servizio,
individuando criteri mirati ad ampliare la formazione
professionale degli operatori con particolare riferimento
alla sicurezza stradale e alla conoscenza delle lingue
straniere, nonche' alla conoscenza della normativa in
materia fiscale, amministrativa e civilistica del settore,
favorendo gli investimenti in nuove tecnologie per
l'efficientamento organizzativo ed ambientale del servizio
e adottando la carta dei servizi a livello regionale;
n) con riferimento alla disciplina di cui alla lettera
m), l'Autorita' puo' ricorrere al tribunale amministrativo
regionale del Lazio.
3. Nell'esercizio delle competenze disciplinate dal
comma 2 del presente articolo, l'Autorita':
a) puo' sollecitare e coadiuvare le amministrazioni
pubbliche competenti all'individuazione degli ambiti di
servizio pubblico e dei metodi piu' efficienti per
finanziarli, mediante l'adozione di pareri che puo' rendere
pubblici;
b) determina i criteri per la redazione della
contabilita' delle imprese regolate e puo' imporre, se
necessario per garantire la concorrenza, la separazione
contabile e societaria delle imprese integrate;
c) propone all'amministrazione competente la
sospensione, la decadenza o la revoca degli atti di
concessione, delle convenzioni, dei contratti di servizio
pubblico, dei contratti di programma e di ogni altro atto
assimilabile comunque denominato, qualora sussistano le
condizioni previste dall'ordinamento;
d) richiede a chi ne e' in possesso le informazioni e
l'esibizione dei documenti necessari per l'esercizio delle
sue funzioni, nonche' raccoglie da qualunque soggetto
informato dichiarazioni, da verbalizzare se rese oralmente;
e) se sospetta possibili violazioni della regolazione
negli ambiti di sua competenza, svolge ispezioni presso i
soggetti sottoposti alla regolazione mediante accesso a
impianti, a mezzi di trasporto e uffici; durante
l'ispezione, anche avvalendosi della collaborazione di
altri organi dello Stato, puo' controllare i libri
contabili e qualsiasi altro documento aziendale, ottenerne
copia, chiedere chiarimenti e altre informazioni, apporre
sigilli; delle operazioni ispettive e delle dichiarazioni
rese deve essere redatto apposito verbale;
f) ordina la cessazione delle condotte in contrasto con
gli atti di regolazione adottati e con gli impegni assunti
dai soggetti sottoposti a regolazione, disponendo le misure
opportune di ripristino; nei casi in cui intenda adottare
una decisione volta a fare cessare un'infrazione e le
imprese propongano impegni idonei a rimuovere le
contestazioni da essa avanzate, puo' rendere obbligatori
tali impegni per le imprese e chiudere il procedimento
senza accertare l'infrazione; puo' riaprire il procedimento
se mutano le circostanze di fatto su cui sono stati assunti
gli impegni o se le informazioni trasmesse dalle parti si
rivelano incomplete, inesatte o fuorvianti; in circostanze
straordinarie, ove ritenga che sussistano motivi di
necessita' e di urgenza, al fine di salvaguardare la
concorrenza e di tutelare gli interessi degli utenti
rispetto al rischio di un danno grave e irreparabile, puo'
adottare provvedimenti temporanei di natura cautelare;
g) valuta i reclami, le istanze e le segnalazioni
presentati dagli utenti e dai consumatori, singoli o
associati, in ordine al rispetto dei livelli qualitativi e
tariffari da parte dei soggetti esercenti il servizio
sottoposto a regolazione, ai fini dell'esercizio delle sue
competenze;
h) favorisce l'istituzione di procedure semplici e poco
onerose per la conciliazione e la risoluzione delle
controversie tra esercenti e utenti;
i) ferme restando le sanzioni previste dalla legge, da
atti amministrativi e da clausole convenzionali, irroga una
sanzione amministrativa pecuniaria fino al 10 per cento del
fatturato dell'impresa interessata nei casi di inosservanza
dei criteri per la formazione e l'aggiornamento di tariffe,
canoni, pedaggi, diritti e prezzi sottoposti a controllo
amministrativo, comunque denominati, di inosservanza dei
criteri per la separazione contabile e per la
disaggregazione dei costi e dei ricavi pertinenti alle
attivita' di servizio pubblico e di violazione della
disciplina relativa all'accesso alle reti e alle
infrastrutture o delle condizioni imposte dalla stessa
Autorita', nonche' di inottemperanza agli ordini e alle
misure disposti;
l) applica una sanzione amministrativa pecuniaria fino
all'1 per cento del fatturato dell'impresa interessata
qualora:
1) i destinatari di una richiesta della stessa
Autorita' forniscano informazioni inesatte, fuorvianti o
incomplete, ovvero non forniscano le informazioni nel
termine stabilito;
2) i destinatari di un'ispezione rifiutino di fornire
ovvero presentino in modo incompleto i documenti aziendali,
nonche' rifiutino di fornire o forniscano in modo inesatto,
fuorviante o incompleto i chiarimenti richiesti;
m) nel caso di inottemperanza agli impegni di cui alla
lettera f) applica una sanzione fino al 10 per cento del
fatturato dell'impresa interessata.
4. Restano ferme tutte le altre competenze diverse da
quelle disciplinate nel presente articolo delle
amministrazioni pubbliche, statali e regionali, nei settori
indicati; in particolare, restano ferme le competenze in
materia di vigilanza, controllo e sanzione nell'ambito dei
rapporti con le imprese di trasporto e con i gestori delle
infrastrutture, in materia di sicurezza e standard tecnici,
di definizione degli ambiti del servizio pubblico, di
tutela sociale e di promozione degli investimenti. Tutte le
amministrazioni pubbliche, statali e regionali, nonche' gli
enti strumentali che hanno competenze in materia di
sicurezza e standard tecnici delle infrastrutture e dei
trasporti trasmettono all'Autorita' le delibere che possono
avere un impatto sulla concorrenza tra operatori del
settore, sulle tariffe, sull'accesso alle infrastrutture,
con facolta' da parte dell'Autorita' di fornire
segnalazioni e pareri circa la congruenza con la
regolazione economica. Restano altresi' ferme e possono
essere contestualmente esercitate le competenze
dell'Autorita' garante della concorrenza disciplinate dalla
legge 10 ottobre 1990, n. 287 e dai decreti legislativi 2
agosto 2007, n. 145 e 2 agosto 2007, n. 146, e le
competenze dell'Autorita' di vigilanza sui contratti
pubblici di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n.
163 e le competenze dell'Agenzia per le infrastrutture
stradali e autostradali di cui all'articolo 36 del
decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98.
5. L'Autorita' rende pubblici nei modi piu' opportuni i
provvedimenti di regolazione e riferisce annualmente alle
Camere evidenziando lo stato della disciplina di
liberalizzazione adottata e la parte ancora da definire. La
regolazione approvata ai sensi del presente articolo resta
efficace fino a quando e' sostituita dalla regolazione
posta dalle amministrazioni pubbliche cui saranno affidate
le competenze previste dal presente articolo.
6. Alle attivita' di cui al comma 3 del presente
articolo si provvede come segue:
a) agli oneri derivanti dall'istituzione dell'Autorita'
e dal suo funzionamento per l'anno 2012, nel limite massimo
di 5 milioni di euro, si provvede mediante corrispondente
riduzione dell'autorizzazione di spesa di cui all'articolo
10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282,
convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre
2004, n. 307, relativa al Fondo per interventi strutturali
di politica economica;
b) mediante un contributo versato dai gestori delle
infrastrutture e dei servizi regolati, in misura non
superiore all'uno per mille del fatturato derivanti
dall'esercizio delle attivita' svolte percepiti nell'ultimo
esercizio. Il contributo e' determinato annualmente con
atto dell'Autorita', sottoposto ad approvazione da parte
del Presidente del Consiglio dei Ministri, di concerto con
il Ministro dell'economia e delle finanze. Nel termine di
trenta giorni dalla ricezione dell'atto, possono essere
formulati rilievi cui l'Autorita' si conforma; in assenza
di rilievi nel termine l'atto si intende approvato.
b-bis) ai sensi dell'articolo 2, comma 29, ultimo
periodo, della legge 14 novembre 1995, n. 481, in sede di
prima attuazione del presente articolo, l'Autorita'
provvede al reclutamento del personale di ruolo, nella
misura massima del 50 per cento dei posti disponibili nella
pianta organica, determinata in ottanta unita', e nei
limiti delle risorse disponibili, mediante apposita
selezione nell'ambito del personale dipendente da pubbliche
amministrazioni in possesso delle competenze e dei
requisiti di professionalita' ed esperienza richiesti per
l'espletamento delle singole funzioni e tale da garantire
la massima neutralita' e imparzialita'. In fase di avvio il
personale selezionato dall'Autorita' e' comandato da altre
pubbliche amministrazioni, con oneri a carico delle
amministrazioni di provenienza. A seguito del versamento
dei contributi di cui alla lettera b), il predetto
personale e' immesso nei ruoli dell'Autorita' nella
qualifica assunta in sede di selezione.
6-bis. Nelle more dell'entrata in operativita'
dell'Autorita', determinata con propria delibera, le
funzioni e le competenze attribuite alla stessa ai sensi
del presente articolo continuano ad essere svolte dalle
amministrazioni e dagli enti pubblici competenti nei
diversi settori interessati. A decorrere dalla stessa data,
l'Ufficio per la regolazione dei servizi ferroviari (URSF)
del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti di cui
all'articolo 4, comma 1, lettera c), del regolamento di cui
al decreto del Presidente della Repubblica 3 dicembre 2008,
n. 211, istituito ai sensi dell'articolo 37 del decreto
legislativo 8 luglio 2003, n. 188, e' soppresso.
Conseguentemente, il Ministero delle infrastrutture e dei
trasporti provvede alla riduzione della dotazione organica
del personale dirigenziale di prima e di seconda fascia in
misura corrispondente agli uffici dirigenziali di livello
generale e non generale soppressi. Sono, altresi',
soppressi gli stanziamenti di bilancio destinati alle
relative spese di funzionamento.
6-ter. Restano ferme le competenze del Ministero delle
infrastrutture e dei trasporti, del Ministero dell'economia
e delle finanze nonche' del CIPE in materia di approvazione
di contratti di programma nonche' di atti convenzionali,
con particolare riferimento ai profili di finanza
pubblica.".
Si riporta il testo dell'articolo 2 , commi 7, 8, 9,
10, 11, 28 e 29 della citata legge n. 481 del 1995:
"7. Ciascuna Autorita' e' organo collegiale costituito
dal presidente e da due membri, nominati con decreto del
Presidente della Repubblica, previa deliberazione del
Consiglio dei Ministri su proposta del Ministro competente.
Le designazioni effettuate dal Governo sono previamente
sottoposte al parere delle competenti Commissioni
parlamentari. In nessun caso le nomine possono essere
effettuate in mancanza del parere favorevole espresso dalle
predette Commissioni a maggioranza dei due terzi dei
componenti. Le medesime Commissioni possono procedere
all'audizione delle persone designate. In sede di prima
attuazione della presente legge le Commissioni parlamentari
si pronunciano entro trenta giorni dalla richiesta del
parere; decorso tale termine il parere viene espresso a
maggioranza assoluta.
8. I componenti di ciascuna Autorita' sono scelti fra
persone dotate di alta e riconosciuta professionalita' e
competenza nel settore; durano in carica sette anni e non
possono essere confermati. A pena di decadenza essi non
possono esercitare, direttamente o indirettamente, alcuna
attivita' professionale o di consulenza, essere
amministratori o dipendenti di soggetti pubblici o privati
ne' ricoprire altri uffici pubblici di qualsiasi natura,
ivi compresi gli incarichi elettivi o di rappresentanza nei
partiti politici ne' avere interessi diretti o indiretti
nelle imprese operanti nel settore di competenza della
medesima Autorita'. I dipendenti delle amministrazioni
pubbliche sono collocati fuori ruolo per l'intera durata
dell'incarico.
9. Per almeno quattro anni dalla cessazione
dell'incarico i componenti delle Autorita' non possono
intrattenere, direttamente o indirettamente, rapporti di
collaborazione, di consulenza o di impiego con le imprese
operanti nel settore di competenza; la violazione di tale
divieto e' punita, salvo che il fatto costituisca reato,
con una sanzione pecuniaria pari, nel minimo, alla maggiore
somma tra 50 milioni di lire e l'importo del corrispettivo
percepito e, nel massimo, alla maggiore somma tra 500
milioni di lire e l'importo del corrispettivo percepito.
All'imprenditore che abbia violato tale divieto si applica
la sanzione amministrativa pecuniaria pari allo 0,5 per
cento del fatturato e, comunque, non inferiore a 300
milioni di lire e non superiore a 200 miliardi di lire, e,
nei casi piu' gravi o quando il comportamento illecito sia
stato reiterato, la revoca dell'atto concessivo o
autorizzativo. I valori di tali sanzione sono rivalutati
secondo il tasso di variazione annuo dei prezzi al consumo
per le famiglie di operai e impiegati rilevato dall'ISTAT.
10. I componenti e i funzionari delle Autorita',
nell'esercizio delle funzioni, sono pubblici ufficiali e
sono tenuti al segreto d'ufficio. Fatta salva la riserva
all'organo collegiale di adottare i provvedimenti nelle
materie di cui al comma 12, per garantire la
responsabilita' e l'autonomia nello svolgimento delle
procedure istruttorie, ai sensi della legge 7 agosto 1990,
n. 241 , e successive modificazioni, e del decreto
legislativo 3 febbraio 1993, n. 29 , e successive
modificazioni, si applicano i principi riguardanti
l'individuazione e le funzioni del responsabile del
procedimento, nonche' quelli relativi alla distinzione tra
funzioni di indirizzo e controllo, attribuite agli organi
di vertice, e quelli concernenti le funzioni di gestione
attribuite ai dirigenti.
11. Le indennita' spettanti ai componenti le Autorita'
sono determinate con decreto del Presidente del Consiglio
dei ministri, su proposta del Ministro del tesoro."
"28. Ciascuna Autorita', con propri regolamenti,
definisce, entro trenta giorni dalla sua costituzione, le
norme concernenti l'organizzazione interna e il
funzionamento, la pianta organica del personale di ruolo,
che non puo' eccedere le centoventi unita', l'ordinamento
delle carriere, nonche', in base ai criteri fissati dal
contratto collettivo di lavoro in vigore per l'Autorita'
garante della concorrenza e del mercato e tenuto conto
delle specifiche esigenze funzionali e organizzative, il
trattamento giuridico ed economico del personale. Alle
Autorita' non si applicano le disposizioni di cui al D.Lgs.
3 febbraio 1993, n. 29, e successive modificazioni, fatto
salvo quanto previsto dal comma 10 del presente articolo.
29. Il regolamento del personale di ruolo previsto
nella pianta organica di ciascuna Autorita' avviene
mediante pubblico concorso, ad eccezione delle categorie
per le quali sono previste assunzioni in base all'articolo
16 della legge 28 febbraio 1987, n. 56 , e successive
modificazioni. In sede di prima attuazione della presente
legge ciascuna Autorita' provvede mediante apposita
selezione anche nell'ambito del personale dipendente da
pubbliche amministrazioni in possesso delle competenze e
dei requisiti di professionalita' ed esperienza richiesti
per l'espletamento delle singole funzioni e tale da
garantire la massima neutralita' e imparzialita' comunque
nella misura massima del 50 per cento dei posti previsti
nella pianta organica.".
Si riporta il testo dell'articolo 36 del citato
decreto-legge n. 98 del 2011:
"Art. 36. Disposizioni in materia di riordino dell'ANAS
S.p.A.
1. A decorrere dal 1° gennaio 2012 e' istituita, ai
sensi dell'articolo 8 del decreto legislativo 30 luglio
1999, n. 300, e successive modificazioni, presso il
Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e con sede
in Roma, l'Agenzia per le infrastrutture stradali e
autostradali. Il potere di indirizzo, di vigilanza e di
controllo sull'Agenzia e' esercitato dal Ministro delle
infrastrutture e dei trasporti; in ordine alle attivita' di
cui al comma 2, il potere di indirizzo e di controllo e'
esercitato, quanto ai profili finanziari, di concerto con
il Ministero dell'economia e delle finanze. L'incarico di
direttore generale, nonche' quello di componente del
comitato direttivo e del collegio dei revisori dell'Agenzia
ha la durata di tre anni.
2. L'Agenzia, anche avvalendosi di Anas s.p.a., svolge
i seguenti compiti e attivita' ferme restando le competenze
e le procedure previste a legislazione vigente per
l'approvazione di contratti di programma nonche' di atti
convenzionali e di regolazione tariffaria nel settore
autostradale e nei limiti delle risorse disponibili agli
specifici scopi:
a) proposta di programmazione della costruzione di
nuove strade statali, della costruzione di nuove
autostrade, in concessione ovvero in affidamento diretto ad
Anas s.p.a. a condizione che non comporti effetti negativi
sulla finanza pubblica, nonche', subordinatamente alla
medesima condizione, di affidamento diretto a tale societa'
della concessione di gestione di autostrade per le quali la
concessione sia in scadenza ovvero revocata;
b) quale amministrazione concedente:
1) selezione dei concessionari autostradali e relativa
aggiudicazione;
2) vigilanza e controllo sui concessionari
autostradali, inclusa la vigilanza sull'esecuzione dei
lavori di costruzione delle opere date in concessione e il
controllo della gestione delle autostrade il cui esercizio
e' dato in concessione;
3) in alternativa a quanto previsto al numero 1),
affidamento diretto ad Anas s.p.a., alla condizione di cui
alla lettera a), delle concessioni, in scadenza o revocate,
per la gestione di autostrade, ovvero delle concessioni per
la costruzione e gestione di nuove autostrade, con
convenzione da approvarsi con decreto del Ministro
dell'infrastruttura e dei trasporti di concerto con il
Ministro dell'economia e delle finanze;
4) si avvale, nell'espletamento delle proprie funzioni,
delle societa' miste regionali Autostrade del Lazio s.p.a.,
Autostrade del Molise s.p.a., Concessioni Autostradali
Lombarde s.p.a. e Concessioni Autostradali Piemontesi
s.p.a., relativamente alle infrastrutture autostradali,
assentite o da assentire in concessione, di rilevanza
regionale;
c) approvazione dei progetti relativi ai lavori
inerenti la rete stradale ed autostradale di interesse
nazionale, che equivale a dichiarazione di pubblica
utilita' ed urgenza ai fini dell'applicazione delle leggi
in materia di espropriazione per pubblica utilita';
d) proposta di programmazione del progressivo
miglioramento ed adeguamento della rete delle strade e
delle autostrade statali e della relativa segnaletica;
e) proposta in ordine alla regolazione e variazioni
tariffarie per le concessioni autostradali secondo i
criteri e le metodologie stabiliti dalla competente
Autorita' di regolazione, alla quale e' demandata la loro
successiva approvazione;
f) attuazione delle leggi e dei regolamenti concernenti
la tutela del patrimonio delle strade e delle autostrade
statali, nonche' la tutela del traffico e della
segnaletica; adozione i provvedimenti ritenuti necessari ai
fini della sicurezza del traffico sulle strade ed
autostrade medesime; esercizio, per le strade statali ed
autostrade ad essa affidate, dei diritti ed dei poteri
attribuiti all'ente proprietario;
g) effettuazione e partecipazione a studi, ricerche e
sperimentazioni in materia di viabilita', traffico e
circolazione;
h) effettuazione, a pagamento, di consulenze e
progettazioni per conto di altre amministrazioni od enti
italiani e stranieri.
3. A decorrere dal 1° gennaio 2012 Anas s.p.a.
provvede, nel limite delle risorse disponibili e nel
rispetto degli obiettivi di finanza pubblica,
esclusivamente a:
a) costruire e gestire le strade, ivi incluse quelle
sottoposte a pedaggio, e le autostrade statali, anche per
effetto di subentro ai sensi del precedente comma 2,
lettere a) e b) incassandone tutte le entrate relative al
loro utilizzo, nonche' alla loro manutenzione ordinaria e
straordinaria;
b) realizzare il progressivo miglioramento ed
adeguamento della rete delle strade e delle autostrade
statali e della relativa segnaletica;
c) curare l'acquisto, la costruzione, la conservazione,
il miglioramento e l'incremento dei beni mobili ed immobili
destinati al servizio delle strade e delle autostrade
statali;
d) espletare, mediante il proprio personale, i compiti
di cui al comma 3 dell'articolo 12 del decreto legislativo
30 aprile 1992, n. 285, e all'articolo 23 del decreto del
Presidente della Repubblica 16 dicembre 1992, n. 495.
4. Entro la data del 31 luglio 2012, l'Agenzia subentra
ad Anas s.p.a. nelle funzioni di concedente per le
convenzioni in essere alla stessa data. A decorrere dalla
medesima data in tutti gli atti convenzionali con le
societa' regionali, nonche' con i concessionari di cui al
comma 2, lettera b), il riferimento fatto ad Anas s.p.a.,
quale ente concedente, deve intendersi sostituito, ovunque
ripetuto, con il riferimento all'Agenzia di cui al comma 1.
5. Relativamente alle attivita' e ai compiti di cui al
comma 2, l'Agenzia esercita ogni competenza gia' attribuita
in materia all'Ispettorato di vigilanza sulle
concessionarie autostradali e ad altri uffici di Anas
s.p.a. ovvero ad uffici di amministrazioni dello Stato, i
quali sono conseguentemente soppressi a decorrere dal 1°
gennaio 2012. Il personale degli uffici soppressi con
rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato, in
servizio alla data di entrata in vigore del presente
decreto, e' trasferito all'Agenzia, per formarne il
relativo ruolo organico. All'Agenzia sono altresi'
trasferite le risorse finanziarie previste per detto
personale a legislazione vigente nello stato di previsione
del Ministero delle infrastrutture, nonche' le risorse di
cui all'articolo 1, comma 1020, della legge n. 296 del
2006, gia' finalizzate, in via prioritaria, alla vigilanza
sulle concessionarie autostradali nei limiti delle esigenze
di copertura delle spese di funzionamento dell'Agenzia. Al
personale trasferito si applica la disciplina dei contratti
collettivi nazionali relativi al comparto Ministeri e
dell'Area I della dirigenza. Il personale trasferito
mantiene il trattamento economico fondamentale ed
accessorio, limitatamente alle voci fisse e continuative,
corrisposto al momento del trasferimento, nonche'
l'inquadramento previdenziale. Nel caso in cui il predetto
trattamento economico risulti piu' elevato rispetto a
quello previsto e' attribuito per la differenza un assegno
ad personam riassorbibile con i successivi miglioramenti
economici a qualsiasi titolo conseguiti. Con decreto del
Presidente del Consiglio dei Ministri su proposta del
Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, di concerto
con il Ministro dell'economia e delle finanze ed il
Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione si
procede alla individuazione delle unita' di personale da
trasferire all'Agenzia e alla riduzione delle dotazioni
organiche e delle strutture delle amministrazioni
interessate al trasferimento delle funzioni in misura
corrispondente al personale effettivamente trasferito. Con
lo stesso decreto e' stabilita un'apposita tabella di
corrispondenza tra le qualifiche e le posizioni economiche
del personale assegnato all'Agenzia.
6. Entro il 31 dicembre 2011 il Ministero delle
infrastrutture e dei trasporti e Anas s.p.a. predispongono
lo schema di convenzione che, successivamente al 1° gennaio
2012, l'Agenzia di cui al comma 1 sottoscrive con Anas
s.p.a. in funzione delle modificazioni conseguenti alle
disposizioni di cui ai commi da 1 a 5, da approvarsi con
decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti,
di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze.
7. Entro il 31 luglio 2012, la societa' ANAS Spa
trasferisce alla societa' Fintecna Spa tutte le
partecipazioni detenute da ANAS Spa in societa'
co-concedenti; la cessione e' esente da imposte dirette e
indirette e da tasse.
7-bis. La cessione di cui al comma 7 e' realizzata
dalle societa' Fintecna Spa e ANAS Spa al valore netto
contabile risultante al momento della cessione ovvero,
qualora Fintecna Spa lo richieda, al valore risultante da
una perizia effettuata da un collegio di tre esperti, due
dei quali nominati rispettivamente dalle due societa' e il
terzo, in qualita' di presidente, congiuntamente dalle
stesse, con oneri a carico della societa' richiedente.
8. Entro quindici giorni dalla data di entrata in
vigore del presente decreto, in deroga a quanto previsto
dallo statuto di Anas s.p.a., nonche' dalle disposizioni in
materia contenute nel codice civile, con decreto del
Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto con il
Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, si provvede
alla nomina di un amministratore unico della suddetta
societa', al quale sono conferiti i piu' ampi poteri di
amministrazione ordinaria e straordinaria ivi incluse tutte
le attivita' occorrenti per la individuazione delle risorse
umane, finanziarie e strumentali di Anas s.p.a. che
confluiscono, a decorrere dal 1° gennaio 2012, nell'Agenzia
di cui al comma 1. Il consiglio di amministrazione di Anas
S.p.A. in carica alla data di entrata in vigore del
presente decreto decade con effetto dalla data di adozione
del citato decreto del Ministro dell'economia e delle
finanze. La revoca disposta ai sensi del presente comma
integra gli estremi della giusta causa di cui all'articolo
2383, terzo comma, del codice civile e non comporta,
pertanto, il diritto dei componenti revocati al
risarcimento di cui alla medesima disposizione.
9. L'amministratore unico provvede altresi' alla
riorganizzazione delle residue risorse di Anas s.p.a.
nonche' alla predisposizione del nuovo statuto della
societa' che, entro il 1° gennaio 2012, e' approvato con
decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, di
concerto con il Ministro delle infrastrutture e dei
trasporti. Entro 30 giorni dall'emanazione del decreto di
approvazione dello statuto, viene convocata l'assemblea di
Anas s.p.a. per la ricostituzione del consiglio di
amministrazione. Il nuovo statuto di Anas s.p.a. prevede i
requisiti necessari per stabilire forme di controllo
analogo del Ministero dell'economia e delle finanze e del
Ministero delle infrastrutture e dei trasporti sulla
societa', al fine di assicurare la funzione di organo in
house dell'amministrazione.
10. L'articolo 1, comma 1023, della legge 27 dicembre
2006, n. 296, e' abrogato.
10-bis. Il comma 12 dell'articolo 23 del decreto
legislativo 30 aprile 1992, n. 285, e' sostituito dal
seguente:
«12. Chiunque non osserva le prescrizioni indicate
nelle autorizzazioni previste dal presente articolo e'
soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una
somma da euro 1.376,55 a euro 13.765,50 in via solidale con
il soggetto pubblicizzato».".
Si riporta il testo degli articoli da 71 a 81 del
decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1,
"Art. 71. Oggetto e ambito di applicazione
1. Il presente Capo stabilisce i principi comuni per la
determinazione e la riscossione dei diritti aeroportuali
negli aeroporti nazionali aperti al traffico commerciale.
2. Fatte salve le funzioni di vigilanza che il Ministro
delle infrastrutture e dei trasporti continua ad esercitare
ai sensi dell'articolo 11, comma 2, del decreto legislativo
25 luglio 1997, n. 250, e' istituita l'Autorita' nazionale
di vigilanza, di cui all'articolo 73, che svolge compiti di
regolazione economica nonche' di vigilanza, di cui
all'articolo 80, con l'approvazione dei sistemi di
tariffazione e dell'ammontare dei diritti, inclusi metodi
di tariffazione pluriennale, anche accorpata per servizi
personalizzati, che garantiscono annualmente gli
adeguamenti inflattivi.
3. I modelli di tariffazione, approvati dall'Autorita'
previo parere del Ministro delle Infrastrutture e dei
Trasporti e del Ministro dell'Economia e delle Finanze,
sono orientati ai costi delle infrastrutture e dei servizi,
a obiettivi di efficienza nonche', nell'ambito di una
crescita bilanciata della capacita' aeroportuale,
all'incentivazione degli investimenti correlati anche
all'innovazione tecnologica, alla sicurezza dello scalo ed
alla qualita' dei servizi.
4. Il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti,
previa istruttoria dell'Autorita' di vigilanza di cui
all'articolo 73, trasmette annualmente alla Commissione
europea una relazione sullo stato di attuazione delle
disposizioni di cui al presente Capo e della normativa
comunitaria.
5. Le disposizioni di cui al presente Capo non si
applicano ai diritti riscossi per la remunerazione di
servizi di navigazione aerea di rotta e di terminale, di
cui al regolamento (CE) n. 1794/2006 della Commissione, del
6 dicembre 2006, ne' ai diritti riscossi a compenso dei
servizi di assistenza a terra di cui all'allegato al
decreto legislativo 13 gennaio 1999, n. 18, di attuazione
della direttiva 96/67/CE del Consiglio, del 15 ottobre
2006, relativa al libero accesso al mercato dei servizi di
assistenza a terra negli aeroporti della Comunita', ne' ai
diritti riscossi per finanziare l'assistenza fornita alle
persone con disabilita' e alle persone a mobilita' ridotta
di cui al regolamento (CE) n. 1107/2006 del Parlamento
europeo e del Consiglio, del 5 luglio 2006.
Art. 72. Definizioni
1. Ai fini del presente Capo si intende per:
a) aeroporto: qualsiasi terreno appositamente
predisposto per l'atterraggio, il decollo e le manovre di
aeromobili, inclusi gli impianti annessi che esso puo'
comportare per le esigenze del traffico e per il servizio
degli aeromobili nonche' gli impianti necessari per fornire
assistenza ai servizi aerei commerciali;
b) gestore aeroportuale: il soggetto al quale le
disposizioni legislative, regolamentari o contrattuali
affidano, insieme con altre attivita' o in via esclusiva,
il compito di amministrare e di gestire le infrastrutture
aeroportuali o della rete aeroportuale e di coordinare e di
controllare le attivita' dei vari operatori presenti negli
aeroporti e nella rete aeroportuale di interesse;
c) utente dell'aeroporto: qualsiasi persona fisica o
giuridica che trasporti per via aerea passeggeri, posta e
merci, da e per l'aeroporto di base;
d) diritti aeroportuali: i prelievi riscossi a favore
del gestore aeroportuale e pagati dagli utenti
dell'aeroporto per l'utilizzo delle infrastrutture e dei
servizi che sono forniti esclusivamente dal gestore
aeroportuale e che sono connessi all'atterraggio, al
decollo, all'illuminazione e al parcheggio degli aeromobili
e alle operazioni relative ai passeggeri e alle merci,
nonche' ai corrispettivi per l'uso delle infrastrutture
centralizzate dei beni di uso comune e dei beni di uso
esclusivo;
e) rete aeroportuale: un gruppo di aeroporti,
debitamente designato come tale da uno Stato membro,
gestiti dallo stesso gestore aeroportuale.
Art. 73. Autorita' nazionale di vigilanza
1. Nelle more dell'istituzione dell'autorita'
indipendente di regolazione dei trasporti di cui
all'articolo 36, comma 1, del presente decreto le funzioni
dell'Autorita' di vigilanza sono svolte dall'Ente nazionale
per l'aviazione civile (ENAC).
2. Al fine dello svolgimento delle funzioni, di cui
all'articolo 71, comma 3, attribuite all'Autorita' di
vigilanza, nell'ambito dell'ENAC e' istituita la «Direzione
diritti aeroportuali», apposita struttura nei limiti della
dotazione organica, finanziaria e strumentale disponibile
all'entrata in vigore del presente decreto, che opera con
indipendenza di valutazione e di giudizio.
3. Al fine di garantire l'autonomia, l'imparzialita' e
l'indipendenza dell'Autorita' di vigilanza, l'attivita'
della Direzione, di cui al comma 2, e' separata dalle altre
attivita' svolte dall'ENAC mediante apposite regole
amministrative e contabili e, in ogni caso, da efficaci
barriere allo scambio di informazioni sensibili che
potrebbero avere significativi effetti tra i responsabili
del trattamento di dati privilegiati.
4. La Direzione diritti aeroportuali e' costituita da
un dirigente e da un massimo di dodici esperti in materia
giuridico-economica nonche' da cinque unita' di personale
tecnico amministrativo inquadrati rispettivamente nel ruolo
dirigenziale, professionale e tecnico amministrativo del
vigente contratto di lavoro ENAC. Il Direttore generale
dell'ENAC provvede all'individuazione del personale, che
mantiene il trattamento giuridico ed economico vigente
all'entrata in vigore del presente decreto,
prioritariamente nell'ambito della Direzione centrale
sviluppo economico.
5. Al fine di garantire le risorse necessarie alla
costituzione ed al funzionamento dell'Autorita' di
vigilanza, con decreto del Ministro delle infrastrutture e
dei trasporti, di concerto con il Ministro dell'economia e
delle finanze, previa istruttoria dell'ENAC, e' fissata la
misura dei diritti a carico degli utenti degli aeroporti e
dei gestori aeroportuali, di cui all'articolo 71, da
utilizzarsi a copertura dei costi della struttura.
6. Il decreto, di cui al comma 5, dispone in ordine
alla corresponsione degli importi all'ENAC, da effettuarsi
alle scadenze e con le modalita' previste per il versamento
del canone di concessione aeroportuale nonche'
all'eventuale adeguamento della misura. Con lo stesso
decreto e' ridotto il contributo dello Stato al
funzionamento dell'ENAC, per un importo corrispondente alle
spese non piu' sostenute dall'Ente, correlate al
funzionamento della Direzione trasformata in Autorita' ai
sensi del presente Capo.
Art. 74. Reti aeroportuali
1. Con decreto del Ministro delle infrastrutture e dei
trasporti, di concerto con il Ministro dell'economia e
delle finanze, previo parere della Conferenza Unificata,
sono designate le reti aeroportuali sul territorio
italiano.
2. L'Autorita' di vigilanza puo' autorizzare il gestore
aeroportuale di una rete aeroportuale ad introdurre un
sistema di tariffazione aeroportuale comune e trasparente
da applicare all'intera rete, fermi restando i principi di
cui al successivo articolo 80, comma 1.
3. L'Autorita' di vigilanza, nel rispetto della
normativa europea, informandone la Commissione europea, il
Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e il
Ministero dell'economia e delle finanze, puo' consentire al
gestore aeroportuale di applicare un sistema di
tariffazione comune e trasparente presso gli aeroporti che
servono la stessa citta' o agglomerato urbano, purche'
ciascun aeroporto rispetti gli obblighi in materia di
trasparenza di cui all'articolo 77.
Art. 75. Non discriminazione
1. I diritti aeroportuali sono applicati in modo da non
determinare discriminazioni tra gli utenti dell'aeroporto.
L'Autorita' di vigilanza puo', comunque, operare una
modulazione degli stessi diritti aeroportuali per motivi di
interesse pubblico e generale, compresi i motivi
ambientali, con impatto economico neutro per il gestore. A
tal fine i criteri utilizzati sono improntati ai principi
di pertinenza, obiettivita' e trasparenza.
Art. 76. Determinazione diritti aeroportuali.
Consultazione
1. Al fine dell'applicazione del sistema dei diritti
aeroportuali, l'Autorita' di vigilanza, nel rispetto dei
principi e dei criteri di cui all'articolo 11-nonies del
decreto-legge 30 settembre 2005, n. 203, convertito, con
modificazioni, dalla legge 2 dicembre 2005, n. 248,
predispone specifici modelli tariffari, calibrati sulla
base del traffico annuo di movimenti passeggeri registrato,
al fine di assicurare che i diritti applicati agli utenti
degli aeroporti rispondano ai principi di cui all'articolo
80, comma 1.
2. Il gestore, individuato il modello tariffario tra
quelli predisposti dall'Autorita' ai sensi del comma 1,
previa consultazione degli utenti degli aeroporti, lo
sottopone all'Autorita' di vigilanza che verifica la
corretta applicazione del modello tariffario in coerenza
anche agli obblighi di concessione.
3. E' istituita una procedura obbligatoria di
consultazione tra il gestore aeroportuale e gli utenti
dell'aeroporto, che possono essere rappresentati da
referenti con delega o dalle associazioni di riferimento.
Sulla base della stessa procedura, il gestore garantisce lo
svolgimento di una consultazione periodica, almeno una
volta all'anno, dell'utenza aeroportuale.
4. L'Autorita' di vigilanza puo' motivatamente
richiedere lo svolgimento di consultazioni tra le parti
interessate e, in particolare, dispone che il gestore
aeroportuale consulti gli utenti dell'aeroporto prima che
siano finalizzati piani relativi a nuovi progetti di
infrastrutture aeroportuali approvati dall'ENAC - Direzione
centrale infrastrutture aeroporti - che incidono sulla
determinazione della misura tariffaria.
5. L'Autorita' di vigilanza pubblica una relazione
annuale sull'attivita' svolta fornendo, su richiesta dei
Ministeri delle infrastrutture e dei trasporti e
dell'economia e delle finanze, tutte le informazioni, in
particolare, sulle procedure di determinazione dei diritti
aeroportuali.
6. Per gli aeroporti aventi una soglia di traffico pari
o inferiore al milione di movimento passeggeri annuo,
l'Autorita' individua entro sessanta giorni dall'inizio
della sua attivita', modelli semplificati di aggiornamento,
anche annuale, dei diritti ancorati al criterio
dell'effettivo valore dei beni fruiti dall'utenza.
Art. 77. Trasparenza
1. L'Autorita' di vigilanza dispone, ogni qual volta si
procede alle consultazioni di cui all'articolo 76, che i
gestori aeroportuali forniscano ad ogni utente
dell'aeroporto o ai referenti con delega o alle
associazioni di riferimento, adeguate informazioni sugli
elementi utilizzati per la determinazione del sistema o
dell'ammontare di tutti i diritti riscossi in ciascun
aeroporto.
2. Le informazioni, di cui al comma 1, fatte salve le
integrazioni richieste dall'Autorita' di vigilanza,
comprendono:
a) l'elenco dei servizi e delle infrastrutture forniti
a corrispettivo dei diritti aeroportuali riscossi;
b) la metodologia utilizzata per il calcolo dei diritti
aeroportuali che include metodi di tariffazione
pluriennale, anche accorpata per servizi personalizzati,
che garantiscono annualmente gli incrementi inflattivi;
c) i sistemi di tariffazione che devono essere
orientati ai costi delle infrastrutture e dei servizi, a
obiettivi di efficienza nonche', nell'ambito di una
crescita bilanciata della capacita' aeroportuale,
all'incentivazione degli investimenti correlati
all'innovazione tecnologica e sicurezza dello scalo ed alla
qualita' dei servizi;
d) la struttura dei costi relativamente alle
infrastrutture e ai servizi ai quali i diritti aeroportuali
sono connessi;
e) gli introiti dei diritti e il costo dei servizi
forniti in cambio;
f) qualsiasi finanziamento erogato da autorita'
pubbliche per le infrastrutture e per i servizi ai quali i
diritti aeroportuali si riferiscono;
g) le previsioni riguardanti la situazione
dell'aeroporto per quanto attiene ai diritti,
all'evoluzione del traffico, nonche' agli investimenti
previsti;
h) l'utilizzazione effettiva delle infrastrutture e
delle installazioni aeroportuali nel corso di un periodo
determinato;
i) i risultati attesi dai grandi investimenti proposti
con riguardo ai loro effetti sulla capacita'
dell'aeroporto.
3. L'Autorita' di vigilanza dispone che gli utenti
dell'aeroporto comunichino al gestore aeroportuale, prima
di ogni consultazione, informazioni, in particolare,
riguardanti:
a) le previsioni del traffico;
b) le previsioni relative alla composizione e
all'utilizzo previsto della flotta aerea dell'utente
dell'aeroporto;
c) le esigenze dell'utente dell'aeroporto;
d) i progetti di sviluppo nell'aeroporto.
4. Le informazioni comunicate ai sensi del presente
articolo sono, a norma della legislazione di riferimento,
da trattare come informazioni riservate ed economicamente
sensibili e, nel caso di gestori aeroportuali quotati in
borsa, sono applicati gli specifici regolamenti di
riferimento.
Art. 78. Norme di qualita'
1. Ai fini del funzionamento degli aeroporti,
l'Autorita' di vigilanza adotta le misure necessarie per
consentire al gestore aeroportuale e agli utenti
dell'aeroporto interessati, che possono essere
rappresentati da referenti con delega o dalle associazioni
di riferimento, di procedere a negoziati allo scopo di
concludere un accordo sul livello di servizio, con
specifico riguardo alla qualita' dei servizi prestati, nel
rispetto degli impegni assunti dal gestore con la stipula
della convenzione di concessione.
2. L'accordo, di cui al comma 1, stabilisce il livello
del servizio che deve essere fornito dal gestore
aeroportuale a fronte dei diritti aeroportuali riscossi.
3. I negoziati di cui al comma 1, possono essere
organizzati nel quadro delle consultazioni di cui
all'articolo 76.
Art. 79. Differenziazione dei servizi
1. L'Autorita' di vigilanza autorizza il gestore
aeroportuale a variare la qualita' e l'estensione di
particolari servizi, terminali o parti dei terminali degli
aeroporti, allo scopo di fornire servizi personalizzati
ovvero un terminale o una parte di terminale specializzato.
2. L'ammontare dei diritti aeroportuali puo' essere
differenziato in funzione della qualita' e dell'estensione
dei servizi, di cui al comma 1, e dei relativi costi o di
qualsiasi altra motivazione oggettiva, trasparente e non
discriminatoria.
3. Qualora il numero degli utenti dell'aeroporto che
desiderano accedere ai servizi personalizzati, di cui al
comma 1, o a un terminale o una parte di terminale
specializzato ecceda il numero di utenti che e' possibile
accogliere a causa di vincoli di capacita' dell'aeroporto,
l'accesso e' stabilito in base a criteri pertinenti,
obiettivi, trasparenti e non discriminatori, proposti dal
gestore ed approvati dall'Autorita' di vigilanza.
Art. 80. Vigilanza sulla determinazione dei diritti
aeroportuali per l'utilizzo delle infrastrutture e dei
servizi in regime di esclusiva
1. L'Autorita' di vigilanza controlla che nella
determinazione della misura dei diritti aeroportuali,
richiesti agli utenti aeroportuali per l'utilizzo delle
infrastrutture e dei servizi forniti dal gestore in regime
di esclusiva negli aeroporti, siano applicati i seguenti
principi di:
a) correlazione ai costi, trasparenza, pertinenza,
ragionevolezza;
b) consultazione degli utenti aeroportuali;
c) non discriminazione;
d) orientamento, nel rispetto dei principi di cui alla
lettera a), alla media europea dei diritti aeroportuali
praticati in scali con analoghe caratteristiche
infrastrutturali, di traffico e standard di servizio reso.
2. L'Autorita' di vigilanza, in caso di violazione dei
principi di cui al comma 1 e di inosservanza delle linee di
politica economica e tariffaria di settore, adotta
provvedimenti di sospensione del regime tariffario
istituito.
3. Per il periodo di sospensione, di cui al comma 2,
l'Autorita' di vigilanza dispone l'applicazione dei livelli
tariffari preesistenti al nuovo regime.
4. L'Autorita' di vigilanza con comunicazione scritta
informa il gestore aeroportuale delle violazioni, di cui al
comma 2, che gli contesta, assegnandogli il termine di
trenta giorni per adottare i provvedimenti dovuti.
5. Il gestore aeroportuale puo', entro sette giorni dal
ricevimento della comunicazione, di cui al comma 4,
presentare controdeduzioni scritte all'Autorita' di
vigilanza, che, qualora valuti siano venute meno le cause
di sospensione di cui al comma 2, comunica per scritto al
gestore la conclusione della procedura di sospensione.
6. L'Autorita' di vigilanza, decorso inutilmente il
termine, di cui al comma 4, adotta i provvedimenti ritenuti
necessari ai fini della determinazione dei diritti
aeroportuali.
Art. 81. Aeroporti militari aperti al traffico civile
In vigore dal 24 gennaio 2012
1. Nella determinazione dei diritti aeroportuali da
applicarsi negli aeroporti militari aperti al traffico
civile, si tiene conto anche delle infrastrutture e dei
servizi forniti dall'Aeronautica militare, che stipula
apposita convenzione con il gestore aeroportuale, per la
definizione degli stessi e l'individuazione delle modalita'
per il ristoro dei costi sostenuti.".
La direttiva 2009/12/CE del Parlamento europeo e del
Consiglio, dell'11 marzo 2009, concernente i diritti
aeroportuali, e' pubblicata nella G.U.U.E. 14 marzo 2009,
n. L 70.
Si riporta il testo dell'articolo 37 del decreto
legislativo 8 luglio 2003, n. 188 (Attuazione della
direttiva 2001/12/CE, della direttiva 2001/13/CE e della
direttiva 2001/14/CE in materia ferroviaria):
"Art. 37. Organismo di regolazione.
1. L'organismo di regolazione indicato all'articolo 30
della direttiva 2001/14/CE e' il Ministero delle
infrastrutture e dei trasporti o sue articolazioni. Esso
vigila sulla concorrenza nei mercati dei servizi ferroviari
e agisce in piena indipendenza sul piano organizzativo,
giuridico, decisionale e della strategia finanziaria,
dall'organismo preposto alla determinazione dei canoni di
accesso all'infrastruttura, dall'organismo preposto
all'assegnazione della capacita' e dai richiedenti,
conformandosi ai principi di cui al presente articolo. E'
inoltre funzionalmente indipendente da qualsiasi autorita'
competente preposta all'aggiudicazione di un contratto di
servizio pubblico.
1-bis. Ai fini di cui al comma 1, l'ufficio del
Ministero delle infrastrutture e dei trasporti che svolge
le funzioni di organismo di regolazione e' dotato di
autonomia organizzativa e contabile nei limiti delle
risorse economico-finanziarie assegnate. L'Ufficio
riferisce annualmente al Parlamento sull'attivita' svolta.
1-ter. All'ufficio di cui al comma 1-bis e' preposto un
soggetto scelto tra persone dotate di indiscusse moralita'
e indipendenza, alta e riconosciuta professionalita' e
competenza nel settore dei servizi ferroviari, nominato con
decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su
proposta del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti,
ai sensi dell'articolo 19, commi 4, 5-bis, e 6 del decreto
legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive
modificazioni. La proposta e' previamente sottoposta al
parere delle competenti Commissioni parlamentari, che si
esprimono entro 20 giorni dalla richiesta. Le medesime
Commissioni possono procedere all'audizione della persona
designata. Il responsabile dell'Ufficio di cui al comma
1-bis dura in carica tre anni e puo' essere confermato una
sola volta. La carica di responsabile dell'ufficio di cui
al comma 1-bis e' incompatibile con incarichi politici
elettivi, ne' puo' essere nominato colui che abbia
interessi di qualunque natura in conflitto con le funzioni
dell'ufficio. A pena di decadenza il responsabile
dell'ufficio di cui al comma 1-bis non puo' esercitare
direttamente o indirettamente, alcuna attivita'
professionale o di consulenza, essere amministratore o
dipendente di soggetti pubblici o privati ne' ricoprire
altri uffici pubblici, ne' avere interessi diretti o
indiretti nelle imprese operanti nel settore. L'attuale
Direttore dell'Ufficio resta in carica fino alla scadenza
dell'incarico.
2. L'organismo di regolazione collabora con gli
organismi degli altri Paesi membri della Comunita' europea,
scambiando informazioni sulle proprie attivita', nonche'
sui principi e le prassi decisionali adottati, al fine di
coordinare i rispettivi principi decisionali in ambito
comunitario.
3. Salvo quanto previsto dall'articolo 29 in tema di
vertenze relative all'assegnazione della capacita' di
infrastruttura, ogni richiedente ha il diritto di adire
l'organismo di regolazione se ritiene di essere stato
vittima di un trattamento ingiusto, di discriminazioni o di
qualsiasi altro pregiudizio, in particolare avverso
decisioni prese dal gestore dell'infrastruttura o
eventualmente dall'impresa ferroviaria in relazione a
quanto segue:
a) prospetto informativo della rete;
b) procedura di assegnazione della capacita' di
infrastruttura e relativo esito;
c) sistema di imposizione dei canoni di accesso
all'infrastruttura ferroviaria e dei corrispettivi per i
servizi di cui all'articolo 20;
d) livello o struttura dei canoni per l'utilizzo
dell'infrastruttura e dei corrispettivi per i servizi di
cui all'articolo 20;
e) accordi per l'accesso di cui all'articolo 6 del
presente decreto;
f).
4. L'organismo di regolazione, nell'ambito dei propri
compiti istituzionali, ha facolta' di chiedere al gestore
dell'infrastruttura, ai richiedenti e a qualsiasi altra
parte interessata, tutte le informazioni che ritiene utili,
in particolare al fine di poter garantire che i canoni per
l'accesso all'infrastruttura ed i corrispettivi per la
fornitura dei servizi di cui all'articolo 20, applicati dal
gestore dell'infrastruttura, siano conformi a quanto
previsto dal presente decreto e non siano discriminatori.
Le informazioni devono essere fornite senza indebiti
ritardi.
5. Con riferimento alle attivita' di cui al comma 3,
l'organismo di regolazione decide sulla base di un ricorso
o eventualmente d'ufficio e adotta le misure necessarie
volte a porre rimedio entro due mesi dal ricevimento di
tutte le informazioni necessarie. Fatto salvo il comma 7,
la decisione dell'organismo di regolazione e' vincolante
per tutte le parti cui e' destinata.
6. In caso di ricorso contro un rifiuto di concessione
di capacita' di infrastruttura o contro le condizioni di
una proposta di assegnazione di capacita', l'organismo di
regolazione puo' concludere che non e' necessario
modificare la decisione del gestore dell'infrastruttura o
che, invece, essa deve essere modificata secondo gli
orientamenti precisati dall'organismo stesso.
6-bis. L'organismo di regolazione, osservando, in
quanto applicabili, le disposizioni contenute nel capo I,
sezioni I e II, della legge 24 novembre 1981, n. 689,
provvede:
a) in caso di accertate violazioni della disciplina
relativa all'accesso ed all'utilizzo dell'infrastruttura
ferroviaria e dei servizi connessi, ad irrogare una
sanzione amministrativa pecuniaria fino ad un massimo
dell'uno per cento del fatturato relativo ai proventi da
mercato realizzato dal soggetto autore della violazione
nell'ultimo esercizio chiuso anteriormente all'accertamento
della violazione stessa e, comunque, non superiore a euro
1.000.000;
b) in caso di inottemperanza ai propri ordini e
prescrizioni, ad irrogare una sanzione amministrativa
pecuniaria da euro 100.000 ad euro 500.000;
c) qualora i destinatari di una richiesta
dell'organismo non forniscano le informazioni o forniscano
informazioni inesatte, fuorvianti o incomplete, ovvero
senza giustificato motivo non forniscano le informazioni
nel termine stabilito, ad irrogare una sanzione
amministrativa pecuniaria da euro 50.000 a euro 250.000;
d) in caso di reiterazione delle violazioni di cui alle
lettere a), b) e c), ad irrogare una sanzione fino al
doppio della sanzione massima prevista per ogni violazione.
7..
8. Il presente articolo non comporta nuovi o maggiori
oneri per la finanza pubblica.".
La citata legge n. 481 del 1995 e' pubblicata nella
Gazz. Uff. 18 novembre 1995, n. 270, S.O.
Si riporta il testo dell'articolo 6 della legge 15
gennaio 1992, n. 21 (Legge quadro per il trasporto di
persone mediante autoservizi pubblici non di linea):
"Art. 6. Ruolo dei conducenti di veicoli o natanti
adibiti ad autoservizi pubblici non di linea.
1. Presso le camere di commercio, industria,
artigianato e agricoltura e' istituito il ruolo dei
conducenti di veicoli o natanti adibiti ad autoservizi
pubblici non di linea.
2. E' requisito indispensabile per l'iscrizione nel
ruolo il possesso del certificato di abilitazione
professionale previsto dall'ottavo e dal nono comma
dell'articolo 80 del testo unico delle norme sulla
disciplina della circolazione stradale, approvato con
decreto del Presidente della Repubblica 15 giugno 1959, n.
393 , come sostituito dall'articolo 2 della legge 14
febbraio 1974, n. 62, e successivamente modificato
dall'articolo 2 della legge 18 marzo 1988, n. 111, e
dall'articolo 1 della legge 24 marzo 1988, n. 112.
3. L'iscrizione nel ruolo avviene previo esame da parte
di apposita commissione regionale che accerta i requisiti
di idoneita' all'esercizio del servizio, con particolare
riferimento alla conoscenza geografica e toponomastica.
4. Il ruolo e' istituito dalle regioni entro un anno
dalla data di entrata in vigore della presente legge. Entro
lo stesso termine le regioni costituiscono le commissioni
di cui al comma 3 e definiscono i criteri per l'ammissione
nel ruolo.
5. L'iscrizione nel ruolo costituisce requisito
indispensabile per il rilascio della licenza per
l'esercizio del servizio di taxi e dell'autorizzazione per
l'esercizio del servizio di noleggio con conducente.
6. L'iscrizione nel ruolo e' altresi' necessaria per
prestare attivita' di conducente di veicoli o natanti
adibiti ad autoservizi pubblici non di linea in qualita' di
sostituto del titolare della licenza o dell'autorizzazione
per un tempo definito e/o un viaggio determinato, o in
qualita' di dipendente di impresa autorizzata al servizio
di noleggio con conducente o di sostituto a tempo
determinato del dipendente medesimo.
7. I soggetti che, al momento dell'istituzione del
ruolo, risultino gia' titolari di licenza per l'esercizio
del servizio di taxi o di autorizzazione per l'esercizio
del servizio di noleggio con conducente sono iscritti di
diritto nel ruolo.".
Si riporta il testo dell'articolo 10, comma 5, del
citato decreto-legge n. 282 del 2004:
"5. Al fine di agevolare il perseguimento degli
obiettivi di finanza pubblica, anche mediante interventi
volti alla riduzione della pressione fiscale, nello stato
di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze
e' istituito un apposito «Fondo per interventi strutturali
di politica economica», alla cui costituzione concorrono le
maggiori entrate, valutate in 2.215,5 milioni di euro per
l'anno 2005, derivanti dal comma 1.".
Si riporta il testo dell'articolo 4, comma 1, lettera
c), del regolamento di cui al decreto del Presidente della
Repubblica n. 211 del 2008: Art. 4. Altri organismi ed
istituzioni
"1. Operano nell'ambito del Ministero:
(Omissis).
c) l'Ufficio per la regolazione dei servizi ferroviari,
articolato in due uffici dirigenziali non generali,
deputato a svolgere i compiti di cui all'articolo 37 del
decreto legislativo 8 luglio 2003, n. 188, con particolare
riferimento alla vigilanza sulla concorrenza nei mercati
del trasporto ferroviario ed alla risoluzione del relativo
contenzioso. All'ufficio e' preposto, nell'ambito della
dotazione organica complessiva, uno dei dirigenti di cui
all'articolo 2, comma 5;".
Si riporta il testo dell'articolo 37 del citato decreto
legislativo n. 188 del 2003:
"Art. 37. Organismo di regolazione.
1. L'organismo di regolazione indicato all'articolo 30
della direttiva 2001/14/CE e' il Ministero delle
infrastrutture e dei trasporti o sue articolazioni. Esso
vigila sulla concorrenza nei mercati dei servizi ferroviari
e agisce in piena indipendenza sul piano organizzativo,
giuridico, decisionale e della strategia finanziaria,
dall'organismo preposto alla determinazione dei canoni di
accesso all'infrastruttura, dall'organismo preposto
all'assegnazione della capacita' e dai richiedenti,
conformandosi ai principi di cui al presente articolo. E'
inoltre funzionalmente indipendente da qualsiasi autorita'
competente preposta all'aggiudicazione di un contratto di
servizio pubblico.
1-bis. Ai fini di cui al comma 1, l'ufficio del
Ministero delle infrastrutture e dei trasporti che svolge
le funzioni di organismo di regolazione e' dotato di
autonomia organizzativa e contabile nei limiti delle
risorse economico-finanziarie assegnate. L'Ufficio
riferisce annualmente al Parlamento sull'attivita' svolta.
1-ter. All'ufficio di cui al comma 1-bis e' preposto un
soggetto scelto tra persone dotate di indiscusse moralita'
e indipendenza, alta e riconosciuta professionalita' e
competenza nel settore dei servizi ferroviari, nominato con
decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su
proposta del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti,
ai sensi dell'articolo 19, commi 4, 5-bis, e 6 del decreto
legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive
modificazioni. La proposta e' previamente sottoposta al
parere delle competenti Commissioni parlamentari, che si
esprimono entro 20 giorni dalla richiesta. Le medesime
Commissioni possono procedere all'audizione della persona
designata. Il responsabile dell'Ufficio di cui al comma
1-bis dura in carica tre anni e puo' essere confermato una
sola volta. La carica di responsabile dell'ufficio di cui
al comma 1-bis e' incompatibile con incarichi politici
elettivi, ne' puo' essere nominato colui che abbia
interessi di qualunque natura in conflitto con le funzioni
dell'ufficio. A pena di decadenza il responsabile
dell'ufficio di cui al comma 1-bis non puo' esercitare
direttamente o indirettamente, alcuna attivita'
professionale o di consulenza, essere amministratore o
dipendente di soggetti pubblici o privati ne' ricoprire
altri uffici pubblici, ne' avere interessi diretti o
indiretti nelle imprese operanti nel settore. L'attuale
Direttore dell'Ufficio resta in carica fino alla scadenza
dell'incarico.
2. L'organismo di regolazione collabora con gli
organismi degli altri Paesi membri della Comunita' europea,
scambiando informazioni sulle proprie attivita', nonche'
sui principi e le prassi decisionali adottati, al fine di
coordinare i rispettivi principi decisionali in ambito
comunitario.
3. Salvo quanto previsto dall'articolo 29 in tema di
vertenze relative all'assegnazione della capacita' di
infrastruttura, ogni richiedente ha il diritto di adire
l'organismo di regolazione se ritiene di essere stato
vittima di un trattamento ingiusto, di discriminazioni o di
qualsiasi altro pregiudizio, in particolare avverso
decisioni prese dal gestore dell'infrastruttura o
eventualmente dall'impresa ferroviaria in relazione a
quanto segue:
a) prospetto informativo della rete;
b) procedura di assegnazione della capacita' di
infrastruttura e relativo esito;
c) sistema di imposizione dei canoni di accesso
all'infrastruttura ferroviaria e dei corrispettivi per i
servizi di cui all'articolo 20;
d) livello o struttura dei canoni per l'utilizzo
dell'infrastruttura e dei corrispettivi per i servizi di
cui all'articolo 20;
e) accordi per l'accesso di cui all'articolo 6 del
presente decreto;
f).
4. L'organismo di regolazione, nell'ambito dei propri
compiti istituzionali, ha facolta' di chiedere al gestore
dell'infrastruttura, ai richiedenti e a qualsiasi altra
parte interessata, tutte le informazioni che ritiene utili,
in particolare al fine di poter garantire che i canoni per
l'accesso all'infrastruttura ed i corrispettivi per la
fornitura dei servizi di cui all'articolo 20, applicati dal
gestore dell'infrastruttura, siano conformi a quanto
previsto dal presente decreto e non siano discriminatori.
Le informazioni devono essere fornite senza indebiti
ritardi.
5. Con riferimento alle attivita' di cui al comma 3,
l'organismo di regolazione decide sulla base di un ricorso
o eventualmente d'ufficio e adotta le misure necessarie
volte a porre rimedio entro due mesi dal ricevimento di
tutte le informazioni necessarie. Fatto salvo il comma 7,
la decisione dell'organismo di regolazione e' vincolante
per tutte le parti cui e' destinata.
6. In caso di ricorso contro un rifiuto di concessione
di capacita' di infrastruttura o contro le condizioni di
una proposta di assegnazione di capacita', l'organismo di
regolazione puo' concludere che non e' necessario
modificare la decisione del gestore dell'infrastruttura o
che, invece, essa deve essere modificata secondo gli
orientamenti precisati dall'organismo stesso.
6-bis. L'organismo di regolazione, osservando, in
quanto applicabili, le disposizioni contenute nel capo I,
sezioni I e II, della legge 24 novembre 1981, n. 689,
provvede:
a) in caso di accertate violazioni della disciplina
relativa all'accesso ed all'utilizzo dell'infrastruttura
ferroviaria e dei servizi connessi, ad irrogare una
sanzione amministrativa pecuniaria fino ad un massimo
dell'uno per cento del fatturato relativo ai proventi da
mercato realizzato dal soggetto autore della violazione
nell'ultimo esercizio chiuso anteriormente all'accertamento
della violazione stessa e, comunque, non superiore a euro
1.000.000;
b) in caso di inottemperanza ai propri ordini e
prescrizioni, ad irrogare una sanzione amministrativa
pecuniaria da euro 100.000 ad euro 500.000;
c) qualora i destinatari di una richiesta
dell'organismo non forniscano le informazioni o forniscano
informazioni inesatte, fuorvianti o incomplete, ovvero
senza giustificato motivo non forniscano le informazioni
nel termine stabilito, ad irrogare una sanzione
amministrativa pecuniaria da euro 50.000 a euro 250.000;
d) in caso di reiterazione delle violazioni di cui alle
lettere a), b) e c), ad irrogare una sanzione fino al
doppio della sanzione massima prevista per ogni violazione.
7.
8. Il presente articolo non comporta nuovi o maggiori
oneri per la finanza pubblica.".
Si riporta il testo degli articoli 2, 5-bis e 10, della
citata legge n. 21 del 1992, come modificati dalla presente
legge:
"Art. 2. Servizio di taxi.
1. Il servizio di taxi ha lo scopo di soddisfare le
esigenze del trasporto individuale o di piccoli gruppi di
persone; si rivolge ad una utenza indifferenziata; lo
stazionamento avviene in luogo pubblico; le tariffe sono
determinate amministrativamente dagli organi competenti,
che stabiliscono anche le modalita' del servizio; il
prelevamento dell'utente ovvero l'inizio del servizio
avvengono all'interno dell'area comunale o comprensoriale.
2. All'interno delle aree comunali o comprensoriali di
cui al comma 1 la prestazione del servizio e' obbligatoria.
Le regioni stabiliscono idonee sanzioni amministrative per
l'inosservanza di tale obbligo.
3. Il servizio pubblico di trasporto di persone
espletato con natanti per il cui stazionamento sono
previste apposite aree e le cui tariffe sono soggette a
disciplina comunale e' assimilato, ove possibile, al
servizio di taxi, per cui non si applicano le disposizioni
di competenza dell'autorita' marittima portuale o della
navigazione interna, salvo che per esigenze di
coordinamento dei traffici di acqua, per il rilascio delle
patenti e per tutte le procedure inerenti alla navigazione
e alla sicurezza della stessa.
3-bis. E' consentito ai comuni di prevedere che i
titolari di licenza per il servizio taxi possano svolgere
servizi integrativi quali il taxi ad uso collettivo o
mediante altre forme di organizzazione del servizio.
5-bis. Accesso nel territorio di altri comuni.
1. Per il servizio di noleggio con conducente i comuni
possono prevedere la regolamentazione dell'accesso nel loro
territorio o, specificamente, all'interno delle aree a
traffico limitato dello stesso, da parte dei titolari di
autorizzazioni rilasciate da altri comuni, mediante la
preventiva comunicazione contenente, con
autocertificazione, l'osservanza e la titolarita' dei
requisiti di operativita' della presente legge e dei dati
relativi al singolo servizio per cui si inoltra la
comunicazione e/o il pagamento di un importo di accesso.
1-bis. Per il servizio di taxi e' consentito
l'esercizio dell'attivita' anche al di fuori del territorio
dei comuni che hanno rilasciato la licenza sulla base di
accordi sottoscritti dai sindaci dei comuni interessati.
10. Sostituzione alla guida.
1. I titolari di licenza per l'esercizio del servizio
di taxi possono essere sostituiti alla guida, nell'ambito
orario del turno integrativo o nell'orario del turno
assegnato, da chiunque abbia i requisiti di
professionalita' e moralita' richiesti dalla normativa
vigente.
2. Gli eredi minori del titolare di licenza per
l'esercizio del servizio di taxi possono farsi sostituire
alla guida da persone iscritte nel ruolo di cui
all'articolo 6 ed in possesso dei requisiti prescritti fino
al raggiungimento della maggiore eta'.
3. Il rapporto di lavoro con il sostituto alla guida e'
regolato con un contratto di lavoro a tempo determinato
secondo la disciplina della legge 18 aprile 1962, n. 230. A
tal fine l'assunzione del sostituto alla guida e'
equiparata a quella effettuata per sostituire lavoratori
assenti per i quali sussista il diritto alla conservazione
del posto, di cui alla lettera b) del secondo comma
dell'articolo 1 della citata legge n. 230 del 1962. Tale
contratto deve essere stipulato sulla base del contratto
collettivo nazionale di lavoratori dello specifico settore
o, in mancanza, sulla base del contratto collettivo
nazionale di lavoratori di categorie similari. Il rapporto
con il sostituto alla guida puo' essere regolato anche in
base ad un contratto di gestione per un termine non
superiore a sei mesi.
4. I titolari di licenza per l'esercizio del servizio
di taxi e di autorizzazione per l'esercizio del servizio di
noleggio con conducente possono avvalersi, nello
svolgimento del servizio, della collaborazione di
familiari, sempreche' iscritti nel ruolo di cui
all'articolo 6, conformemente a quanto previsto
dall'articolo 230-bis del codice civile.
5. Entro un anno dalla data di entrata in vigore della
presente legge il regime delle sostituzioni alla guida in
atto deve essere uniformato a quello stabilito dalla
presente legge.".
Si riporta il testo dell'articolo 36, commi 2 e 3, del
citato decreto-legge n. 98 del 2011, come modificato dalla
presente legge:
"Art. 36. Disposizioni in materia di riordino dell'ANAS
S.p.A.
1. A decorrere dal 1° gennaio 2012 e' istituita, ai
sensi dell'articolo 8 del decreto legislativo 30 luglio
1999, n. 300, e successive modificazioni, presso il
Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e con sede
in Roma, l'Agenzia per le infrastrutture stradali e
autostradali. Il potere di indirizzo, di vigilanza e di
controllo sull'Agenzia e' esercitato dal Ministro delle
infrastrutture e dei trasporti; in ordine alle attivita' di
cui al comma 2, il potere di indirizzo e di controllo e'
esercitato, quanto ai profili finanziari, di concerto con
il Ministero dell'economia e delle finanze. L'incarico di
direttore generale, nonche' quello di componente del
comitato direttivo e del collegio dei revisori dell'Agenzia
ha la durata di tre anni.
2. L'Agenzia, anche avvalendosi di Anas s.p.a., svolge
i seguenti compiti e attivita' ferme restando le competenze
e le procedure previste a legislazione vigente per
l'approvazione di contratti di programma nonche' di atti
convenzionali e di regolazione tariffaria nel settore
autostradale e nei limiti delle risorse disponibili agli
specifici scopi:
a) proposta di programmazione della costruzione di
nuove strade statali, della costruzione di nuove
autostrade, in concessione ovvero in affidamento diretto ad
Anas s.p.a. a condizione che non comporti effetti negativi
sulla finanza pubblica, nonche', subordinatamente alla
medesima condizione, di affidamento diretto a tale societa'
della concessione di gestione di autostrade per le quali la
concessione sia in scadenza ovvero revocata;
b) quale amministrazione concedente:
1) selezione dei concessionari autostradali e relativa
aggiudicazione;
2) vigilanza e controllo sui concessionari
autostradali, inclusa la vigilanza sull'esecuzione dei
lavori di costruzione delle opere date in concessione e il
controllo della gestione delle autostrade il cui esercizio
e' dato in concessione;
3) in alternativa a quanto previsto al numero 1),
affidamento diretto ad Anas s.p.a., alla condizione di cui
alla lettera a), delle concessioni, in scadenza o revocate,
per la gestione di autostrade, ovvero delle concessioni per
la costruzione e gestione di nuove autostrade, con
convenzione da approvarsi con decreto del Ministro
dell'infrastruttura e dei trasporti di concerto con il
Ministro dell'economia e delle finanze;
4) si avvale, nell'espletamento delle proprie funzioni,
delle societa' miste regionali Autostrade del Lazio s.p.a.,
Autostrade del Molise s.p.a., Concessioni Autostradali
Lombarde s.p.a. e Concessioni Autostradali Piemontesi
s.p.a., relativamente alle infrastrutture autostradali,
assentite o da assentire in concessione, di rilevanza
regionale;
c) approvazione dei progetti relativi ai lavori
inerenti la rete autostradale di interesse nazionale, che
equivale a dichiarazione di pubblica utilita' ed urgenza ai
fini dell'applicazione delle leggi in materia di
espropriazione per pubblica utilita';
d) proposta di programmazione del progressivo
miglioramento ed adeguamento della rete delle strade e
delle autostrade statali e della relativa segnaletica;
e) proposta in ordine alla regolazione e variazioni
tariffarie per le concessioni autostradali secondo i
criteri e le metodologie stabiliti dalla competente
Autorita' di regolazione, alla quale e' demandata la loro
successiva approvazione;
f) vigilanza sull'attuazione, da parte dei
concessionari, delle leggi e dei regolamenti concernenti la
tutela del patrimonio delle strade e delle autostrade
statali, nonche' la tutela del traffico e della
segnaletica; vigilanza sull'adozione, da parte dei
concessionari, dei provvedimenti ritenuti necessari ai fini
della sicurezza del traffico sulle strade ed autostrade
medesime;
g) effettuazione e partecipazione a studi, ricerche e
sperimentazioni in materia di viabilita', traffico e
circolazione;
h) effettuazione, a pagamento, di consulenze e
progettazioni per conto di altre amministrazioni od enti
italiani e stranieri.
3. A decorrere dal 1° gennaio 2012 Anas s.p.a.
provvede, nel limite delle risorse disponibili e nel
rispetto degli obiettivi di finanza pubblica,
esclusivamente a:
a) costruire e gestire le strade, ivi incluse quelle
sottoposte a pedaggio, e le autostrade statali, anche per
effetto di subentro ai sensi del precedente comma 2,
lettere a) e b) incassandone tutte le entrate relative al
loro utilizzo, nonche' alla loro manutenzione ordinaria e
straordinaria;
b) realizzare il progressivo miglioramento ed
adeguamento della rete delle strade e delle autostrade
statali e della relativa segnaletica;
c) curare l'acquisto, la costruzione, la conservazione,
il miglioramento e l'incremento dei beni mobili ed immobili
destinati al servizio delle strade e delle autostrade
statali;
d) espletare, mediante il proprio personale, i compiti
di cui al comma 3 dell'articolo 12 del decreto legislativo
30 aprile 1992, n. 285, e all'articolo 23 del decreto del
Presidente della Repubblica 16 dicembre 1992, n. 495,
nonche' svolgere le attivita' di cui all'articolo 2, comma
1, lettere f), g), h) ed i), del decreto legislativo 26
febbraio 1994, n. 143;
d-bis) approvare i progetti relativi ai lavori inerenti
la rete stradale e autostradale di interesse nazionale, non
sottoposta a pedaggio e in gestione diretta, che equivale a
dichiarazione di pubblica utilita' ed urgenza ai fini
dell'applicazione delle leggi in materia di espropriazione
per pubblica utilita'.".
Si riporta il testo dell'articolo 2, comma 1, lettere
f), g), h) ed i), del decreto legislativo 26 febbraio 1994,
n. 143( Istituzione dell'Ente nazionale per le strade):
"Art. 2. Compiti dell'Ente.
1. L'Ente provvede a:
(Omissis).
f) attuare le leggi ed i regolamenti concernenti la
tutela del patrimonio delle strade e delle autostrade
statali, nonche' la tutela del traffico e della
segnaletica; adottare i provvedimenti ritenuti necessari ai
fini della sicurezza del traffico sulle strade ed
autostrade medesime; esercitare, per le strade ed
autostrade ad esso affidate, i diritti ed i poteri
attribuiti all'ente proprietario;
g) effettuare e partecipare a studi, ricerche e
sperimentazioni in materia di viabilita', traffico e
circolazione;
h) costituire e partecipare a societa' per lo
svolgimento all'estero di attivita' infrastrutturali,
previa autorizzazione del Ministro dei lavori pubblici;
i) effettuare, a pagamento, consulenze e progettazioni
per conto di altre amministrazioni od enti italiani e
stranieri;".



 
Art. 37
Misure per il trasporto ferroviario

1. L'Autorita' di cui all'articolo 36 nel settore del trasporto ferroviario definisce, sentiti il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, le regioni e gli enti locali interessati, gli ambiti del servizio pubblico sulle tratte e le modalita' di finanziamento. L'Autorita', dopo un congruo periodo di osservazione delle dinamiche dei processi di liberalizzazione, analizza l'efficienza dei diversi gradi di separazione tra l'impresa che gestisce l'infrastruttura e l'impresa ferroviaria, anche in relazione alle esperienze degli altri Stati membri dell'Unione europea e all'esigenza di tutelare l'utenza pendolare del servizio ferroviario regionale. In esito all'analisi, l'Autorita' predispone, entro e non oltre il 30 giugno 2013, una relazione da trasmettere al Governo e al Parlamento.
2. All'articolo 36, comma 1, del decreto legislativo 8 luglio 2003, n. 188, come modificato dall'articolo 8 del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n. 148, sono apportate le seguenti modifiche:
a) le parole: «ed i contratti collettivi nazionali di settore» sono soppresse e la parola: «applicati» e' sostituita dalla seguente: «applicate»;
b) la lettera b-bis) e' sostituita dalla seguente:
«b-bis) regolazione dei trattamenti di lavoro del personale definiti dalla contrattazione collettiva svolta dalle organizzazioni piu' rappresentative a livello nazionale».



Riferimenti normativi
Si riporta il testo dell'articolo 36, comma 1, del
decreto legislativo 8 luglio 2003, n. 188, (Attuazione
della direttiva 2001/12/CE, della direttiva 2001/13/CE e
della direttiva 2001/14/CE in materia ferroviaria), come
modificato dalla presente legge:
"Art. 36. Ulteriori obblighi delle imprese ferroviarie
e delle associazioni internazionali di imprese ferroviarie.
1. Le imprese ferroviarie e le associazioni
internazionali di imprese ferroviarie che espletano
sull'infrastruttura ferroviaria nazionale servizi di
trasporto di merci o di persone osservano, oltre ai
requisiti stabiliti dal presente decreto, anche la
legislazione nazionale, regionale, la normativa
regolamentare, compatibili con la legislazione comunitaria,
ed applicate in modo non discriminatorio, con particolare
riguardo agli standard definiti e alle prescrizioni in
materia di:
a) requisiti tecnici ed operativi specifici per i
servizi ferroviari;
b) requisiti di sicurezza applicabili al personale, al
materiale rotabile e all'organizzazione interna delle
imprese ferroviarie;
b-bis) regolazione dei trattamenti di lavoro del
personale definiti dalla contrattazione collettiva svolta
dalle organizzazioni piu' rappresentative a livello
nazionale;
c) salute, sicurezza, condizioni sociali e diritti dei
lavoratori e degli utenti;
d) requisiti applicabili a tutte le imprese nel
pertinente settore ferroviario destinate a offrire vantaggi
o protezione agli utenti.
2. E' fatto obbligo alle imprese ferroviarie ed alle
associazioni internazionali di imprese ferroviarie di
rispettare gli accordi applicabili ai trasporti ferroviari
internazionali, nonche' le pertinenti disposizioni fiscali
e doganali."
Si riporta il testo dell'articolo 8, del citato
decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138 (Ulteriori misure
urgenti per la stabilizzazione finanziaria e per lo
sviluppo), convertito con modificazioni, dalla legge 14
settembre 2011, n. 148:
"Art. 8. Sostegno alla contrattazione collettiva di
prossimita'
(In vigore dal 17 settembre 2011)
1. I contratti collettivi di lavoro sottoscritti a
livello aziendale o territoriale da associazioni dei
lavoratori comparativamente piu' rappresentative sul piano
nazionale o territoriale ovvero dalle loro rappresentanze
sindacali operanti in azienda ai sensi della normativa di
legge e degli accordi interconfederali vigenti, compreso
l'accordo interconfederale del 28 giugno 2011, possono
realizzare specifiche intese con efficacia nei confronti di
tutti i lavoratori interessati a condizione di essere
sottoscritte sulla base di un criterio maggioritario
relativo alle predette rappresentanze sindacali,
finalizzate alla maggiore occupazione, alla qualita' dei
contratti di lavoro, all'adozione di forme di
partecipazione dei lavoratori, alla emersione del lavoro
irregolare, agli incrementi di competitivita' e di salario,
alla gestione delle crisi aziendali e occupazionali, agli
investimenti e all'avvio di nuove attivita'.
2. Le specifiche intese di cui al comma 1 possono
riguardare la regolazione delle materie inerenti
l'organizzazione del lavoro e della produzione con
riferimento:
a) agli impianti audiovisivi e alla introduzione di
nuove tecnologie;
b) alle mansioni del lavoratore, alla classificazione e
inquadramento del personale;
c) ai contratti a termine, ai contratti a orario
ridotto, modulato o flessibile, al regime della
solidarieta' negli appalti e ai casi di ricorso alla
somministrazione di lavoro;
d) alla disciplina dell'orario di lavoro;
e) alle modalita' di assunzione e disciplina del
rapporto di lavoro, comprese le collaborazioni coordinate e
continuative a progetto e le partite IVA, alla
trasformazione e conversione dei contratti di lavoro e alle
conseguenze del recesso dal rapporto di lavoro, fatta
eccezione per il licenziamento discriminatorio, il
licenziamento della lavoratrice in concomitanza del
matrimonio, il licenziamento della lavoratrice dall'inizio
del periodo di gravidanza fino al termine dei periodi di
interdizione al lavoro, nonche' fino ad un anno di eta' del
bambino, il licenziamento causato dalla domanda o dalla
fruizione del congedo parentale e per la malattia del
bambino da parte della lavoratrice o del lavoratore ed il
licenziamento in caso di adozione o affidamento.
2-bis. Fermo restando il rispetto della Costituzione,
nonche' i vincoli derivanti dalle normative comunitarie e
dalle convenzioni internazionali sul lavoro, le specifiche
intese di cui al comma 1 operano anche in deroga alle
disposizioni di legge che disciplinano le materie
richiamate dal comma 2 ed alle relative regolamentazioni
contenute nei contratti collettivi nazionali di lavoro.
3. Le disposizioni contenute in contratti collettivi
aziendali vigenti, approvati e sottoscritti prima
dell'accordo interconfederale del 28 giugno 2011 tra le
parti sociali, sono efficaci nei confronti di tutto il
personale delle unita' produttive cui il contratto stesso
si riferisce a condizione che sia stato approvato con
votazione a maggioranza dei lavoratori.
3-bis. All'articolo 36, comma 1, del decreto
legislativo 8 luglio 2003, n. 188, sono apportate le
seguenti modifiche:
a) all'alinea, le parole: «e la normativa
regolamentare, compatibili con la legislazione comunitaria,
ed applicate» sono sostituite dalle seguenti: «la normativa
regolamentare ed i contratti collettivi nazionali di
settore, compatibili con la legislazione comunitaria, ed
applicati»;
b) dopo la lettera b), e' inserita la seguente:
«b-bis) condizioni di lavoro del personale»".



 
Art. 38
Liberalizzazione delle pertinenze delle strade

1. All'articolo 24 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, e successive modificazioni, al comma 5-bis, dopo le parole «sono previste» inserire le parole «, secondo le modalita' fissate dall'Autorita' di regolazione dei trasporti, sentita l'Agenzia per le infrastrutture stradali e autostradali di cui all'articolo 36 del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111 ».



Riferimenti normativi
Si riporta il testo dell'articolo 24, comma 5-bis, del
decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice
della strada), come modificato dalla presente legge:
"Art. 24. Pertinenze delle strade.
(Omissis).
5-bis. Per esigenze di sicurezza della circolazione
stradale connesse alla congruenza del progetto
autostradale, le pertinenze di servizio relative alle
strade di tipo A) sono previste, secondo le modalita'
fissate dall'Autorita' di regolazione dei trasporti,
sentita l'Agenzia per le infrastrutture stradali e
autostradali di cui all'articolo 36 del decreto-legge 6
luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla
legge 15 luglio 2011, n. 111.".
Per il testo dell'articolo 36 del citato decreto-legge
n. 98 del 2011, si veda nelle note all'articolo 36.



 
Art. 39
Liberalizzazione del sistema di vendita della stampa quotidiana e
periodica e disposizioni in materia di diritti connessi al diritto
d'autore.

1. All'articolo 5, comma 1, del decreto legislativo 24 aprile 2001, n. 170, dopo la lettera d) sono aggiunte le seguenti:
«d-bis) gli edicolanti possono vendere presso la propria sede qualunque altro prodotto secondo la vigente normativa;
d-ter) gli edicolanti possono praticare sconti sulla merce venduta e defalcare il valore del materiale fornito in conto vendita e restituito a compensazione delle successive anticipazioni al distributore;
d-quater) fermi restando gli obblighi previsti per gli edicolanti a garanzia del pluralismo informativo, la ingiustificata mancata fornitura, ovvero la fornitura ingiustificata per eccesso o difetto, rispetto alla domanda da parte del distributore costituiscono casi di pratica commerciale sleale ai fini dell'applicazione delle vigenti disposizioni in materia;
d-quinquies) le clausole contrattuali fra distributori ed edicolanti, contrarie alle disposizioni del presente articolo, sono nulle per contrasto con norma imperativa di legge e non viziano il contratto cui accedono.
2. Al fine di favorire la creazione di nuove imprese nel settore della tutela dei diritti degli artisti interpreti ed esecutori, mediante lo sviluppo del pluralismo competitivo e consentendo maggiori economicita' di gestione nonche' l'effettiva partecipazione e controllo da parte dei titolari dei diritti, l'attivita' di amministrazione e intermediazione dei diritti connessi al diritto d'autore di cui alla legge 22 aprile 1941, n. 633, in qualunque forma attuata, e' libera;
3. Con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri da adottare entro tre mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto e previo parere dell'Autorita' garante della concorrenza e del mercato, sono individuati, nell'interesse dei titolari aventi diritto, i requisiti minimi necessari ad un razionale e corretto sviluppo del mercato degli intermediari di tali diritti connessi.



Riferimenti normativi
Si riporta il testo dell'articolo 5, comma 1, del
decreto legislativo 24 aprile 2001, n. 170 (Riordino del
sistema di diffusione della stampa quotidiana e periodica,
a norma dell'articolo 3 della L. 13 aprile 1999, n. 108),
come modificato dalla presente legge:
"Art. 5. Modalita' di vendita.
1. La vendita della stampa quotidiana e periodica e'
effettuata nel rispetto delle seguenti modalita':
a) il prezzo di vendita della stampa quotidiana e
periodica stabilito dal produttore non puo' subire
variazioni in relazione ai punti di vendita, esclusivi e
non esclusivi, che effettuano la rivendita;
b) le condizioni economiche e le modalita' commerciali
di cessione delle pubblicazioni, comprensive di ogni forma
di compenso riconosciuta ai rivenditori, devono essere
identiche per le diverse tipologie di esercizi, esclusivi e
non esclusivi, che effettuano la vendita;
c) i punti di vendita, esclusivi e non esclusivi,
devono prevedere un adeguato spazio espositivo per le
testate poste in vendita;
d) e' comunque vietata l'esposizione al pubblico di
giornali, riviste e materiale pornografico;
d-bis) gli edicolanti possono vendere presso la propria
sede qualunque altro prodotto secondo la vigente normativa;
d-ter) gli edicolanti possono praticare sconti sulla
merce venduta e defalcare il valore del materiale fornito
in conto vendita e restituito a compensazione delle
successive anticipazioni al distributore;
d-quater) fermi restando gli obblighi previsti per gli
edicolanti a garanzia del pluralismo informativo, la
ingiustificata mancata fornitura, ovvero la fornitura
ingiustificata per eccesso o difetto, rispetto alla domanda
da parte del distributore costituiscono casi di pratica
commerciale sleale ai fini dell'applicazione delle vigenti
disposizioni in materia;
d-quinquies) le clausole contrattuali fra distributori
ed edicolanti, contrarie alle disposizioni del presente
articolo, sono nulle per contrasto con norma imperativa di
legge e non viziano il contratto cui accedono;
e) gli edicolanti possono rifiutare le forniture di
prodotti complementari forniti dagli editori e dai
distributori e possono altresi' vendere presso la propria
sede qualunque altro prodotto secondo la vigente normativa;
f) gli edicolanti possono praticare sconti sulla merce
venduta e defalcare il valore del materiale fornito in
conto vendita e restituito a compensazione delle successive
anticipazioni al distributore;
g) fermi restando gli obblighi previsti per gli
edicolanti a garanzia del pluralismo informativo, la
ingiustificata mancata fornitura, ovvero la fornitura
ingiustificata per eccesso o difetto, rispetto alla domanda
da parte del distributore costituiscono casi di pratica
commerciale sleale ai fini dell'applicazione delle vigenti
disposizioni in materia;
f) le clausole contrattuali fra distributori ed
edicolanti, contrarie alle disposizioni del presente
articolo, sono nulle per contrasto con norma imperativa di
legge e non viziano il contratto cui accedono.".
La legge 22 aprile 1941, n. 633 (Protezione del diritto
d'autore e di altri diritti connessi al suo esercizio) e'
pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 16 luglio 1941, n. 166.



 
Art. 40
Disposizioni in materia di carta di identita' e in materia di
anagrafe degli italiani residenti all'estero e di attribuzione del
codice fiscale ai cittadini iscritti.

1. All'articolo 10, comma 2, primo periodo, del decreto-legge 13 maggio 2011, n. 70, convertito, con modificazioni, dalla legge 12 luglio 2011, n. 106, sono aggiunte, in fine, le seguenti: «, e definito un piano per il graduale rilascio, a partire dai comuni identificati con il medesimo decreto, della carta d'identita' elettronica sul territorio nazionale».
2. All'articolo 3 del Regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, come da ultimo modificato dall'articolo 10, comma 5, del decreto-legge 13 maggio 2011, n. 70, convertito, con modificazioni, dalla legge 12 luglio 2011, n. 106 sono apportate le seguenti modifiche:
a) Al comma 2, terzo periodo, le parole:
«rilasciate a partire dal 1° gennaio 2011 devono essere munite della fotografia e» sono sostituite dalle seguenti: «di cui all'articolo 7-vicies ter del decreto legge 31 gennaio 2005, n. 7, convertito con modificazioni dalla legge 31 marzo 2005, n. 43, e successive modifiche ed integrazioni, devono essere munite anche»
b) Il comma 5 e' sostituito dal seguente:
«La carta di identita' valida per l'espatrio rilasciata ai minori di eta' inferiore agli anni quattordici puo' riportare, a richiesta, il nome dei genitori o di chi ne fa le veci. L'uso della carta d'identita' ai fini dell'espatrio dei minori di anni quattordici e' subordinato alla condizione che essi viaggino in compagnia di uno dei genitori o di chi ne fa le veci, o che venga menzionato, in una dichiarazione rilasciata da chi puo' dare l'assenso o l'autorizzazione, il nome della persona, dell'ente o della compagnia di trasporto a cui i minori medesimi sono affidati. Tale dichiarazione e' convalidata dalla questura o dalle autorita' consolari in caso di rilascio all'estero.».
3. All'articolo 1 della legge 24 dicembre 1954, n. 1228, come modificato dall'articolo 50 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge30 luglio 2010, n. 122, il comma 6 e' sostituito dal seguente:
«6. L'Indice nazionale delle anagrafi (INA) promuove la circolarita' delle informazioni anagrafiche essenziali al fine di consentire alle amministrazioni pubbliche centrali e locali collegate la disponibilita', in tempo reale, dei dati relativi alle generalita', alla cittadinanza, alla famiglia anagrafica, all'indirizzo anagrafico delle persone residenti in Italia e dei cittadini italiani residenti all'estero iscritti nell'Anagrafe degli italiani residenti all'estero (AIRE), certificati dai comuni e, limitatamente al codice fiscale, dall'Agenzia delle Entrate.».
4. Entro 180 giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, con decreto del Ministro dell'interno, di concerto con il Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione, sono apportate le necessarie modifiche per armonizzare il decreto del Ministro dell'interno, del 13 ottobre 2005, n. 240, recante il «Regolamento di gestione dell'Indice Nazionale delle Anagrafi (INA)», con la disposizione di cui all'articolo 1, comma 6, della legge 24 dicembre 1954, n. 1228.
5. Fatto salvo quanto previsto dall'articolo 50 del decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, al fine di soddisfare eventuali prestazioni di elaborazioni aggiuntive riguardanti i dati contenuti nell'Indice nazionale delle anagrafi (INA), di cui all'art. 1 della legge 24 dicembre 1954, n. 1228, ovvero nei casi in cui venga richiesta per pubbliche finalita' ed ove possibile la certificazione dei dati contenuti nell'INA, il Ministero dell'interno - Dipartimento per gli Affari Interni e Territoriali puo' stipulare convenzioni con enti, istituzioni ed altri soggetti che svolgono pubbliche funzioni.
6. Ai fini dell'individuazione di un codice unico identificativo da utilizzare nell'ambito dei processi di interoperabilita' e di cooperazione applicativa che definiscono il sistema pubblico di connettivita', ai sensi dell'articolo 72 del decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, e successive modificazioni, l'amministrazione finanziaria attribuisce d'ufficio il codice fiscale ai cittadini iscritti nell'Anagrafe degli italiani residenti all'estero (AIRE) ai quali non risulta attribuito, previo allineamento dei dati anagrafici in possesso degli uffici consolari e delle AIRE comunali.
7. All'atto dell'iscrizione nell'AIRE e ai fini dell'attribuzione del codice fiscale, i comuni competenti trasmettono all'anagrafe tributaria, per il tramite del Ministero dell'interno, i dati di cui all'articolo 4, comma 1, lettera a) del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 605, con l'aggiunta della residenza all'estero e con l'eccezione del domicilio fiscale, in luogo del quale e' indicato il comune di iscrizione nell'AIRE. Con le stesse modalita' i comuni trasmettono all'anagrafe tributaria ogni variazione che si verifica nelle proprie anagrafi riguardanti i cittadini iscritti nell'AIRE.
8. La rappresentanza diplomatico-consolare competente per territorio comunica ai cittadini residenti all'estero l'avvenuta attribuzione d'ufficio del codice fiscale.
9. Alle attivita' previste dal presente articolo le amministrazioni interessate provvedono nell'ambito delle risorse gia' disponibili a legislazione vigente.



Riferimenti normativi
Si riporta il testo dell'articolo 10, commi 1 e 2, del
decreto-legge 13 maggio 2011, n. 70, convertito, con
modificazioni, dalla legge 12 luglio 2011, n. 106, recante
Semestre Europeo - Prime disposizioni urgenti per
l'economia:
"Art. 10. Servizi ai cittadini
1. Per incentivare l'uso degli strumenti elettronici
nell'ottica di aumentare l'efficienza nell'erogazione dei
servizi ai cittadini e, in particolare, per semplificare il
procedimento di rilascio dei documenti obbligatori di
identificazione, all'articolo 7-vicies ter del
decreto-legge 31 gennaio 2005, n. 7, convertito, con
modificazioni, dalla legge 31 marzo 2005, n. 43, e'
aggiunto, in fine, il seguente comma: "2-bis. L'emissione
della carta d'identita' elettronica, che e' documento
obbligatorio di identificazione, e' riservata al Ministero
dell'interno che vi provvede nel rispetto delle norme di
sicurezza in materia di carte valori e di documenti di
sicurezza della Repubblica e degli standard internazionali
di sicurezza e nell'ambito delle risorse umane, strumentali
e finanziarie disponibili a legislazione vigente. E'
riservata, altresi', al Ministero dell'interno la fase
dell'inizializzazione del documento identificativo,
attraverso il CNSD".
2. Con decreto del Ministro dell'interno, di concerto
con i Ministri dell'economia e delle finanze e della salute
per gli aspetti relativi alla tessera sanitaria, unificata
alla carta d'identita' elettronica ai sensi del comma 3 del
presente articolo, da adottare entro tre mesi dalla data di
entrata in vigore del presente decreto, sono determinate le
modalita' tecniche di attuazione della disposizione di cui
al comma 2-bis, dell'articolo 7-vicies ter, del
decreto-legge 31 gennaio 2005, n. 7, convertito, con
modificazioni, dalla legge 31 marzo 2005, n. 43, aggiunto
dal comma 1 del presente articolo, e definito un piano per
il graduale rilascio, a partire dai comuni identificati con
il medesimo decreto, della carta d'identita' elettronica
sul territorio nazionale. Nelle more della definizione
delle modalita' di convergenza della tessera sanitaria
nella carta d'identita' elettronica, il Ministero
dell'economia e delle finanze continua ad assicurare la
generazione della tessera sanitaria su supporto di Carta
nazionale dei servizi, ai sensi dell'articolo 11, comma 15,
del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con
modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122.".
Si riporta il testo dell'articolo 3, del Regio decreto
18 giugno 1931, n. 773 (Approvazione del testo unico delle
leggi di pubblica sicurezza), come modificato dalla
presente legge:
"Art. 3. Il sindaco e' tenuto a rilasciare alle persone
aventi nel comune la loro residenza o la loro dimora una
carta d'identita' conforme al modello stabilito dal
Ministero dell'interno.
La carta di identita' ha durata di dieci anni e deve
essere munita della fotografia della persona a cui si
riferisce. Per i minori di eta' inferiore a tre anni, la
validita' della carta d'identita' e' di tre anni; per i
minori di eta' compresa fra tre e diciotto anni, la
validita' e' di cinque anni. Le carte di identita' di cui
all'articolo 7-vicies ter del decreto-legge 31 gennaio
2005, n. 7, convertito con modificazioni dalla legge 31
marzo 2005, n. 4 e successive modifiche ed integrazioni,
devono essere munite anche delle impronte digitali della
persona a cui si riferiscono. Sono esentati dall'obbligo di
rilevamento delle impronte digitali i minori di eta'
inferiore a dodici anni.
La carta d'identita' puo' altresi' contenere
l'indicazione del consenso ovvero del diniego della persona
cui si riferisce a donare i propri organi in caso di morte.
La carta d'identita' e' titolo valido per l'espatrio
anche per motivi di lavoro negli Stati membri dell'Unione
europea e in quelli con i quali vigono, comunque,
particolari accordi internazionali.
La carta di identita' valida per l'espatrio rilasciata
ai minori di eta' inferiore agli anni quattordici puo'
riportare, a richiesta, il nome dei genitori o di chi ne fa
le veci. L'uso della carta d'identita' ai fini
dell'espatrio dei minori di anni quattordici e' subordinato
alla condizione che essi viaggino in compagnia di uno dei
genitori o di chi ne fa le veci, o che venga menzionato, in
una dichiarazione rilasciata da chi puo' dare l'assenso o
l'autorizzazione, il nome della persona, dell'ente o della
compagnia di trasporto a cui i minori medesimi sono
affidati. Tale dichiarazione e' convalidata dalla questura
o dalle autorita' consolari in caso di rilascio all'estero.
A decorrere dal 1° gennaio 1999 sulla carta di
identita' deve essere indicata la data di scadenza.
Si riporta il testo dell'articolo 1 della legge 24
dicembre 1954, n. 1228 (Ordinamento delle anagrafi della
popolazione residente), come modificato dalla presente
legge:
"Art. 1. In ogni Comune deve essere tenuta l'anagrafe
della popolazione residente.
L'iscrizione e la richiesta di variazione anagrafica
possono dar luogo alla verifica, da parte dei competenti
uffici comunali, delle condizioni igienico-sanitarie
dell'immobile in cui il richiedente intende fissare la
propria residenza, ai sensi delle vigenti norme sanitarie.
Nell'anagrafe della popolazione residente sono
registrate le posizioni relative alle singole persone, alle
famiglie ed alle convivenze, che hanno fissato nel Comune
la residenza, nonche' le posizioni relative alle persone
senza fissa dimora che hanno stabilito nel Comune il
proprio domicilio, in conformita' del regolamento per
l'esecuzione della presente legge.
Gli atti anagrafici sono atti pubblici.
Per l'esercizio delle funzioni di vigilanza di cui
all'articolo 12, e' istituito, presso il Ministero
dell'interno, l'Indice nazionale delle anagrafi (INA),
alimentato e costantemente aggiornato, tramite collegamento
informatico, da tutti i comuni.
6. L'Indice nazionale delle anagrafi (INA) promuove la
circolarita' delle informazioni anagrafiche essenziali al
fine di consentire alle amministrazioni pubbliche centrali
e locali collegate la disponibilita', in tempo reale, dei
dati relativi alle generalita', alla cittadinanza, alla
famiglia anagrafica, all'indirizzo anagrafico delle persone
residenti in Italia e dei cittadini italiani residenti
all'estero iscritti nell'Anagrafe degli italiani residenti
all'estero (AIRE), certificati dai comuni e, limitatamente
al codice fiscale, dall'Agenzia delle Entrate.
Con decreto del Ministro dell'interno, ai sensi
dell'articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n.
400, di concerto con il Ministro per la funzione pubblica e
il Ministro per l'innovazione e le tecnologie, sentiti il
Centro nazionale per l'informatica nella pubblica
amministrazione (CNIPA), il Garante per la protezione dei
dati personali e l'Istituto nazionale di statistica
(ISTAT), e' adottato il regolamento dell'INA. Il
regolamento disciplina le modalita' di aggiornamento
dell'INA da parte dei comuni e le modalita' per l'accesso
da parte delle amministrazioni pubbliche centrali e locali
al medesimo INA, per assicurarne la piena operativita'.".
Il decreto del Ministro dell'interno 13 ottobre 2005,
n. 240 (Regolamento di gestione dell'Indice Nazionale delle
Anagrafi - INA), e' pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 23
novembre 2005, n. 273.
Si riporta il testo degli articoli 50 e 72, del decreto
legislativo 7 marzo 2005, n. 82 e successive modificazioni
(Codice dell'amministrazione digitale):
"Art. 50. Disponibilita' dei dati delle pubbliche
amministrazioni.
1. I dati delle pubbliche amministrazioni sono formati,
raccolti, conservati, resi disponibili e accessibili con
l'uso delle tecnologie dell'informazione e della
comunicazione che ne consentano la fruizione e
riutilizzazione, alle condizioni fissate dall'ordinamento,
da parte delle altre pubbliche amministrazioni e dai
privati; restano salvi i limiti alla conoscibilita' dei
dati previsti dalle leggi e dai regolamenti, le norme in
materia di protezione dei dati personali ed il rispetto
della normativa comunitaria in materia di riutilizzo delle
informazioni del settore pubblico.
2. Qualunque dato trattato da una pubblica
amministrazione, con le esclusioni di cui all'articolo 2,
comma 6, salvi i casi previsti dall'articolo 24 della legge
7 agosto 1990, n. 241, e nel rispetto della normativa in
materia di protezione dei dati personali, e' reso
accessibile e fruibile alle altre amministrazioni quando
l'utilizzazione del dato sia necessaria per lo svolgimento
dei compiti istituzionali dell'amministrazione richiedente,
senza oneri a carico di quest'ultima, salvo per la
prestazione di elaborazioni aggiuntive; e' fatto comunque
salvo il disposto dell'articolo 43, comma 4, del decreto
del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445.
3. Al fine di rendere possibile l'utilizzo in via
telematica dei dati di una pubblica amministrazione da
parte dei sistemi informatici di altre amministrazioni
l'amministrazione titolare dei dati predispone, gestisce ed
eroga i servizi informatici allo scopo necessari, secondo
le regole tecniche del sistema pubblico di connettivita' di
cui al presente decreto."
"Art. 72. Definizioni relative al sistema pubblico di
connettivita'.
1. Ai fini del presente decreto si intende per:
a) «trasporto di dati»: i servizi per la realizzazione,
gestione ed evoluzione di reti informatiche per la
trasmissione di dati, oggetti multimediali e fonia;
b) «interoperabilita' di base»: i servizi per la
realizzazione, gestione ed evoluzione di strumenti per lo
scambio di documenti informatici fra le pubbliche
amministrazioni e tra queste e i cittadini;
c) «connettivita'»: l'insieme dei servizi di trasporto
di dati e di interoperabilita' di base;
d) «interoperabilita' evoluta»: i servizi idonei a
favorire la circolazione, lo scambio di dati e
informazioni, e l'erogazione fra le pubbliche
amministrazioni e tra queste e i cittadini;
e) «cooperazione applicativa»: la parte del sistema
pubblico di connettivita' finalizzata all'interazione tra i
sistemi informatici delle pubbliche amministrazioni per
garantire l'integrazione dei metadati, delle informazioni e
dei procedimenti amministrativi.".
Si riporta il testo dell'articolo 4, comma 1, lettera
a) del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 605 (Disposizioni
relative all'anagrafe tributaria e al codice fiscale dei
contribuenti) e successive modificazioni:
"Art. 4. Domanda di attribuzione del numero di codice
fiscale.
La domanda di attribuzione del numero di codice
fiscale, da redigersi in carta libera ed in conformita' al
modello stabilito con decreto del Ministro per le finanze,
deve essere sottoscritta dal soggetto richiedente o da chi
ne ha la rappresentanza e deve comunque indicare:
a) per le persone fisiche, il cognome e il nome, il
luogo e la data di nascita, il sesso e il domicilio
fiscale;
b) per i soggetti diversi dalle persone fisiche, la
denominazione, la ragione sociale o la ditta, il domicilio
fiscale. Per le societa', associazioni e altre
organizzazioni senza personalita' giuridica, devono essere
inoltre indicati gli elementi di cui alla lettera a) per
almeno una delle persone che ne hanno la rappresentanza.
Nell'indicazione della sede e del domicilio fiscale
devono essere specificati la via, il numero civico e il
codice di avviamento postale.
Qualora intervengano, nelle forme previste dalla legge,
rettifiche o modificazioni relative al nome, cognome,
sesso, luogo e data di nascita di persone fisiche alle
quali sia gia' stato attribuito il numero di codice fiscale
queste debbono richiedere, entro sei mesi dalla data in cui
le stesse hanno avuto effetto, il numero di codice fiscale
corrispondente ai nuovi elementi di identificazione. Il
numero di codice fiscale precedentemente attribuito ha a
tutti gli effetti validita' di numero di codice fiscale
provvisorio. Nella domanda deve essere indicato anche il
numero di codice fiscale precedentemente attribuito.".



 
Art. 40-bis
Misure per la trasparenza nella gestione dei grandi eventi

1. All'articolo 5-bis del decreto-legge 7 settembre 2001, n. 343 convertito, con modificazioni, dalla legge 9 novembre 2001, n. 401, il comma 5 e' abrogato.



Riferimenti normativi
Il testo dell'articolo 5-bis del decreto-legge 7
settembre 2001, n. 343 convertito, con modificazioni, dalla
legge 9 novembre 2001, n. 401 (Modifiche ed integrazioni al
Decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 303,
sull'ordinamento della Presidenza del Consiglio dei
Ministri, a norma dell'articolo 1 della L. 6 luglio 2002,
n. 137), abrogato dalla presente legge, e' pubblicato nella
Gazz. Uff. 10 settembre 2001, n. 210.



 
Art. 41
Emissioni di obbligazioni e di titoli di debito da parte
delle societa' di progetto - project bond

1. Al codice di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, l'articolo 157 e' sostituito dal seguente:
«Art. 157 (Emissione di obbligazioni e di titoli di debito da parte delle societa' di progetto). - 1. Al fine di realizzare una singola infrastruttura o un nuovo servizio di pubblica utilita', le societa' di progetto di cui all'articolo 156 nonche' le societa' titolari di un contratto di partenariato pubblico privato ai sensi dell'articolo 3, comma 15-ter, possono emettere obbligazioni e titoli di debito, anche in deroga ai limiti di cui agli articoli 2412 e 2483 del codice civile, purche' destinate alla sottoscrizione da parte degli investitori qualificati come definiti ai sensi del regolamento di attuazione del decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58; detti obbligazioni e titoli di debito sono nominativi e non possono essere trasferiti a soggetti che non siano investitori qualificati come sopra definiti. In relazione ai titoli emessi ai sensi del presente articolo non si applicano gli articoli 2413 e da 2414-bis a 2420 del codice civile.
2. I titoli e la relativa documentazione di offerta devono riportare chiaramente ed evidenziare distintamente un avvertimento circa l'elevato profilo di rischio associato all'operazione.
3. Le obbligazioni e i titoli di debito, sino all'avvio della gestione dell'infrastruttura da parte del concessionario, possono essere garantiti dal sistema finanziario, da fondazioni e da fondi privati, secondo le modalita' definite con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti.
4. Le disposizioni di cui ai commi 1, 2 e 3 si applicano anche alle societa' titolari delle autorizzazioni alla costruzione di infrastrutture di trasporto di gas e delle concessioni di stoccaggio di cui agli articoli 9 e 11 del decreto legislativo 23 maggio 2000, n. 164, alle societa' titolari delle autorizzazioni alla costruzione di infrastrutture facenti parte del Piano di sviluppo della rete di trasmissione nazionale dell'energia elettrica, nonche' a quelle titolari delle autorizzazioni.
5. All'articolo 158, comma 2, del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, dopo le parole: «crediti dei finanziatori del concessionario» sono inserite le seguenti: «e dei titolari di titoli emessi ai sensi dell'articolo 157, limitatamente alle obbligazioni emesse successivamente alla data di entrata in vigore della presente disposizione».
6. Le disposizioni di cui ai commi precedenti si applicano anche alle societa' gia' costituite alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto.



Riferimenti normativi
Si riporta il testo dell'articolo 3, commi 15, 15-bis,
15-ter, e degli articoli 156, 157 e 158 del citato decreto
legislativo 12 aprile 2006, n. 163 (Codice dei contratti
pubblici relativi a lavori, servizi e forniture in
attuazione delle direttive 2004/17/CE e 2004/18/CE), come
modificati dalla presente legge:
"Art. 3.Definizioni.
(omissis)
15. L'«asta elettronica» e' un processo per fasi
successive basato su un dispositivo elettronico di
presentazione di nuovi prezzi, modificati al ribasso, o di
nuovi valori riguardanti taluni elementi delle offerte, che
interviene dopo una prima valutazione completa delle
offerte permettendo che la loro classificazione possa
essere effettuata sulla base di un trattamento automatico.
Gli appalti di servizi e di lavori che hanno per oggetto
prestazioni intellettuali, come la progettazione di lavori,
non possono essere oggetto di aste elettroniche.
15-bis. «La locazione finanziaria di opere pubbliche o
di pubblica utilita'» e' il contratto avente ad oggetto la
prestazione di servizi finanziari e l'esecuzione di lavori.
15-bis.1. Il «contratto di disponibilita'» e' il
contratto mediante il quale sono affidate, a rischio e a
spesa dell'affidatario, la costruzione e la messa a
disposizione a favore dell'amministrazione aggiudicatrice
di un'opera di proprieta' privata destinata all'esercizio
di un pubblico servizio, a fronte di un corrispettivo. Si
intende per messa a disposizione l'onere assunto a proprio
rischio dall'affidatario di assicurare all'amministrazione
aggiudicatrice la costante fruibilita' dell'opera, nel
rispetto dei parametri di funzionalita' previsti dal
contratto, garantendo allo scopo la perfetta manutenzione e
la risoluzione di tutti gli eventuali vizi, anche
sopravvenuti.
15-ter. Ai fini del presente codice, i «contratti di
partenariato pubblico privato» sono contratti aventi per
oggetto una o piu' prestazioni quali la progettazione, la
costruzione, la gestione o la manutenzione di un'opera
pubblica o di pubblica utilita', oppure la fornitura di un
servizio, compreso in ogni caso il finanziamento totale o
parziale a carico di privati, anche in forme diverse, di
tali prestazioni, con allocazione dei rischi ai sensi delle
prescrizioni e degli indirizzi comunitari vigenti.
Rientrano, a titolo esemplificativo, tra i contratti di
partenariato pubblico privato la concessione di lavori, la
concessione di servizi, la locazione finanziaria, il
contratto di disponibilita' l'affidamento di lavori
mediante finanza di progetto, le societa' miste. Possono
rientrare altresi' tra le operazioni di partenariato
pubblico privato l'affidamento a contraente generale ove il
corrispettivo per la realizzazione dell'opera sia in tutto
o in parte posticipato e collegato alla disponibilita'
dell'opera per il committente o per utenti terzi. Fatti
salvi gli obblighi di comunicazione previsti dall'articolo
44, comma 1-bis del decreto-legge 31 dicembre 2007, n. 248,
convertito, con modificazioni, dalla legge 28 febbraio
2008, n. 31, alle operazioni di partenariato pubblico
privato si applicano i contenuti delle decisioni Eurostat."
"Art. 156.Societa' di progetto.
1. Il bando di gara per l'affidamento di una
concessione per la realizzazione e/o gestione di una
infrastruttura o di un nuovo servizio di pubblica utilita'
deve prevedere che l'aggiudicatario ha la facolta', dopo
l'aggiudicazione, di costituire una societa' di progetto in
forma di societa' per azioni o a responsabilita' limitata,
anche consortile. Il bando di gara indica l'ammontare
minimo del capitale sociale della societa'. In caso di
concorrente costituito da piu' soggetti, nell'offerta e'
indicata la quota di partecipazione al capitale sociale di
ciascun soggetto. Le predette disposizioni si applicano
anche alla gara di cui all'articolo 153. La societa' cosi'
costituita diventa la concessionaria subentrando nel
rapporto di concessione all'aggiudicatario senza necessita'
di approvazione o autorizzazione. Tale subentro non
costituisce cessione di contratto. Il bando di gara puo',
altresi', prevedere che la costituzione della societa' sia
un obbligo dell'aggiudicatario.
2. I lavori da eseguire e i servizi da prestare da
parte delle societa' disciplinate dal comma 1 si intendono
realizzati e prestati in proprio anche nel caso siano
affidati direttamente dalle suddette societa' ai propri
soci, sempre che essi siano in possesso dei requisiti
stabiliti dalle vigenti norme legislative e regolamentari.
Restano ferme le disposizioni legislative, regolamentari e
contrattuali che prevedano obblighi di affidamento dei
lavori o dei servizi a soggetti terzi.
3. Per effetto del subentro di cui al comma 1, che non
costituisce cessione del contratto, la societa' di progetto
diventa la concessionaria a titolo originario e sostituisce
l'aggiudicatario in tutti i rapporti con l'amministrazione
concedente. Nel caso di versamento di un prezzo in corso
d'opera da parte della pubblica amministrazione, i soci
della societa' restano solidalmente responsabili con la
societa' di progetto nei confronti dell'amministrazione per
l'eventuale rimborso del contributo percepito. In
alternativa, la societa' di progetto puo' fornire alla
pubblica amministrazione garanzie bancarie e assicurative
per la restituzione delle somme versate a titolo di prezzo
in corso d'opera, liberando in tal modo i soci. Le suddette
garanzie cessano alla data di emissione del certificato di
collaudo dell'opera. Il contratto di concessione stabilisce
le modalita' per l'eventuale cessione delle quote della
societa' di progetto, fermo restando che i soci che hanno
concorso a formare i requisiti per la qualificazione sono
tenuti a partecipare alla societa' e a garantire, nei
limiti di cui sopra, il buon adempimento degli obblighi del
concessionario sino alla data di emissione del certificato
di collaudo dell'opera. L'ingresso nel capitale sociale
della societa' di progetto e lo smobilizzo delle
partecipazioni da parte di banche e altri investitori
istituzionali che non abbiano concorso a formare i
requisiti per la qualificazione possono tuttavia avvenire
in qualsiasi momento."
"Art. 157. Emissione di obbligazioni e di titoli di
debito da parte delle societa' di progetto. - 1. Al fine di
realizzare una singola infrastruttura o un nuovo servizio
di pubblica utilita', le societa' di progetto di cui
all'articolo 156 nonche' le societa' titolari di un
contratto di partenariato pubblico privato ai sensi
dell'articolo 3, comma 15-ter, possono emettere
obbligazioni e titoli di debito, anche in deroga ai limiti
di cui agli articoli 2412 e 2483 del codice civile, purche'
destinate alla sottoscrizione da parte degli investitori
qualificati come definiti ai sensi del regolamento di
attuazione del decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58;
detti obbligazioni e titoli di debito sono nominativi e non
possono essere trasferiti a soggetti che non siano
investitori qualificati come sopra definiti. In relazione
ai titoli emessi ai sensi del presente articolo non si
applicano gli articoli 2413 e da 2414-bis a 2420 del codice
civile.
2. I titoli e la relativa documentazione di offerta
devono riportare chiaramente ed evidenziare distintamente
un avvertimento circa l'elevato profilo di rischio
associato all'operazione.
3. Le obbligazioni e i titoli di debito, sino all'avvio
della gestione dell'infrastruttura da parte del
concessionario, possono essere garantiti dal sistema
finanziario, da fondazioni e da fondi privati, secondo le
modalita' definite con decreto del Ministro dell'economia e
delle finanze, di concerto con il Ministro delle
infrastrutture e dei trasporti.
4. Le disposizioni di cui ai commi 1, 2 e 3 si
applicano anche alle societa' titolari delle autorizzazioni
alla costruzione di infrastrutture di trasporto di gas e
delle concessioni di stoccaggio di cui agli articoli 9 e 11
del decreto legislativo 23 maggio 2000, n. 164, alle
societa' titolari delle autorizzazioni alla costruzione di
infrastrutture facenti parte del Piano di sviluppo della
rete di trasmissione nazionale dell'energia elettrica,
nonche' a quelle titolari delle autorizzazioni.
5. All'articolo 158, comma 2, del decreto legislativo
12 aprile 2006, n. 163, dopo le parole: «crediti dei
finanziatori del concessionario» sono inserite le seguenti:
«e dei titolari di titoli emessi ai sensi dell'articolo
157, limitatamente alle obbligazioni emesse successivamente
alla data di entrata in vigore della presente
disposizione».
6. Le disposizioni di cui ai commi precedenti si
applicano anche alle societa' gia' costituite alla data di
entrata in vigore della legge di conversione del presente
decreto."
"Art. 158.Risoluzione.
1. Qualora il rapporto di concessione sia risolto per
inadempimento del soggetto concedente ovvero quest'ultimo
revochi la concessione per motivi di pubblico interesse,
sono rimborsati al concessionario:
a) il valore delle opere realizzate piu' gli oneri
accessori, al netto degli ammortamenti, ovvero, nel caso in
cui l'opera non abbia ancora superato la fase di collaudo,
i costi effettivamente sostenuti dal concessionario;
b) le penali e gli altri costi sostenuti o da sostenere
in conseguenza della risoluzione;
c) un indennizzo, a titolo di risarcimento del mancato
guadagno, pari al 10 per cento del valore delle opere
ancora da eseguire ovvero della parte del servizio ancora
da gestire valutata sulla base del piano
economico-finanziario.
2. Le somme di cui al comma 1 sono destinate
prioritariamente al soddisfacimento dei crediti dei
finanziatori del concessionario e dei titolari di titoli
emessi ai sensi dell'articolo 157, limitatamente alle
obbligazioni emesse successivamente alla data di entrata in
vigore della presente disposizione e sono indisponibili da
parte di quest'ultimo fino al completo soddisfacimento di
detti crediti.
3. L'efficacia della revoca della concessione e'
sottoposta alla condizione del pagamento da parte del
concedente di tutte le somme previste dai commi
precedenti.".
Si riporta il testo degli articoli 2412 e 2483 del
codice civile:
"Art. 2412. Limiti all'emissione.
La societa' puo' emettere obbligazioni al portatore o
nominative per somma complessivamente non eccedente il
doppio del capitale sociale, della riserva legale e delle
riserve disponibili risultanti dall'ultimo bilancio
approvato. I sindaci attestano il rispetto del suddetto
limite.
Il limite di cui al primo comma puo' essere superato se
le obbligazioni emesse in eccedenza sono destinate alla
sottoscrizione da parte di investitori professionali
soggetti a vigilanza prudenziale a norma delle leggi
speciali. In caso di successiva circolazione delle
obbligazioni, chi le trasferisce risponde della solvenza
della societa' nei confronti degli acquirenti che non siano
investitori professionali.
Non e' soggetta al limite di cui al primo comma, e non
rientra nel calcolo al fine del medesimo, l'emissione di
obbligazioni garantite da ipoteca di primo grado su
immobili di proprieta' della societa', sino a due terzi del
valore degli immobili medesimi.
Al computo del limite di cui al primo comma concorrono
gli importi relativi a garanzie comunque prestate dalla
societa' per obbligazioni emesse da altre societa', anche
estere.
Il primo e il secondo comma non si applicano
all'emissione di obbligazioni effettuata da societa' con
azioni quotate in mercati regolamentati, limitatamente alle
obbligazioni destinate ad essere quotate negli stessi o in
altri mercati regolamentati.
Quando ricorrono particolari ragioni che interessano
l'economia nazionale, la societa' puo' essere autorizzata
con provvedimento dell'autorita' governativa, ad emettere
obbligazioni per somma superiore a quanto previsto nel
presente articolo, con l'osservanza dei limiti, delle
modalita' e delle cautele stabilite nel provvedimento
stesso.
Restano salve le disposizioni di leggi speciali
relative a particolari categorie di societa' e alle riserve
di attivita'."
"Art. 2483. Emissione di titoli di debito.
Se l'atto costitutivo lo prevede, la societa' puo'
emettere titoli di debito. In tal caso l'atto costitutivo
attribuisce la relativa competenza ai soci o agli
amministratori determinando gli eventuali limiti, le
modalita' e le maggioranze necessarie per la decisione.
I titoli emessi ai sensi del precedente comma possono
essere sottoscritti soltanto da investitori professionali
soggetti a vigilanza prudenziale a norma delle leggi
speciali. In caso di successiva circolazione dei titoli di
debito, chi li trasferisce risponde della solvenza della
societa' nei confronti degli acquirenti che non siano
investitori professionali ovvero soci della societa'
medesima.
La decisione di emissione dei titoli prevede le
condizioni del prestito e le modalita' del rimborso ed e'
iscritta a cura degli amministratori presso il registro
delle imprese. Puo' altresi' prevedere che, previo consenso
della maggioranza dei possessori dei titoli, la societa'
possa modificare tali condizioni e modalita'.
Restano salve le disposizioni di leggi speciali
relative a particolari categorie di societa' e alle riserve
di attivita'.".
Il decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58 (Testo
unico delle disposizioni in materia di intermediazione
finanziaria, ai sensi degli articoli 8 e 21 della L. 6
febbraio 1996, n. 52), e' pubblicato nella Gazzetta
Ufficiale del 26 marzo 1998, n. 71, S.O.
Si riporta il testo degli articoli 2413 e da 2414-bis a
2420 del codice civile:
"Art. 2413. Riduzione del capitale.
Salvo i casi previsti dal terzo, quarto e quinto comma
dell'articolo 2412, la societa' che ha emesso obbligazioni
non puo' ridurre volontariamente il capitale sociale o
distribuire riserve se rispetto all'ammontare delle
obbligazioni ancora in circolazione il limite di cui al
primo comma dell'articolo medesimo non risulta piu'
rispettato.
Se la riduzione del capitale sociale e' obbligatoria, o
le riserve diminuiscono in conseguenza di perdite, non
possono distribuirsi utili sinche' l'ammontare del capitale
sociale, della riserva legale e delle riserve disponibili
non eguagli la meta' dell'ammontare delle obbligazioni in
circolazione."
"Art. 2414-bis. Costituzione delle garanzie.
La deliberazione di emissione di obbligazioni che
preveda la costituzione di garanzie reali a favore dei
sottoscrittori deve designare un notaio che, per conto dei
sottoscrittori, compia le formalita' necessarie per la
costituzione delle garanzie medesime.
Qualora un azionista pubblico garantisca i titoli
obbligazionari si applica il numero 5) dell'articolo 2414.
Art. 2415. Assemblea degli obbligazionisti.
L'assemblea degli obbligazionisti delibera:
1) sulla nomina e sulla revoca del rappresentante
comune;
2) sulle modificazioni delle condizioni del prestito;
3) sulla proposta di amministrazione controllata e di
concordato;
4) sulla costituzione di un fondo per le spese
necessarie alla tutela dei comuni interessi e sul
rendiconto relativo;
5) sugli altri oggetti d'interesse comune degli
obbligazionisti.
L'assemblea e' convocata dagli amministratori o dal
rappresentante degli obbligazionisti, quando lo ritengono
necessario, o quando ne e' fatta richiesta da tanti
obbligazionisti che rappresentino il ventesimo dei titoli
emessi e non estinti.
Si applicano all'assemblea degli obbligazionisti le
disposizioni relative all'assemblea straordinaria dei soci
e le sue deliberazioni sono iscritte, a cura del notaio che
ha redatto il verbale, nel registro delle imprese. Per la
validita' delle deliberazioni sull'oggetto indicato nel
primo comma, numero 2, e' necessario anche in seconda
convocazione il voto favorevole degli obbligazionisti che
rappresentino la meta' delle obbligazioni emesse e non
estinte.
La societa', per le obbligazioni da essa eventualmente
possedute, non puo' partecipare alle deliberazioni.
All'assemblea degli obbligazionisti possono assistere
gli amministratori ed i sindaci .
Art. 2416. Impugnazione delle deliberazioni
dell'assemblea.
Le deliberazioni prese dall'assemblea degli
obbligazionisti sono impugnabili a norma degli articoli
2377 e 2379. Le quote previste nell'articolo 2377
s'intendono riferite all'ammontare del prestito
obbligazionario e alla circostanza che le obbligazioni
siano quotate in mercati regolamentati.
L'impugnazione e' proposta innanzi al tribunale, nella
cui giurisdizione la societa' ha sede, in contraddittorio
del rappresentante degli obbligazionisti.».
Il testo del presente articolo in vigore prima della
sostituzione disposta dal suddetto decreto legislativo n. 6
del 2003 e' riportato nella nota al capo V.
Art. 2417. Rappresentante comune.
Il rappresentante comune puo' essere scelto al di fuori
degli obbligazionisti e possono essere nominate anche le
persone giuridiche autorizzate all'esercizio dei servizi di
investimento nonche' le societa' fiduciarie. Non possono
essere nominati rappresentanti comuni degli obbligazionisti
e, se nominati, decadono dall'ufficio, gli amministratori,
i sindaci, i dipendenti della societa' debitrice e coloro
che si trovano nelle condizioni indicate nell'articolo
2399.
Se non e' nominato dall'assemblea a norma dell'articolo
2415, il rappresentante comune e' nominato con decreto dal
tribunale su domanda di uno o piu' obbligazionisti o degli
amministratori della societa'.
Il rappresentante comune dura in carica per un periodo
non superiore a tre esercizi sociali e puo' essere
rieletto. L'assemblea degli obbligazionisti ne fissa il
compenso. Entro trenta giorni dalla notizia della sua
nomina il rappresentante comune deve richiederne
l'iscrizione nel registro delle imprese.
Art. 2418. Obblighi e poteri del rappresentante comune.
Il rappresentante comune deve provvedere all'esecuzione
delle deliberazioni dell'assemblea degli obbligazionisti,
tutelare gli interessi comuni di questi nei rapporti con la
societa' e assistere alle operazioni di sorteggio delle
obbligazioni. Egli ha diritto di assistere all'assemblea
dei soci.
Per la tutela degli interessi comuni ha la
rappresentanza processuale degli obbligazionisti anche
nell'amministrazione controllata, nel concordato
preventivo, nel fallimento, nella liquidazione coatta
amministrativa e nell'amministrazione straordinaria della
societa' debitrice..
Art. 2419. Azione individuale degli obbligazionisti.
Le disposizioni degli articoli precedenti non
precludono le azioni individuali degli obbligazionisti,
salvo che queste siano incompatibili con le deliberazioni
dell'assemblea previste dall'articolo 2415.
Art. 2420. Sorteggio delle obbligazioni.
Le operazioni per l'estrazione a sorte delle
obbligazioni devono farsi, a pena di nullita', alla
presenza del rappresentante comune o, in mancanza, di un
notaio.".
Si riporta il testo degli articoli 9 e 11 del decreto
legislativo 23 maggio 2000, n. 164 (Attuazione della
direttiva 98/30/CE recante norme comuni per il mercato
interno del gas naturale, a norma dell'articolo 41, della
legge 17 maggio 1999, n. 144).
"Art. 9. Definizione di rete nazionale di gasdotti e di
rete di trasporto regionale.
1. Si intende per rete nazionale di gasdotti, anche ai
fini dell'applicazione dell'articolo 29, comma 2, lettera
g), del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, la rete
costituita dai gasdotti ricadenti in mare, dai gasdotti di
importazione ed esportazione e relative linee collegate
necessarie al loro funzionamento, dai gasdotti
interregionali, dai gasdotti collegati agli stoccaggi,
nonche' dai gasdotti funzionali direttamente e
indirettamente al sistema nazionale del gas. La rete
nazionale di gasdotti, inclusi i servizi accessori
connessi, e' individuata, sentita la Conferenza unificata e
l'Autorita' per l'energia elettrica e il gas, entro sei
mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto,
con decreto del Ministero dell'industria, del commercio e
dell'artigianato, che provvede altresi' al suo
aggiornamento con cadenza annuale ovvero su richiesta di
un'impresa che svolge attivita' di trasporto. Per le reti
di trasporto non comprese nella rete nazionale di gasdotti
l'applicazione degli articoli 30 e 31 e' di competenza
regionale.
1-bis. Possono essere classificati come reti facenti
parte della Rete di Trasporto regionale, le reti o i
gasdotti di nuova realizzazione o quelli esistenti che
soddisfano i requisiti stabiliti con decreto del Ministro
dello sviluppo economico.
1-ter. I clienti finali diversi dai clienti civili
hanno diritto di richiedere l'allacciamento diretto a una
rete di trasporto regionale nei casi stabiliti con decreto
del Ministero dello sviluppo economico."
"Art . 11. Attivita' di stoccaggio.
1. L'attivita' di stoccaggio del gas naturale in
giacimenti o unita' geologiche profonde e' svolta sulla
base di concessione, di durata non superiore a venti anni,
rilasciata dal Ministero dell'industria, del commercio e
dell'artigianato ai richiedenti che abbiano la necessaria
capacita' tecnica, economica ed organizzativa e che
dimostrino di poter svolgere, nel pubblico interesse, un
programma di stoccaggio rispondente alle disposizioni del
presente decreto. La concessione e' accordata, sentito il
comitato tecnico per gli idrocarburi e la geotermia, se le
condizioni del giacimento o delle unita' geologiche lo
consentono, secondo le disposizioni della legge 26 aprile
1974, n. 170, come modificata dal presente decreto. Con
decreto del Ministro dell'industria, del commercio e
dell'artigianato, da emanare entro sei mesi dalla data di
entrata in vigore del presente decreto, e' approvato il
disciplinare tipo per le concessioni di stoccaggio nel
quale sono stabiliti le modalita' di espletamento delle
attivita' di stoccaggio, gli obiettivi qualitativi, i
poteri di verifica, le conseguenze degli inadempimenti.
2. Nel caso in cui un titolare di concessione di
coltivazione richieda una concessione di stoccaggio, il
conferimento di quest'ultima comprende la concessione di
coltivazione con i relativi diritti ed obbligazioni, che
pertanto viene contestualmente a cessare. Successivamente
all'entrata in vigore delle disposizioni sulla separazione
contabile, gestionale e societaria delle attivita' di
stoccaggio di cui all'articolo 21, il titolare di
concessione di coltivazione, all'atto della domanda di
concessione di stoccaggio, indica al Ministero
dell'industria, del commercio e dell'artigianato il
soggetto, in possesso dei requisiti di legge, cui
attribuire la relativa concessione di stoccaggio.
3. E' fatta salva la possibilita' per il concessionario
di stoccaggio, anche in deroga alle disposizioni
dell'articolo 21, di continuare a produrre da livelli del
giacimento non adibiti a stoccaggio. Sulle produzioni
residue non sono dovute le aliquote di prodotto della
coltivazione di cui all'articolo 19 del decreto legislativo
25 novembre 1996, n. 625.
4. Le concessioni di stoccaggio vigenti alla data di
entrata in vigore del presente decreto sono sottoposte alla
disciplina del presente decreto, si intendono confermate
per la loro originaria scadenza ed in esse sono comprese le
relative concessioni di coltivazione, con i rispettivi
diritti ed obbligazioni, che pertanto vengono a cessare
alla stessa data.
5. All'articolo 3, comma 5, della legge 26 aprile 1974,
n. 170, le parole: «ai titolari di concessioni di
coltivazione» sono sostituite dalle seguenti «ai
richiedenti»".
Si riporta il testo dell'articolo 46 del decreto-legge
1o ottobre 2007, n. 159, convertito, con modificazioni,
dalla legge 29 novembre 2007, n. 222 (Interventi urgenti in
materia economico-finanziaria, per lo sviluppo e l'equita'
sociale).
"Art. 46. Procedure di autorizzazione per la
costruzione e l'esercizio di terminali di rigassificazione
di gas naturale liquefatto.
1. Gli atti amministrativi relativi alla costruzione e
all'esercizio di terminali di rigassificazione di gas
naturale liquefatto e delle opere connesse, ovvero
all'aumento della capacita' dei terminali esistenti, sono
rilasciati a seguito di procedimento unico ai sensi della
legge 7 agosto 1990, n. 241, con decreto del Ministro dello
sviluppo economico, di concerto con il Ministro
dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e
con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti e
d'intesa con la regione interessata, previa valutazione di
impatto ambientale ai sensi del decreto legislativo 3
aprile 2006, n. 152. Il procedimento di autorizzazione si
conclude nel termine massimo di duecento giorni dalla data
di presentazione della relativa istanza. L'autorizzazione,
ai sensi dell'articolo 14-ter, comma 9, della legge 7
agosto 1990, n. 241, e successive modificazioni,
sostituisce ogni autorizzazione, concessione o atto di
assenso comunque denominato, ivi compresi la concessione
demaniale e il permesso di costruire, fatti salvi la
successiva adozione e l'aggiornamento delle relative
condizioni economiche e tecnico-operative da parte dei
competenti organi del Ministero delle infrastrutture e dei
trasporti.
2. L'autorizzazione di cui al comma 1 sostituisce,
anche ai fini urbanistici ed edilizi, fatti salvi gli
adempimenti previsti dalle norme di sicurezza, ogni altra
autorizzazione, concessione, approvazione, parere e nulla
osta comunque denominati necessari alla realizzazione e
all'esercizio dei terminali di rigassificazione di gas
naturale liquefatto e delle opere connesse o all'aumento
della capacita' dei terminali esistenti. L'intesa con la
regione costituisce variazione degli strumenti urbanistici
vigenti o degli strumenti di pianificazione e di
coordinamento comunque denominati o sopraordinati alla
strumentazione vigente in ambito comunale. Per il rilascio
della autorizzazione, ai fini della verifica della
conformita' urbanistica dell'opera, e' fatto obbligo di
richiedere il parere motivato degli enti locali nel cui
territorio ricadono le opere da realizzare.
3. Nei casi in cui gli impianti di cui al comma 1 siano
ubicati in area portuale o in area terrestre ad essa
contigua e la loro realizzazione comporti modifiche
sostanziali del piano regolatore portuale, il procedimento
unico di cui al comma 1 considera contestualmente il
progetto di variante del piano regolatore portuale e il
progetto di terminale di rigassificazione e il relativo
complessivo provvedimento e' reso anche in mancanza del
parere del Consiglio superiore dei lavori pubblici, di cui
all'articolo 5, comma 3, della legge 28 gennaio 1994, n.
84. Negli stessi casi, l'autorizzazione di cui al comma 1
e' rilasciata di concerto anche con il Ministro delle
infrastrutture e dei trasporti e costituisce anche
approvazione della variante del piano regolatore
portuale.".



 
Art. 42
Alleggerimento e integrazione della disciplina
del promotore per le infrastrutture strategiche

1. All'articolo 175, il comma 14, del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163 e successive modificazioni, e' sostituito dal seguente:
«14. I soggetti di cui all'articolo 153, comma 20, possono presentare al soggetto aggiudicatore proposte relative alla realizzazione di infrastrutture inserite nel programma di cui all'articolo 161, non presenti nella lista di cui al comma 1 del presente articolo. Il soggetto aggiudicatore puo' riservarsi di non accogliere la proposta ovvero di interrompere il procedimento, senza oneri a proprio carico, prima che siano avviate le procedure di cui al sesto periodo del presente comma. La proposta contiene il progetto preliminare redatto ai sensi del comma 5, lettera a), lo studio di impatto ambientale, la bozza di convenzione, il piano economico-finanziario asseverato da uno dei soggetti di cui all'articolo 153, comma 9, primo periodo, nonche' l'indicazione del contributo pubblico eventualmente necessario alla realizzazione del progetto e la specificazione delle caratteristiche del servizio e della gestione. Il piano economico-finanziario comprende l'importo di cui all'articolo 153, comma 9, secondo periodo; tale importo non puo' superare il 2,5 per cento del valore dell'investimento. La proposta e' corredata delle autodichiarazioni relative al possesso dei requisiti di cui all'articolo 153, comma 20, della cauzione di cui all'articolo 75, e dell'impegno a prestare una cauzione nella misura dell'importo di cui all'articolo 153, comma 9, terzo periodo, nel caso di indizione di gara. Il soggetto aggiudicatore promuove, ove necessaria, la procedura di impatto ambientale e quella di localizzazione urbanistica, ai sensi dell'articolo 165, comma 3, invitando eventualmente il proponente ad integrare la proposta con la documentazione necessaria alle predette procedure. La proposta viene rimessa dal soggetto aggiudicatore al Ministero, che ne cura l'istruttoria ai sensi dell'articolo 165, comma 4. Il progetto preliminare e' approvato dal CIPE ai sensi dell'articolo 169-bis, unitamente allo schema di convenzione e al piano economico-finanziario. Il soggetto aggiudicatore ha facolta' di richiedere al proponente di apportare alla proposta le modifiche eventualmente intervenute in fase di approvazione da parte del CIPE. Se il proponente apporta le modifiche richieste assume la denominazione di promotore e la proposta e' inserita nella lista di cui al comma 1 ed e' posta a base di gara per l'affidamento di una concessione ai sensi dell'articolo 177, cui partecipa il promotore con diritto di prelazione, di cui e' data evidenza nel bando di gara. Se il promotore non partecipa alla gara, il soggetto aggiudicatore incamera la cauzione di cui all'articolo 75. I concorrenti devono essere in possesso dei requisiti di cui all'articolo 153, comma 8. Si applica l'articolo 153, commi 4 e 19, tredicesimo, quattordicesimo e quindicesimo periodo. Il soggetto aggiudicatario e' tenuto agli adempimenti previsti dall'articolo 153, comma 13, secondo e terzo periodo.».



Riferimenti normativi
Si riporta il testo dell'articolo 175, comma 14, del
citato decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163 (Codice
dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e
forniture in attuazione delle direttive 2004/17/CE e
2004/18/CE):
"Art. 175.
(omissis)
14. I soggetti di cui all'articolo 153, comma 20,
possono presentare al soggetto aggiudicatore proposte
relative alla realizzazione di infrastrutture inserite nel
programma di cui all'articolo 161, non presenti nella lista
di cui al comma 1 del presente articolo. Il soggetto
aggiudicatore puo' riservarsi di non accogliere la proposta
ovvero di interrompere il procedimento, senza oneri a
proprio carico, prima che siano avviate le procedure di cui
al sesto periodo del presente comma. La proposta contiene
il progetto preliminare redatto ai sensi del comma 5,
lettera a), lo studio di impatto ambientale, la bozza di
convenzione, il piano economico-finanziario asseverato da
uno dei soggetti di cui all'articolo 153, comma 9, primo
periodo, nonche' l'indicazione del contributo pubblico
eventualmente necessario alla realizzazione del progetto e
la specificazione delle caratteristiche del servizio e
della gestione. Il piano economico-finanziario comprende
l'importo di cui all'articolo 153, comma 9, secondo
periodo; tale importo non puo' superare il 2,5 per cento
del valore dell'investimento. La proposta e' corredata
delle autodichiarazioni relative al possesso dei requisiti
di cui all'articolo 153, comma 20, della cauzione di cui
all'articolo 75, e dell'impegno a prestare una cauzione
nella misura dell'importo di cui all'articolo 153, comma 9,
terzo periodo, nel caso di indizione di gara. Il soggetto
aggiudicatore promuove, ove necessaria, la procedura di
impatto ambientale e quella di localizzazione urbanistica,
ai sensi dell'articolo 165, comma 3, invitando
eventualmente il proponente ad integrare la proposta con la
documentazione necessaria alle predette procedure. La
proposta viene rimessa dal soggetto aggiudicatore al
Ministero, che ne cura l'istruttoria ai sensi dell'articolo
165, comma 4. Il progetto preliminare e' approvato dal CIPE
ai sensi dell'articolo 169-bis, unitamente allo schema di
convenzione e al piano economico-finanziario. Il soggetto
aggiudicatore ha facolta' di richiedere al proponente di
apportare alla proposta le modifiche eventualmente
intervenute in fase di approvazione da parte del CIPE. Se
il proponente apporta le modifiche richieste assume la
denominazione di promotore e la proposta e' inserita nella
lista di cui al comma 1 ed e' posta a base di gara per
l'affidamento di una concessione ai sensi dell'articolo
177, cui partecipa il promotore con diritto di prelazione,
di cui e' data evidenza nel bando di gara. Se il promotore
non partecipa alla gara, il soggetto aggiudicatore incamera
la cauzione di cui all'articolo 75. I concorrenti devono
essere in possesso dei requisiti di cui all'articolo 153,
comma 8. Si applica l'articolo 153, commi 4 e 19,
tredicesimo, quattordicesimo e quindicesimo periodo. Il
soggetto aggiudicatario e' tenuto agli adempimenti previsti
dall'articolo 153, comma 13, secondo e terzo periodo.".
Per il riferimento all'articolo 153, del citato decreto
legislativo 12 aprile 2006, n. 163 (Codice dei contratti
pubblici relativi a lavori, servizi e forniture in
attuazione delle direttive 2004/17/CE e 2004/18/CE) si veda
nelle note all'articolo 59-bis:
Il testo degli articoli 161, 165, 169-bis e 177 del
citato decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163 (Codice
dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e
forniture in attuazione delle direttive 2004/17/CE e
2004/18/CE) e' pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 2
maggio 2006, n. 100, S.O.



 
Art. 43
Project financing per la realizzazione
di infrastrutture carcerarie

1. Al fine di realizzare gli interventi necessari a fronteggiare la grave situazione di emergenza conseguente all'eccessivo affollamento delle carceri, si ricorre in via prioritaria e fermo restando quanto previsto in materia di permuta, previa analisi di convenienza economica e verifica di assenza di effetti negativi sulla finanza pubblica con riferimento alla copertura finanziaria del corrispettivo di cui al comma 2, alle procedure in materia di finanza di progetto, previste dall'articolo 153 del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163 e successive modificazioni. Con decreto del Ministro della giustizia, di concerto con i Ministri delle infrastrutture e dei trasporti e dell'economia e delle finanze, sono disciplinati condizioni, modalita' e limiti di attuazione di quanto previsto dal periodo precedente, in coerenza con le specificita', anche ordinamentali, del settore carcerario.
2. Al fine di assicurare il perseguimento dell'equilibrio economico-finanziario dell'investimento al concessionario e' riconosciuta, a titolo di prezzo, una tariffa per la gestione dell'infrastruttura e dei servizi connessi, a esclusione della custodia, le cui modalita' sono definite al momento dell'approvazione del progetto e da corrispondersi successivamente alla messa in esercizio dell'infrastruttura realizzata ai sensi del comma 1. E' a esclusivo rischio del concessionario l'alea economico-finanziaria della costruzione e della gestione dell'opera. La concessione ha durata non superiore a venti anni.
3. Se il concessionario non e' una societa' integralmente partecipata dal Ministero dell'economia e delle finanze, il concessionario puo' prevedere che le fondazioni di origine bancaria ovvero altri enti pubblici o con fini non lucrativi contribuiscono alla realizzazione delle infrastrutture di cui al comma 1, con il finanziamento di almeno il venti per cento del costo di investimento.



Riferimenti normativi
Per il riferimento all'articolo 153 del citato decreto
legislativo 12 aprile 2006, n. 163 (Codice dei contratti
pubblici relativi a lavori, servizi e forniture in
attuazione delle direttive 2004/17/CE e 2004/18/CE) si veda
nelle note all' articolo 59-bis.



 
Art. 44
Contratto di disponibilita'

1. Al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) all'articolo 3, dopo il comma 15-bis, e' inserito il seguente:
«15-bis.1. Il "contratto di disponibilita'" e' il contratto mediante il quale sono affidate, a rischio e a spesa dell'affidatario, la costruzione e la messa a disposizione a favore dell'amministrazione aggiudicatrice di un'opera di proprieta' privata destinata all'esercizio di un pubblico servizio, a fronte di un corrispettivo. Si intende per messa a disposizione l'onere assunto a proprio rischio dall'affidatario di assicurare all'amministrazione aggiudicatrice la costante fruibilita' dell'opera, nel rispetto dei parametri di funzionalita' previsti dal contratto, garantendo allo scopo la perfetta manutenzione e la risoluzione di tutti gli eventuali vizi, anche sopravvenuti.»;
b) all'articolo 3, comma 15-ter, secondo periodo, dopo le parole: «la locazione finanziaria,» sono inserite le seguenti: «il contratto di disponibilita',»;
c) alla rubrica del capo III, della parte II, del titolo III, dopo le parole: «della locazione finanziaria per i lavori» sono aggiunte le seguenti: «e del contratto di disponibilita'»;
d) dopo l'articolo 160-bis, e' inserito il seguente:
«Art. 160-ter (Contratto di disponibilita'). - 1. L'affidatario del contratto di disponibilita' e' retribuito con i seguenti corrispettivi, soggetti ad adeguamento monetario secondo le previsioni del contratto:
a) un canone di disponibilita', da versare soltanto in corrispondenza alla effettiva disponibilita' dell'opera; il canone e' proporzionalmente ridotto o annullato nei periodi di ridotta o nulla disponibilita' della stessa per manutenzione, vizi o qualsiasi motivo non rientrante tra i rischi a carico dell'amministrazione aggiudicatrice ai sensi del comma 3;
b) l'eventuale riconoscimento di un contributo in corso d'opera, comunque non superiore al cinquanta per cento del costo di costruzione dell'opera, in caso di trasferimento della proprieta' dell'opera all'amministrazione aggiudicatrice;
c) un eventuale prezzo di trasferimento, parametrato, in relazione ai canoni gia' versati e all'eventuale contributo in corso d'opera di cui alla precedente lettera b), al valore di mercato residuo dell'opera, da corrispondere, al termine del contratto, in caso di trasferimento della proprieta' dell'opera all'amministrazione aggiudicatrice.
2. L'affidatario assume il rischio della costruzione e della gestione tecnica dell'opera per il periodo di messa a disposizione dell'amministrazione aggiudicatrice.
3. Il bando di gara e' pubblicato con le modalita' di cui all'articolo 66 ovvero di cui all'articolo 122, secondo l'importo del contratto, ponendo a base di gara un capitolato prestazionale, predisposto dall'amministrazione aggiudicatrice, che indica, in dettaglio, le caratteristiche tecniche e funzionali che deve assicurare l'opera costruita e le modalita' per determinare la riduzione del canone di disponibilita', nei limiti di cui al comma 6. Le offerte devono contenere un progetto preliminare rispondente alle caratteristiche indicate nel capitolato prestazionale e sono corredate dalla garanzia di cui all'articolo 75; il soggetto aggiudicatario e' tenuto a prestare la cauzione definitiva di cui all'articolo 113. Dalla data di inizio della messa a disposizione da parte dell'affidatario e' dovuta una cauzione a garanzia delle penali relative al mancato o inesatto adempimento di tutti gli obblighi contrattuali relativi alla messa a disposizione dell'opera, da prestarsi nella misura del dieci per cento del costo annuo operativo di esercizio e con le modalita' di cui all'articolo 113; la mancata presentazione di tale cauzione costituisce grave inadempimento contrattuale. L'amministrazione aggiudicatrice valuta le offerte presentate con il criterio dell'offerta economicamente piu' vantaggiosa di cui all'articolo 83. Il bando indica i criteri, secondo l'ordine di importanza loro attribuita, in base ai quali si procede alla valutazione comparativa tra le diverse offerte. Gli oneri connessi agli eventuali espropri sono considerati nel quadro economico degli investimenti e finanziati nell'ambito del contratto di disponibilita'.
4. Al contratto di disponibilita' si applicano le disposizioni previste dal presente codice in materia di requisiti generali di partecipazione alle procedure di affidamento e di qualificazione degli operatori economici.
5. Il progetto definitivo, il progetto esecutivo e le eventuali varianti in corso d'opera sono redatti a cura dell'affidatario; l'affidatario ha la facolta' di introdurre le eventuali varianti finalizzate ad una maggiore economicita' di costruzione o gestione, nel rispetto del capitolato prestazionale e delle norme e provvedimenti di pubbliche autorita' vigenti e sopravvenuti; il progetto definitivo, il progetto esecutivo e le varianti in corso d'opera sono ad ogni effetto approvati dall'affidatario, previa comunicazione all'amministrazione aggiudicatrice e, ove prescritto, alle terze autorita' competenti. Il rischio della mancata o ritardata approvazione da parte di terze autorita' competenti della progettazione e delle eventuali varianti e' a carico dell'affidatario.
6. L'attivita' di collaudo, posta in capo alla stazione appaltante, verifica la realizzazione dell'opera al fine di accertare il puntuale rispetto del capitolato prestazionale e delle norme e disposizioni cogenti e puo' proporre all'amministrazione aggiudicatrice, a questi soli fini, modificazioni, varianti e rifacimento di lavori eseguiti ovvero, sempre che siano assicurate le caratteristiche funzionali essenziali, la riduzione del canone di disponibilita'. Il contratto individua, anche a salvaguardia degli enti finanziatori, il limite di riduzione del canone di disponibilita' superato il quale il contratto e' risolto. L'adempimento degli impegni dell'amministrazione aggiudicatrice resta in ogni caso condizionato al positivo controllo della realizzazione dell'opera ed alla messa a disposizione della stessa secondo le modalita' previste dal contratto di disponibilita'.
7. Le disposizioni del presente articolo si applicano anche alle infrastrutture di cui alla parte II, titolo III, capo IV. In tal caso l'approvazione dei progetti avviene secondo le procedure previste agli articoli 165 e seguenti».



Riferimenti normativi
Per il riferimento all'articolo 3, commi 15, 15-bis,
del citato decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163
(Codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e
forniture in attuazione delle direttive 2004/17/CE e
2004/18/CE) si veda nelle note all'articolo 41.
Si riporta il testo della rubrica del Titolo III, Parte
II, Capo III, del citato decreto legislativo 12 aprile
2006, n. 163 (Codice dei contratti pubblici relativi a
lavori, servizi e forniture in attuazione delle direttive
2004/17/CE e 2004/18/CE), come modificato dalla presente
legge:
"Titolo III, Parte II, Capo III. Promotore finanziario,
societa' di progetto e disciplina della locazione
finanziaria per i lavori e del contratto di disponibilita'.
(omissis)".
Per il testo dell'articolo 3, comma 15-ter, del citato
decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163 (Codice dei
contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture
in attuazione delle direttive 2004/17/CE e 2004/18/CE),
come modificato dalla presente legge, si veda nelle note
all'articolo 41:
Il testo degli articoli 66, 75, 83, 113, 122 e 16-ter,
del citato decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163
(Codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e
forniture in attuazione delle direttive 2004/17/CE e
2004/18/CE) e' stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale
del 2 maggio 2006, n. 100, S.O.



 
Art. 45
Documentazione a corredo del PEF
per le opere di interesse strategico)

1. Al fine di consentire di pervenire con la massima celerita' all'assegnazione, da parte del CIPE, delle risorse finanziarie per i progetti delle infrastrutture di interesse strategico di cui all'articolo 4, comma 134, della legge 24 dicembre 2003, n. 350, il piano economico e finanziario che accompagna la richiesta di assegnazione delle risorse, fermo restando quanto previsto dall'articolo 4, comma 140, della citata legge 24 dicembre 2003, n. 350, e' integrato dai seguenti elementi:
a) per la parte generale, oltre al bacino di utenza, sono indicate le stime di domanda servita dalla realizzazione delle infrastrutture realizzate con il finanziamento autorizzato;
b) il costo complessivo dell'investimento deve comprendere non solo il contributo pubblico a fondo perduto richiesto al CIPE, ma anche, ove esista, la quota parte di finanziamento diverso dal pubblico;
c) l'erogazione prevista deve dare conto del consumo di tutti i finanziamenti assegnati al progetto in maniera coerente con il cronoprogramma di attivita'; le erogazioni annuali devono dare distinta indicazione delle quote di finanziamento pubbliche e private individuate nel cronoprogramma;
d) le indicazioni relative ai ricavi, sono integrate con le indicazioni dei costi, articolati in costi di costruzione, costi dovuti ad adeguamenti normativi riferiti alla sicurezza, costi dovuti ad adempimenti o adeguamenti riferibili alla legislazione ambientale, costi relativi alla manutenzione ordinaria dell'infrastruttura articolati per il periodo utile dell'infrastruttura, costi fideiussori; in ogni caso, il calcolo dell'adeguamento monetario, si intende con l'applicazione delle variazioni del tasso di inflazione al solo anno di inizio delle attivita' e non puo' essere cumulato;
e) per i soggetti aggiudicatori dei finanziamenti che siano organizzati in forma di societa' per azioni, e' indicato anche l'impatto sui bilanci aziendali dell'incremento di patrimonio derivante dalla realizzazione dell'infrastruttura e, per le infrastrutture a rete, l'impatto delle esternalita' positive, come la cattura del valore immobiliare, su altri investimenti; tale impatto e' rendicontato annualmente nelle relazioni che la societa' vigilata comunica all'ente vigilante.
2. Con decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, sono introdotte eventuali modifiche ed integrazioni all'elencazione di cui al comma 1.



Riferimenti normativi
Si riporta il testo dell'articolo 4, commi 134 e 140,
della legge 24 dicembre 2003, n. 350 (Disposizioni per la
formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato -
legge finanziaria 2004). Pubblicata nella Gazzetta
Ufficiale del 27 dicembre 2003, n. 299, S.O.
Art. 4.Finanziamento agli investimenti.
(omissis)
134. Per le infrastrutture di cui alla legge 21
dicembre 2001, n. 443, ad eccezione di quelle incluse nei
piani finanziari delle concessionarie e nei relativi futuri
atti aggiuntivi, che presentano un potenziale ritorno
economico derivante dalla gestione dell'opera stessa, la
richiesta di assegnazione di risorse al CIPE deve essere
accompagnata da una analisi costi-benefici e da un piano
economico-finanziario che indichi le risorse utilizzabili
per la realizzazione e i proventi derivanti dall'opera. Il
CIPE assegna le risorse finanziarie a valere sui fondi di
cui all'articolo 1, comma 7, lettera f), del decreto
legislativo 20 agosto 2002, n. 190, nella misura prevista
dal piano economico-finanziario cosi' come approvato
unitamente al progetto preliminare, e individua,
contestualmente, i soggetti autorizzati a contrarre i mutui
o altra forma tecnica di finanziamento.
140. Le tariffe relative alle prestazioni di servizi
rese possibili dalla realizzazione delle opere di cui al
comma 134 sono determinate, sulla base del piano
economico-finanziario previsto al comma 134. Il CIPE, entro
sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della
presente legge, approva lo schema tipo di piano
economico-finanziario. L'adeguamento tariffario e' regolato
con il metodo del price cap, inteso come limite massimo
della variazione di prezzo unitario vincolata per un
periodo pluriennale, tenendo conto:
a) del tasso di variazione medio annuo, riferito ai
dodici mesi precedenti, dei prezzi al consumo per le
famiglie di operai ed impiegati rilevato dall'ISTAT;
b) dell'obiettivo di variazione del tasso annuale di
produttivita', prefissato per un periodo quinquennale.
(omissis)



 
Art. 46
Disposizioni attuative del dialogo competitivo

1. All'articolo 58 del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, e successive modificazioni, dopo il comma 18 e' aggiunto il seguente:
«18-bis. Il regolamento definisce le ulteriori modalita' attuative della disciplina prevista dal presente articolo».



Riferimenti normativi
Si riporta il testo dell'articolo 58, commi 18 e
18-bis, del citato decreto legislativo 12 aprile 2006, n.
163 (Codice dei contratti pubblici relativi a lavori,
servizi e forniture in attuazione delle direttive
2004/17/CE e 2004/18/CE):
Si riporta il testo dell'articolo 58, commi 18 e
18-bis, del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163,
come modificato dalla presente legge:
"Art. 58. Dialogo competitivo.
(Omissis).
18. Le stazioni appaltanti non possono ricorrere al
dialogo competitivo in modo abusivo o in modo da
ostacolare, limitare o distorcere la concorrenza.
18-bis. Il regolamento definisce le ulteriori modalita'
attuative della disciplina prevista dal presente
articolo.".



 
Art. 47
Riduzione importo «opere d'arte» per i grandi edifici -
modifiche alla legge n. 717/1949

1. All'articolo 1, della legge 29 luglio 1949, n. 717, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) il primo comma e' sostituito dal seguente: «Le Amministrazioni dello Stato, anche con ordinamento autonomo, nonche' le Regioni, le Province, i Comuni e tutti gli altri Enti pubblici, che provvedano all'esecuzione di nuove costruzioni di edifici pubblici devono destinare all'abbellimento di essi, mediante opere d'arte, una quota della spesa totale prevista nel progetto non inferiore alle seguenti percentuali:
due per cento per gli importi pari o superiori ad un milione di euro ed inferiore a cinque milioni di euro;
un per cento per gli importi pari o superiori ad cinque milioni di euro ed inferiore a venti milioni;
0,5 per cento per gli importi pari o superiori a venti milioni di euro.»;
b) il secondo comma e' sostituito dal seguente: «Sono escluse da tale obbligo le costruzioni e ricostruzioni di edifici destinati ad uso industriale o di edilizia residenziale pubblica, sia di uso civile che militare, nonche' gli edifici a qualsiasi uso destinati, che importino una spesa non superiore a un milione di euro.».
2. Le disposizioni di cui al comma 1 si applicano agli edifici pubblici per i quali, alla data di entrata in vigore del presente decreto, non sia stato pubblicato il bando per la realizzazione dell'opera d'arte relativa all'edificio.



Riferimenti normativi
Si riporta il testo dell'articolo 1, della legge 29
luglio 1949, n. 717, e successive modificazioni (Norme per
l'arte negli edifici pubblici).
"Art. 1. Le Amministrazioni dello Stato, anche con
ordinamento autonomo, nonche' le Regioni, le Province, i
Comuni e tutti gli altri Enti pubblici, che provvedano
all'esecuzione di nuove costruzioni di edifici pubblici
devono destinare all'abbellimento di essi, mediante opere
d'arte, una quota della spesa totale prevista nel progetto
non inferiore alle seguenti percentuali:
- due per cento per gli importi pari o superiori ad un
milione di euro ed inferiore a cinque milioni di euro;
- un per cento per gli importi pari o superiori ad
cinque milioni di euro ed inferiore a venti milioni;
- 0,5 per cento per gli importi pari o superiori a
venti milioni di euro.
Sono escluse da tale obbligo le costruzioni e
ricostruzioni di edifici destinati ad uso industriale o di
edilizia residenziale pubblica, sia di uso civile che
militare, nonche' gli edifici a qualsiasi uso destinati,
che importino una spesa non superiore a un milione di euro.
Nei casi in cui edifici siano eseguiti per lotti
separati ed anche in tempi successivi, ai fini
dell'applicazione della presente legge si ha riguardo alla
spesa totale prevista nel progetto.
Sono escluse da tale obbligo le costruzioni e
ricostruzioni di edifici destinati ad uso industriale o di
alloggi popolari, nonche' gli edifici a qualsiasi uso
destinati, che importino una spesa non superiore a 1
miliardo.
A formare la quota del 2 per cento non concorrono le
somme che eventualmente siano state previste per opere di
decorazione generale.
Qualora il progetto architettonico non preveda l'esecuzione
in sito di opere d'arte di pittura e scultura, il 2 per
cento di cui sopra verra' devoluto all'acquisto ed
all'ordinazione di opere d'arte mobili di pittura e di
scultura, che integrino la decorazione, degli interni.".



 
Art. 48
Norme in materia di dragaggi

1. Dopo l'articolo 5 della legge 28 gennaio 1994, n. 84, e' inserito il seguente:
Art. 5-bis (Disposizioni in materia di dragaggio) - 1. Nei siti oggetto di interventi di bonifica di interesse nazionale, ai sensi dell'articolo 252 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e successive modificazioni, le operazioni di dragaggio possono essere svolte anche contestualmente alla predisposizione del progetto relativo alle attivita' di bonifica. Al fine di evitare che tali operazioni possano pregiudicare la futura bonifica del sito, il progetto di dragaggio, basato su tecniche idonee ad evitare dispersione del materiale, ivi compreso l'eventuale progetto relativo alle casse di colmata, vasche di raccolta o strutture di contenimento di cui al comma 3, e' presentato dall'autorita' portuale o, laddove non istituita, dall'ente competente ovvero dal concessionario dell'area demaniale al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. Il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, con proprio decreto, approva il progetto entro trenta giorni sotto il profilo tecnico-economico e trasmette il relativo provvedimento al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare per l'approvazione definitiva. Il decreto di approvazione del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare deve intervenire, previo parere della Commissione di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, sull'assoggettabilita' o meno del progetto alla valutazione di impatto ambientale, entro trenta giorni dalla suddetta trasmissione. Il decreto di autorizzazione produce gli effetti previsti dai commi 6 e 7 del citato articolo 252 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e allo stesso deve essere garantita idonea forma di pubblicita'.
2. I materiali derivanti dalle attivita' di dragaggio di aree portuali e marino-costiere poste in siti di bonifica di interesse nazionale, ovvero ogni loro singola frazione granulometrica ottenuta a seguito di separazione con metodi fisici:
a) qualora presentino, all'origine ovvero a seguito di trattamenti aventi esclusivamente lo scopo della rimozione degli inquinanti, ad esclusione dei processi finalizzati alla immobilizzazione degli inquinanti stessi, caratteristiche fisiche, chimiche e microbiologiche analoghe al fondo naturale con riferimento al sito di prelievo e idonee con riferimento al sito di destinazione, e non presentino positivita' ai test eco-tossicologici, su autorizzazione dell'autorita' competente per la bonifica, possono essere immessi o refluiti nei corpi idrici dai quali provengono, ovvero possono essere utilizzati per il ripascimento degli arenili, per formare terreni costieri ovvero per migliorare lo stato dei fondali attraverso attivita' di capping, nel rispetto delle modalita' previste dal decreto di cui al comma 6. Restano salve le competenze della regione territorialmente interessata;
b) qualora presentino, all'origine o a seguito di trattamenti aventi esclusivamente lo scopo della desalinizzazione ovvero della rimozione degli inquinanti, ad esclusione quindi dei processi finalizzati alla immobilizzazione degli inquinanti stessi, livelli di contaminazione non superiori a quelli stabiliti nelle colonne A e B della Tabella 1 dell'allegato 5 alla parte IV del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, in funzione della destinazione d'uso e qualora risultino conformi al test di cessione da compiere con il metodo e in base ai parametri di cui al decreto del Ministro dell'ambiente 5 febbraio 1998, pubblicato nel supplemento ordinario n. 72 alla Gazzetta Ufficiale n. 88 del 16 aprile 1998, possono essere destinati a impiego a terra secondo le modalita' previste dal decreto di cui al comma 6. Nel caso siano destinati a impiego in aree con falda naturalmente salinizzata, i materiali da collocare possono avere un livello di concentrazione di solfati e di cloruri nell'eluato superiore a quello fissato dalla tabella di cui all'allegato 3 del citato decreto del Ministro dell'ambiente 5 febbraio 1998 a condizione che, su conforme parere dell'ARPA territorialmente competente, sia prevenuta qualsiasi modificazione delle caratteristiche. Tale destinazione deve essere indicata nei progetti di cui al comma 1. Il provvedimento di approvazione del progetto di dragaggio costituisce altresi' autorizzazione all'impiego dei materiali fissandone l'opera pubblica, il luogo, le condizioni, i quantitativi e le percentuali di sostituzione dei corrispondenti materiali naturali;
c) qualora risultino non pericolosi all'origine o a seguito di trattamenti finalizzati esclusivamente alla rimozione degli inquinanti, ad esclusione quindi dei processi finalizzati alla immobilizzazione degli inquinanti stessi quali solidificazione e stabilizzazione, possono essere destinati a refluimento all'interno di casse di colmata, di vasche di raccolta, o comunque in strutture di contenimento che presentino un sistema di impermeabilizzazione naturale o artificiale o completato artificialmente al perimetro e sul fondo in grado di assicurare requisiti di permeabilita' equivalenti a quelli di uno strato di materiale naturale dello spessore di 1 metro con K minore o uguale a 1,0 x 10 - 9 m/s, con le modalita' previste dal decreto di cui al comma 6;
d) qualora risultino caratterizzati da concentrazioni degli inquinanti al di sotto dei valori di intervento definiti ed approvati dal Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare per ciascun sito di interesse nazionale, l'area interessata viene restituita agli usi legittimi, previo parere favorevole della conferenza di servizi di cui all'articolo 242, comma 13, del decreto legislativo 5 aprile 2006, n. 152.
3. Nel caso di opere il cui progetto abbia concluso l'iter approvativo alla data di entrata in vigore della presente disposizione, tali requisiti sono certificati dalle amministrazioni titolari delle opere medesime. Nel caso in cui, al termine delle attivita' di refluimento, i materiali di cui sopra presentino livelli di inquinamento superiori ai valori limite di cui alla Tabella 1 dell'allegato 5 alla parte IV del decreto legislativo n. 152 del 2006 deve essere attivata la procedura di bonifica dell'area derivante dall'attivita' di colmata in relazione alla destinazione d'uso. E' fatta salva l'applicazione delle norme vigenti in materia di autorizzazione paesaggistica. Nel caso di permanenza in sito di concentrazioni residue degli inquinanti eccedenti i predetti valori limite, devono essere adottate misure di sicurezza che garantiscano comunque la tutela della salute e dell'ambiente. L'accettabilita' delle concentrazioni residue degli inquinanti eccedenti i valori limite deve essere accertata attraverso una metodologia di analisi di rischio con procedura diretta e riconosciuta a livello internazionale che assicuri, per la parte di interesse, il soddisfacimento dei «Criteri metodologici per l'applicazione nell'analisi di rischio sanitaria ai siti contaminati» elaborati dall'ISPRA, dall'Istituto superiore di sanita' e dalle Agenzie regionali per la protezione dell'ambiente. I principali criteri di riferimento per la conduzione dell'analisi di rischio sono riportati nell'allegato B del decreto ministeriale 7 novembre 2008. Per la verifica della presenza di valori di concentrazione superiori ai limiti fissati dalla vigente normativa e per la valutazione dell'accettabilita' delle concentrazioni residue degli inquinanti si tiene conto del contenuto dell'autorizzazione rilasciata ai sensi del comma 1. Tale procedura puo' essere attuata con l'impiego di tecnologie che possano consentire, contestualmente alla loro applicazione, l'utilizzo delle aree medesime.
4. I materiali di cui al comma 3 destinati ad essere refluiti all'interno di strutture di contenimento nell'ambito di porti nazionali diversi da quello di provenienza devono essere accompagnati da un documento contenente le indicazioni di cui all'articolo 193, comma 1, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e successive modificazioni. Le caratteristiche di idoneita' delle navi e dei galleggianti all'uopo impiegati sono quelle previste dalle norme nazionali e internazionali in materia di trasporto marittimo e garantiscono l'idoneita' dell'impresa. Le Autorita' marittime competenti per provenienza e destinazione dei materiali concordano un sistema di controllo idoneo a garantire una costante vigilanza durante il trasporto dei materiali, nell'ambito delle attivita' di competenza senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.
5. L'idoneita' del materiale dragato ad essere gestito secondo quanto previsto ai commi 2 e 3 viene verificata mediante apposite analisi da effettuare nel sito prima del dragaggio sulla base di metodologie e criteri stabiliti dal citato decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare 7 novembre 2008. Le modifiche al decreto di cui al periodo precedente sono apportate con decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. In caso di realizzazione, nell'ambito dell'intervento di dragaggio, di strutture adibite a deposito temporaneo di materiali derivanti dalle attivita' di dragaggio nonche' dalle operazioni di bonifica, prima della loro messa a dimora definitiva, il termine massimo di deposito e' fissato in trenta mesi senza limitazione di quantitativi, assicurando il non trasferimento degli inquinanti agli ambienti circostanti. Sono fatte salve le disposizioni adottate per la salvaguardia della laguna di Venezia. Si applicano le previsioni della vigente normativa ambientale nell'eventualita' di una diversa destinazione e gestione a terra dei materiali derivanti dall'attivita' di dragaggio.
6. Il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, di concerto con il Ministro delle infrastrutture e trasporti, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, entro quarantacinque giorni dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, definisce, con proprio decreto, le modalita' e le norme tecniche per i dragaggi dei materiali, anche al fine dell'eventuale loro reimpiego, di aree portuali e marino-costiere poste in siti di bonifica di interesse nazionale. Fino alla data di entrata in vigore del decreto di cui al presente comma, si applica la normativa vigente per i siti di cui al citato articolo 252 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152.
7. Fermo restando quanto previsto dal decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e successive modifiche, per i porti di categoria II, classe III, la regione disciplina il procedimento di adozione del Piano regolatore portuale, garantendo la partecipazione delle province e dei comuni interessati.
8. I materiali provenienti dal dragaggio dei fondali dei porti non compresi in siti di interesse nazionale, ai sensi dell'articolo 252 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e successive modificazioni, possono essere immersi in mare con autorizzazione dell'autorita' competente nel rispetto di quanto previsto dall'articolo 109, comma 2, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152. I suddetti materiali possono essere diversamente utilizzati a fini di ripascimento, anche con sversamento nel tratto di spiaggia sommersa attiva, o per la realizzazione di casse di colmata o altre strutture di contenimento nei porti in attuazione del Piano regolatore portuale ovvero lungo il litorale per la ricostruzione della fascia costiera, con autorizzazione della regione territorialmente competente ai sensi dell'articolo 21 della legge 31 luglio 2002, n. 179.».
2. A decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto, sono abrogati i commi da 11-bis a 11-sexies dell'articolo 5 della legge 28 gennaio 1994, n. 84.



Riferimenti normativi
Si riporta il testo l'articolo 5-bis della legge 28
gennaio 1994, n. 84 (Riordino della legislazione in materia
portuale), come modificato dalla presente legge:
"Art. 5-bis. Disposizioni in materia di dragaggio
1. Nei siti oggetto di interventi di bonifica di
interesse nazionale, ai sensi dell'articolo 252 del decreto
legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e successive
modificazioni, le operazioni di dragaggio possono essere
svolte anche contestualmente alla predisposizione del
progetto relativo alle attivita' di bonifica. Al fine di
evitare che tali operazioni possano pregiudicare la futura
bonifica del sito, il progetto di dragaggio, basato su
tecniche idonee ad evitare dispersione del materiale, ivi
compreso l'eventuale progetto relativo alle casse di
colmata, vasche di raccolta o strutture di contenimento di
cui al comma 3, e' presentato dall'autorita' portuale o,
laddove non istituita, dall'ente competente ovvero dal
concessionario dell'area demaniale al Ministero delle
infrastrutture e dei trasporti e al Ministero dell'ambiente
e della tutela del territorio e del mare. Il Ministero
delle infrastrutture e dei trasporti, con proprio decreto,
approva il progetto entro trenta giorni sotto il profilo
tecnico-economico e trasmette il relativo provvedimento al
Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del
mare per l'approvazione definitiva. Il decreto di
approvazione del Ministero dell'ambiente e della tutela del
territorio e del mare deve intervenire, previo parere della
Commissione di cui all'articolo 8, del decreto legislativo
3 aprile 2006, n. 152, sull'assoggettabilita' o meno del
progetto alla valutazione di impatto ambientale, entro
trenta giorni dalla suddetta trasmissione. Il decreto di
autorizzazione produce gli effetti previsti dai commi 6 e 7
del citato articolo 252 del decreto legislativo 3 aprile
2006, n. 152, e allo stesso deve essere garantita idonea
forma di pubblicita'.
2. I materiali derivanti dalle attivita' di dragaggio
di aree portuali e marino-costiere poste in siti di
bonifica di interesse nazionale, ovvero ogni loro singola
frazione granulometrica ottenuta a seguito di separazione
con metodi fisici:
a) qualora presentino, all'origine ovvero a seguito di
trattamenti aventi esclusivamente lo scopo della rimozione
degli inquinanti, ad esclusione dei processi finalizzati
alla immobilizzazione degli inquinanti stessi,
caratteristiche fisiche, chimiche e microbiologiche
analoghe al fondo naturale con riferimento al sito di
prelievo e idonee con riferimento al sito di destinazione,
e non presentino positivita' ai test eco-tossicologici, su
autorizzazione dell'autorita' competente per la bonifica,
possono essere immessi o refluiti nei corpi idrici dai
quali provengono, ovvero possono essere utilizzati per il
ripascimento degli arenili, per formare terreni costieri
ovvero per migliorare lo stato dei fondali attraverso
attivita' di capping, nel rispetto delle modalita' previste
dal decreto di cui al comma 6. Restano salve le competenze
della regione territorialmente interessata;
b) qualora presentino, all'origine o a seguito di
trattamenti aventi esclusivamente lo scopo della
desalinizzazione ovvero della rimozione degli inquinanti,
ad esclusione quindi dei processi finalizzati alla
immobilizzazione degli inquinanti stessi, livelli di
contaminazione non superiori a quelli stabiliti nelle
colonne A e B della Tabella 1 dell'allegato 5 alla parte IV
del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, in funzione
della destinazione d'uso e qualora risultino conformi al
test di cessione da compiere con il metodo e in base ai
parametri di cui al decreto del Ministro dell'ambiente 5
febbraio 1998, pubblicato nel supplemento ordinario n. 72
alla Gazzetta Ufficiale n. 88 del 16 aprile 1998, possono
essere destinati a impiego a terra secondo le modalita'
previste dal decreto di cui al comma 6. Nel caso siano
destinati a impiego in aree con falda naturalmente
salinizzata, i materiali da collocare possono avere un
livello di concentrazione di solfati e di cloruri
nell'eluato superiore a quello fissato dalla tabella di cui
all'allegato 3 del citato decreto del Ministro
dell'ambiente 5 febbraio 1998 a condizione che, su conforme
parere dell'ARPA territorialmente competente, sia prevenuta
qualsiasi modificazione delle caratteristiche. Tale
destinazione deve essere indicata nei progetti di cui al
comma 1. Il provvedimento di approvazione del progetto di
dragaggio costituisce altresi' autorizzazione all'impiego
dei materiali fissandone l'opera pubblica, il luogo, le
condizioni, i quantitativi e le percentuali di sostituzione
dei corrispondenti materiali naturali;
c) qualora risultino non pericolosi all'origine o a
seguito di trattamenti finalizzati esclusivamente alla
rimozione degli inquinanti, ad esclusione quindi dei
processi finalizzati alla immobilizzazione degli inquinanti
stessi quali solidificazione e stabilizzazione, possono
essere destinati a refluimento all'interno di casse di
colmata, di vasche di raccolta, o comunque in strutture di
contenimento che presentino un sistema di
impermeabilizzazione naturale o artificiale o completato
artificialmente al perimetro e sul fondo in grado di
assicurare requisiti di permeabilita' equivalenti a quelli
di uno strato di materiale naturale dello spessore di 1
metro con K minore o uguale a 1,0 x 10 - 9 m/s, con le
modalita' previste dal decreto di cui al comma 6;
d) qualora risultino caratterizzati da concentrazioni
degli inquinanti al di sotto dei valori di intervento
definiti ed approvati dal Ministero dell'ambiente e della
tutela del territorio e del mare per ciascun sito di
interesse nazionale, l'area interessata viene restituita
agli usi legittimi, previo parere favorevole della
conferenza di servizi di cui all'articolo 242, comma 13,
del decreto legislativo 5 aprile 2006, n. 152.
3. Nel caso di opere il cui progetto abbia concluso
l'iter approvativo alla data di entrata in vigore della
presente disposizione, tali requisiti sono certificati
dalle amministrazioni titolari delle opere medesime. Nel
caso in cui, al termine delle attivita' di refluimento, i
materiali di cui sopra presentino livelli di inquinamento
superiori ai valori limite di cui alla Tabella 1
dell'allegato 5 alla parte IV del decreto legislativo n.
152 del 2006 deve essere attivata la procedura di bonifica
dell'area derivante dall'attivita' di colmata in relazione
alla destinazione d'uso. E' fatta salva l'applicazione
delle norme vigenti in materia di autorizzazione
paesaggistica. Nel caso di permanenza in sito di
concentrazioni residue degli inquinanti eccedenti i
predetti valori limite, devono essere adottate misure di
sicurezza che garantiscano comunque la tutela della salute
e dell'ambiente. L'accettabilita' delle concentrazioni
residue degli inquinanti eccedenti i valori limite deve
essere accertata attraverso una metodologia di analisi di
rischio con procedura diretta e riconosciuta a livello
internazionale che assicuri, per la parte di interesse, il
soddisfacimento dei «Criteri metodologici per
l'applicazione nell'analisi di rischio sanitaria ai siti
contaminati» elaborati dall'ISPRA, dall'Istituto superiore
di sanita' e dalle Agenzie regionali per la protezione
dell'ambiente. I principali criteri di riferimento per la
conduzione dell'analisi di rischio sono riportati
nell'allegato B del decreto ministeriale 7 novembre 2008.
Per la verifica della presenza di valori di concentrazione
superiori ai limiti fissati dalla vigente normativa e per
la valutazione dell'accettabilita' delle concentrazioni
residue degli inquinanti si tiene conto del contenuto
dell'autorizzazione rilasciata ai sensi del comma 1. Tale
procedura puo' essere attuata con l'impiego di tecnologie
che possano consentire, contestualmente alla loro
applicazione, l'utilizzo delle aree medesime.
4. I materiali di cui al comma 3 destinati ad essere
refluiti all'interno di strutture di contenimento
nell'ambito di porti nazionali diversi da quello di
provenienza devono essere accompagnati da un documento
contenente le indicazioni di cui all'articolo 193, comma 1,
del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e successive
modificazioni. Le caratteristiche di idoneita' delle navi e
dei galleggianti all'uopo impiegati sono quelle previste
dalle norme nazionali e internazionali in materia di
trasporto marittimo e garantiscono l'idoneita'
dell'impresa. Le Autorita' marittime competenti per
provenienza e destinazione dei materiali concordano un
sistema di controllo idoneo a garantire una costante
vigilanza durante il trasporto dei materiali, nell'ambito
delle attivita' di competenza senza nuovi o maggiori oneri
per la finanza pubblica.
5. L'idoneita' del materiale dragato ad essere gestito
secondo quanto previsto ai commi 2 e 3 viene verificata
mediante apposite analisi da effettuare nel sito prima del
dragaggio sulla base di metodologie e criteri stabiliti dal
citato decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela
del territorio e del mare 7 novembre 2008. Le modifiche al
decreto di cui al periodo precedente sono apportate con
decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del
territorio e del mare. In caso di realizzazione,
nell'ambito dell'intervento di dragaggio, di strutture
adibite a deposito temporaneo di materiali derivanti dalle
attivita' di dragaggio nonche' dalle operazioni di
bonifica, prima della loro messa a dimora definitiva, il
termine massimo di deposito e' fissato in trenta mesi senza
limitazione di quantitativi, assicurando il non
trasferimento degli inquinanti agli ambienti circostanti.
Sono fatte salve le disposizioni adottate per la
salvaguardia della laguna di Venezia. Si applicano le
previsioni della vigente normativa ambientale
nell'eventualita' di una diversa destinazione e gestione a
terra dei materiali derivanti dall'attivita' di dragaggio.
6. Il Ministro dell'ambiente e della tutela del
territorio e del mare, di concerto con il Ministro delle
infrastrutture e trasporti, sentita la Conferenza
permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le
province autonome di Trento e di Bolzano, entro
quarantacinque giorni dalla data di entrata in vigore della
presente disposizione, definisce, con proprio decreto, le
modalita' e le norme tecniche per i dragaggi dei materiali,
anche al fine dell'eventuale loro reimpiego, di aree
portuali e marino-costiere poste in siti di bonifica di
interesse nazionale. Fino alla data di entrata in vigore
del decreto di cui al presente comma, si applica la
normativa vigente per i siti di cui al citato articolo 252
del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152.
7. Fermo restando quanto previsto dal decreto
legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e successive modifiche,
per i porti di categoria II, classe III, la regione
disciplina il procedimento di adozione del Piano regolatore
portuale, garantendo la partecipazione delle province e dei
comuni interessati.
8. I materiali provenienti dal dragaggio dei fondali
dei porti non compresi in siti di interesse nazionale, ai
sensi dell'articolo 252 del decreto legislativo 3 aprile
2006, n. 152, e successive modificazioni, possono essere
immersi in mare con autorizzazione dell'autorita'
competente nel rispetto di quanto previsto dall'articolo
109, comma 2, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n.
152. I suddetti materiali possono essere diversamente
utilizzati a fini di ripascimento, anche con sversamento
nel tratto di spiaggia sommersa attiva, o per la
realizzazione di casse di colmata o altre strutture di
contenimento nei porti in attuazione del Piano regolatore
portuale ovvero lungo il litorale per la ricostruzione
della fascia costiera, con autorizzazione della regione
territorialmente competente ai sensi dell'articolo 21 della
legge 31 luglio 2002, n. 179.".
Il testo degli abrogati commi da 11-bis a 11-sexies
dell'articolo 5, della citata legge 28 gennaio 1994, n. 84
(Riordino della legislazione in materia portuale), e' stato
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 4 febbraio 1994, n.
28, S.O.
Si riporta il testo degli articoli 8, 109, comma 2,
193, 242, comma 13 e 252, del citato decreto legislativo 3
aprile 2006, n. 152, e successive modificazioni, (Norme in
materia ambientale), pubblicato nella Gazzetta Ufficiale
del 14 aprile 2006, n. 88, S.O.
"Art. 8.Commissione tecnica di verifica dell'impatto
ambientale - VIA e VAS.
1. La Commissione tecnica di verifica dell'impatto
ambientale di cui all'articolo 7 del decreto legge 23
maggio 2008, n. 90, convertito nella legge 14 luglio 2008,
n. 123, assicura il supporto tecnico-scientifico per
l'attuazione delle norme di cui alla presente Parte.
2. Nel caso di progetti per i quali la valutazione di
impatto ambientale spetta allo Stato, e che ricadano nel
campo di applicazione di cui all'allegato VIII del presente
decreto il supporto tecnico-scientifico viene assicurato in
coordinamento con la Commissione istruttoria per
l'autorizzazione ambientale integrata di cui all'articolo
8-bis.
3. I componenti della Commissione sono nominati, nel
rispetto del principio dell'equilibrio di genere, con
decreto del Ministro dell'ambiente, della tutela del
territorio e del mare, per un triennio.
4. I componenti della Commissione tecnica di verifica
dell'impatto ambientale provenienti dalle amministrazioni
pubbliche di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto
legislativo 30 marzo 2001, n. 165, sono posti in posizione
di comando, distacco o fuori ruolo, nel rispetto dei
rispettivi ordinamenti, conservando il diritto al
trattamento economico in godimento. Le amministrazioni di
rispettiva provenienza rendono indisponibile il posto
liberato. In alternativa, ai componenti della Commissione
tecnica di verifica dell'impatto ambientale provenienti
dalle medesime amministrazioni pubbliche si applica quanto
previsto dall'articolo 53 del decreto legislativo 30 marzo
2001, n. 165, e, per il personale in regime di diritto
pubblico, quanto stabilito dai rispettivi ordinamenti. Le
disposizioni di cui al presente comma si applicano anche ai
componenti della Commissione nominati ai sensi
dell'articolo 7 del decreto-legge 23 maggio 2008, n. 90,
convertito, con modificazioni, dalla legge 14 luglio 2008,
n, 123."
"Art. 109. Immersione in mare di materiale derivante da
attivita' di escavo e attivita' di posa in mare di cavi e
condotte.
(Omissis)
2. L'autorizzazione all'immersione in mare dei
materiali di cui al comma 1, lettera a), e' rilasciata
dalla regione, fatta eccezione per gli interventi ricadenti
in aree protette nazionali di cui alle leggi 31 dicembre
1982, n. 979 e 6 dicembre 1991, n. 394, per i quali e'
rilasciata dal Ministero dell'ambiente e della tutela del
territorio e del mare, in conformita' alle modalita'
stabilite con decreto del Ministro dell'ambiente e della
tutela del territorio, di concerto con i Ministri delle
infrastrutture e dei trasporti, delle politiche agricole e
forestali, delle attivita' produttive previa intesa con la
Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le
regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, da
emanarsi entro centoventi giorni dalla data di entrata in
vigore della parte terza del presente decreto."
"Art. 193.Trasporto dei rifiuti.
1. Per gli enti e le imprese che raccolgono e
trasportano i propri rifiuti non pericolosi di cui
all'articolo 212, comma 8, e che non aderiscono su base
volontaria al sistema di controllo della tracciabilita' dei
rifiuti (SISTRI) di cui all'articolo 188-bis, comma 2,
lett. a) i rifiuti devono essere accompagnati da un
formulario di identificazione dal quale devono risultare
almeno i seguenti dati:
a) nome ed indirizzo del produttore dei rifiuti e del
detentore;
b) origine, tipologia e quantita' del rifiuto;
c) impianto di destinazione;
d) data e percorso dell'istradamento;
e) nome ed indirizzo del destinatario."
"Art. 242.Procedure operative ed amministrative.
(omissis)
13. La procedura di approvazione della
caratterizzazione e del progetto di bonifica si svolge in
Conferenza di servizi convocata dalla regione e costituita
dalle amministrazioni ordinariamente competenti a
rilasciare i permessi, autorizzazioni e concessioni per la
realizzazione degli interventi compresi nel piano e nel
progetto. La relativa documentazione e' inviata ai
componenti della conferenza di servizi almeno venti giorni
prima della data fissata per la discussione e, in caso di
decisione a maggioranza, la delibera di adozione deve
fornire una adeguata ed analitica motivazione rispetto alle
opinioni dissenzienti espresse nel corso della conferenza.
Compete alla provincia rilasciare la certificazione di
avvenuta bonifica. Qualora la provincia non provveda a
rilasciare tale certificazione entro trenta giorni dal
ricevimento della delibera di adozione, al rilascio
provvede la regione."
"Art. 252. Siti di interesse nazionale.
1. I siti di interesse nazionale, ai fini della
bonifica, sono individuabili in relazione alle
caratteristiche del sito, alle quantita' e pericolosita'
degli inquinanti presenti, al rilievo dell'impatto
sull'ambiente circostante in termini di rischio sanitario
ed ecologico, nonche' di pregiudizio per i beni culturali
ed ambientali.
2. All'individuazione dei siti di interesse nazionale
si provvede con decreto del Ministro dell'ambiente e della
tutela del territorio, d'intesa con le regioni interessate,
secondo i seguenti principi e criteri direttivi:
a) gli interventi di bonifica devono riguardare aree e
territori, compresi i corpi idrici, di particolare pregio
ambientale;
b) la bonifica deve riguardare aree e territori
tutelati ai sensi del decreto legislativo 22 gennaio 2004,
n. 42;
c) il rischio sanitario ed ambientale che deriva dal
rilevato superamento delle concentrazioni soglia di rischio
deve risultare particolarmente elevato in ragione della
densita' della popolazione o dell'estensione dell'area
interessata;
d) l'impatto socio economico causato dall'inquinamento
dell'area deve essere rilevante;
e) la contaminazione deve costituire un rischio per i
beni di interesse storico e culturale di rilevanza
nazionale;
f) gli interventi da attuare devono riguardare siti
compresi nel territorio di piu' regioni.
3. Ai fini della perimetrazione del sito sono sentiti i
comuni, le province, le regioni e gli altri enti locali,
assicurando la partecipazione dei responsabili nonche' dei
proprietari delle aree da bonificare, se diversi dai
soggetti responsabili.
4. La procedura di bonifica di cui all'articolo 242 dei
siti di interesse nazionale e' attribuita alla competenza
del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio
sentito il Ministero delle attivita' produttive. Il
Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio puo'
avvalersi anche dell'Agenzia per la protezione
dell'ambiente e per i servizi tecnici (APAT), delle Agenzie
regionali per la protezione dell'ambiente delle regioni
interessate e dell'Istituto superiore di sanita' nonche' di
altri soggetti qualificati pubblici o privati.
5. Nel caso in cui il responsabile non provveda o non
sia individuabile oppure non provveda il proprietario del
sito contaminato ne' altro soggetto interessato, gli
interventi sono predisposti dal Ministero dell'ambiente e
della tutela del territorio, avvalendosi dell'Agenzia per
la protezione dell'ambiente e per i servizi tecnici (APAT),
dell'Istituto superiore di sanita' e dell'E.N.E.A. nonche'
di altri soggetti qualificati pubblici o privati.
6. L'autorizzazione del progetto e dei relativi
interventi sostituisce a tutti gli effetti le
autorizzazioni, le concessioni, i concerti, le intese, i
nulla osta, i pareri e gli assensi previsti dalla
legislazione vigente, ivi compresi, tra l'altro, quelli
relativi alla realizzazione e all'esercizio degli impianti
e delle attrezzature necessarie alla loro attuazione.
L'autorizzazione costituisce, altresi', variante
urbanistica e comporta dichiarazione di pubblica utilita',
urgenza ed indifferibilita' dei lavori.
7. Se il progetto prevede la realizzazione di opere
sottoposte a procedura di valutazione di impatto
ambientale, l'approvazione del progetto di bonifica
comprende anche tale valutazione.
8. In attesa del perfezionamento del provvedimento di
autorizzazione di cui ai commi precedenti, completata
l'istruttoria tecnica, il Ministro dell'ambiente e della
tutela del territorio puo' autorizzare in via provvisoria,
su richiesta dell'interessato, ove ricorrano motivi
d'urgenza e fatta salva l'acquisizione della pronuncia
positiva del giudizio di compatibilita' ambientale, ove
prevista, l'avvio dei lavori per la realizzazione dei
relativi interventi di bonifica, secondo il progetto
valutato positivamente, con eventuali prescrizioni, dalla
conferenza di servizi convocata dal Ministro dell'ambiente
e della tutela del territorio. L'autorizzazione provvisoria
produce gli effetti di cui all'articolo 242, comma 7.
9. E' qualificato sito di interesse nazionale ai sensi
della normativa vigente l'area interessata dalla bonifica
della ex discarica delle Strillaie (Grosseto). Con
successivo decreto del Ministro dell'ambiente e della
tutela del territorio si provvedera' alla perimetrazione
della predetta area.".
Il testo delle colonne A e B della Tabella 1
dell'allegato 5 alla parte IV del decreto legislativo 3
aprile 2006, n. 152 (Norme in materia ambientale), e' stato
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 14 aprile 2006, n.
88, S.O.
Il testo dell' allegato B del decreto ministeriale 7
novembre 2008 (Disciplina delle operazioni di dragaggio nei
siti di bonifica di interesse nazionale, ai sensi
dell'articolo 1, comma 996, della legge 27 dicembre 2006,
n. 296), e' stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 4
dicembre 2008, n. 284.
Si riporta il testo dell'articolo 21, della legge 31
luglio 2002, n. 179 (Disposizioni in materia ambientale):
"Art. 21. Autorizzazione per gli interventi di tutela
della fascia costiera.
1. Per gli interventi di ripascimento della fascia
costiera, nonche' di immersione di materiali di escavo di
fondali marini, o salmastri o di terreni litoranei emersi
all'interno di casse di colmata, di vasche di raccolta o
comunque di strutture di contenimento poste in ambito
costiero, l'autorita' competente per l'istruttoria e il
rilascio dell'autorizzazione di cui all'articolo 35, comma
2, del decreto legislativo 11 maggio 1999, n. 152, e' la
regione, nel rispetto dei criteri stabiliti dal medesimo
articolo 35 e fermo restando quanto previsto dall'articolo
62, comma 8, del citato decreto legislativo n. 152 del
1999. In caso di impiego di materiali provenienti da
fondali marini, la regione, all'avvio dell'istruttoria per
il rilascio della predetta autorizzazione, acquisisce il
parere della commissione consultiva della pesca istituita
presso la capitaneria di porto interessata e ne informa il
Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio.".



 
Art. 49
Utilizzo terre e rocce da scavo

1. L'utilizzo delle terre e rocce da scavo e' regolamentato con decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare di concerto con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti.
1-bis. Il decreto di cui al comma precedente, da adottare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, stabilisce le condizioni alle quali le terre e rocce da scavo sono considerate sottoprodotti ai sensi dell'articolo 184-bis del decreto legislativo n. 152 del 2006.
1-ter. All'articolo 39, comma 4, del decreto legislativo 3 dicembre 2010, n. 205, il primo periodo e' sostituito dal seguente: «Dalla data di entrata in vigore del decreto ministeriale di cui all'articolo 49 del decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1, e' abrogato l'articolo 186».
1-quater. Dall'attuazione del presente articolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.



Riferimenti normativi
Si riporta il testo dell'articolo 184-bis, del citato
decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e successive
modificazioni, (Norme in materia ambientale), pubblicato
nella Gazzetta Ufficiale del 14 aprile 2006, n. 88, S.O.
"Art. 184-bis. Sottoprodotto.
1. E' un sottoprodotto e non un rifiuto ai sensi
dell'articolo 183, comma 1, lettera a), qualsiasi sostanza
od oggetto che soddisfa tutte le seguenti condizioni:
a) la sostanza o l'oggetto e' originato da un processo
di produzione, di cui costituisce parte integrante, e il
cui scopo primario non e' la produzione di tale sostanza od
oggetto;
b) e' certo che la sostanza o l'oggetto sara'
utilizzato, nel corso dello stesso o di un successivo
processo di produzione o di utilizzazione, da parte del
produttore o di terzi;
c) la sostanza o l'oggetto puo' essere utilizzato
direttamente senza alcun ulteriore trattamento diverso
dalla normale pratica industriale;
d) l'ulteriore utilizzo e' legale, ossia la sostanza o
l'oggetto soddisfa, per l'utilizzo specifico, tutti i
requisiti pertinenti riguardanti i prodotti e la protezione
della salute e dell'ambiente e non portera' a impatti
complessivi negativi sull'ambiente o la salute umana.
2. Sulla base delle condizioni previste al comma 1,
possono essere adottate misure per stabilire criteri
qualitativi o quantitativi da soddisfare affinche'
specifiche tipologie di sostanze o oggetti siano
considerati sottoprodotti e non rifiuti. All'adozione di
tali criteri si provvede con uno o piu' decreti del
Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del
mare, ai sensi dell' articolo 17, comma 3, della legge 23
agosto 1988, n. 400, in conformita' a quanto previsto dalla
disciplina comunitaria."
Si riporta il testo dell'articolo 39, comma 4, del
decreto legislativo 3 dicembre 2010, n. 205 (Disposizioni
di attuazione della direttiva 2008/98/CE del Parlamento
europeo e del Consiglio del 19 novembre 2008 relativa ai
rifiuti e che abroga alcune direttive), come modificato
dalla presente legge:
" Art. 39. Disposizioni transitorie e finali
(omissis)
4. Dalla data di entrata in vigore del decreto
ministeriale di cui all'articolo 49 del decreto-legge 24
gennaio 2012, n. 1, e' abrogato l'articolo 186.
Con il medesimo decreto sono stabilite le condizioni
alle quali le matrici materiali di riporto, di cui
all'articolo 185, comma 4, del decreto legislativo 3 aprile
2006, n. 152, e successive modificazioni, possono essere
considerati sottoprodotti.".



 
Art. 50
Disposizioni in materia di concessioni
di costruzione e gestione di opere pubbliche

1. Al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163 sono apportate le seguenti modificazioni:
0a) all'articolo 143:
1) il comma 5 e' sostituito dal seguente: «5. Le amministrazioni aggiudicatrici, previa analisi di convenienza economica, possono prevedere nel piano economico finanziario e nella convenzione, a titolo di prezzo, la cessione in proprieta' o in diritto di godimento di beni immobili nella loro disponibilita' o allo scopo espropriati la cui utilizzazione ovvero valorizzazione sia necessaria all'equilibrio economico-finanziario della concessione. Le modalita' di utilizzazione ovvero di valorizzazione dei beni immobili sono definite dall'amministrazione aggiudicatrice unitamente all'approvazione ai sensi dell'articolo 97 del progetto posto a base di gara, e costituiscono uno dei presupposti che determinano l'equilibrio economico-finanziario della concessione. Nel caso di gara indetta ai sensi dell'articolo 153, le predette modalita' di utilizzazione ovvero di valorizzazione sono definite dall'amministrazione aggiudicatrice nell'ambito dello studio di fattibilita'»;
2) al comma 7, e' aggiunto, in fine, il seguente periodo: «Le offerte devono dare conto del preliminare coinvolgimento di uno o piu' istituti finanziatori nel progetto»;
a) all' articolo 144, dopo il comma 3 e' inserito il seguente: «3-bis. I bandi e i relativi allegati, ivi compresi, a
seconda dei casi, lo schema di contratto e il piano economico finanziario, sono definiti in modo da assicurare adeguati livelli di bancabilita' dell'opera.»;
b) all'articolo 159, comma 1, lettera a), le parole: «equivalenti a quelle possedute dal concessionario all'epoca
dell'affidamento della concessione» sono sostituite dalle seguenti: «corrispondenti a quelle previste nel bando di gara o negli atti in forza dei quali la concessione e' stata affidata, avendo comunque riguardo alla situazione concreta del progetto ed allo stato di avanzamento dello stesso alla data del subentro».



Riferimenti normativi
Si riporta il testo degli articoli 143 e144 del citato
decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163 (Codice dei
contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture
in attuazione delle direttive 2004/17/CE e 2004/18/CE),
come modificati dalla presente legge:
"Art. 143. Caratteristiche delle concessioni di lavori
pubblici.
1. Le concessioni di lavori pubblici hanno, di regola,
ad oggetto la progettazione definitiva, la progettazione
esecutiva e l'esecuzione di opere pubbliche o di pubblica
utilita', e di lavori ad essi strutturalmente e
direttamente collegati, nonche' la loro gestione funzionale
ed economica eventualmente estesa, anche in via anticipata,
ad opere o parti di opere in tutto o in parte gia'
realizzate e direttamente connesse a quelle oggetto della
concessione e da ricomprendere nella stessa.
2. Qualora la stazione appaltante disponga del progetto
definitivo ed esecutivo, ovvero del progetto definitivo,
l'oggetto della concessione, quanto alle prestazioni
progettuali, puo' essere circoscritto al completamento
della progettazione, ovvero alla revisione della medesima,
da parte del concessionario.
3. La controprestazione a favore del concessionario
consiste, di regola, unicamente nel diritto di gestire
funzionalmente e di sfruttare economicamente tutti i lavori
realizzati.
4. Tuttavia, il soggetto concedente stabilisce in sede
di gara anche un prezzo nonche', eventualmente, la gestione
funzionale ed economica, anche anticipata, di opere o parti
di opere gia' realizzate, qualora al concessionario venga
imposto di praticare nei confronti degli utenti prezzi
inferiori a quelli corrispondenti alla remunerazione degli
investimenti e alla somma del costo del servizio e
dell'ordinario utile di impresa, ovvero qualora sia
necessario assicurare al concessionario il perseguimento
dell'equilibrio economico - finanziario degli investimenti
e della connessa gestione in relazione alla qualita' del
servizio da prestare. Nella determinazione del prezzo si
tiene conto della eventuale prestazione di beni e servizi
da parte del concessionario allo stesso soggetto
aggiudicatore, relativamente all'opera concessa, secondo le
previsioni del bando di gara.
5. Le amministrazioni aggiudicatrici, previa analisi di
convenienza economica, possono prevedere nel piano
economico finanziario e nella convenzione, a titolo di
prezzo, la cessione in proprieta' o in diritto di godimento
di beni immobili nella loro disponibilita' o allo scopo
espropriati la cui utilizzazione ovvero valorizzazione sia
necessaria all'equilibrio economico-finanziario della
concessione. Le modalita' di utilizzazione ovvero di
valorizzazione dei beni immobili sono definite
dall'amministrazione aggiudicatrice unitamente
all'approvazione ai sensi dell'articolo 97 del progetto
posto a base di gara, e costituiscono uno dei presupposti
che determinano l'equilibrio economico-finanziario della
concessione. Nel caso di gara indetta ai sensi
dell'articolo 153, le predette modalita' di utilizzazione
ovvero di valorizzazione sono definite dall'amministrazione
aggiudicatrice nell'ambito dello studio di fattibilita';
6. La concessione ha di regola durata non superiore a
trenta anni.
7. L'offerta e il contratto devono contenere il piano
economico - finanziario di copertura degli investimenti e
della connessa gestione per tutto l'arco temporale
prescelto e devono prevedere la specificazione del valore
residuo al netto degli ammortamenti annuali, nonche'
l'eventuale valore residuo dell'investimento non
ammortizzato al termine della concessione, anche prevedendo
un corrispettivo per tale valore residuo. Le offerte devono
dare conto del preliminare coinvolgimento di uno o piu'
istituti finanziatori nel progetto;
8. La stazione appaltante, al fine di assicurare il
perseguimento dell'equilibrio economico - finanziario degli
investimenti del concessionario, puo' stabilire che la
concessione abbia una durata superiore a trenta anni,
tenendo conto del rendimento della concessione, della
percentuale del prezzo di cui ai commi 4 e 5 rispetto
all'importo totale dei lavori, e dei rischi connessi alle
modifiche delle condizioni di mercato. I presupposti e le
condizioni di base che determinano l'equilibrio economico -
finanziario degli investimenti e della connessa gestione,
da richiamare nelle premesse del contratto, ne
costituiscono parte integrante. Le variazioni apportate
dalla stazione appaltante a detti presupposti o condizioni
di base, nonche' le norme legislative e regolamentari che
stabiliscano nuovi meccanismi tariffari o nuove condizioni
per l'esercizio delle attivita' previste nella concessione,
quando determinano una modifica dell'equilibrio del piano,
comportano la sua necessaria revisione, da attuare mediante
rideterminazione delle nuove condizioni di equilibrio,
anche tramite la proroga del termine di scadenza delle
concessioni. In mancanza della predetta revisione il
concessionario puo' recedere dal contratto. Nel caso in cui
le variazioni apportate o le nuove condizioni introdotte
risultino piu' favorevoli delle precedenti per il
concessionario, la revisione del piano dovra' essere
effettuata a favore del concedente. Al fine di assicurare
il rientro del capitale investito e l'equilibrio
economico-finanziario del Piano Economico Finanziario, per
le nuove concessioni di importo superiore ad un miliardo di
euro, la durata puo' essere stabilita fino a cinquanta
anni.
9. Le amministrazioni aggiudicatrici possono affidare
in concessione opere destinate alla utilizzazione diretta
della pubblica amministrazione, in quanto funzionali alla
gestione di servizi pubblici, a condizione che resti a
carico del concessionario l'alea economico - finanziaria
della gestione dell'opera.
10. Il concessionario partecipa alla conferenza di
servizi finalizzata all'esame e all'approvazione dei
progetti di loro competenza, senza diritto di voto. Resta
ferma l'applicazione dell'articolo 14-quinquies della legge
7 agosto 1990, n. 241 e successive modificazioni.
Art, 144. Procedure di affidamento e pubblicazione del
bando relativo alle concessioni di lavori pubblici.
1. Le stazioni appaltanti affidano le concessioni di
lavori pubblici con procedura aperta o ristretta,
utilizzando il criterio selettivo dell'offerta
economicamente piu' vantaggiosa.
2. Quale che sia la procedura prescelta, le stazioni
appaltanti pubblicano un bando in cui rendono nota
l'intenzione di affidare la concessione.
3. I bandi relativi alle concessioni di lavori pubblici
contengono gli elementi indicati nel presente codice, le
informazioni di cui all'allegato IX B e ogni altra
informazione ritenuta utile, secondo il formato dei modelli
di formulari adottati dalla Commissione in conformita' alla
procedura di cui all'articolo 77, paragrafo 2, direttiva
2004/18.
3-bis. I bandi e i relativi allegati, ivi compresi, a
seconda dei casi, lo schema di contratto e il piano
economico finanziario, sono definiti in modo da assicurare
adeguati livelli di bancabilita' dell'opera.
4. Alla pubblicita' dei bandi si applica l'articolo 66
ovvero l'articolo 122.".
Si riporta il testo dell'articolo 159, del citato
decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163 (Codice dei
contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture
in attuazione delle direttive 2004/17/CE e 2004/18/CE),
come modificato dalla presente legge:
"Art.159. Subentro.
1. In tutti i casi di risoluzione di un rapporto
concessorio per motivi attribuibili al soggetto
concessionario, gli enti finanziatori del progetto potranno
impedire la risoluzione designando, una societa' che
subentri nella concessione al posto del concessionario e
che verra' accettata dal concedente a condizione che:
a) la societa' designata dai finanziatori abbia
caratteristiche tecniche e finanziarie sostanzialmente
corrispondenti a quelle previste nel bando di gara o negli
atti in forza dei quali la concessione e' stata affidata,
avendo comunque riguardo alla situazione concreta del
progetto ed allo stato di avanzamento dello stesso alla
data del subentro;
b) l'inadempimento del concessionario che avrebbe
causato la risoluzione cessi entro i novanta giorni
successivi alla scadenza del termine di cui al comma 1-bis.
1-bis. La designazione di cui al comma 1 deve
intervenire entro il termine individuato nel contratto o,
in mancanza, assegnato dall'amministrazione aggiudicatrice
nella comunicazione scritta agli enti finanziatori della
intenzione di risolvere il contratto.
2. Con decreto del Ministro delle infrastrutture, sono
fissati i criteri e le modalita' di attuazione delle
previsioni di cui al comma 1.
2-bis. Il presente articolo si applica alle societa' di
progetto costituite per qualsiasi contratto di partenariato
pubblico privato di cui all'articolo 3, comma 15-ter.".



 
Art. 51
Disposizioni in materia di affidamento
a terzi nelle concessioni

1. All'articolo 253, comma 25, del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, le parole: «quaranta per cento» sono sostituite dalle seguenti: «cinquanta per cento».
2. La disposizione di cui al comma 1 si applica a decorrere dal 1° gennaio 2015.



Riferimenti normativi
Si riporta il testo dell'articolo 253, comma 25, del
citato decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163 (Codice
dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e
forniture in attuazione delle direttive 2004/17/CE e
2004/18/CE) come modificato dalla presente legge a
decorrere dal 1o gennaio 2015:
"Art. 253.Norme transitorie.
(omissis)
25. In relazione alla disciplina recata dalla parte II,
titolo IlI, capo II, i titolari di concessioni gia'
assentite alla data del 30 giugno 2002, ivi comprese quelle
rinnovate o prorogate ai sensi della legislazione
successiva, sono tenuti ad affidare a terzi una percentuale
minima del cinquanta per cento dei lavori, agendo,
esclusivamente per detta quota, a tutti gli effetti come
amministrazioni aggiudicatrici.".



 
Art. 52
Semplificazione nella redazione e accelerazione
dell'approvazione dei progetti

1. Al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) all'articolo 93, comma 2, e' aggiunto, in fine, il seguente periodo: «E' consentita altresi' l'omissione di uno dei primi due livelli di progettazione purche' il livello successivo contenga tutti gli elementi previsti per il livello omesso e siano garantiti i requisiti di cui al comma 1, lettere a), b) e c)»;
b) all'articolo 97, dopo il comma 1, e' aggiunto il seguente:
«1-bis. Le stazioni appaltanti hanno facolta' di sottoporre al procedimento di approvazione dei progetti un livello progettuale di maggior dettaglio rispetto a quanto previsto dalla normativa di cui al comma 1, al fine di ottenere anche le approvazioni proprie delle precedenti fasi progettuali eventualmente omesse. La dichiarazione di pubblica utilita' di cui agli articoli 12 e seguenti del decreto del Presidente della Repubblica 8 giugno 2001 n. 327, e successive modificazioni, puo' essere disposta anche quando l'autorita' espropriante approva a tal fine il progetto esecutivo dell'opera pubblica o di pubblica utilita'»;
c) all'articolo 128, comma 6, dopo le parole: «a 1.000.000 di euro, alla previa approvazione» e' inserita la seguente: «almeno», e, dopo le parole: «superiore a 1.000.000 di euro, alla previa approvazione» e' inserita la seguente: «almeno».
2. All'articolo 15, comma 2, del decreto del Presidente della Repubblica 5 ottobre 2010, n. 207, dopo le parole: «Il progetto e' redatto,» sono inserite le seguenti: «salvo quanto previsto dall'articolo 93, comma 2, ultimo periodo, del codice e».



Riferimenti normativi
Si riporta il testo degli articoli 93, comma 2 e 97,
del citato decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163
(Codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e
forniture in attuazione delle direttive 2004/17/CE e
2004/18/CE), come modificato dalla presente legge:
"Art. 93. Livelli della progettazione per gli appalti e
per le concessioni di lavori.
(omissis)
2. Le prescrizioni relative agli elaborati descrittivi
e grafici contenute nei commi 3, 4 e 5 sono di norma
necessarie per ritenere i progetti adeguatamente
sviluppati. Il responsabile del procedimento nella fase di
progettazione qualora, in rapporto alla specifica tipologia
e alla dimensione dei lavori da progettare, ritenga le
prescrizioni di cui ai commi 3, 4 e 5 insufficienti o
eccessive, provvede a integrarle ovvero a modificarle. E'
consentita altresi' l'omissione di uno dei primi due
livelli di progettazione purche' il livello successivo
contenga tutti gli elementi previsti per il livello omesso
e siano garantiti i requisiti di cui al comma 1, lettere
a), b) e c)."
"Art. 97. Procedimento di approvazione dei progetti.
1. L'approvazione dei progetti da parte delle
amministrazioni viene effettuata in conformita' alle norme
dettate dalla legge 7 agosto 1990, n. 241 e alle
disposizioni statali e regionali che regolano la materia.
Si applicano le disposizioni in materia di conferenza di
servizi dettate dagli articoli 14-bis e seguenti della
legge 7 agosto 1990, n. 241.
1-bis. Le stazioni appaltanti hanno facolta' di
sottoporre al procedimento di approvazione dei progetti un
livello progettuale di maggior dettaglio rispetto a quanto
previsto dalla normativa di cui al comma 1, al fine di
ottenere anche le approvazioni proprie delle precedenti
fasi progettuali eventualmente omesse. La dichiarazione di
pubblica utilita' di cui agli articoli 12 e seguenti del
decreto del Presidente della Repubblica 8 giugno 2001, n.
327, e successive modificazioni, puo' essere disposta anche
quando l'autorita' espropriante approva a tal fine il
progetto esecutivo dell'opera pubblica o di pubblica
utilita'.".
Il testo degli articoli 12 e seguenti del decreto del
Presidente della Repubblica 8 giugno 2001, n. 327 e
successive modificazioni (Testo unico delle disposizioni
legislative e regolamentari in materia di espropriazione
per pubblica utilita' - Testo A), e' stato pubblicato nella
Gazzetta Ufficiale del 16 agosto 2001, n. 189, S.O.
Si riporta il testo dell'articolo 128, comma 6, del
citato decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163 (Codice
dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e
forniture in attuazione delle direttive 2004/17/CE e
2004/18/CE), come modificato dalla presente legge:
"Art. 128. Programmazione dei lavori pubblici.
(Omissis).
6. L'inclusione di un lavoro nell'elenco annuale e'
subordinata, per i lavori di importo inferiore a 1.000.000
di euro, alla previa approvazione almeno di uno studio di
fattibilita' e, per i lavori di importo pari o superiore a
1.000.000 di euro, alla previa approvazione almeno della
progettazione preliminare, redatta ai sensi dell'articolo
93, salvo che per i lavori di manutenzione, per i quali e'
sufficiente l'indicazione degli interventi accompagnata
dalla stima sommaria dei costi, nonche' per i lavori di cui
all'articolo 153 per i quali e' sufficiente lo studio di
fattibilita'.".
Si riporta il testo vigente dell'articolo 15, comma 2,
del decreto del Presidente della Repubblica 5 ottobre 2010,
n. 207:
"Art. 15 Disposizioni preliminari per la progettazione
dei lavori e norme tecniche (artt. 15 e 16, D.P.R. n.
554/1999)
2. Il progetto e' redatto, salvo quanto previsto
dall'articolo 93, comma 2, ultimo periodo, del codice e
salvo quanto disposto dal responsabile del procedimento ai
sensi dell'articolo 93, comma 2, del codice, secondo tre
progressivi livelli di definizione: preliminare, definitivo
ed esecutivo. I tre livelli costituiscono una suddivisione
di contenuti che tra loro interagiscono e si sviluppano
senza soluzione di continuita'.".



 
Art. 53
Allineamento alle norme europee della regolazione progettuale delle
infrastrutture ferroviarie e stradali e disposizioni in materia di
gallerie stradali

1. La progettazione delle nuove infrastrutture ferroviarie ad alta velocita' avviene secondo le relative specifiche tecniche; le specifiche tecniche previste per l'alta capacita' sono utilizzate esclusivamente laddove cio' risulti necessario sulla base delle stime delle caratteristiche della domanda.
2. Non possono essere applicati alla progettazione e costruzione delle nuove infrastrutture ferroviarie nazionali nonche' agli adeguamenti di quelle esistenti, parametri e standard tecnici e funzionali piu' stringenti rispetto a quelli previsti dagli accordi e dalle norme dell'Unione Europea.
3. (Soppresso).
4. Non possono essere applicati alla progettazione e costruzione delle nuove gallerie stradali e autostradali nonche' agli adeguamenti di quelle esistenti, parametri e standard tecnici e funzionali piu' stringenti rispetto a quelli previsti dagli accordi e dalle norme dell'Unione Europea.
5. Al decreto legislativo 5 ottobre 2006, n. 264, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) all'articolo 4, comma 5, le parole: «ed i collaudi» sono sostituite dalle seguenti: «e le verifiche funzionali»;
b) all'articolo 11, comma 1, le parole: «dei collaudi» sono sostituite dalle seguenti: «delle verifiche funzionali».
5-bis. All'articolo 5, comma 1-ter, del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n. 148, il secondo periodo e' sostituito dal seguente: «Al fine della ulteriore semplificazione delle procedure relative alla realizzazione di opere infrastrutturali, l'ente destinatario del finanziamento per le opere di cui al precedente periodo e' tenuto a rendicontare le modalita' di utilizzo delle risorse a richiesta dell'ente erogante e non si applica l'articolo 158, comma 3, del decreto legislativo n. 267 del 2000».



Riferimenti normativi
Si riporta il testo dell'articolo 4, comma 5, e
dell'articolo 11, comma 1, del decreto legislativo 5
ottobre 2006, n. 264 (Attuazione della direttiva
2004/54/CEE in materia di sicurezza per le gallerie della
rete stradale trans europea), pubblicato nella Gazzetta
Ufficiale del 9 ottobre 2006, n. 235, S.O.:
"Art. 4.Commissione permanente per le gallerie.
(omissis)
5. La Commissione approva i progetti per l'attuazione
delle misure di sicurezza di cui all'articolo 3 predisposti
dal Gestore della galleria ed effettua le ispezioni, le
valutazioni e le verifiche funzionali di cui all'articolo
11."
"Art. 11. Funzioni ispettive.
1. La Commissione e' responsabile delle ispezioni,
delle valutazioni e delle verifiche funzionali per tutte le
gallerie situate sulle strade appartenenti alla rete
transeuropea ricadenti nel territorio nazionale. La
Commissione per tali attivita', fino all'entrata in
operativita' dell'elenco di cui all'articolo 4, comma 7,
del decreto legislativo di attuazione della direttiva
2008/96/CE, si avvale di ingegneri, che hanno superato
l'esame di qualificazione previsto dall'articolo 12 del
decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, e successive
modificazioni, con particolare riferimento alla funzione di
tutela e controllo dell'uso della strada di cui
all'articolo 11 dello stesso decreto, appartenenti al
Consiglio superiore dei lavori pubblici, nonche'
all'Amministrazione centrale e periferica del Ministero
delle infrastrutture, che si avvalgono di collaboratori
appartenenti all'Amministrazione centrale e periferica del
medesimo Ministero, nonche' dei soggetti di cui
all'articolo 12, comma 4, del decreto legislativo di
attuazione della direttiva 2008/96/CE. A decorrere
dall'entrata in operativita' del predetto elenco la
Commissione si avvale dei soggetti inseriti nell'elenco
stesso.".
Si riporta il testo dell'articolo 5, comma 1-ter, del
citato decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138 (Ulteriori
misure urgenti per la stabilizzazione finanziaria e per lo
sviluppo), convertito con modificazioni, dalla legge 14
settembre 2011, n. 148, come modificato dalla presente
legge:
"Art. 5. Norme in materia di societa' municipalizzate.
1-ter. Le disponibilita' derivanti da specifiche
autorizzazioni legislative di spesa iscritte nello stato di
previsione del Ministero dell'interno, e relative al
potenziamento di infrastrutture, sono versate in Tesoreria
entro trenta giorni dalla richiesta dell'ente interessato.
Al fine della ulteriore semplificazione delle procedure
relative alla realizzazione di opere infrastrutturali,
l'ente destinatario del finanziamento per le opere di cui
al precedente periodo e' tenuto a rendicontare le modalita'
di utilizzo delle risorse a richiesta dell'ente erogante e
non si applica l'articolo 158, comma 3, del decreto
legislativo n. 267 del 2000.".
Si riporta il testo dell'articolo 158, comma 3, del
decreto legislativo n. 267 del 2000 (Testo unico delle
leggi sull'ordinamento degli enti locali):
"Art. 158. Rendiconto dei contributi straordinari.
1. Per tutti i contributi straordinari assegnati da
amministrazioni pubbliche agli enti locali e' dovuta la
presentazione del rendiconto all'amministrazione erogante
entro sessanta giorni dal termine dell'esercizio
finanziario relativo, a cura del segretario e del
responsabile del servizio finanziario.
2. Il rendiconto, oltre alla dimostrazione contabile
della spesa, documenta i risultati ottenuti in termini di
efficienza ed efficacia dell'intervento.
3. Il termine di cui al comma 1 e' perentorio. La sua
inosservanza comporta l'obbligo di restituzione del
contributo straordinario assegnato.
4. Ove il contributo attenga ad un intervento
realizzato in piu' esercizi finanziari l'ente locale e'
tenuto al rendiconto per ciascun esercizio."



 
Art. 54
Emissione di obbligazioni di scopo da parte degli enti locali
garantite da beni immobili patrimoniali ai fini della realizzazione
di opere pubbliche

1. All'articolo 35, della legge 23 dicembre 1994, n. 724, dopo il comma 1, e' inserito il seguente:
«1-bis. I comuni, le province, le citta' metropolitane e, previa autorizzazione di ciascun partecipante, le unioni di comuni, le comunita' montane e i consorzi tra enti locali, per il finanziamento di singole opere pubbliche, possono attivare prestiti obbligazionari di scopo legati alla realizzazione delle opere stesse e garantiti da un apposito patrimonio destinato. Tale patrimonio e' formato da beni immobili disponibili di proprieta' degli enti locali di cui al primo periodo, per un valore almeno pari all'emissione obbligazionaria, ed e' destinato esclusivamente alla soddisfazione degli obbligazionisti. Su tale patrimonio non sono ammesse azioni da parte di qualsiasi creditore diverso dai portatori dei titoli emessi dall'ente locale. Con apposito regolamento, da emanare, ai sensi dell'articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400 entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, il Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto con i Ministri dell'interno e delle infrastrutture e dei trasporti, determina le modalita' di costituzione e di gestione del predetto patrimonio destinato a garantire le obbligazioni per il finanziamento delle opere pubbliche.».



Riferimenti normativi
Si riporta il testo dell'articolo 35, comma 1-bis,
della legge 23 dicembre 1994, n. 724, e successive
modificazioni (Misure di razionalizzazione della finanza
pubblica), come modificato dalla presente legge:
"Art. 35. Emissione di titoli obbligazionari da parte
di enti territoriali.
1-bis. I comuni, le province, le citta' metropolitane
e, previa autorizzazione di ciascun partecipante, le unioni
di comuni, le comunita' montane e i consorzi tra enti
locali, per il finanziamento di singole opere pubbliche,
possono attivare prestiti obbligazionari di scopo legati
alla realizzazione delle opere stesse e garantiti da un
apposito patrimonio destinato. Tale patrimonio e' formato
da beni immobili disponibili di proprieta' degli enti
locali di cui al primo periodo, per un valore almeno pari
all'emissione obbligazionaria, ed e' destinato
esclusivamente alla soddisfazione degli obbligazionisti. Su
tale patrimonio non sono ammesse azioni da parte di
qualsiasi creditore diverso dai portatori dei titoli emessi
dall'ente locale. Con apposito regolamento, da emanare, ai
sensi dell'articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto
1988, n. 400 entro sei mesi dalla data di entrata in vigore
della presente disposizione, il Ministro dell'economia e
delle finanze, di concerto con i Ministri dell'interno e
delle infrastrutture e dei trasporti, determina le
modalita' di costituzione e di gestione del predetto
patrimonio destinato a garantire le obbligazioni per il
finanziamento delle opere pubbliche."
Si riporta il testo dell'articolo 17, comma 3, della
legge 23 agosto 1988, n. 400 (Disciplina dell'attivita' di
Governo e ordinamento della Presidenza del Consiglio dei
Ministri).
"Art. 17.Regolamenti.
(omissis)
3. Con decreto ministeriale possono essere adottati
regolamenti nelle materie di competenza del ministro o di
autorita' sottordinate al ministro, quando la legge
espressamente conferisca tale potere. Tali regolamenti, per
materie di competenza di piu' ministri, possono essere
adottati con decreti interministeriali, ferma restando la
necessita' di apposita autorizzazione da parte della legge.
I regolamenti ministeriali ed interministeriali non possono
dettare norme contrarie a quelle dei regolamenti emanati
dal Governo. Essi debbono essere comunicati al Presidente
del Consiglio dei ministri prima della loro emanazione.".



 
Art. 55
Affidamento concessioni relative a infrastrutture
strategiche sulla base anche del progetto definitivo

1. All'articolo 177, comma 2, primo periodo, del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, dopo le parole: «Per l'affidamento delle concessioni si pone a base di gara il progetto preliminare» sono inserite le seguenti «ovvero il progetto definitivo».
1-bis. Per le attivita' di cui al numero 80 dell'Allegato I al regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 1° agosto 2011, n. 151, i termini degli adempimenti restano rispettivamente disciplinati dal decreto legislativo 5 ottobre 2006, n. 264, e dal decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti 28 ottobre 2005, pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 83 dell'8 aprile 2006.
1-ter. Al fine di svolgere le necessarie ed indifferibili attivita' di vigilanza e controllo delle grandi dighe, nonche' per le attivita' di controllo delle opere di derivazione a valle e condotte forzate, il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e' autorizzato ad effettuare la spesa di euro 1.514.000 annui a decorrere dal 2013 per provvedere, anche in deroga alla normativa vigente, all'assunzione a tempo indeterminato di 32 unita' di personale. Agli oneri derivanti dall'attuazione del primo periodo si provvede mediante corrispondente parziale utilizzo della quota delle entrate previste, per il medesimo anno, dall'articolo 2, comma 172, del decreto-legge 3 ottobre 2006, n. 262, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2006, n. 286, con corrispondente riduzione della spesa relativa al funzionamento del Registro italiano dighe. A tal fine, dopo il primo periodo del suddetto comma 172, e' inserito il seguente: «Una quota degli introiti che affluiscono annualmente a titolo di contribuzione degli utenti dei servizi, pari a euro 1.514.000 annui a decorrere dal 2013, resta acquisita al bilancio dello Stato; il Ministro dell'economia e delle finanze e' autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio».
1-quater. Fatto salvo il conseguimento dei risparmi previsti dall'articolo 9 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, per le esigenze connesse al traffico o a condizioni meteorologiche sfavorevoli la societa' ANAS e' autorizzata ad utilizzare personale da adibire ai servizi di sicurezza e di polizia stradale di cui all'articolo 12, comma 3, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, in deroga al comma 28 del citato articolo 9, con corrispondente riduzione delle somme destinate all'acquisizione dei medesimi servizi attraverso procedure di esternalizzazione.



Riferimenti normativi
Si riporta il testo dell'articolo 177, comma 2, primo
periodo,del citato decreto legislativo 12 aprile 2006, n.
163 (Codice dei contratti pubblici relativi a lavori,
servizi e forniture in attuazione delle direttive
2004/17/CE e 2004/18/CE), come modificato dalla presente
legge:
"Art. 177.Procedure di aggiudicazione.
(omissis)
2. Per l'affidamento delle concessioni si pone a base
di gara il progetto preliminare ovvero il progetto
definitivo; per l'affidamento a contraente generale si pone
a base di gara il progetto preliminare ovvero quello
definitivo; e' applicabile altresi' l'articolo 53, comma 2,
lettera c).".
Per il riferimento al numero 80 dell'Allegato I al
regolamento di cui al decreto del Presidente della
Repubblica 1o agosto 2011, n. 151, recante Regolamento
recante semplificazione della disciplina dei procedimenti
relativi alla prevenzione degli incendi, a norma
dell'articolo 49, comma 4-quater, del decreto-legge 31
maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla
legge 30 luglio 2010, n. 122, e' stato pubblicato nella
Gazzetta Ufficiale del 22 settembre 2011, n. 221.
Si riporta il testo dell'articolo 2, comma 172, del
decreto-legge 3 ottobre 2006, n. 262, convertito, con
modificazioni, dalla legge 24 novembre 2006, n. 286
(Disposizioni urgenti in materia tributaria e finanziaria),
come modificato dalla presente legge:
"Art. 2. Misure in materia di riscossione
(omissis).
172. Le spese occorrenti per il finanziamento delle
attivita' gia' facenti capo al Registro italiano dighe sono
finanziate dalla contribuzione a carico degli utenti dei
servizi, ai sensi dell' articolo 12, comma 1, lettere b) e
c), del regolamento di cui al decreto del Presidente della
Repubblica 24 marzo 2003, n. 136, nei modi previsti dalla
legge, per la parte non coperta da finanziamento a carico
dello Stato, e affluiscono ad apposita unita' previsionale
di base inserita nello stato di previsione del Ministero
delle infrastrutture. Una quota degli introiti che
affluiscono annualmente a titolo di contribuzione degli
utenti dei servizi, pari a euro 1.514.000 annui a decorrere
dal 2013, resta acquisita al bilancio dello Stato; il
Ministro dell'economia e delle finanze e' autorizzato ad
apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di
bilancio. Nella medesima unita' previsionale di base
confluiscono gli stanziamenti finanziari attualmente
iscritti nello stato di previsione della spesa del
Ministero delle infrastrutture per le attivita' del
Registro italiano dighe.".
Si riporta il testo dell'articolo 9, comma 28, del
decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con
modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122 (Misure
urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di
competitivita' economica, e in particolare il Contenimento
delle spese in materia di impiego pubblico), pubblicato
nella Gazzetta Ufficiale 31 maggio 2010, n. 125, S.O.
"Art. 9. (omissis).
28. A decorrere dall'anno 2011, le amministrazioni
dello Stato, anche ad ordinamento autonomo, le agenzie,
incluse le Agenzie fiscali di cui agli articoli 62, 63 e 64
del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300, e
successive modificazioni, gli enti pubblici non economici,
le universita' e gli enti pubblici di cui all'articolo 70,
comma 4, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 e
successive modificazioni e integrazioni, le camere di
commercio, industria, artigianato e agricoltura fermo
quanto previsto dagli articoli 7, comma 6, e 36 del decreto
legislativo 30 marzo 2001, n. 165, possono avvalersi di
personale a tempo determinato o con convenzioni ovvero con
contratti di collaborazione coordinata e continuativa, nel
limite del 50 per cento della spesa sostenuta per le stesse
finalita' nell'anno 2009. Per le medesime amministrazioni
la spesa per personale relativa a contratti di
formazione-lavoro, ad altri rapporti formativi, alla
somministrazione di lavoro, nonche' al lavoro accessorio di
cui all'articolo 70, comma 1, lettera d) del decreto
legislativo 10 settembre 2003, n. 276, e successive
modificazioni ed integrazioni, non puo' essere superiore al
50 per cento di quella sostenuta per le rispettive
finalita' nell'anno 2009. Le disposizioni di cui al
presente comma costituiscono principi generali ai fini del
coordinamento della finanza pubblica ai quali si adeguano
le regioni, le province autonome, gli enti locali e gli
enti del Servizio sanitario nazionale. Per il comparto
scuola e per quello delle istituzioni di alta formazione e
specializzazione artistica e musicale trovano applicazione
le specifiche disposizioni di settore. Resta fermo quanto
previsto dall'articolo 1, comma 188, della legge 23
dicembre 2005, n. 266. Per gli enti di ricerca resta fermo,
altresi', quanto previsto dal comma 187 dell'articolo 1
della medesima legge n. 266 del 2005, e successive
modificazioni. Alle minori economie pari a 27 milioni di
euro a decorrere dall'anno 2011 derivanti dall'esclusione
degli enti di ricerca dall'applicazione delle disposizioni
del presente comma, si provvede mediante utilizzo di quota
parte delle maggiori entrate derivanti dall' articolo 38,
commi 13-bis e seguenti. Il presente comma non si applica
alla struttura di missione di cui all'art. 163, comma 3,
lettera a), del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163.
Il mancato rispetto dei limiti di cui al presente comma
costituisce illecito disciplinare e determina
responsabilita' erariale. Per le amministrazioni che
nell'anno 2009 non hanno sostenuto spese per le finalita'
previste ai sensi del presente comma, il limite di cui al
primo periodo e' computato con riferimento alla media
sostenuta per le stesse finalita' nel triennio 2007-2009.".
Si riporta il testo dell'articolo 12, comma 3, del
decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285:
"Art. 12.Espletamento dei servizi di polizia stradale.
(omissis)
3. La prevenzione e l'accertamento delle violazioni in
materia di circolazione stradale e la tutela e il controllo
sull'uso delle strade possono, inoltre, essere effettuati,
previo superamento di un esame di qualificazione secondo
quanto stabilito dal regolamento di esecuzione:
a) dal personale dell'Ispettorato generale per la
circolazione e la sicurezza stradale, dell'Amministrazione
centrale e periferica del Ministero delle infrastrutture e
dei trasporti, del Dipartimento per i trasporti terrestri
appartenente al Ministero delle infrastrutture e dei
trasporti e dal personale dell'A.N.A.S.;
b) dal personale degli uffici competenti in materia di
viabilita' delle regioni, delle province e dei comuni,
limitatamente alle violazioni commesse sulle strade di
proprieta' degli enti da cui dipendono;
c) dai dipendenti dello Stato, delle province e dei
comuni aventi la qualifica o le funzioni di cantoniere,
limitatamente alle violazioni commesse sulle strade o sui
tratti di strade affidate alla loro sorveglianza;
d) dal personale delle Ferrovie dello Stato e delle
ferrovie e tranvie in concessione, che espletano mansioni
ispettive o di vigilanza, nell'esercizio delle proprie
funzioni e limitatamente alle violazioni commesse
nell'ambito dei passaggi a livello dell'amministrazione di
appartenenza;
e) dal personale delle circoscrizioni aeroportuali
dipendenti dal Ministero delle infrastrutture e dei
trasporti, nell'ambito delle aree di cui all'art. 6, comma
7;
f) dai militari del Corpo delle capitanerie di porto,
dipendenti dal Ministero della marina mercantile,
nell'ambito delle aree di cui all'art. 6, comma 7.".



 
Art. 55-bis
Accelerazione degli interventi strategici
per il riequilibrio economico e sociale

1. Ai fini della realizzazione di interventi riguardanti le aree sottoutilizzate del Paese, con particolare riferimento a quelli di rilevanza strategica per la coesione territoriale finanziati con risorse nazionali, dell'Unione europea e dal Fondo per lo sviluppo e la coesione di cui all'articolo 4 del decreto legislativo 31 maggio 2011, n. 88, anche mediante finanza di progetto, le amministrazioni centrali competenti possono avvalersi per le occorrenti attivita' economiche, finanziarie e tecniche, comprese quelle di cui all'articolo 90 del codice di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, delle convenzioni con l'Agenzia nazionale per l'attrazione degli investimenti e lo sviluppo d'impresa Spa di cui al decreto legislativo 9 gennaio 1999, n. 1, e successive modificazioni.
2. L'articolo 8 della legge 1° agosto 2002, n. 166, e' abrogato.



Riferimenti normativi
Si riporta il testo dell'articolo 4 del decreto
legislativo 31 maggio 2011, n. 88:
"Art. 4. Fondo per lo sviluppo e la coesione.
1. Il Fondo per le aree sottoutilizzate, di cui
all'articolo 61 della legge 27 dicembre 2002, n. 289,
assume la denominazione di Fondo per lo sviluppo e la
coesione, di seguito denominato: "Fondo". Il Fondo e'
finalizzato a dare unita' programmatica e finanziaria
all'insieme degli interventi aggiuntivi a finanziamento
nazionale, che sono rivolti al riequilibrio economico e
sociale tra le diverse aree del Paese.
2. Il Fondo ha carattere pluriennale in coerenza con
l'articolazione temporale della programmazione dei Fondi
strutturali dell'Unione europea, garantendo l'unitarieta' e
la complementarieta' delle procedure di attivazione delle
relative risorse con quelle previste per i fondi
strutturali dell'Unione europea.
3. Il Fondo e' destinato a finanziare interventi
speciali dello Stato e l'erogazione di contributi speciali,
secondo le modalita' stabilite dal presente decreto.
L'intervento del Fondo e' finalizzato al finanziamento di
progetti strategici, sia di carattere infrastrutturale sia
di carattere immateriale, di rilievo nazionale,
interregionale e regionale, aventi natura di grandi
progetti o di investimenti articolati in singoli interventi
di consistenza progettuale ovvero realizzativa tra loro
funzionalmente connessi, in relazione a obiettivi e
risultati quantificabili e misurabili, anche per quanto
attiene al profilo temporale. La programmazione degli
interventi finanziati a carico del Fondo di cui al presente
articolo e' realizzata tenendo conto della programmazione
degli interventi di carattere ordinario."
Si riporta il testo dell'articolo 90 del citato decreto
legislativo 12 aprile 2006, n. 163 (Codice dei contratti
pubblici relativi a lavori, servizi e forniture in
attuazione delle direttive 2004/17/CE e 2004/18/CE):
"Art. 90.Progettazione interna ed esterna alle
amministrazioni aggiudicatrici in materia di lavori
pubblici.
1. Le prestazioni relative alla progettazione
preliminare, definitiva ed esecutiva di lavori, nonche'
alla direzione dei lavori e agli incarichi di supporto
tecnico-amministrativo alle attivita' del responsabile del
procedimento e del dirigente competente alla formazione del
programma triennale dei lavori pubblici sono espletate:
a) dagli uffici tecnici delle stazioni appaltanti;
b) dagli uffici consortili di progettazione e di
direzione dei lavori che i comuni, i rispettivi consorzi e
unioni, le comunita' montane, le aziende unita' sanitarie
locali, i consorzi, gli enti di industrializzazione e gli
enti di bonifica possono costituire con le modalita' di cui
agli articoli 30, 31 e 32 del decreto legislativo 18 agosto
2000, n. 267;
c) dagli organismi di altre pubbliche amministrazioni
di cui le singole stazioni appaltanti possono avvalersi per
legge;
d) da liberi professionisti singoli od associati nelle
forme di cui alla legge 23 novembre 1939, n. 1815, e
successive modificazioni, ivi compresi, con riferimento
agli interventi inerenti al restauro e alla manutenzione di
beni mobili e delle superfici decorate di beni
architettonici, i soggetti con qualifica di restauratore di
beni culturali ai sensi della vigente normativa;
e) dalle societa' di professionisti;
f) dalle societa' di ingegneria;
f-bis) da prestatori di servizi di ingegneria ed
architettura di cui alla categoria 12 dell'allegato II A
stabiliti in altri Stati membri, costituiti conformemente
alla legislazione vigente nei rispettivi Paesi;
g) da raggruppamenti temporanei costituiti dai soggetti
di cui alle lettere d), e), f), f-bis) e h) ai quali si
applicano le disposizioni di cui all'articolo 37 in quanto
compatibili;
h) da consorzi stabili di societa' di professionisti e
di societa' di ingegneria, anche in forma mista, formati da
non meno di tre consorziati che abbiano operato nel settore
dei servizi di ingegneria e architettura, per un periodo di
tempo non inferiore a cinque anni, e che abbiano deciso di
operare in modo congiunto secondo le previsioni del comma 1
dell'articolo 36. E' vietata la partecipazione a piu' di un
consorzio stabile. Ai fini della partecipazione alle gare
per l'affidamento di incarichi di progettazione e attivita'
tecnico-amministrative ad essa connesse, il fatturato
globale in servizi di ingegneria e architettura realizzato
da ciascuna societa' consorziata nel quinquennio o nel
decennio precedente e' incrementato secondo quanto
stabilito dall'articolo 36, comma 6, della presente legge;
ai consorzi stabili di societa' di professionisti e di
societa' di ingegneria si applicano altresi' le
disposizioni di cui all'articolo 36, commi 4 e 5 e di cui
all'articolo 253, comma 8.
2. Si intendono per:
a) societa' di professionisti le societa' costituite
esclusivamente tra professionisti iscritti negli appositi
albi previsti dai vigenti ordinamenti professionali, nelle
forme delle societa' di persone di cui ai capi II, III e IV
del titolo V del libro quinto del codice civile ovvero
nella forma di societa' cooperativa di cui al capo I del
titolo VI del libro quinto del codice civile, che eseguono
studi di fattibilita', ricerche, consulenze, progettazioni
o direzioni dei lavori, valutazioni di congruita'
tecnico-economica o studi di impatto ambientale. I soci
delle societa' agli effetti previdenziali sono assimilati
ai professionisti che svolgono l'attivita' in forma
associata ai sensi dell'articolo 1 della legge 23 novembre
1939, n. 1815. Ai corrispettivi delle societa' si applica
il contributo integrativo previsto dalle norme che
disciplinano le rispettive Casse di previdenza di categoria
cui ciascun firmatario del progetto fa riferimento in forza
della iscrizione obbligatoria al relativo albo
professionale. Detto contributo dovra' essere versato pro
quota alle rispettive Casse secondo gli ordinamenti
statutari e i regolamenti vigenti;
b) societa' di ingegneria le societa' di capitali di
cui ai capi V, VI e VII del titolo V del libro quinto del
codice civile ovvero nella forma di societa' cooperative di
cui al capo I del titolo VI del libro quinto del codice
civile che non abbiano i requisiti di cui alla lettera a),
che eseguono studi di fattibilita', ricerche, consulenze,
progettazioni o direzioni dei lavori, valutazioni di
congruita' tecnico-economica o studi di impatto ambientale.
Ai corrispettivi relativi alle predette attivita'
professionali si applica il contributo integrativo qualora
previsto dalle norme legislative che regolano la Cassa di
previdenza di categoria cui ciascun firmatario del progetto
fa riferimento in forza della iscrizione obbligatoria al
relativo albo professionale. Detto contributo dovra' essere
versato pro quota alle rispettive Casse secondo gli
ordinamenti statutari e i regolamenti vigenti.
3. Il regolamento stabilisce i requisiti organizzativi
e tecnici che devono possedere le societa' di cui al comma
2 del presente articolo.
4. I progetti redatti dai soggetti di cui al comma 1,
lettere a), b) e c), sono firmati da dipendenti delle
amministrazioni abilitati all'esercizio della professione.
I pubblici dipendenti che abbiano un rapporto di lavoro a
tempo parziale non possono espletare, nell'ambito
territoriale dell'ufficio di appartenenza, incarichi
professionali per conto di pubbliche amministrazioni di cui
all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo
2001, n. 165, e successive modificazioni, se non
conseguenti ai rapporti d'impiego.
5. Il regolamento definisce i limiti e le modalita' per
la stipulazione per intero, a carico delle stazioni
appaltanti, di polizze assicurative per la copertura dei
rischi di natura professionale a favore dei dipendenti
incaricati della progettazione. Nel caso di affidamento
della progettazione a soggetti esterni, la stipulazione e'
a carico dei soggetti stessi.
6. Le amministrazioni aggiudicatrici possono affidare
la redazione del progetto preliminare, definitivo ed
esecutivo, nonche' lo svolgimento di attivita'
tecnico-amministrative connesse alla progettazione, ai
soggetti di cui al comma 1, lettere d), e), f), f-bis), g)
e h), in caso di carenza in organico di personale tecnico,
ovvero di difficolta' di rispettare i tempi della
programmazione dei lavori o di svolgere le funzioni di
istituto, ovvero in caso di lavori di speciale complessita'
o di rilevanza architettonica o ambientale o in caso di
necessita' di predisporre progetti integrali, cosi' come
definiti dal regolamento, che richiedono l'apporto di una
pluralita' di competenze, casi che devono essere accertati
e certificati dal responsabile del procedimento.
7. Indipendentemente dalla natura giuridica del
soggetto affidatario dell'incarico di cui al comma 6, lo
stesso deve essere espletato da professionisti iscritti
negli appositi albi previsti dai vigenti ordinamenti
professionali, personalmente responsabili e nominativamente
indicati gia' in sede di presentazione dell'offerta, con la
specificazione delle rispettive qualificazioni
professionali. Deve inoltre essere indicata, sempre
nell'offerta, la persona fisica incaricata
dell'integrazione tra le varie prestazioni specialistiche.
Il regolamento definisce le modalita' per promuovere la
presenza anche di giovani professionisti nei gruppi
concorrenti ai bandi relativi a incarichi di progettazione,
concorsi di progettazione, concorsi di idee. All'atto
dell'affidamento dell'incarico deve essere dimostrata la
regolarita' contributiva del soggetto affidatario.
8. Gli affidatari di incarichi di progettazione non
possono partecipare agli appalti o alle concessioni di
lavori pubblici, nonche' agli eventuali subappalti o
cottimi, per i quali abbiano svolto la suddetta attivita'
di progettazione; ai medesimi appalti, concessioni di
lavori pubblici, subappalti e cottimi non puo' partecipare
un soggetto controllato, controllante o collegato
all'affidatario di incarichi di progettazione. Le
situazioni di controllo e di collegamento si determinano
con riferimento a quanto previsto dall'articolo 2359 del
codice civile. I divieti di cui al presente comma sono
estesi ai dipendenti dell'affidatario dell'incarico di
progettazione, ai suoi collaboratori nello svolgimento
dell'incarico e ai loro dipendenti, nonche' agli affidatari
di attivita' di supporto alla progettazione e ai loro
dipendenti.".
Il decreto legislativo 9 gennaio 1999, n. 1 (Riordino
degli enti e delle societa' di promozione e istituzione
della societa' «Sviluppo Italia», a norma degli articoli 11
e 14 della L. 15 marzo 1997, n. 59", e' stato pubblicato
nella Gazzetta Ufficiale 11 gennaio 1999, n. 7.
Il testo all'abrogato articolo 8della legge 1o agosto
2002, n. 166 (Disposizioni in materia di infrastrutture e
trasporti), e' stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 3
agosto 2002, n. 181, S.O.



 
Art. 56
Norma nel settore edilizio

1. All'articolo 13 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, dopo il comma 9 e' aggiunto il seguente:
«9-bis. I comuni possono ridurre l'aliquota di base fino allo 0,38 per cento per i fabbricati costruiti e destinati dall'impresa costruttrice alla vendita, fintanto che permanga tale destinazione e non siano in ogni caso locati, e comunque per un periodo non superiore a tre anni dall'ultimazione dei lavori.
1-bis. All'articolo 6, comma 6-ter, del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n. 148, dopo l'ultimo periodo e' aggiunto il seguente: «Nel caso di permuta con immobili da realizzare in aree di particolare disagio e con significativo apporto occupazionale, potranno cedersi anche immobili gia' in uso governativo, che verrebbero pertanto utilizzati in regime di locazione fino alla percentuale massima del 75 per cento della permuta mentre il restante 25 per cento dovra' interessare immobili dello Stato dismessi e disponibili».



Riferimenti normativi
Il testo dell'articolo 13del citato decreto-legge n.
201 del 2011, modificato dalla presente legge, e'
pubblicato nella Gazz. Uff. 6 dicembre 2011, n. 284, S.O.
Si riporta il testo dell'articolo 6, comma 6-ter, del
citato decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138 (Ulteriori
misure urgenti per la stabilizzazione finanziaria e per lo
sviluppo), convertito con modificazioni, dalla legge 14
settembre 2011, n. 148, come modificato dalla presente
legge:
"Art. 6. Liberalizzazione in materia di segnalazione
certificata di inizio attivita', denuncia e dichiarazione
di inizio attivita'. Ulteriori semplificazioni.
(omissis)
6-ter. Per una efficace e immediata attuazione di
quanto previsto in tema di razionalizzazione della spesa
delle amministrazioni pubbliche al comma 1 dell'articolo 12
del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con
modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111,
l'Agenzia del demanio procedera', con priorita' in aree a
piu' elevato disagio occupazionale e produttivo, ad
operazioni di permuta, senza oneri a carico del bilancio
dello Stato, di beni appartenenti allo Stato, con
esclusione di tutti i beni comunque trasferibili agli enti
pubblici territoriali ai sensi del decreto legislativo 28
maggio 2010, n. 85, fermo restando quanto previsto
dall'articolo 2, comma 196-bis, della legge 23 dicembre
2009, n. 191, con immobili adeguati all'uso governativo, al
fine di rilasciare immobili di terzi attualmente condotti
in locazione passiva dalla pubblica amministrazione ovvero
appartenenti al demanio e al patrimonio dello Stato
ritenuti inadeguati. Le amministrazioni dello Stato
comunicano all'Agenzia del demanio l'ammontare dei fondi
statali gia' stanziati e non impegnati al fine della
realizzazione di nuovi immobili per valutare la
possibilita' di recupero di spesa per effetto di operazioni
di permuta, ovvero gli immobili di nuova realizzazione da
destinare ad uso governativo.
Nel caso di permuta con immobili da realizzare in aree
di particolare disagio e con significativo apporto
occupazionale, potranno cedersi anche immobili gia' in uso
governativo, che verrebbero pertanto utilizzati in regime
di locazione fino alla percentuale massima del 75 per cento
della permuta mentre il restante 25 per cento dovra'
interessare immobili dello Stato dismessi e disponibili.".



 
Art. 57
Ripristino IVA per housing sociale

1. Al decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) all'articolo 10, comma 1, il numero 8 e' sostituito dal seguente:
«8) le locazioni e gli affitti, relative cessioni, risoluzioni e proroghe, di terreni e aziende agricole, di aree diverse da quelle destinate a parcheggio di veicoli, per le quali gli strumenti urbanistici non prevedono la destinazione edificatoria, e di fabbricati, comprese le pertinenze, le scorte e in genere i beni mobili destinati durevolmente al servizio degli immobili locati e affittati, escluse le locazioni, per le quali nel relativo atto il locatore abbia espressamente manifestato l'opzione per l'imposizione, di fabbricati abitativi, di durata non inferiore a quattro anni, effettuate in attuazione di piani di edilizia abitativa convenzionata, di fabbricati di civile abitazione destinati ad alloggi sociali come definiti dal decreto del Ministro delle infrastrutture, di concerto con il Ministro della solidarieta' sociale, il Ministro delle politiche per la famiglia ed il Ministro per le politiche giovanili e le attivita' sportive del 22 aprile 2008, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 146 del 24 giugno 2008, ed escluse le locazioni di fabbricati strumentali che per le loro caratteristiche non sono suscettibili di diversa utilizzazione senza radicali trasformazioni effettuate nei confronti dei soggetti indicati alle lettere b) e c) del numero 8-ter) ovvero per le quali nel relativo atto il locatore abbia espressamente manifestato l'opzione per l'imposizione;»
b) all'articolo 10, comma 1, il numero 8-bis e' sostituito dal seguente:
«8-bis) le cessioni di fabbricati o di porzioni di fabbricato diversi da quelli di cui al numero 8-ter), escluse quelle effettuate dalle imprese costruttrici degli stessi o dalle imprese che vi hanno eseguito, anche tramite imprese appaltatrici, gli interventi di cui all'articolo 31, primo comma, lettere c), d) ed e), della legge 5 agosto 1978, n. 457, entro cinque anni dalla data di ultimazione della costruzione o dell'intervento, e cessioni, per le quali nel relativo atto il cedente abbia espressamente manifestato l'opzione per l'imposizione, di fabbricati di civile abitazione locati per un periodo non inferiore a quattro anni in attuazione dei piani di edilizia residenziale convenzionata ovvero destinati ad alloggi sociali come definite dal decreto del Ministro delle infrastrutture, di concerto con il Ministro della solidarieta' sociale, il Ministro delle politiche per la famiglia ed il Ministro per le politiche giovanili e le attivita' sportive del 22 aprile 2008;» all'articolo 36, al terzo comma sesto periodo, dopo le parole «che effettuano sia locazioni,» sono inserite le seguenti: «o cessioni,» e dopo le parole «dell'articolo 19-bis, sia locazioni» sono inserite le seguenti: «o cessioni»;
c) alla tabella A, parte terza, il n. 127-duodevicies e' sostituito dal seguente:
«127-duodevicies) locazioni di immobili di civile abitazione effettuate in esecuzione di programmi di edilizia abitativa convenzionata dalle imprese che li hanno costruiti o che hanno realizzato sugli stessi interventi di cui all'articolo 31, primo comma, lettere c), d) ed e), della legge 5 agosto 1978, n. 457; locazioni di fabbricati di civile abitazione destinati ad alloggi sociali come definiti dal decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti 22 aprile 2008, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 146 del 24 giugno 2008».



Riferimenti normativi
Si riporta il testo dell'articolo 10, comma 1, numero
8, decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972,
n. 633 ( Istituzione e disciplina dell'imposta sul valore
aggiunto), e' stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del
11 novembre 1972, n. 292, S.O., come modificato dalla
presente legge:
"Art. 10. Operazioni esenti dall'imposta.
(omissis)
8) le locazioni e gli affitti, relative cessioni,
risoluzioni e proroghe, di terreni e aziende agricole, di
aree diverse da quelle destinate a parcheggio di veicoli,
per le quali gli strumenti urbanistici non prevedono la
destinazione edificatoria, e di fabbricati, comprese le
pertinenze, le scorte e in genere i beni mobili destinati
durevolmente al servizio degli immobili locati e affittati,
escluse le locazioni, per le quali nel relativo atto il
locatore abbia espres